J.R. WARD.
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UN AMORE INDISSOLUBILE.
Ciclo: La confraternita del pugnale nero. 5.
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Parte 2.
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Titolo originale: Lover Unbound. 2007.
Traduzione di: Paola Pianalto.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Capitolo 22.
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Quando Jane e V rientrarono in camera da Ietto, lei and a sedersi in quella che ormai
considerava la sua poltrona e lui and a stendersi sul letto. Cavolo, si preannunciava una lunga
nottata... ehm, giornata, pens Jane. Era stanca e molto nervosa: pessima combinazione.
Ti va di mangiare qualcosa? chiese V.
Sai cosa mi piacerebbe? fece lei con un sbadiglio. Una bella cioccolata calda.
V tir su il telefono, premette tre tasti e rest in attesa. , Me ne stai ordinando una? chiese
Jane.
S, E anche... Ehi, Fritz. Senti cosa mi serve,..
Quando V riattacc, Jane non pot fare a meno di sorridergli. Alla faccia dello spuntino!
Non mangi da... bruscamente si interruppe, come se volesse evitare ogni accenno al
rapimento.
Non fa niente, mormor lei. Si sentiva un po' triste, chiss poi perch. Non ne aveva motivo.
No, un motivo c'era. Presto se ne sarebbe andata,
Non preoccuparti, non ti ricorderai di me, disse V. Quindi non sentirai niente dopo che ti
avremo liberata.
Jane arross. Ehm... di preciso come fai a leggere nel pensiero?
E come captare una frequenza radio. Prima mi succedeva di continuo, anche se non volevo.
Prima?
Credo che si siano guastate le antenne. Sul volto di V si dipinse un'espressione amareggiata,
che gli affil lo sguardo. Per so da fonte sicura che la cosa si risolver da sola.
E perch a un certo punto ha smesso di funzionare?
 "Perch"  la tua parola preferita, eh?
Sono una scienziata. Lo so. Lo disse in un sussurro sensuale, come se lei avesse appena
detto che indossava un completino intimo molto sexy. Il tuo cervello mi piace molto.
Jane prov un gran piacere, poi per se ne pent, e rimase un po' confusa.
Avvertendo l'intimo conflitto che la lacerava, V cambi subito registro. Prima riuscivo anche a
prevedere il futuro.
Jane si schiar la gola. Davvero? E in che modo?
Era un po' come nei sogni. Visoni oniriche senza un preciso ordine cronologico, solo eventi in
ordine sparso. Ero specializzato nelle morti.
Nelle morti? Nelle morti?
S, so come moriranno tutti i miei fratelli. Ma non so quando.
Cristo.... santo. Dev'essere...
Ma conosco anche altri trucchi, V alz la mano guantata. Ce questa, per esempio.
Volevo gi chiedertelo. Ha messo KO una delle mie infermiere quando sei arrivato al pronto
soccorso. Ti stava togliendo il guanto ed  crollata di schianto, neanche l'avesse colpita un fulmine.
Ero svenuto quando  successo, giusto?
Eri esanime, s.
Allora dev'essere per questo che se l' cavata. Questo piccolo lascito da parte di mia madre non
perdona,  letale. Strinse il pugno con forza. E adesso pretende di decidere anche del mio futuro,
disse con voce dura.
Come possibile? V non rispose. Un sesto senso le sugger la risposta, Lasciami indovinare,
un matrimonio combinato?
Matrimoni, al plurale. Per cos dire.
Jane trasal. Il futuro di V non aveva alcun peso nel quadro della sua vita, ma per qualche
motivo l'idea che diventasse il marito di un'altra - il marito di diverse altre - le dava il voltastomaco.
Ehm... quante mogli sarebbero?
Non mi va di parlarne, okay?
Okay.
Una decina di minuti dopo, un anziano uomo in uniforme da maggiordomo inglese entr
spingendo un carrello stracolmo di vivande, neanche fossero al grand hotel Four Seasons e avessero
appena ordinato dal men del servizio in camera: c'erano cialde dolci con fragole, croissant, uova
strapazzate, cioccolata calda e frutta fresca.
Un vero spettacolo.
A quella vista il suo stomaco si mise a protestare sonoramente. Senza neanche rendersene
conto, Jane si gett su quel bel di Dio come se non toccasse cibo da una settimana. A met del bis e
della terza tazza di cioccolata bollente, si ferm di colpo con la forchetta a mezz'aria. Dio, chiss cosa
stava pensando V nel vedere che si ingozzava come un maiale...
Mi piace, disse lui.
Davvero? Non ti d fastidio che mi abbuffi come uno studentello ingordo?
Lui annu con gli occhi che brillavano. Mi piace da matti vederti mangiare. Mi manda in
estasi. Voglio che continui a rimpinzarti finch non sarai talmente piena da crollare addormentata in
poltrona.
Stregata dai suoi occhi di diamante, lei disse, E... poi cosa succederebbe?
Ti sposterei sul letto, attento a non svegliarti, e veglierei su di te con un pugnale in mano.
Okay, quella roba da cavernicolo non avrebbe dovuto apparirle tanto attraente. Dopo tutto, lei
sapeva badare a se stessa. Ma, che cavolo, l'idea che qualcuno si prendesse cura di lei era... molto bella.
Finisci di mangiare, la incoraggi V indicando il suo piatto. E serviti un'altra cioccolata dal
thermos.
E Jane lo fece, accidenti a lei. Compreso versarsi la quarta tazza di cioccolata.
Quando tomo a sedersi in poltrona con la tazza tra le mani, si sentiva piacevolmente sazia.
Senza un motivo particolare, disse, Capisco il discorso del lascito. Mio padre era un chirurgo.
Ah. Allora sar molto fiero di te. Sei fantastica.
Jane chin il mento, Credo che sarebbe stato soddisfatto della mia carriera. Specialmente se
riuscir a ottenere una cattedra alla Columbia.
Sarebbe stato?
E morto, e anche mia madre. Quasi si sentisse in dovere di farlo, spieg, E stato in un
incidente aereo, una decina di anni fa. Stavano andando a una conferenza di medicina.
Merda... mi dispiace davvero tanto. Ti mancano?
Ti sembrer brutto, ma... non proprio. Erano due estranei con cui ero costretta a vivere quando
non andavo a scuola. In compenso, ho sempre sentito la mancanza di mia sorella.
Dio,  morta anche lei?
Aveva un difetto congenito al cuore. Se n' andata una notte, all'improvviso. Mio padre ha
sempre pensato che mi fossi dedicata alla medicina per seguire le sue orme, ma in realt l'ho fatto
perch ero arrabbiatissima per Hannah. Lo sono tuttora. Bevve un sorso di cioccolata dalla tazza.
Comunque sia, pap ha sempre pensato che la medicina fosse il modo migliore e pi nobile per
mettere a frutto la mia vita. Ricordo ancora quando, a quindici anni, mi ha guardata e mi ha detto che
ero fortunata a essere tanto intelligente.
Allora sapeva che eri speciale.
No, non intendeva questo. Pensava che, essendo bruttina, non potevo sperare di sposare un
buon partito. V inspir con forza, scandalizzato, ma Jane sorrise. Pap era un vittoriano trapiantato
nella seconda met del Novecento. Forse era per via delle sue origini inglesi, chiss, ma era convinto
che le donne dovessero sposarsi e badare al focolare domestico.
 una cosa tremenda da dire a una ragazzina.
Lui l'avrebbe definita onesta. Credeva nell'onest. Diceva sempre che Hannah era quella
carina, la bambolina di casa. Certo, la trovava anche frivola e capricciosa. Dio, ma come le saltava in
mente di parlare in quel modo? Comunque sia, i genitori possono essere un problema.
Gi. Puoi dirlo forte. Parole sante.
Rimasero in silenzio per qualche minuto e Jane ebbe la sensazione che anche V stesse
sfogliando mentalmente l'album di famiglia.
Dopo un po', lui annu in direzione del televisore a schermo piatto sulla parete. Ti andrebbe di
vedere un film?
Lei si volt sulla poltrona e sorrise. Dio, s. Non ricordo quand' stata l'ultima volta che l'ho
fatto. Che cosa prendete?
Tutti i canali via cavo. Con noncuranza, V accenn con la testa ai cuscini accanto a s.
Perch non vieni a metterti qui? Da l non si vede niente.
Oh, cribbio. Aveva voglia di sedersi accanto a lui. Aveva voglia di stargli... vicino.
Col cervello che stentava a digerire la situazione, Jane si spost sul letto accanto a V,
incrociando le braccia sul petto e accavallando le gambe all'altezza delle caviglie. Dio, era nervosa
come al primo appuntamento. Lo stomaco in subbuglio. La mani sudate.
Ehi, salve, adrenalina.
Allora, che film preferisci? chiese Jane, mentre V afferrava un telecomando con tanti di quei
pulsanti che poteva lanciare una navicella spaziale.
Oggi mi andrebbe qualcosa di noioso.
Ma va? E Come mai?
Quegli occhi di diamante si spostarono su di lei; sotto le palpebre socchiuse, il suo sguardo era
impenetrabile. Oh, non c' un motivo in particolare. Hai l'aria stanca, tutto qua.
Dall'Altra Parte, Cormia si sedette sulla sua branda. Ad aspettare. Ancora.
Intrecci le mani in grembo. Le sciolse. Le intrecci di nuovo.
Quanto avrebbe voluto un libro con cui potersi distrarre. Seduta in silenzio, si sofferm a
pensare come sarebbe stato avere un libro tutto suo. Forse avrebbe scritto il suo nome sulla copertina in
modo che tutti sapessero che era suo. S, le sarebbe piaciuto. Cor- mia. O, ancora meglio, Il libro di
Cormia.
Se le sue sorelle glielo avessero chiesto glielo avrebbe prestato, naturalmente. Altre dita lo
avrebbero maneggiato e altri occhi si sarebbero posati sui caratteri a stampa, ma lei avrebbe saputo che
la rilegatura, le pagine e le storie che conteneva erano sue. E anche il libro lo avrebbe saputo.
Pens alla biblioteca delle Elette, con la sua foresta di scaffali, il suo buon odore dolciastro di
cuoio e la sua ricca messe di parole. Il tempo che trascorreva in quel luogo era veramente il suo porto
sicuro e la sua gioiosa clausura. C'erano cos tante storie da conoscere, cos tanti posti su cui non
poteva sperare di posare gli occhi, e imparare le piaceva tantissimo. Era sempre ansiosa di imparare.
Smaniava dalla voglia di imparare.
Di solito.
Questa volta, per, era diverso. Seduta sul lettino ad aspettare, avrebbe preferito evitare gli
insegnamenti che stavano per impartirle: le cose che stava per apprendere non erano quelle che
desiderava imparare.
Salve, sorella.
Cormia guard in su. L'Eletta che aveva scostato il velo bianco sulla soglia era un modello di
altruismo e abnegazione, una femmina di grande probit e virt. Cormia invidiava il sereno
appagamento e la pace interiore di Layla.
Il che era vietato. L'invidia indicava che eri separata dal tutto, che eri un individuo, e meschino
per di pi.
Salve, disse Cormia alzandosi in piedi, le tremavano le ginocchia al pensiero del luogo in cui
stavano per recarsi. Spesso aveva desiderato vedere cosa conteneva il tempio del Primale, adesso
tuttavia avrebbe preferito non mettere piede entro i suoi confini marmorei.
Le due Elette si salutarono con un inchino e rimasero in quella posizione per qualche secondo.
E un onore per me poter essere d'aiuto.
Sono... ti sono grata per r tuoi insegnamenti, disse Cormia a voce bassa. Fai pure strada, se
vuoi.
Layla rialz il capo, gli occhi verde pallido penetranti. Pensavo di parlare un po' qui, invece di
andare subito al tempio.
Cormia deglut a fatica. Te ne sarei grata.
Posso accomodarmi, sorella? Quando Cormia annu, Layla prese posto sul lettino; la sua
veste bianca si apr a met coscia. Vieni qui vicino a me.
Cormia si sedette, il materasso le sembrava duro come la pietra. Non riusciva a respirare, non
riusciva a muoversi, non riusciva quasi a battere le palpebre.
Sorella cara, sar mia cura allontanare i tuoi timori, esord Layla. In verit, avrai modo di
apprezzare i momenti passati con il Primale.
Ne sono certa, disse Cormia stringendosi nella tunica. Tuttavia, egli render visita anche alle
altre, non  cos?
Tu avrai la precedenza. Essendo la prima con cui egli inaugurer il ruolo di Primule, sarai
oggetto di particolari attenzioni. In onore del Primale, all'interno del tutto verr a crearsi una insolita
gerarchia, e tu sarai la prima tra tutte noi.
Ma quanto tempo passer prima che egli si rechi dalle altre?
Layla si accigli. Sar lui a decidere, anche se non  escluso che tu possa dar voce al tuo
pensiero. Se lo soddisferai a dovere,  possibile che per un certo periodo resti solo con te.  gi
accaduto in passato.
Posso incoraggiarlo a recarsi dalle altre, tuttavia?
Layla reclin di lato il capo privo di imperfezioni. In verit, sorella, ci che accadr tra voi due
ti piacer.
Sai chi ? Conosci l'identit del Primale?
In realt io l'ho visto.
Veramente?
Proprio cos. Layla si port una mano allo chignon biondo e Cormia interpret quel gesto
come un segno che la sorella stava scegliendo con cura le parole. Egli ... come ogni guerriero
dovrebbe essere. Forte. Intelligente.
Cormia socchiuse gli occhi. Tu ti trattieni dal rivelare tutto per non fomentare i miei timori. E
cos?
Prima che Layla potesse rispondere, la Direttrice apr la tenda. Senza una parola a Cormia, and
a sussurrare qualcosa all'orecchio di Layla.
Layla si alz in piedi, avvampando. Vado subito. Poi si volse verso Cormia con una strana
eccitazione negli occhi. Sorella, ti auguro ogni bene fino al mio ritorno.
Com'era uso fare, Cormia si alz e la salut con un inchino, sollevata da quel rinvio della
lezione, qualunque ne fosse il motivo. E io auguro altrettanto a te.
La Direttrice, tuttavia, non usc insieme a Layla. Ti accompagner io al tempio e mi occuper
della tua educazione.
Cormia si strinse le braccia intorno al corpo. Non  meglio che aspetti Layla...
Osi discutere con me? sbott la Direttrice.  cos, non mi sbagliavo. Forse pi avanti vorrai
anche fissare la scaletta della lezione, quando conoscerai a fondo la storia e il rilievo della posizione a
cui sei stata chiamata. In verit, gradirei molto imparare da te.
Perdonatemi, Direttrice, disse Cormia, contrita.
Cosa c' da perdonare? In quanto prima compagna del Primale sarai libera di comandarmi a
bacchetta, dunque forse  il caso che sin da ora mi abitui al tuo comando. Dimmi, preferisci che resti
qualche passo indietro, mentre ci rechiamo al tempio?
Cormia scoppi in lacrime. Vi prego, no, Direttrice.
Vi prego, no, cosa?
Sar io a camminare dietro di voi, sussurr Cormia a capo chino. Non il contrario.
Ishtar era la scelta perfetta, pens V. Noioso da morire. Lungo come la fame. E coinvolgente
come una saliera.
E la pi grande boiata che abbia mai visto, comment Jane sbadigliando di nuovo.
Dio, che bella gola aveva.
Mentre sfoderava le zanne, immaginandosi di entrare nei classici panni di Dracula e di ergersi
sopra il corpo prono di Jane, V si costrinse a riportare lo sguardo su Dustin Hoffman e Warren Beatty
che arrancavano nella sabbia del deserto. Aveva scelto quella pizza di film nella speranza di mettere
KO Jane... cos da insinuarsi nella sua mente per possederla.
Moriva dalla voglia di farla venire contro la sua bocca, anche se solo nella eterea realt del
sogno.
In attesa che la noia la facesse sprofondare nel sonno REM, si ritrov a fissare sullo schermo il
paesaggio desertico e, paradossalmente, pens all'inverno... all'inverno e alla sua transizione.
Qualche settimana dopo che il pretrans era annegato nel fiume, per V giunse il momento della
transizione. Si era gi accorto da tempo di certi cambiamenti fisici: era tormentato da emicranie;
sempre affamato, eppure subito preda della nausea non appena mangiava qualcosa; insonne malgrado
si sentisse esausto. Lunica cosa a rimanre invariata era la sua aggressivit. Al campo bisognava
essere sempre pronti a combattere, quindi la sua accresciuta irascibilit non cambi, nella sostanza, il
suo comportamento.
Fu nel bel mezzo di una violentissima quanto prematura bufera di neve che V raggiunse il suo
pieno sviluppo di maschio.
A causa del brusco calo di temperatura, le pareti di pietra della grotta erano ghiacciate; i
piedi, malgrado gli stivali foderati di pelliccia, congelavano a contatto col fondo della caverna; l'aria
era cos gelida che il fiato, appena uscito di bocca, si condensava in nuvolette orfane del cielo. In quel
gelo insopportabile, i soldati e le femmine addette alla cucina dormivano ammassati in grandi
ammucchiate di corpi, non per fare sesso, ma per scaldarsi.
cap che la transizione era alle porte quando si svegli tutto accaldato. All'inizio quel caldo fu
un piacere, poi per fu assalito da una febbre violenta e divorato dai morsi della fame. Si contorceva
per terra sperando in un po' di sollievo. Invano.
Dopo un tempo che gli parve infinito, la voce del Carnefice penetr oltre la barriera della
sofferenza. Le femmine non ti nutriranno.
Lutto frastornato, V apr gli occhi.
Il Carnefice si inginocchi. Saprai sicuramente perch.
deglut a fatica. Aveva un groppo in gola. No.
Dicono che sei stato posseduto dalle pitture rupestri. Che la tua mano  stata posseduta dagli
spiriti intrappolati nelle pareti. Che il tuo occhio non ti appartiene pi.
Quando V rimase in silenzio, il Carnefice disse, Non lo neghi?
Malgrado la confusione nella sua testa, Vishous cerc di valutare le conseguenze delle due
possibili risposte. Alla fine scelse di essere sincero, non per amor di verit, ma per istinto di
conservazione: Io...lo nego.
Neghi anche le altre cose che dicono di te?
Che... cosa... dicono?
Che con quella mano hai ucciso il tuo compagno, gi al fiume.
Era una bugia, e gli altri ragazzi presenti lo sapevano bene, avendo visto il pretrans scivolare
in acqua per colpa sua.. Le femmine dovevano essere giunte a quella conclusione sulla base del fatto
che, al momento dell'incidente, V si trovava sul posto. Perch, altrimenti, gli altri maschi sarebbero
stati tanto ansiosi di attestare la forza di V?
O forse era perch ci tornava a loro vantaggio? Senza una femmina disposta a nutrirlo, V
sarebbe morto: un ottimo risultato per gli altri pretrans.
Cos'hai da dire? lo incalz suo padre.
Trovandosi nella necessit di confermare la propria forza, V farfugli, L'ho ucciso io.
Il Carnefice sorrise soddisfatto nella sua barba. Lo sospettavo. E in onore della tua impresa ti
porter una femmina.
Una femmina gli venne effettivamente portata e V pot nutrirsi. La transizione fu brutale, lunga
ed estenuante; alla fine V debordava dal suo pagliericcio, braccia e gambe congelavano sul pavimento
della caverna come quarti di carne appena macellata.
Dopo la transizione fu colto da un forte stimolo sessuale, ma la femmina costretta a nutrirlo
non voleva avere niente a che fare con lui. Gli 'diede appena il sangue sufficiente a fronteggiare il
cambiamento prima di abbandonarlo a se stesso, alle ossa che si dilatavano e ai muscoli che si
tendevano fino a lacerarsi. Nessuno si prese cura di lui; in preda ad atroci sofferenze, V invocava nella
sua mente la madre che lo aveva messo al mondo. Immaginava di vederla arrivare, fulgida d'amore;
lei gli accarezzava i capelli dicendogli che andava tutto bene. In quella patetica visione lo chiamava il
suo adorato Lewlhen.
Il suo "dono".
Gli sarebbe piaciuto essere il dono di qualcuno. I doni sono preziosi, custoditi con amore e
protetti. Il diario del guerriero Darius era stato un dono per lui; Darius forse ignorava che,
abbandonandolo l al campo, gli aveva fatto cosa gradita, ma non aveva importanza.
Un dono.
Quando il suo corpo aveva smesso di crescere, V si era addormentato e al suo risveglio aveva
una gran fame di carne. In seguito alla transizione aveva tutti i vestiti strappati, quindi si avvolse in
una pelle d'animale e, a piedi nudi, and nelle cucine. C'era ben poco da mangiare: rosicchi una
coscia gi spolpata, raccatt qualche crosta di pane, mangi una manciata di farina.
Stava leccando via i residui bianchi dal palmo della mano, quando suo padre, alle sue spalle,
disse:  ora di combattere.
A cosa stai pensando? chiese Jane. Sei tutto contratto.
si riscosse tornando al presente. E, per qualche motivo, non ment. Pensavo ai miei tatuaggi.
Quando te li sei fatti?
Quasi tre secoli fa.
Jane si lasci sfuggire un lungo fischio. Caspita, vivete cos tanto?
Molto di pi. Sempre che non resti Ucciso in combattimento o che voi umani non facciate
saltare per aria il pianeta con la vostra stupidit, vivr per altri settecento anni.
Accipicchia. L'Associazione Pensionati d'America mi appare in una prospettiva del tutto
nuova, scherz Jane chinandosi in avanti, verso di lui. Volta la testa. Voglio vedere i tatuaggi che hai
sulla faccia.
Ancora scosso dai ricordi del suo passato, V la assecond, dimenticando il motivo per cui non
avrebbe dovuto farlo. Ma appena Jane alz la mano, trasal.
Lei abbass il braccio senza toccarlo. Ti hanno costretto a farli, vero? Insieme alla castrazione,
probabilmente, giusto?
rabbrivid, ma non si scost da lei. La tipica empatia femminile lo metteva sempre a disagio, ma
il tono di Jane era neutro. Diretto. Il che lo autorizzava a reagire in modo altrettanto neutro e diretto.
S. Me li hanno fatti insieme.
Tiro a indovinare: sono degli avvertimenti. Visto che ce li hai sulla mano, sulla tempia, sulle
cosce e sull'inguine, immagino c'entrino con l'energia nel tuo palmo, con la tua preveggenza e col tema
della procreazione.
Che capacit deduttive straordinarie! Ma come stupirsi, conoscendola. Tutto giusto.
Jane abbass la voce. Per questo sei andato nel panico quando ti ho detto che ti avrei legato,
all'ospedale. Ti hanno legato, vero?
Lui si schiar la gola.
 vero, V?
Lui prese il telecomando. Vuoi vedere qualcos'altro?
Si mise a fare zapping saltando da un canale all'altro, mentre sulla stanza calava il silenzio.
Io ho dato di stomaco, al funerale di mia sorella.
blocc il pollice sul telecomando, fermandosi sul Silenzio degli innocenti. Si volt verso Jane.
Veramente?
E stato il momento pi imbarazzante e vergognoso della mia vita. E non solo per via del
momento in cui  successo. Ho vomitato tutto addosso a mio padre.
Con Clarice Starling seduta su una sedia spoglia di fronte alla cella di Hannibal Lechter,V
moriva dalla voglia di saperne di pi di Jane. Voleva sapere tutto della sua vita, dalla nascita al
momento presente, e voleva saperlo subito.
Raccontami cosa  successo.
Jane si schiar la gola, come a farsi forza, e V non pot fare a meno di notare il parallelo con il
film che stava scorrendo sullo schermo - lui era il mostro chiuso in gabbia e Jane la fonte benefica
disposta ad aprirsi un po' per volta, a concedere pezzi e bocconi della propria esistenza perch la belva
potesse cibarsene.
Ma lui aveva bisogno di sapere, proprio come aveva bisogno di sangue per vivere. Cos'
successo, Jane?
Be', vedi... mio padre era un convinto sostenitore del porridge.
Del porridge? Vedendo che lei non accennava a proseguire, la incoraggi. Dimmi tutto.
Jane incroci le braccia sul petto, fissandosi i piedi. Poi lo guard negli occhi. Tanto per essere
chiari, il motivo per cui ho tirato in ballo questa storia  convincerti a parlare di quello che  successo a
te. Do ut des, io do una cosa a te e tu ne dai una a me. Un po' come quando ci si mostra le cicatrici a
vicenda, sai, quelle che ci si  fatti al campeggio estivo cadendo dal letto a castello o, tipo, quando ci si
taglia col bordo metallico di un rotolo di carta d'alluminio o quando si picchia la testa contro un... di
colpo s'interruppe, accigliandosi. Okay... forse nessuno di questi esempi  azzeccato, vista la facilit
con cui guarite voialtri, ma cerca di seguirmi.
non pot fare a meno di sorridere. Ho afferrato il concetto.
Per patti chiari e niente scherzi. Se io vuoto il sacco, dopo lo fai anche tu. Intesi?
Merda,.. fece V. Solo che voleva assolutamente sapere di lei. E va bene.
Okay, dunque, dicevamo di mio padre e del porridge. Lui...
Jane?
Cosa?
Tu mi piaci. Molto. Dovevo dirtelo.
Lei batt le palpebre un paio di volte. Poi si schiar di nuovo la gola. Cavolo, com'era carina
quando arrossiva.
Stavi parlando del porridge.
Giusto... allora... come stavo dicendo, mio padre era un grande sostenitore del porridge, la
pappa d'avena insomma. Ce lo faceva mangiare tutte le mattine. Estate compresa. Mia madre, mia
sorella e io eravamo costrette a buttar gi quella schifezza per farlo contento, e lui si aspettava che
svuotassimo la scodella. Aveva l'abitudine di osservarci mentre mangiavamo, neanche fossimo su un
campo da golf e rischiassimo di sbagliare lo swing. Giuro, controllava come tenevo la schiena e come
impugnavo il cucchiaio. A cena, di solito... S'interruppe di nuovo. Ma sto divagando.
E io potrei stare ad ascoltarti per ore, quindi non importa se anche perdi il filo.
S, be'... non perdere il filo  importante.
Solo se stai lavorando a maglia.
Jane abbozz un sorriso. Tornando al porridge... mia sorella  morta il giorno del mio
compleanno, un venerd notte. U funerale  stato organizzato in fretta e furia perch il mercoled dopo
mio padre doveva partire per tenere una conferenza in Canada. In seguito ho scoperto che aveva
programmato quella conferenza il giorno stesso che Hannah fu trovava morta nel suo letto, senza
dubbio perch voleva voltare pagina e guardare avanti. Comunque sia... il giorno dei funerali, mi alzo e
mi sento a pezzi. Uno straccio. Avevo una nausea terribile. Hannah... Hannah era l'unica cosa vera in
una casa piena di fronzoli, di false apparenze. Era confusionaria, rumorosa, allegra e... io le volevo un
bene dell'anima e non sopportavo l'idea di vederla finire sottoterra. Lei lo avrebbe odiato, si sarebbe
sentita in gabbia. Gi... comunque sia, per il funerale mia madre and a comprarmi uno di quegli abitini
neri tutti abbottonati sul davanti. La mattina dei funerali, per, quando feci per infilarlo, scoprii che non
mi andava bene. Era troppo stretto, e io mi sentivo soffocare.
Cos per lo stomaco fu ancora peggio.
Gi. Comunque scesi per colazione. Avevo continui urti di vomito, ma essendo digiuna non
tiravo su niente. Ges, ricordo ancora com'erano i miei, seduti uno di fronte all'altro, senza guardarsi
negli occhi. La mamma sembrava ima bambola di porcellana che ha avuto dei problemi al
controllo-qualit: si era truccata e i capelli erano in ordine, ma c'era comunque qualcosa che non
quadrava. Il rossetto era del colore sbagliato, non si era messa il fard, dallo chignon spuntavano alcune
forcine. Pap leggeva il giornale e il fruscio, quando girava le pagine, era forte come uno sparo.
Nessuno dei due mi rivolse la parola.
Cos io andai a sedermi al mio posto e non riuscivo a staccare gli occhi dalla sedia vuota
dall'altra parte del tavolo. A un certo punto arriva il porridge. Marie, la nostra cameriera, mi mette una
mano sulla spalla mentre me lo posa davanti e, per un attimo, rischio di crollare. Poi per mio padre
sbatte quel suo maledetto giornale, neanche fossi un cagnolino che ha fatto la cacca sullo zerbino, e io
prendo il cucchiaio e comincio a mangiare. L'ho cacciato gi a forza fino a non poterne pi. Poi siamo
usciti per il funerale.
aveva voglia di toccarla, e fu a un pelo dal posare la mano sulla sua. Poi invece chiese, Quanti
anni avevi?
Tredici. Comunque sia, arriviamo in chiesa ed  strapiena di gente, perch a Greenwich tutti
conoscevano i miei genitori. Mia madre era disperatamente affabile e mio padre stoicamente gelido,
insomma, tutto regolare. Ricordo che... s, mi venne da pensare che erano tutti e due come al solito,
tranne che per il trucco pietoso di mia madre e per il fatto che mio padre non la finiva pi di
giocherellare con le monete che aveva in tasca. Una cosa cos lontana dal suo carattere. Lui detestava i
rumori, di qualunque tipo, e mi sorprese che non fosse infastidito da quel tintinnio ininterrotto. Credo
che fosse perch comunque lo controllava, s, insomma, poteva smettere quando voleva.
Jane fece una pausa e guard fisso davanti a s. V era tentato di insinuarsi nella sua mente per
vedere cosa stava rivivendo di preciso, ma non lo fece, e non perch non fosse certo di riuscirci: le
rivelazioni che Jane sceglieva di condividere liberamente con lui erano pi preziose di qualunque cosa
potesse carpirle.
Prima fila, mormor Jane. In chiesa eravamo seduti in prima fila, proprio di fronte all'altare.
Bara chiusa, grazie al cielo, anche se immagino che Hannah fosse bellissima. Aveva i capelli di un
rosso dorato, mia sorella. Splendidi capelli lunghi e ondulati, un po' come quelli delle Barbie. I miei
invece erano dritti come spinaci. Comunque sia...
pens di sfuggita che Jane usava quel comunque sia come un cancellino su una lavagna piena di
scritte. Lo diceva tutte le volte che aveva bisogno di spazzare via le cose appena dette per far posto ad
altre.
S, prima fila. Comincia la funzione. Tanta musica d'organo...
che sale su dal pavimento, o almeno quella era l'impressione. Sei mai stato in una chiesa?
Probabilmente no... Comunque sia, via via che la musica acquista potenza la senti vibrare in tutto il
corpo. Naturalmente la funzione si teneva in una chiesa grande e importante, con un organo che aveva
pi canne di un canneto. Dio, quando quel coso suonava sembrava di stare su un aeroplano al momento
del decollo.
Jane si ferm per tirare il fiato. V intu che quel racconto la stava mettendo a dura prova,
riportandola in un luogo che non frequentava volentieri n troppo spesso.
Quando riprese a parlare aveva la voce roca. Dunque... siamo a met della funzione e io ho il
vestito che mi stringe e lo stomaco mi sta uccidendo e quel maledetto porridge di mio padre ha messo
radici, abbarbicandosi alle pareti delle mie viscere. Il prete si avvicina al leggio per pronunciare l'elogio
funebre. Sembrava il protagonista di un film: capelli bianchi, voce impostata, avvolto nel paramenti oro
e avorio. Era il vescovo di tutto il Connecticut, credo, Chiesa Episcopale. Comunque sia... comincia a
parlare dello stato di grazia che ci attende in Paradiso, e va avanti con tutte quelle stronzate su Dio,
Ges e la Chiesa. Sembrava quasi una pubblicit del Cristianesimo, non c'entrava niente con Hannah.
Io me ne sto l seduta, senza seguire veramente, quando a un certo punto mi volto e vedo le
mani di mia madre. Le teneva strette in grembo, le nocche bianchissime... come se stesse facendo un
giro sull'ottovolante da ferma. Mi volto a sinistra e guardo quelle di mio padre. Erano posate sulle
ginocchia, con tutte le dita conficcate nella carne, salvo il mignolo della destra, che se n'era andato a
fare un giretto e con un tremito parkinsoniano batteva contro la lana pregiata dei calzoni.
V sapeva dove stava andando a parare. E le tue, disse piano. Com'erano le tue?
Jane sospir con un piccolo singulto. Le mie... le mie erano assolutamente immobili,
assolutamente rilassate. Non sentivo niente, a parte quel maledetto porridge sullo stomaco. Oh... Dio,
mia sorella era morta e i miei genitori, che erano le persone pi impassibili che si possano immaginare,
erano turbate. E io? Niente. Ricordo di aver pensato che Hannah avrebbe pianto, se ci fossi stata io.
stesa sul raso di una bara. Avrebbe pianto per me. E io? Io non ci riuscivo.
Insomma, quando il prete ha concluso il suo spot pubblicitario su quanto era grande Dio, e
quanto Hannah era fortunata a stare con Lui e bla, bla, bla, l'organo ha ripreso a suonare. La potente
vibrazione di quelle canne  salita dal pavimento attraverso la mia sedia e ha colpito proprio la
frequenza giusta. O quella sbagliata, forse. E io ho rigettato tutto il porridge addosso a mio padre.
'F(inculo, pens V. Allung il braccio e le prese la mano. Accidenti...
Gi. Cos mia madre si alza per portarmi via, ma mio padre le ordina di non muoversi. Poi mi
porta da una delle signore che aiutano in chiesa, le dice di accompagnarmi in bagno e se ne va nella
toilette degli uomini. Sono rimasta l da sola al gabinetto per una decina di minuti, poi la signora 
tornata, mi ha infilato sulla sua auto e mi ha accompagnata a casa. Mi sono persa l'inumazione. Fece
un profondo sospiro. Quando i miei sono tornati a casa, nessuno dei due  venuto a vedere come
stavo. Io aspettavo, aspettavo, convinta di vederne arrivare almeno uno. Li sentivo muoversi per casa,
poi a un certo punto non ho sentito pi niente, solo silenzio. Alla fine sono scesa di sotto, ho tirato fuori
qualcosa dal frigo e ho mangiato in piedi, appoggiata al piano della cucina, perch era vietato portare
da mangiare di sopra. Non ho pianto neanche allora, anche se c'era tanto vento, cosa che mi ha sempre
spaventato, e la casa era quasi tutta al buio e io mi sentivo in colpa per aver rovinato il funerale di mia
sorella.
Sono sicuro che eri sotto choc.
Gi. Buffo... ero preoccupata che Hannah potesse avere freddo. Sai, una gelida notte
d'autunno, la terra fredda. Jane batt la mano sul letto. Comunque sia, la mattina dopo mio padre
part prima che io mi alzassi e stette via per due settimane. Continuava a telefonare per dire a mia
madre che lo avevano chiamato per un consulto su un altro caso molto complicato, da qualche parte in
giro per il Paese. Nel frattempo, la mamma si svegliava ogni mattina, si vestiva e mi accompagnava a
scuola, ma non era veramente presente. Si era trasformata in una specie di gazzettino. Le uniche cose di
cui parlava erano il tempo e i problemi con la casa o con la servit che erano saltati fuori mentre io ero
a scuola. Alla fine mio padre torn, e sai come ho saputo che il suo arrivo era imminente? La stanza di
Hannah. Ogni sera andavo in camera sua e mi sedevo tra le sue cose. Non riuscivo a capire come i suoi
vestiti, i suoi libri, i suoi disegni fossero ancora l mentre lei non c'era. Non mi quadrava. La sua stanza
era come un'auto senza il motore, era tutto dove doveva essere, salvo che era tutto solo in potenza.
Niente sarebbe mai pi stato usato.
La sera prima che pap tornasse a casa, aprii la porta di quella stanza e... era tutto sparito. La
mamma aveva fatto portare via tutto, aveva fatto cambiare il copriletto e le tende. Non era pi la stanza
di Hannah, adesso era diventata una camera per gli ospiti. Ecco da cosa ho capito che mio padre stava
tornando a casa.
V le accarezz il dorso della mano col pollice. Ges... Jane...
E cos, ecco la mia rivelazione. Ho vomitato il porridge invece di piangere.
sapeva che era nervosa, che gi si era pentita di aver spinto troppo sull'acceleratore; sapeva
come si sentiva perch anche a lui capitava lo stesso nelle pochissime occasioni in cui andava sul
personale. Continu ad accarezzarle la mano finch Jane lo guard. Nel silenzio della stanza, V sapeva
cosa stava aspettando.
S, mormor. Mi hanno tenuto fermo.
E tu sei rimasto cosciente per tutto il tempo, vero?
S, conferm lui con un filo di voce.
Lei gli tocc il viso, facendo scorrere il palmo sulla guancia ormai tutta coperta dalla barba. Li
hai uccisi per quello che ti hanno fatto?
alz la mano guantata.  stata questa a farlo. Sono stato attraversato come da una scarica
elettrica. Loro avevano le mani su di me e sono andati gi di schianto.
Bene.
Dio... quanto l'amava. Saresti stata un'ottima guerriera, sai?
Ma  quello che sono. La morte  il mio nemico.
Gi,  proprio vero. Cavolo, era pi che logico che si fosse innamorato di lei. Jane era una
lottatrice... proprio come lui. H bisturi  il tuo pugnale. Gi.
Rimasero cos, uniti, mano nella mano, occhi negli occhi. Finch, senza preavviso, Jane gli
pass il pollice sul labbro inferiore.
inspir con un sibilo e lei mormor, Non c' bisogno che sia addormentata, sai.
Capitolo 23
Quando John riprese conoscenza aveva un febbrone terribile: la pelle era in fiamme, il sangue
una colata lavica, il midollo osseo la caldaia che alimentava il tutto. Cercando disperatamente un po' di
refrigerio, rotol sulla schiena e fece per togliersi i vestiti, ma non aveva la camicia e neanche i calzoni.
Era nudo come un verme.
Bevete dal mio polso. La voce femminile veniva dall'alto, sulla sinistra; John reclin il capo
verso quel suono, gocce di sudore gli colavano sul viso come lacrime. O forse stava piangendo?
Sto male, scand muovendo le labbra mute.
Bevete dal mio polso, Vostra grazia. E gi pronto.
John sent qualcosa sulle labbra, qualcosa che gliele bagnava con del vino, un vino molto
corposo. L'istinto si ridest come una belva. H fuoco che aveva dentro in realt era fame, e ci che gli
veniva offerto era il nutrimento di cui aveva bisogno. Afferr quello che si rivel essere un braccio,
spalanc la bocca e bevve avidamente.
Dio... che sapore, di terra e di vita, forte e inebriante, come una droga. Il mondo cominci a
vorticare, un ballerino sulle punte, un giro di giostra, un turbine senza fine. Nell'occhio del ciclone,
John succhi disperatamente; ci che gli scendeva gi in gola era l'unico antidoto alla morte, lo sapeva
senza bisogno che nessuno glielo dicesse.
Il pasto si protrasse per giorni e per notti, per intere settimane. O invece si era esaurito in un
batter d'occhio? Fu la fine a lasciarlo sorpreso: non si sarebbe stupito di dover passare il resto della vita
attaccato a quel polso.
Smise di succhiare e apr gli occhi.
Layla, l'Eletta bionda, era seduta sul letto accanto a lui, la sua veste immacolata era accecante
come il sole per gli occhi delicati di John. In un angolo della stanza Wrath e Beth, abbracciati stretti, lo
guardavano con aria preoccupata.
La transizione. La sua transizione.
John alz le mani e, gesticolando come un ubriaco, disse, E finita?
Wrath scosse la testa. Non ancora, sta arrivando.
Sta arrivando?
Fai dei bei respiri, disse il re. Ne avrai bisogno. E, senti, noi siamo qui, okay? Non ti
lasceremo solo.
Cazzo, era vero. La transizione era un processo in due fasi, giusto? E il peggio doveva ancora
venire. Per vincere la paura, ricord a se stesso che Blay ce l'aveva fatta. E anche Qhuinn.
E cos tutti i fratelli.
E sua sorella.
Incroci gli occhi blu scuro di Beth e d'un tratto fu assalito da una visione sfocata. Era in un
locale... un club dark in compagnia di... Tohrment. No, stava guardando Tohr con qualcuno, un
vampiro enorme, grosso come un fratello; John non lo vedeva in faccia.
Si accigli; chiss perch il suo cervello sputava fuori proprio adesso una cosa cos. Poi lo
sconosciuto parl:
 mia figlia, Tohr.
Ma  una mezzosangue, D. E lo sai cosa ne pensa lui degli umani, obiett Tohrment scrollando
la testa. Anche la mia trisavola era una di loro, e mi guardo bene dal tirarla in ballo quando lui  nei
paraggi.
Stavano parlando di Beth, giusto?... il che significava che lo sconosciuto dai tratti indistinti era
il padre di John. Darius.
John si sforz di mettere a fuoco l'immagine per poter vedere almeno una volta il viso di suo
padre; sper di riuscirci quando Darius alz la mano per intercettare lo sguardo di una cameriera,
indicando la sua bottiglia di birra vuota e il bicchiere semivuoto di Tohrment.
Non ho intenzione di lasciar morire un altro dei miei figli, disse. Non se c' almeno una
possibilit di salvarla. E, in ogni caso, ora come ora  impossibile sapere se andr incontro alla
transizione. Non  detto che non possa vivere una vita felice senza mai venire a sapere che i suoi
parenti per parte di padre sono dei vampiri. Non sarebbe la prima volta che capita.
H loro padre aveva mai saputo della sua esistenza? si chiese John. Probabilmente no, dato che
era stato partorito nel bagno di una stazione degli autobus e abbandonato l, dato per morto: un padre
che amava tanto sua figlia avrebbe amato anche un figlio.
La visione cominci ad appannarsi e pi John cercava di ag- grapparvisi, pi in fretta si
disintegrava. Appena prima che svanisse del tutto, John guard in faccia Tohr. Il taglio di capelli
militare, i lineamenti marcati e gli occhi penetranti gli fecero male al cuore. Cos come il modo in cui
Tohr guardava il compagno seduto di fronte a lui. Quei due erano molto legati. Molto amici, almeno
all'apparenza.
Che meraviglia sarebbe stato averli entrambi nella propria vita...
Il dolore che lo assal fu cosmico, un big bang che lo fece esplodere in una nebulosa di
frammenti, in un pulviscolo di molecole. Ogni pensiero, ogni facolt razionale si smarr, e lui non pot
far altro che sottomettersi. Spalancando la bocca, url senza emettere alcun suono. ? s
Jane non riusciva ancora a crederci: stava guardando in faccia un vampiro augurandosi che
facesse sesso con lei. Eppure, al tempo stesso, non era mai stata tanto sicura in vita sua.
Chiudi gli occhi, disse V.
Perch, vuoi baciarmi per davvero? Ti prego, Dio> fa' che sia cos.
V alz la mano senza guanto e la fece scorrere sul suo viso. Il suo palmo era caldo, grande, e
aveva un intenso odore speziato. Dormi, Jane.
Lei si accigli. Voglio farlo da sveglia.
No.
Perch?
Cos  pi sicuro.
Aspetta, vuoi dire che potresti mettermi incinta? E le malattie sessualmente trasmissibili,
allora?
 capitato, tra vampiri e umani, ma tu non sei nel tuo periodo fertile. Lo sentirei dall'odore.
Quanto all'Aids, alle malattie veneree eccetera, io non le ho e non le prendo, e tu non potresti
contagiarmi, ma il punto non  questo. E pi sicuro se ti possiedo quando dormi.
E chi lo dice?
Lui cambi posizione, sul letto, impaziente, irrequieto. Eccitatissimo. Possiamo farlo solo nel
sonno.
Cavolo, la sua solita sfiga, pens Jane: voleva fare il gentiluomo a tutti i costi. Che bastardo.
Jane si scost, alzandosi in piedi. Le fantasie non mi interessano. Se non vuoi che stiamo
insieme per davvero, allora non facciamolo e basta.
Lui si tir sull'inguine un angolo del piumone, coprendo un'erezione che premeva
forsennatamente contro i calzoni di flanella del pigiama. Non voglio farti male.
Jane gli scocc un'occhiataccia, ispirata in parte alla frustrazione sessuale e in parte a Gertrude
Stein. Sono pi tosta di quanto possa sembrare. E, per dirla tutta, le palle maschiliste della serie "Lo
faccio solo nel tuo interesse" mi danno l'orticaria.
Si volt con piglio deciso, ma d'un tratto si rese conto che non poteva andare da nessuna parte.
Urge una via d'uscita.
In mancanza d'altro, si accontent del bagno. Camminando avanti e indietro tra la doccia e il
lavandino, si sentiva come un cavallo chiuso dentro uno di quegli angusti box che si vedono in certe
scuderie...
Senza alcun preavviso, venne placcata da dietro, spinta con la faccia contro il muro e
immobilizzata da un corpo duro come il marmo e grande il doppio del suo. L'ansito soffocato che le
sfugg di bocca fu prima di sorpresa, poi di piacere quando sent V che si strusciava contro il suo
fondoschiena.
Ho provato a dirti di no, ringhi lui affondandole una mano tra i capelli, afferrando una
ciocca e tirandole indietro la testa. Lei grid, tutta bagnata tra le gambe. Ho cercato di essere gentile.
Oh... Dio...
Pregare non servir a niente. E troppo tardi, Jane. C'era una nta di rimpianto nella sua
voce... oltre a una sorta di erotica ineluttabilit. Ti ho dato la possibilit di farlo alle tue condizioni.
Adesso lo faremo alle mie.
Lei lo voleva. Voleva tutto questo. Voleva lui. Ti prego...
Shh. Con uno scatto del polso, V le pieg la testa di lato esponendo la gola. Quando vorr
sentirti supplicare te lo dir. La lingua di lui era calda e umida mentre risaliva lungo il suo collo.
Adesso chiedimi cosa sto per farti.
Jane apr la bocca, ma riusc solo ad ansimare.
Lui aument la stretta sui suoi capelli. Chiedimelo. D, "Che cosa stai per farmi?"
Jane deglut. Che... che cosa stai per farmi?
Lui la fece voltare di fianco, senza mai smettere di premere l'inguine contro il suo sedere. Vedi
quel lavandino, Jane?
S... Cristo santo, stava gi per venire...
Adesso ti far piegare sopra quel lavandino e ti costringer a reggerti ai due lati. Poi ti tirer
gi i calzoni. Oh, Ges...
Chiedimi cosa far dopo, Jane. Le lecc la gola di nuovo, poi le incoll al lobo dell'orecchio
quella che lei intu essere una zanna. Sent una deliziosa, leggera fitta di dolore, seguita da un'altra
vampata in mezzo alle gambe.
Che cosa... farai dopo? disse lei in un sussurro.
Poi mi metter in ginocchio. Chin la testa mordicchiandole la clavicola. Adesso chiedimi,
"E poi, V?"
Lei quasi si lasci sfuggire in singhiozzo, talmente eccitata che le gambe cominciavano a
cedere. E poi?
Lui la stratton per i capelli. Hai dimenticato l'ultima parte.
Qual era l'ultima parte... qual era l'ultima... V.
No, ricomincia da capo. Dall'inizio. Spinse l'erezione dentro di lei, una protuberanza rigida
chiaramente smaniosa di penetrarla subito. Ricomincia da capo, e stavolta dillo bene.
All'improvviso l'orgasmo si fece strada minacciando di travolgerla, stimolato dal roco sussurro
della voce di lui contro il suo...
Oh, no, niente affatto, disse V ritraendosi. Non ti azzardare a venire adesso. Lo farai solo
quando te lo dir io. Non prima.
Disorientata ed eccitatissima, Jane si accasci mentre il bisogno di abbandonarsi al culmine del
piacere a poco a poco si placava.
Adesso d le parole che voglio sentire.
Oddio, quali erano? E poi... V?
Poi mi metter in ginocchio, far scorrere le mani su per le tue cosce, da dietro, e ti
spalancher per la mia lingua.
L'orgasmo torn alla carica, facendole tremare le gambe.
No, ringhi lui. Non ancora. E solo quando lo dir io.
La guid verso il lavandino e fece esattamente quello che le aveva preannunciato. La fece
chinare, le piazz le mani ai due lati del lavabo e ordin, Reggiti forte.
Jane si aggrapp con tutte le sue forze.
Lui l'accarezz con tutte e due le mani, facendole scorrere dal basso verso l'alto sotto la
camicetta, stringendole i seni. Poi le fece scivolare sopra il suo addome e infine sui fianchi.
Con un brusco strattone, le abbass i pantaloni. Oh... cazzo. Ecco cosa voglio. Con la mano
coperta dal guanto l'afferr per le natiche e cominci a massaggiarle. Alza questa gamba.
Lei ubbid, e i calzoni da yoga scivolarono gi dal piede. Sent che le spalancava le cosce e... s,
le sue mani, una guantata e l'altra no, risalirono verso l'alto. Cos, nuda davanti a lui, venne divorata da
una smania irresistibile.
Jane... disse V in un sussurro colmo di riverenza.
Non ci furono preliminari, nessun preludio a ci che stava per farle. Solo la bocca di lui e
l'intimit pi segreta di lei. Due paia di labbra che si incontravano. Le affond le dita nelle natiche,
tenendola ferma mentre la leccava, e lei non fu pi in grado di distinguere tra l sua lingua, il mento
barbuto e la bocca. Si sent penetrare, tra una leccata e l'altra, sent i suoni liquidi prodotti dalla carne
che entrava in contatto con altra carne, sent tutto il dominio che V esercitava su di lei.
Vieni per me, ordin lui contro il suo sesso. Subito.
L'orgasmo si manifest in un'esplosione devastante che la fece sgroppare contro il lavandino,
finch una mano le scivol via. Non cadde solo perch V fece scattare il braccio in fuori, offrendole un
altro appiglio a cui aggrapparsi.
Lui stacc la bocca dalla vulva e le baci entrambe le natiche, poi fece scivolare il palmo su per
la sua spina dorsale mentre Jane si piegava sulle braccia. Adesso vengo dentro di te.
I calzoni del pigiama che venivano strappati via sovrastarono il soffio del respiro di lei; appena
l'erezione la sfior, per poco nn venne di nuovo.
Lo voglio, mormor V con voce gutturale. Dio... s, lo voglio.
La penetr con un'unica, poderosa spinta che gli schiacci l'inguine contro il suo sedere;
sebbene fosse lei ad assorbire le spaventose dimensioni del suo membro, fu lui a gridare. Senza un
attimo di respiro, cominci a pompare dentro di lei, facendo leva sui suoi fianchi, muovendola avanti e
indietro per assecondare le sue spinte. A bocca aperta, a occhi spalancati, con le orecchie che
divoravano i deliziosi rumori del sesso, Jane si aggrapp con tutte le forze al lavandino, travolta da un
altro orgasmo. Venne coi capelli sulla faccia, scuotendo selvaggiamente la testa mentre i loro corpi
sbattevano con violenza l'uno contro l'altro.
Non aveva mai provato nulla di simile. Quello era sesso alla milionesima potenza.
Poi lui l'afferr per la spalla con la mano guantata, costringendola a raddrizzarsi mentre
continuava a montarla con furia selvaggia, dentro e fuori, dentro e fuori. Fece scivolare la mano lungo
il suo collo, l'afferr per il mento e le tir indietro la testa.
Mia, ringhi, pompando senza tregua dentro di lei.
Poi le diede un morso.
Capitolo 24
Quando John si svegli, il suo primo pensiero fu che aveva voglia di una coppa di gelato con
dentro di tutto, un bell'affogato al cioccolato guarnito con frutta, granella di nocciole, panna montata,
sciroppo e con sopra dei pezzetti di pancetta affumicata. Una roba disgustosa, in effetti.
Salvo che, accidenti... al momento l'accoppiata cioccolato e pancetta gli sembrava una
squisitezza.
Apr gli occhi e, nel vedere il familiare soffitto della camera da letto, prov un senso di sollievo,
ma era confuso su quanto era successo. Era qualcosa di traumatico. Qualcosa di cruciale. Ma cosa?
Alz la mano per stropicciarsi gli occhi... e rimase senza fiato.
Al suo braccio era attaccata una cosa enorme. La mano di un gigante.
Alz la testa e fece scorrere lo sguardo sul proprio corpo o meglio... sul corpo di qualcuno che
non era lui. Per caso, a un certo punto della giornata, era diventato "donatore di testa"? Perch di sicuro
la sua zucca non era mai stata piantata su un fisico come quello.
ha transizione.
Come ti senti, John?
Era la voce di Wrath. John si volt in quella direzione. Il re e Beth erano accanto al letto, con
un'aria a dir poco esausta.
Dovette concentrarsi per riuscire a formare le parole con le mani,
Ce l'ho fatta?
S. S, figliolo, ce l'hai fatta. Wrath si schiar la gola, e Beth gli accarezz l'avambraccio
tatuato, quasi avesse intuito che stava lottando per tenere a bada l'emozione. Congratulazioni.
John batt le palpebre convulsamente, con una stretta al petto. Sono ancora... io?
S. Sempre.
Devo andare via? chiese una voce femminile.
John volt la testa. In un angolo in penombra c'era Layla, nella sua bellezza priva di
imperfezioni.
Erezione. Istantanea.
Come se qualcuno gli avesse iniettato acciaio nell'uccello.
John si agit nel letto, ringraziando il cielo aveva addosso una coperta. Si adagi di nuovo sui
guanciali. Wrath stava dicendo qualcosa, ma lui non lo ascoltava, preso com'era dalla smania che gli
pulsava in mezzo alle gambe... e dalla femmina all'altro capo della stanza.
Resto con grande piacere, disse Layla con un profondo inchino.
Bene, pens John. Se lei restava...
Un momento, col cavolo che andava bene. Non avrebbe fatto sesso con lei, per l'amor del cielo.
Layla avanz fino alla pozza di luce proiettata dalla lampada sul comodino. Aveva la pelle
candida come la luna, liscia come seta. Sarebbe stata morbida, anche, pens John... sotto le sue mani,
sotto le sue labbra... sotto il suo corpo. D'un tratto sent un formicolio all'arcata dentaria superiore, in
due punti proprio sul davanti, poi qualcosa gli spunt in bocca. Una rapida passata della lingua ed ecco
le punte aguzze delle zanne.
La voglia di sesso si fece sentire con prepotenza in tutto il corpo, costringendolo a distogliere lo
sguardo da Layla.
La risatina sommessa di Wrath lasciava intuire che il re sapeva perfettamente cosa gli stava
succedendo. Adesso vi lasciamo soli. Noi siamo in fondo al corridoio se ti serve qualcosa, John.
Beth si chin a sfiorargli appena la mano, ben sapendo quanto era sensibile la sua pelle. Sono
molto fiera di te.
Quando i loro occhi si incontrarono, John si ritrov a pensare, E io di te.
Ma non aveva alcun senso. Quindi, muovendo goffamente le mani, disse, Grazie.
Un attimo dopo la porta si chiuse alle spalle del re e della sua Shellan lasciandolo da solo
insieme a Layla. Eh, no, cos non andava bene. Gli sembrava di essere in groppa a un cavallo
imbizzarrito, non riusciva pi a controllarsi.
Non fidandosi a guardare l'Eletta, lanci un'occhiata alla stanza da bagno. Oltre la soglia vide la
doccia di marmo e fu assalito da una voglia matta.
Vostra grazia desidera lavarsi? chiese Layla. Faccio scorrere l'acqua?
John annu per tenerla occupata mentre cercava di decidere come comportarsi.
Prendila. Vaitela. Scopatela in dodici posizioni diverse.
S, bravo, proprio quello che doveva evitare.
Dopo aver aperto il rubinetto della doccia, Layla torn in camera e, prima di rendersene conto,
John si ritrov senza coperta. Subito fece per coprirsi con le mani, ma lei lo anticip, posando gli occhi
sulla sua erezione.
Posso aiutare Vostra grazia a entrare in bagno? chiese Layla con voce sensuale, fissando il
suo inguine con aria di approvazione.
Il che gonfi ancor di pi quell'enorme peso sotto le sue mani.
Vostra grazia?
Come diavolo faceva a usare la lingua dei segni in quelle condizioni?
Pazienza, Tanto lei non avrebbe capito comunque.
John scosse la testa, poi si rizz a sedere coprendosi con una mano e piantando l'altra sul
materasso per non perdere l'equilibrio. Merda, si sentiva come una tavola con le viti tutte allentate e le
assi che non combaciavano pi bene. H tragitto fino alla doccia pareva una corsa a ostacoli, anche se
tra lui e il bagno non c'era nulla.
Per lo meno non era pi unicamente concentrato su Layla.
Sempre coprendosi l'inguine, si alz in piedi e barcoll fino al gabinetto, cercando di non
pensare che stava mostrando le chiappe a Layla. Lungo la strada venne assalito da immagini di puledri
appena nati, con le zampe lunghe e sottili che si piegavano come fl di ferro sotto il loro peso mentre
lottavano per restare in piedi. Quanto li capiva. Le sue ginocchia minacciavano di prendersi una
vacanza da un momento all'altro facendolo stramazzare al suolo come un idiota.
Bene. Era arrivato in bagno. Ottimo lavoro.
Adesso, se solo fosse riuscito a evitare di sbattere contro il nudo marmo... anche se, cavolo,
tornare pulito valeva bene qualche livido. Se non che, anche la doccia tanto agognata si rivel un
problema non da poco. Il delicato getto d'acqua calda ebbe l'effetto di una frustata; John balz
all'indietro... e con la coda dell'occhio scorse Layla che, in un angolo, si stava spogliando.
Cristo santo... Era bellissima.
Quando lo raggiunse sotto la doccia, John rimase senza parole, e non perch gli mancava la
laringe. Al centro dei seni procaci i capezzoli si ergevano turgidi e rosei, la vita era cos sottile che
poteva cingerla tra le mani, i fianchi in perfetta armonia con le spalle. E il suo sesso... il suo sesso era
esposto alla vista, la pelle liscia e glabra, una piccola fessura tra due pieghe che lui moriva dalla voglia
di separare.
Si copr con entrambe la mani, come se il suo uccello rischiasse di balzare fuori dal cinto
pelvico.
Posso lavarvi, Vostra grazia? chiese Layla, mentre il vapore turbinava tra loro come una
stoffa leggera sollevata dalla brezza.
Sotto le mani di John, il pene tirava con forza.
Vostra grazia?
Senza volerlo, lui fece s con la testa, palpitante di desiderio. Ripens a Qhuinn, che raccontava
cosa aveva fatto a quella femmina. Oh, Ges... e adesso stava capitando a lui.
Layla prese la saponetta girandola e rigirandola tra i palmi, la schiuma bianca montava,
montava, gocciolando sulle piastrelle del pavimento. John si immagin il suo uccello tra quelle mani e
prese ad ansimare.
Guarda come ballonzolano quei seni, pens leccandosi le labbra. Chiss se Layla si sarebbe
lasciata baciare l. Che sapore avrebbe avuto? Lo avrebbe lasciato entrare tra le sue...
Il suo uccello fu scosso da un fremito e John emise un mugolio lamentoso.
Layla ripose la saponetta dentro il piattino sulla parete di marmo. Far piano perch adesso
siete molto sensibile.
Vedendo avvicinarsi quelle mani insaponate, John deglut a fatica, sperando di non perdere il
controllo... Purtroppo la realt fu ben al di sotto delle aspettative. Il tocco delicato di Layla sulle sue
spalle fu peggio che carta vetrata su una scottatura... eppure lui sbavava per quel contatto. Sbavava per
lei.
Col profumo del sapone francese che si spandeva nell'aria umida e calda, Layla fece scorrere i
palmi gi per le braccia di John, poi di nuovo in su e sopra il suo torace, che adesso era ampio e
vigoroso. La schiuma col sul ventre e sulla mano di lui, insinuandosi tra le dita prima di gocciolare gi
dal suo sesso.
John la guard in faccia mentre lei indugiava sul suo petto; trovava erotico da morire che i suoi
occhi verde chiaro vagassero sul suo nuovo fisico massiccio.
Layla aveva una gran voglia, pens John. Voglia di quello che lui stringeva tra le mani. Voglia
di quello che lui voleva darle.
Lei prese di nuovo la saponetta dal piattino e si inginocchi sul marmo del pavimento, di fronte
a lui. Aveva ancora i capelli raccolti in uno chignon e lui aveva voglia di scioglierli, voleva vedere che
effetto facevano, bagnati e incollati sui suoi seni.
Layla pos le mani sul suo polpaccio e, risalendo lungo la gamba, alz gli occhi. In un lampo,
lui la vide nell'atto di prenderlo in bocca, l'erezione gliela spalancava a pi non posso, le guance
succhiavano, dentro e fuori, mentre gli faceva un pompino.
Si lasci sfuggire un gemito, barcollando, e and a sbattere con la spalla contro il muro.
Abbassate le braccia, vostra grazia.
Pur terrorizzato da ci che poteva accadere, lui voleva ubbidirle.
Ma se poi faceva una figuraccia? Se le veniva in faccia perch non riusciva a trattenersi? Se...
Vostra grazia, abbassate le braccia.
Lentamente, John lasci andare le mani e il pene si erse con prepotenza, non tanto in una sfida
alla forza di gravit quanto sottraendosi del tutto alle sue leggi.
Oh, Ges. Oh, Ges.... La mano di Layla si stava alzando verso...
Non appena gli tocc l'uccello, l'erezione si afflosci. D'un tratto John rivide se stesso su quella
lurida rampa di scale con una pistola puntata alla testa. Violentato mentre gridava in silenzio.
Si ritrasse di scatto dalla stretta di Layla e usc incespicando dalla doccia; i piedi bagnati e le
ginocchia molli lo fecero scivolare, per non cadere decise di sedersi sul water.
Tipico, cazzo! Che vergogna. Altro che virilit. Finalmente il suo corpo era cambiato, ma
nonostante tutto lui non era pi maschio di prima, quando era solo una mezza sega.
l'acqua smise di scorrere e John sent che Layla si copriva con un asciugamano. Volete che
vada via? chiese lei con voce tremante.
Lui annu, vergognandosi troppo anche solo per guardarla.
Quando, parecchio tempo dopo, alz gli occhi, era di nuovo solo nel bagno. Solo e infreddolito;
il caldo della doccia si era dissipato, tutto quel meraviglioso vapore dissolto come se non fosse mai
esistito.
La sua prima volta con una femmina... e si era subito ammosciato. Dio, gli veniva da vomitare.
Con le zanne V lacer la pelle di Jane, penetrandole la gola, attaccandosi alla sua vena senza
smettere di pompare con l'inguine. Essendo lei umana, il senso di potenza che lo pervase non derivava
dalla composizione del suo sangue, ma dal fatto che era lei, Jane. H suo sapore era quello che lui
cercava. Il suo sapore... e poter consumare una parte di lei.
Quando Jane grid, V sapeva che non era per il dolore. Era eccitatissima e l'odore del suo
desiderio si fece ancora pi intenso quando lui prese quello che voleva da lei: il suo sesso con il suo
uccello, il suo sangue con la bocca.
Vieni con me, sussurr con voce roca, staccandosi dalla sua gola e permettendole di reggersi
di nuovo al lavandino. Vieni... con... me.
Oh, Dio...
Al culmine del piacere, V affond dentro di lei e insieme oltrepassarono il limite; il corpo di lei
succhiava l'erezione proprio come poco prjma lui aveva fatto col suo collo. In uno scambio equo e
soddisfacente; adesso lei era dentro di lui e lui dentro di lei. Era giusto. Era bello.
Mia.
Alla fine erano tutti e due senza fiato.
Stai bene? ansim lui; era la prima volta che quella domanda gli usciva di bocca dopo aver
fatto sesso, ne era ben consapevole.
Quando Jane non rispose, V arretr leggermente. La sua pelle candida recava i segni che le
aveva lasciato addosso, lividi rossi per la brutalit con cui l'aveva stretta. Quasi tutti quelli che si era
scopato si erano ritrovati nelle stesse condizioni perch a lui il sesso piaceva cos, per lui doveva essere
cos, brutale e violento. E non si era mai curato di quello che lasciava sui corpi altrui.
Adesso per quei segni gli importavano eccome. E gli importarono ancora di pi quando,
passandosi una mano sulla bocca, vide che era sporca del sangue di Jane.
Oh, Ges... Era stato troppo violento. Troppo violento davvero. Jane, mi disp...
Incredibile, disse lei scuotendo la testa, il caschetto biondo che ondeggiava all'altezza delle
guance. E stato... incredibile.
Sei sicura che non ti...
Proprio incredibile. Anche se ho paura a staccarmi dal lavandino perch sono sicura di
cadere.
Il sollievo gli and alla testa, inebriandolo. Non volevo farti male.
Mi hai dominata... ma in un modo che, se avessi un'amica del cuore la chiamerei subito per
dirle, "Oh, mio Dio, ho appena fatto il sesso pi fantastico della mia vita".
Bene. Molto... bene. Non aveva nessuna voglia di smettere, specie dopo quello che aveva
detto, ma si tir indietro eusc da lei per concederle una pausa.
Da dietro, lei era splendida. Bella da mozzare il fiato. Tutta da mangiare. Il pene eretto
palpitava come un cuore mentre si tirava su i calzoni del pigiama infilandolo dentro.
Lentamente, la aiut a raddrizzarsi e guard il suo volto riflesso nello specchio. Aveva gli occhi
accesi, le labbra schiuse, le guance arrossate. Sul collo, il segno del morso era proprio dove lo voleva
lui: dove tutti potevano vederlo.
La volt per averla di fronte e fece scorrere l'indice guantato su per la sua gola, raccogliendo il
sottile rivolo di sangue colato dal morso. Poi lecc il guanto di pelle nera gustando il suo sapore,
smanioso di assaggiarla di nuovo.
Adesso ti chiudo la ferita, okay?
Jane annu e lui chin la testa. Mentre passava con delicatezza la lingua sui forellini lasciati
dalle zanne, chiuse gli occhi, strofinandole il naso sulla pelle e smarrendosi completamente. La
prossima volta voleva infilarsi tra le sue gambe e attaccarsi alla vena che correva gi dalla giuntura dei
fianchi, alternando le due cose: succhiare il suo sangue e leccare il suo sesso.
Si pieg di lato e apr il rubinetto della doccia, poi le tolse la camicia. Sotto il reggiseno di pizzo
bianco i capezzoli spiccavano rosei. Chinandosi, V ne succhi uno attraverso la trama delicata e venne
premiato dalle sue mani, che gli accarezzarono i capelli, e da un gemito che le riboll in gola.
Con un ringhio, le infil una mano tra le gambe. Eccolo, il suo seme, sull'interno delle cosce.
Era un lurido bastardo, ma voleva che restasse l, voleva lasciarlo l dov'era e voleva mettergliene
dentro ancora di pi.
Eh, s, l'istinto del vampiro innamorato. Voleva che Jane lo portasse addosso come una seconda
pelle: dappertutto.
Le tolse il reggiseno e la fece entrare nella doccia tenendola per le spalle, spingendola sotto il
getto d'acqua. Poi entr anche lui, bagnandosi i calzoni del pigiama, i piedi nudi sul liscio pavimento di
marmo. Passandole le mani sui capelli e scostandole dal viso le corte onde bionde, la guard negli
occhi. Mia.
Non ti ho ancora baciata, disse.
Jane si inarc contro di lui aggrappandosi al suo petto per non perdere l'equilibrio, proprio come
voleva lui. Non sulla bocca, no
Posso?
Accomodati.
Le guard le labbra. Accidenti, era nervoso. Che strano. Aveva fatto tanto di quel sesso, in vita
sua, nei modi e nelle combinazioni pi diverse, ma la prospettiva di darle un bacio in grazia di Dio
spazzava via tutto il resto: era tornato vergine come non era mai stato, inesperto e con le ginocchia
molli per l'emozione.
Allora, ti decidi s o no? fece lei vedendolo esitare.
Oh... cazzo.
Con un sorriso degno di Monna Lisa, Jane gli prese il volto tra le mani. Vieni qui.
Lo trasse a s, gli inclin la testa di lato e gli sfior le labbra con le sue. Vishous rabbrivid.
Sapeva cos'era il potere - quello dei suoi stessi muscoli, quello della sua dannatissima madre sul suo
destino, quello del suo re sulla sua vita, quello dei suoi fratelli nel suo lavoro - ma non si era mai
assoggettato a nessuno di essi.
Jane lo aveva soggiogato, adesso. Lo teneva in pugno mentre gli stringeva il viso tra le mani.
La trasse a s premendo le labbra sulle sue, in una comunione di una dolcezza1 che non avrebbe
mai immaginato di desiderare, tanto meno di riverire. Quando si staccarono, lui insapon le sue
curve scivolose e poi la risciacqu. Le massaggi i capelli con lo shampoo. La lav in mezzo
alle gambe.
Toccarla con delicatezza era come respirare... una funzione automatica del corpo e del cervello
che veniva naturale, spontanea.
Chiuse il rubinetto, la strofin con un asciugamano, poi la prese in braccio e la riport a letto.
Jane si abbandon languida sul piumino nero, le braccia sopra la testa, le gambe leggermente aperte,
nient'altro che muscoli e pelle arrossata.
Lo fissava da sotto le palpebre semichiuse. Hai il pigiama tutto bagnato. Si.
Sei eccitato. Gi.
Lei si inarc sul letto in un'ondulazione che risal lungo il torso, dai fianchi fino ai seni. Pensi
di fare qualcosa, in proposito?
V scopr le zanne, soffiando come un gatto. Se me lo permetti.
Lei spost una gamba di lato e le cornee di V quasi presero a sanguinare. La vulva luccicava,
stillante, e non per la doccia.
Questo ti sembra un no? fece Jane.
Lui si strapp di dosso i calzoni del pigiama e in un baleno le fu sopra; la baci a lungo e con
trasporto, sollevandole i fianchi e affondando dentro di lei. Era infinitamente meglio cos, nella realt,
piuttosto che nel sogno. Jane venne una, due volte... e poi ancora... e lui si sent scoppiare il cuore.
Per la prima volta stava facendo sesso con qualcuno che amava.
Per un attimo fu colto dal panico, tanto si sentiva vulnerabile. Com'era potuto accadere?
Ma poi pens che quella era la sua ultima - be', unica - occasione di provare l'amore vero. E
visto che, dopo, Jane non avrebbe ricordato pi niente, non c'era pericolo. Non le avrebbe spezzato il
cuore.
E in pi... be', il fatto che lei dimenticasse era una garanzia anche per Ini, no? Un po' come la
notte in cui si era preso quella sbornia colossale insieme a Wrath e gli aveva parlato di sua madre.
Meno gente sapeva di lui, meglio era.
Ma allora perch il pensiero di ripulire a fondo la mente di Jane gli faceva male al cuore,
maledizione?
Dio, se ne sarebbe andata cos presto.
Capitolo 25
Dall'Altra Parte, Cormia usc dal tempio del Primate e attese che la Direttrice chiudesse i due
enormi battenti d'oro del portone, H tempio sorgeva sulla sommit di un'altura, una corona dorata sul
capo di una collinetta; da quel punto si dominava l'intero complesso che ospitava le Elette: i templi e
gli edifici bianchi, l'anfiteatro, i vialetti coperti. I tratti liberi tra un punto di riferimento e l'altro erano
tappezzati di curatissimi tappeti erbosi candidi e immutabili, dove l'erba non cresceva n cambiava mai;
come sempre la vista non spaziava all'orizzonte, limitandosi a una veduta indistinta dei remoti confini
della foresta immacolata. L'unico colore della composizione era l'azzurro pallido del cielo, e anch'esso
sfumava ai margini.
Qui termina la tua lezione, dichiar la Direttrice togliendosi dal collo la bella catena con le
chiavi e chiudendo il portone del tempio. Quando verremo a prelevarti, come impone la tradizione ti
presenterai per il primo dei rituali di purificazione. Fino ad allora rifletterai sulla grazia che ti  stata
concessa e sul servigio che renderai a beneficio di noi tutte.
Quelle parole vennero pronunciate con la stessa durezza con cui la Direttrice aveva descritto ci
che il Primate avrebbe fatto al corpo di Cormia. Tutte le volte che desiderava.
La Direttrice si rimise al collo la collana e le chiavi si raccolsero con un tintinnio in mezzo ai
suoi seni; nei suoi occhi c'era una luce calcolatrice. Ti auguro buona giornata, sorella, disse prima di
scendere dalla collina. La sua veste candida si confondeva con il terreno e gli edifici circostanti, una
macchia bianca tra le tante, che si distingueva dal resto unicamente perch era in movimento.
Cormia si copr il volto con le mani. La Direttrice le aveva detto - anzi, no, le aveva assicurato -
che quanto l'attendeva con il Primale sarebbe stato doloroso, e lei le credeva. I dettagli, quanto mai
vividi, l'avevano scioccata; Cormia temeva di non riuscire ad arrivare in fondo alla cerimonia di
accoppiamento senza crollare, con grande disdoro per l'insieme delle Elette. In qualit di loro
rappresentante, Cormia doveva mantenere una condotta consona e dignitosa per non macchiare la
venerabile tradizione che era tenuta a onorare, contaminandola irrimediabilmente.
Voltandosi a guardare il tempio da sopra la spalla, si port una mano al basso ventre. Era fertile,
come tutte le Elette erano sempre, in ogni momento. Sin dal primissimo rapporto col Primale avrebbe
potuto dargli un figlio.
Beata Vergine del Fado, perch avevano scelto proprio lei?
Quando si volt di nuovo, la Direttrice era ormai giunta ai piedi della collina, cos minuscola a
paragone dei maestosi edifici circostanti e in realt cos tremenda. Definiva il paesaggio pi di
chiunque altro o di qualunque altra cosa: tutte loro erano al servizio della Vergine Scriba, ma era la
Direttrice a governare le loro vite. Almeno fino all'avvento del Primale.
La Direttrice non voleva quel maschio nel suo mondo, pens Cormia.
Ecco perch aveva selezionato proprio lei, Cormia, presentando la sua candidatura alla Vergine
Scriba. Tra tutte le sorelle che avrebbero accolto con gioia tale nomina, lei era la meno bendisposta, la
meno accomodante. Una sorta di dichiarazione passivamente aggressiva contro quel cambio di
supremazia.
Cormia cominci a scendere dall'altura, calpestando coi piedi nudi la bianca distesa erbosa
priva di temperatura. L nulla, salvo cibi e bevande, era caldo o freddo.
Per un attimo accarezz l'idea di fuggire. Dopo il quadro dipintole dalla Direttrice, preferiva
abbandonare la sola realt che conosceva e affrontare l'ignoto. Ma come passare dall'altra parte? Non
ne aveva idea. Bisognava attraversare lo spazio privato della Vergine Scriba, ma poi? E se Sua Santit
l'avesse colta sul fatto?
Impensabile. Pi spaventoso ancora che accoppiarsi con il Primale.
Assorta in quei pensieri segreti e peccaminosi, Cormia vagava senza meta per i paesaggi che
conosceva da sempre. Era molto facile smarrirsi, l al santuario, perch sembrava tutto uguale alla vista,
al tatto e persino all'olfatto. In assenza di contrasti, la realt non offriva appigli cui aggrapparsi e per
questo risultava inafferrabile, mentalmente oltre che fisicamente. Non eri mai con i piedi ben piantati
per terra. Eri come sospesa a mezz'aria: eri aria.
Passando davanti al Tesoro, si sofferm sui suoi regali gradini pensando alle gemme custodite
al suo interno, gli unici veri colori che avesse mai visto. Al di l delle porte sbarrate c'erano intere ceste
piene di pietre preziose; pur avendole viste solo un paio di volte, Cormia ne ricordava distintamente i
colori. I suoi occhi erano rimasti abbagliati dall'azzurro vivido degli zaffiri, dal verde intenso degli
smeraldi e dal rosso sangue dei rubini. Le acquamarine l'avevano affascinata di meno, avendo lo stesso
colore del cielo.
I suoi preferiti, tuttavia, erano i citrini, una variet di quarzo di un giallo bellissimo. Cormia li
aveva toccati di nascosto. Questione di un attimo - aveva infilato la mano dentro la cesta senza farsi
vedere da nessuno - ma che meraviglia vedere la luce riflettersi in allegri bagliori sulla loro superficie
sfaccettata. Sentirli rotolare contro il palmo era stato come ascoltare un vivace cicaleccio, con grande
gioia della sua mano: un incredibile soprassalto tattile, reso ancor pi eccitante dalla sua natura illecita.
I citrini le avevano trasmesso una sensazione di calore, anche se in realt non erano pi caldi di
tutto il resto.
Le gemme, tuttavia, non erano l'unico motivo per cui ogni visita al Tesoro era un godimento
straordinario. Teche di vetro ospitavano oggetti provenienti dall'altra parte, reperti raccolti con cura
perch rivestivano un ruolo cruciale nella storia della razza o perch erano finiti sotto la custodia delle
Elette. Non sempre Cormia aveva capito di cosa si trattava, ma era stata comunque una rivelazione
memorabile. Colori. Sensazioni tattili. Oggetti sconosciuti provenienti da un luogo sconosciuto.
Paradossalmente, tuttavia, la cosa che pi l'aveva attratta era un libro antichissimo. Sul
frontespizio rovinato, in caratteri in rilievo ormai sbiaditi, c'era scritto: DARIUS, FIGLIO DI
MARKLON.
Cormia si accigli, realizzando all'improvviso di aver gi visto quel nome... nella sala della
biblioteca dedicata alla Confraternita del Pugnale Nero.
H diario di uno dei fratelli. Ecco perch lo avevano conservato, allora.
Con gli occhi fssi sulle porte sbarrate del Tesoro, rimpianse di non essere vissuta ai tempi in
cui l'edificio era sempre aperto e lo si poteva visitare liberamente, come adesso la biblioteca. Ma ci
accadeva prima dell'attacco.
L'attacco aveva cambiato tutto. Sembrava inconcepibile che dei farabutti appartenenti alla razza
fossero piombati l dall'altra dimensione brandendo armi in cerca di bottino. Erano entrati da un portale
che adesso era chiuso e avevano saccheggiato il Tesoro. H Primate precedente aveva perso la vita per
proteggere le sue femmine; aveva sconfitto i tre civili, ma era morto in seguito alle ferite riportate.
Tutto lasciava supporre che quel Primate fosse suo padre.
Dopo quel terribile interludio, la Vergine Scriba aveva fatto sprangare quel portale d'accesso e
dirottato verso il suo cortile privato chiunque desiderasse entrare. In via precauzionale, inoltre, il
Tesoro adesso veniva tenuto sempre al chiuso, tranne quando i gioielli servivano per la segregazione
della Vergine Scriba o per determinate cerimonie. Era la Direttrice ad avere la chiave.
Nel sentire dei passi strascicati, Cormia si volt verso un colonnato, Una figura coperta da capo
a piedi avanzava zoppicando, trascinando una gamba sotto la veste nera; le mani, anch'esse coperte,
reggevano una pila di tele per asciugamani.
Cormia distolse in fretta lo sguardo e allung il passo, desiderosa di allontanarsi tanto da quella
femmina che dal Tempio del Primale. Cos facendo si ritrov nel punto pi lontano possibile da
entrambi, davanti allo stagno dei riflessi.
L'acqua era trasparente e immota, uno specchio che rifletteva il cielo. Cormia avrebbe voluto
infilarvi dentro un piede, ma era proibito...
Le parve di udire un rumore.
All'inizio non cap cosa potesse essere, sempre che non si fosse ingannata. L intorno non
vedeva nessuno, e non c'era niente tranne la Tomba dei Piccoli e i boschi immacolati che segnavano i
confini del santuario. Rest in ascolto. Ma il suono non si ripet e lei lo liquid come frutto della sua
immaginazione, riprendendo il cammino.
Per quanto spaventata, era attratta dalla tomba in cui erano sepolti i neonati morti al momento
del parto.
Un brivido le corse su per la spina dorsale. Quello era l'unico luogo che non visitava mai, e lo
stesso valeva per il resto delle Elette. Tutte evitavano quel solitario edificio a pianta quadrata
circondato da una recinzione bianca. Al suo interno aleggiava il dolore, simboleggiato dai nastri di raso
nero annodati alle maniglie del portone.
Beata Vergine del Fado, pens Cormia, presto il suo destino avrebbe trovato sepoltura l dentro;
anche fra le Elette, infatti, c'era un alto tasso di mortalit infantile. S, parti di lei, piccoli frammenti del
suo essere, avrebbero riposato in quel luogo fino a ridursi a un guscio vuoto. Il fatto di non poter
scegliere le sue gravidanze, il fatto che il no fosse una parola e addirittura un pensiero proibito e il fatto
che la sua prole fosse intrappolata nel suo stesso ruolo, la indusse a visualizzare se stessa all'interno di
quella tomba solitaria, rinchiusa in mezzo ai pi piccoli tra i defunti.
Rabbrividendo, si strinse la veste intorno al collo, gli occhi fissi oltre i cancelli. Finora quel
luogo le era parso sconcertante, aveva la sensazione che quelle tenere creature soffrissero di solitudine,
sebbene, dimorando nel Fado, si supponeva fossero felici e in pace.
Adesso quel tempio era un orrore ai suoi occhi.
Sent ancora il rumore di poco prima e balz all'in dietro, pronta a fuggire dagli sventurati spiriti
che dimoravano all'interno del sepolcro.
Ma non era lo spettro di qualche neonato defunto, no, erano i singhiozzi di qualcuno tutt'altro
che spettrale, anzi, quanto mai reale.
In punta di piedi, Cormia svolt l'angolo della Tomba.
Seduta sull'erba, con le ginocchia premute contro il petto e le braccia strette intorno al corpo,
c'era Layla. Se ne stava l, a capo chino, le spalle tremanti, la veste e i capelli bagnati.
Sorella? mormor Cormia. Che cos'hai?
Layla alz la testa di scatto e in fretta si sfreg le guance fino a far sparire le lacrime. Vai via.
Per favore.
Cormia le and vicino e si inginocchi accanto a lei. Racconta. Cosa  successo?
Niente di cui tu debba...
Layla, parlami . Era tentata di toccarla, ma era vietato e non voleva peggiorare il suo
turbamento. Cerc allora di confortarla con parole dolci e un tono pacato. Sorella, voglio solo aiutarti.
Ti prego, parla. Per favore.
La testa bionda di Layla si muoveva avanti e indietro, lo chignon, gi mezzo sfatto, si scioglieva
sempre pi. Ho fallito.
Come?
Ho... fallito. Questa notte ho fallito nel mio compito di procurare piacere. Sono stata respinta.
Da chi?
Dal maschio che ho assistito durante la transizione. Era pronto ad accoppiarsi, io l'ho toccato e
lui ha perso vigore. Layla si lasci sfuggire un singhiozzo. E adesso... adesso dovr riferire
l'accaduto al re, in ossequio alla tradizione. Avrei dovuto farlo prima di andarmene, ma ero cos
inorridita. Come potr dirlo a Sua Maest? E alla Direttrice? Abbandon di nuovo la testa sul petto,
quasi le mancasse la forza di tenerla diritta. Sono stata educata a procurare piacere, e fallendo ho
tradito tutte quante noi.
Cormia si azzard a posare una mano sulla spalla di Layla. Era sempre cos, pens. Il fardello di
tutte quante gravava su ciascuna Eletta, quando questa agiva in una posizione ufficiale. Pertanto non si
viveva mai un'onta privata e personale, ma solo l'ignominia di un fallimento monumentale.
Sorella...
Mi chiuder nella riflessione dopo aver parlato con il re e con la Direttrice.
Oh, no... la riflessione consisteva in sette cicli senza cibo, senza luce e senza contatti con anima
viva, e serviva a espiare le infrazioni pi gravi. La peggiore di tutte, o almeno cos aveva sentito
Cormia, era la mancanza di illuminazione, poich le Elette bramavano la luce.
Sorella, sei certa che lui non ti desiderasse?
I corpi maschili non mentono, a questo riguardo. Vergine misericordiosa. .. forse  meglio
cos. Forse non sarei stata in grado div farlo godere. I suoi occhi verde chiaro si posarono su Cormia.
E stato un bene che non ti abbia istruita io. Io ho una preparazione puramente teorica, non pratica,
dunque non avrei potuto impartirti nessuna conoscenza diretta.
Io avrei preferito te.
Allora sei poco saggia. Il volto di Layla parve tutt'a un tratto vecchio. Vetusto. E io ho
imparato la lezione. Mi ritirer dalla cerchia delle Ehros poich  chiaro che sono incapace di difendere
la loro tradizione di maestre di sensualit.
A Cormia non piacevano le ombre funeree negli occhi di Layla. Forse la colpa  stata del
guerriero.
Impossibile. Io non gli sono piaciuta. La colpa  mia, non sua, ribatt Layla, asciugandosi una
lacrima. Ascoltami bene, non c' fallimento peggiore di quello sessuale. Nulla pu ferirti pi
profondamente che sentirti rifiutata nella tua nudit e nel tuo desiderio di comunione da parte del
maschio con cui desideri accoppiarti...  questo il pi atroce dei rifiuti. Perci  necessario che lasci le
Ehros, non solo per la loro nobile tradizione, ma per me stessa. Non potrei mai reggere un'altra
umiliazione del genere. Mai. Adesso va', te ne prego, e non dire niente. Devo riprendermi.
Cormia avrebbe voluto restare, ma non le pareva opportuno mettersi a discutere. Si alz in piedi
e si tolse la sopravveste, drappeggiandola sulle spalle della sorella.
Layla la guard, sorpresa. In verit, non ho freddo.
Ma lo disse stringendosi l'indumento vicino al mento. Ti auguro una buona giornata, sorella,
disse Cormia voltandosi per tornare sui suoi passi.
Alzando gli occhi verso il cielo di un azzurro lattiginoso, fu assalita dall'impulso di urlare.
Vishous rotol via da Jane tenendola stretta al petto. Gli piaceva sentirla contro il fianco
sinistro, con la mano guerriera libera di uccidere per lei. Non era mai stato tanto concentrato, mai lo
scopo della sua vita era apparso pi chiaro: la sua unica priorit era proteggere Jane, la sua vita, la sua
salute e la sua sicurezza, e la forza con cui seguiva quella direttiva lo faceva sentire completo,
appagato.
Lui era quello che era per lei.
Nel poco tempo che avevano trascorso insieme, Jane si era imposta al suo cuore, spodestando
Butch e insediandosi a pieno ti- toh in quella camera segreta al centro del suo petto. Ed era giusto cos.
Era quello il suo posto.
Con un mormorio sommesso, Jane si accoccol ancora pi vicino a lui. Mentre le accarezzava
la schiena, V si ritrov a pensare, chiss poi perch, al suo primo combattimento, uno scontro subito
seguito dalla sua prima esperienza sessuale.
Al campo, i giovani reduci dalla transizione avevano poco tempo per rimettersi in forze. E
tuttavia quando suo padre, in piedi davanti a lui, gli disse che doveva combattere, la sorpresa di
Vishous fu grande. Dovevano concedergli almeno un giorno intero per riprendersi.
Il Carnefice sorrise, mettendo in mostra le zanne sempre lunghe. E ti scontrerai con Grodht.
Il soldato a cui V aveva sottratto la coscia di cervo, il grassone famoso per come maneggiava il
martello, una grossa palla uncinata attaccata a una catena.
Oppresso dalla stanchezza, tenuto in piedi solo dall'orgoglio, V si avvi verso l'arena, situata a
una certa distanza dalla zona in cui dormivano i soldati. V, arena, una conca vagamente circolare,
sembrava il risultato di un pugno sferrato per terra da un gigante in preda alla frustrazione. Immersi
fino alla vita in quell'avvallamento impregnato del sangue versato nel corso dei combattimenti
bisognava combattere finch non si era pi in grado di reggersi in piedi. Non c'erano colpi proibiti,
l'unica regola riguardava il perdente e la punizione che lo attendeva per la sua inettitudine.
Vishous sapeva di non essere pronto a combattere. Fu gi un miracolo per lui riuscire a
scendere nell'arena senza stramazzare al suolo. D'altronde era proprio quello lo scopo, giusto? Suo
padre aveva astutamente escogitato quello stratagemma per riaffermare il proprio potere. V poteva
sperare di vincere in un solo modo, ma se avesse fatto ricorso alla sua mano, tutto il campo avrebbe
visto quello che fino ad allora aveva solo sentito dire e lo avrebbe messo al bando per sempre. E se
avesse perso? Allora non sarebbe stato percepito come una minaccia per il predominio di suo padre.
In un caso come nell'altro, la supremazia del Carnefice ne sarebbe uscita intatta e incontestata,
malgrado la raggiunta maturit del figlio.
Quando il grassone balz nella conca con un grido minaccioso, agitando il martello, il
Carnefice si volse verso la folla assiepata ai bordi dell'arena. Che arma devo dare a mio figlio?
chiese. Penso che forse... disse voltandosi verso una delle femmine addette alla cucina, che stava
appoggiata a una scopa. Dammela.
Nella fretta di ubbidire, la femmina si lasci sfuggire di mano la ramazza, che atterr ai piedi
del Carnefice. Quando poi si chin per raccoglierla, lui la allontan con un calcio, come si potrebbe
fare col ramo di un albero che intralcia il nostro cammino. Prendi questa, figlio mio. E prega la
Vergine che non sia la stessa con cui ti sevizieremo quando perderai.
Tra le risate degli astanti Vishous afferr il manico di legno.
In guardia! sbrait il Carnefice.
La folla esplose in applausi e acclamazioni e qualcuno gett addosso a Vishous il fondo della
birra; il liquido caldo lo colp alla schiena, colando gi sul deretano nudo. Il ciccione davanti a lui
sorrise, scoprendo un paio di lunghe zanne, poi cominci a girare intorno a V; la grossa palla
uncinata appesa alla catena, roteando, produceva un sibilo sommesso.
Vishous seguiva goffamente le mosse dell'avversario, faticando a controllare le gambe. Si
concentr innanzitutto sulla spalla destra del grassone, quella che si sarebbe contratta prima di
lanciare in fuori il martello, mentre con la coda dell'occhio seguiva la folla. Come minimo potevano
tirargli addosso l'idromele.
Alla fine, pi che un corpo a corpo fu una gara a chi schivava meglio i colpi dell'avversario,
con V miseramente sulla difensiva e il ciccione tutto ostentata aggressivit. Mentre quest'ultimo
sciorinava la maestria con cui maneggiava l'arma preferita, V studi le sue mosse notandone la
prevedibilit. Malgrado la sua stazza, il soldato doveva piantare saldamente i piedi per terra prima di
lanciare in avanti la palla uncinata grossa come una testa. Vishous attese una delle pause nell'azione e
poi colp, roteando la scopa e conficcandone con forza il manico nel bulboso inguine dell'avversario.
Con un ruggito di dolore, il grassone lasci andare il martello e un le ginocchia, portandosi le
mani al basso ventre. Senza un attimo di esitazione, V alz la ramazza e la abbatt con tutta la forza
che aveva in corpo sulla tempia del soldato, tramortendolo.
Urla e schiamazzi scemarono rapidamente, finch in sottofondo rest solo il crepitio del fuoco
e il respiro ansimante di V, che lasci andare la scopa e scavalc l'avversario, pronto a uscire
dall'arena.
Suo padre, per, piant gli stivali sul bordo della conca, tagliandogli la strada.
Gli occhi del Carnefice erano sottili come due lame. Non hai ancora finito.
Non si rialzer pi.
Non  questo il punto, ribatt il Carnefice, annuendo in direzione del soldato steso a terra.
Finiscilo.
Mentre il suo avversario gemeva, Vishous scrut suo padre. Se diceva di no il Carnefice
l'avrebbe avuta vinta, l'alienazione a cui mirava sarebbe stata completa, anche se forse non nei termini
che lui si aspettava: V sarebbe diventato un bersaglio perch gli altri lo avrebbero visto come un
debole per il suo rifiuto di punire l'avversario. Se diceva di s, tuttavia, la sua posizione all'interno del
campo sarebbe stata iNallaccabile... fino alla successiva prova di forza.
Vishous fu sopraffatto da una stanchezza infinita. La sua vita si sarebbe sempre basata su un
equilibrio precario tanto crudele e spietato, sempre in bilico tra l'incudine e il martello?
Il Carnefice sorrise. Questo bastardo che sostiene di essere mio figlio non ha spina dorsale, a
quanto pare. Forse il seme germogliato nel grembo, di sua madre era di un altro.
ha folla scoppi in una risata fragorosa e qualcuno grid, Nessun figlio tuo esiterebbe, in
questo momento!
E in combattimento nessuno che sia veramente figlio mio sarebbe tanto codardo da colpire un
avversario in un punto tanto vulnerabile. Il Carnefice guard negli occhi i suoi soldati. I deboli
devono essere subdoli, non potendo fare affidamento sulla forza.
Vishous fu colto da un senso di soffocamento, come se suo padre gli avesse stretto le mani
intorno al collo. Quando riprese a respirare normalmente, la collera gli gonfi il petto e il cuore prese
a battere all'impazzata. Guard il ciccione che lo aveva picchiato... poi ripens ai libri che suo padre
lo aveva costretto a bruciare... al ragazzo che lo aveva preso di mira... e alle migliaia di angherie e
crudelt che: aveva subito nel corso della sua vita.
Accecato dalla rabbia, senza neanche rendersene conto fece rotolare il soldato sul suo ventre
obeso.
ho uccise. Davanti a suo padre. Davanti a tutto il campo.
E lo fece in modo efferato.
Alla fine indietreggi, incespicando, il soldato era coperto del sangue di V, del suo sudore e dei
resti della sua rabbia.
Arrancando come una capra, riusc a inerpicarsi fuori dalla conca. Ignorava che ora fosse, ma
attravers comunque il campo di corsa, diretto all'uscita. Quando sbuc all'aperto, la gelida notte
aveva appena cominciato ad allungare i suoi tentacoli sulla terra e la fioca luce a oriente gli ustion il
viso.
Vishous si pieg sulle ginocchia e diede di stomaco. Pi e pi volte.
Quanto sei debole. La voce del Carnefice suonava annoiata... ma solo in apparenza. Sotto
sotto le sue parole tradivano la sua soddisfazione. Missione compiuta: Vishous aveva finito il suo
avversario, s, ma subito dopo, correndo via, si era macchiato di un atto dt codardia, proprio come
voleva suo padre.
Il Carnefice strinse gli occhi. Non avrai mai la meglio su di me, moccioso. Proprio come non
ti libererai mai di me. Io dominer la tua vita...
In un soprassalto di odio, Vishous si raddrizz di scatto e attacc faccia a faccia suo padre
colpendolo con la mano incandescente. Il Carnefice si irrigid, percorso da capo a piedi da una
violentissima scarica elettrica. Caddero a terra entrambi, V sopra e il Carnefice sotto. D'istinto,
Vishous serr la gola del padre nel palmo al calor bianco, stringendo con forza.
Mentre il Carnefice diventava paonazzo in volto, V sent un formicolio all'occhio e una visione
prese il posto della scena che aveva davanti.
Vide la morte di suo padre, come se stesse accadendo sotto i suoi occhi.
Dalla sua bocca fluirono delle parole, anche se lui non era cosciente di pronunciarle: Vedrai
la tua fine in un muro di fuoco provocato da un dolore che conosci. Brucerai finch non sarai altro che
fumo, e ti disperderai nel vento.
Il volto di suo padre era una maschera di orrore.
venne strappato via da un altro soldato e trattenuto per le ascelle, coi piedi penzoloni sopra il
terreno innevato.
Il Carnefice balz subito in piedi, tutto congestionato, mentre gocce di sudore gli imperlavano
il labbro superiore. Ansimava come un cavallo dopo una lunga galoppata, nuvolette bianche gli
uscivano dalla bocca e dalle narici.
si aspettava di essere picchiato a morte.
Portatemi il mio pugnale, ringhi suo padre.
Vishous si stropicci la faccia. Per evitare di pensare a ci che era accaduto in seguito, pens
che quella prima volta, con quel soldato, non gli era mai andata gi. A distanza di trecento anni la
viveva ancora come una violazione imperdonabile di un suo simile, anche se al campo le cose
funzionavano cos.
Guard Jane raggomitolata al suo fianco e decise che, per quanto lo riguardava, quella era la
notte in cui aveva finalmente perso la verginit. Anche se il suo corpo aveva eseguito quell'atto in una
infinit di modi e con una infinit di partner diversi, il sesso si era sempre ridotto a un rapporto di
potere - potere che fluiva verso di lui, potere di cui lui si nutriva per rassicurare se stesso che nessuno
lo avrebbe mai pi steso sulla schiena, legato e ridotto all'impotenza prima di sottoporlo alle peggiori
sevizie.
Quella notte era stato diverso. Con Jane c'era stato uno scambio: lei gli aveva dato qualcosa e
lui in cambio le aveva concesso una parte di s.
Una parte, ma non tutto, pens, accigliandosi.
Per farlo avrebbero dovuto andare nel suo attico. E... per la miseria, ci sarebbero andati. Al solo
pensiero gli vennero i sudori freddi, ma giur a se stesso che, prima di vederla uscire dalla sua vita,
avrebbe dato a Jane l'unica cosa che non aveva mai dato a nessuno.
E che non avrebbe mai pi dato a nessun altro.
Voleva ripagare la fiducia che Jane aveva riposto in lui. Era cos forte, come persona, come
donna, eppure aveva accettato di sottomettersi a lui sul terreno del sesso, pur sapendo che lui era un
Dom e che non poteva sperare di contrastarlo sul piano fisico.
La fiducia di Jane lo aveva messo in ginocchio. E sentiva il bisogno di ricambiarla prima che lei
se ne andasse.
Lei batt le palpebre, apr gli occhi e incroci il suo sguardo, e tutti e due parlarono nello stesso
istante: Non voglio che tu te ne vada. Non voglio lasciarti.
Capitolo 26
Quando John si svegli, il pomeriggio seguente, aveva paura a muoversi. Addirittura aveva
paura di aprire gli occhi. E se era stato tutto un sogno? Facendosi coraggio alz un braccio, socchiuse le
palpebre, e... oh, s, eccoli l. Una mano grossa come la sua testa. Un braccio pi lungo del femore che
aveva prima della transizione. Un polso grosso come il suo polpaccio di prima.
Ce l'aveva fatta,
Prese il cellulare e invi un SMS a Qhuinn e Blay, che gli risposero all'istante. Erano
gasatissimi per lui; John fece un sorrisone compiaciuto... finch non sent lo stimolo ad andare in bagno
e lanci un'occhiata alla porta aperta. Oltre la soglia vide la doccia.
Oh, Dio. Si era davvero ammosciato l dentro, con Layla, la sera prima?
Gett il telefono sul piumone, anche se la suoneria non la finiva pi di segnalare messaggi in
arrivo. Massaggiandosi il petto stranamente ampio con la sua nuova manona degna di Shaquille O'-
Neal, si sentiva da cani. Avrebbe dovuto scusarsi con Layla, ma per che cosa? Per essere un imbranato
che aveva fatto cilecca? S, come no, moriva proprio dalla voglia di fare quella conversazione, specie
visto che lei di sicuro non era rimasta minimamente impressionata da lui e dalla sua prestazione.
Meglio lasciar perdere? Probabile. Layla era cos bella, cos sexy e perfetta sotto ogni punto di
vista che non si sarebbe mai sognata di sentirsi responsabile dell'accaduto. Mettere per iscritto quello
che le avrebbe detto a voce, se avesse potuto parlare, sarebbe servito solo a fargli venire un aneurisma
per l'imbarazzo.
Malgrado ci, si sentiva ancora da cani.
La sveglia suon; che strano allungare quel braccio da uomo per metterla a tacere. Alzarsi in
piedi fu ancora pi strano. La sua prospettiva era completamente cambiata, adesso tutto sembrava pi
piccolo: mobili, porte, stanza, persino il soffitto era pi basso.
Ma quant'era grosso?
Azzard qualche passo; gli sembrava di essere uno di quegli acrobati da circo che camminano
sui trampoli: in equilibrio precario, impacciato, sempre sul punto di cadere. Gi... un circense reduce da
un ictus, perch muscoli e ossa non obbedivano ai comandi inviati dal suo cervello. Incapace di stare
diritto, per arrivare in bagno dovette aggrapparsi a tutto quello che gli capitava a tiro: tende, intelaiature
delle finestre, un cassettone, lo stipite della porta.
Gli torn in mente quando aveva attraversato il torrente durante le sue passeggiate in compagnia
di Zsadist. Gli oggetti che usava come stampelle, adesso, erano come le rocce su cui saltava per evitare
di cadere nell'acqua turbinosa, piccoli aiuti di grande importanza.
In bagno era buio pesto, le tapparelle erano ancora abbassate per proteggerlo dalla luce del
giorno e, dopo che Layla se n'era andata, lui aveva spento tutte le luci. Con una mano sull'interruttore,
fece un bel respiro prima di accendere i faretti incassati nel soffitto.
Batt convulsamente le palpebre; gli occhi erano ipersensibili e la vista molto pi acuta di
prima. Un attimo dopo mise a fuoco la sua immagine riflessa nello specchio, come Un'apparizione
emersa da quel bagliore accecante, come il fantasma di se stesso. Era...
Non voleva saperlo. Non ancora.
Spense le luci e apr i rubinetti della doccia. In attesa che l'acqua si scaldasse, si appoggi
contro il marmo gelido stringendosi le braccia intorno al corpo. Sentiva l'assurdo bisogno di essere
abbracciato. Meno male che era da solo, sperava che il cambiamento lo avrebbe reso pi forte, invece a
quanto pareva era tutto il contrario.
Ripens a quando aveva ucciso quei tesser. Subito dopo averli pugnalati, aveva avvertito con
estrema chiarezza chi era e quant'era forte. Poi per era svanito tutto, al punto che adesso dubitava di
aver mai provato quella sensazione.
Spalanc la porta della doccia ed entr,
Cristo, ahia. Il getto d'acqua lo invest come una pioggia di aghi che gli penetravano nella pelle.
Quando tent di insaponarsi il braccio, quel sapone francese che Fritz comprava sempre pizzicava
come acido da batteria. Dovette imporsi di lavarsi la faccia e, per quanto fosse fantastico avere la barba
per la prima volta in vita sua, l'idea di avvicinare un rasoio al muso lo faceva rabbrividire. Come
passarsi una grattugia sulle guance.
Si stava sciacquando il pi delicatamente possibile, quando arriv ai genitali. Soprappensiero,
fece quello che aveva sempre fatto, una passata veloce ai testicoli e poi gi...
Questa volta, per, l'effetto fu diverso. Gli venne duro. Il Suo... uccello divent duro.
Dio, gli faceva strano usare quella parola, ma... be', quell'affare adesso era decisamente un
uccello, una cosa che gli uomini avevano, e usavano...
L'erezione si blocc. H pene smise di gonfiarsi e di allungarsi. Anche la smania lancinante al
basso ventre spar.
John si sciacqu via il sapone, deciso a non aprire il vaso di Pandora del suo rapporto col sesso.
Aveva gi abbastanza problemi cos: il suo corpo era un'auto radiocomandata con l'antenna rotta, in
classe tutti lo avrebbero guardato con tanto d'occhi e in pi gli venne in mente che Wrath era stato
sicuramente informato della pistola con cui si era fatto beccare gi in centro. Dopo averlo riportato a
casa in qualche modo, Blay e Qhuinn dovevano aver spiegato al re cos'era successo. Conoscendolo,
Blay di sicuro aveva cercato di prendere le sue difese confessando che la nove millimetri era sua. Gi, e
se lo avevano espulso dal corso? Nessuno aveva il permesso di andare in giro armato. Nessuno, senza
eccezioni.
Usc dalla doccia. Strofinarsi con l'asciugamano era escluso. Malgrado il freddo cane, si lasci
asciugare all'aria mentre si lavava i denti e si tagliava le unghie. Al buio ci vedeva benissimo, quindi
trovare quello che gli serviva nei cassetti non era un problema. Lo era, invece, evitare di guardarsi allo
specchio, quindi torn in camera da letto.
Apr l'armadio e tir fuori un sacchetto di Abercrombie & Fitch. Fritz si era presentato alla sua
porta con quello, qualche settimana prima, e dopo aver dato un'occhiata al suo contenuto, John si era
detto che il maggiordomo doveva essere ammattito. Dentro c'erano un paio di jeans "effetto usato"
nuovi di zecca, una felpa grande come un sacco a pelo, una T-shirt taglia XXXL e un paio di Nike Air
Shox numero 48 in una bella scatola nuova.
Adesso si scopriva che, come al solito, Fritz aveva ragione. Gli andava tutto a pennello. Persino
le scarpe grandi come barche.
John si guard i piedi; cavolo, quelle Nike dovevano avere in dotazione ancora e giubbotto di
salvataggio, tanto erano enormi.
Usc dalla stanza camminando in modo strano, tutto storto e con le braccia penzoloni.
Giunto in cima allo scalone, alz gli occhi al soffitto e alle sue raffigurazioni di valorosi
guerrieri.
In cuor suo sperava di essere come loro, ma proprio non vedeva come il suo sogno potesse
realizzarsi.
Phury si svegli e vide la femmina dei suoi sogni. O forse stava ancora sognando?
Ciao, disse Bella.
Lui si schiar la gola, ma quando parl aveva la voce chioccia. Sei proprio tu?.
S, fece lei prendendogli la mano e sedendosi sul bordo del letto. Sono qui. Come ti senti?
Accidenti, l'aveva fatta preoccupare, e non andava bene per il piccolo!
Con le poche energie rimastegli si diede una bella ripulita al cervello, una rapida passata di
straccio che spazz via i postumi delle canne che si era fatto, oltre al torpore dovuto alle ferite e al
sonno.
Sto bene, disse, stropicciandosi l'occhio buono. Pessima idea. Nel pugno stringeva ancora il
ritratto di Bella, tutto spiegazzato come se lo avesse abbracciato nel sonno. Spinse il foglio sotto le
coperte prima che lei potesse chiedergli cosa fosse. Non dovresti stare a letto?
Posso alzarmi un pochino ogni giorno.
Comunque dovresti...
Quando potrai toglierti le bende?
Ehm, anche adesso, credo.
Vuoi che ti aiuti?
No. L'ultima cosa di cui avevano bisogno era scoprire insieme che era diventato cieco. Ma
grazie lo stesso.
Posso portarti qualcosa da mangiare?
La sua gentilezza faceva pi male di una randellata alle costole. Grazie, ma tra un po' chiamo
Fritz. Tu dovresti tornare a sdraiarti in camera tua.
Mi avanzano ancora quarantaquattro minuti, fece Bella controllando l'orologio.
Quarantatre.
Phury si spinse un po' pi su, puntellandosi sulle braccia, e si sistem le lenzuola per coprirsi il
pi possibile il petto. Come stai?
Bene. Un po' spaventata, ma nel complesso bene.
La porta si spalanc senza preavviso ed entr Zsadist, che punt gli occhi su Bella come se
sperasse di leggerle in faccia i parametri vitali.
Sapevo di trovarti qui, disse, chinandosi a baciarla sulla bocca e poi ai due lati del collo,
sopra le vene.
Phury distolse lo sguardo durante quello scambio di tenerezze... e si accorse che la sua mano si
era infilata automaticamente sotto le coperte per stringere il disegno. Si impose di lasciarlo andare.
Z appariva molto pi rilassato. Allora, come stai, fratello?
Bene. Ma se uno dei due gli faceva un'altra volta la stessa domanda gli sarebbe scoppiata la
testa, come nel film Scanners di David Cronenberg.
Abbastanza bene da uscire, stanotte.
Il suo gemello si accigli. Hai avuto il via libera dalla dottoressa di V?
Dipende solo da me e da nessun altro.
Wrath potrebbe pensarla diversamente.
Bene, ma se non  d'accordo dovr incatenarmi al letto per tenermi qui. Phury si diede una
calmata; non voleva spazientirsi in presenza di Bella. Fai lezione tu nella prima met della serata?
S, pensavo di continuare il discorso sulle armi da fuoco, rispose Z, facendo scorrere la mano
sulla lunga chioma color mogano di Bella, accarezzando capelli e schiena insieme. Lo faceva senza
neanche accorgersene e lei accoglieva quel gesto con la stessa amorosa noncuranza.
Phury aveva un peso sul cuore, tanto che a un certo punto dovette aprire la bocca per respirare.
Sentite, ragazzi, ci vediamo di sotto al Primo Pasto, okay? Adesso vorrei fare una doccia, togliermi le
bende e vestirmi.
Bella si alz e Z le fece scivolare un braccio intono alla vita stringendola a s.
Dio, loro erano una famiglia, giusto? Loro due e il piccolo nel grembo di Bella. E nel giro di un
anno o poco pi, alla Vergine Scriba piacendo, sarebbero stati ancora cos, con il loro figlioletto in
braccio, maschio o femmina che fosse; dopo qualche anno il bambino sarebbe stato al loro fianco e poi
si sarebbe sposato, e un'altra generazione avrebbe portato avanti la razza; loro erano una famiglia, non
una fantasia illusoria.
Per spingerli a uscire pi in fretta, Phury cambi posizione, come se fosse in procinto di alzarsi.
Ci vediamo gi in sala da pranzo, disse Z, facendo scivolare la mano sul basso ventre della
sua Shellan. Bella adesso se ne torna a letto, vero, nallal
Lei controll l'orologio. Ancora ventidue minuti. Sar meglio far scendere l'acqua del bagno.
Si scambiarono altri saluti, ma Phury non vi prest molta attenzione; non vedeva l'ora di restare
da solo. Quando la porta finalmente si chiuse, afferr il bastone, scese dal letto e and dritto allo
specchio sopra il com. Con delicatezza stacc il cerotto, poi sollev gli strati di garza. Sotto, le ciglia
erano cos aggrovigliate e impastate che dovette andare in bagno, aprire il rubinetto e sciacquarsi la
faccia parecchie volte prima di riuscire a schiudere le palpebre.
Apr l'occhio.
Ci vedeva benissimo.
La sua totale mancanza di sollievo nello scoprire che non aveva perso la vista era inquietante.
Avrebbe dovuto importargli eccome. Sia del suo corpo che di se stesso. Invece niente.
Turbato, si fece la doccia e la barba, poi si agganci la protesi e si mise in tenuta da
combattimento. Stava per uscire con tutto l'armamentario di foderi e fondine per pugnali e pistole,
quando di colpo si ferm accanto al letto. Il ritratto di Bella era ancora tra le coperte; il bianco del
foglio tutto accartocciato spiccava tra le pieghe di raso azzurro delle lenzuola.
Rivide la mano del suo gemello sui capelli di Bella. Poi sul suo basso ventre.
Prese il disegno e lo lisci sul comodino. Lo guard un'ultima volta prima di stracciarlo, mise i
pezzettini in un posacenere e accese un fiammifero col pollice. Poi avvicin la fiamma guizzante al
mucchietto di carta.
Quando non rimase altro che cenere, prese e usc dalla stanza.
Era giunto il momento di voltare pagina, e lui sapeva come fare.
Capitolo 27
V era al settimo cielo. Completo, appagato. Un cubo di Rubik risolto. Stringeva tra le braccia la
sua femmina, inebriato dal suo odore. Era notte, ma gli sembrava di essere in pieno sole.
Poi sent lo sparo.
Stava sognando. Era addormentato e stava sognando.
L'orrore dell'incubo si dispieg come sempre, eppure era tremendo come la prima volta che lo
aveva sognato: il sangue sulla sua camicia, il dolore lancinante al petto, la caduta a terra fino a
ritrovarsi in ginocchio, la fine della sua vita...
balz su dal letto, urlando.
Jane si lanci verso di lui per calmarlo proprio mentre la porta si spalancava e Butch irrompeva
nella stanza con la pistola in pugno. Le voci di entrambi si mescolarono, una macedonia di parole
concitate.
Ma che cazzo...!
Stai bene?
lott con le lenzuola strappandosele via per controllare il petto. La pelle era illesa, ma vi pass
comunque la mano sopra. Ges Cristo...
Hai avuto un flashback di quando ti hanno sparato? chiese Jane, cercando di farlo stendere di
nuovo tra le sue braccia.
S, cazzo...
Butch abbass la pistola e si tir su i boxer. Ci hai fatto prendere un colpo, a me e a Marissa.
Vuoi un goccio di Goose per calmarti? S.
Jane? Prendi qualcosa?
Lei stava per scuotere la testa quando V la anticip. Cioccolata calda, per lei una bella tazza di
cioccolata calda. Ho chiesto a Fritz di comprare l'occorrente. E in cucina.
Quando Butch usc, V si stropicci la faccia. Scusami tanto.
Dio, non devi scusarti, fece Jane passandogli la mano su e gi sul petto. Stai bene?
Lui annu. Poi, innamorato perso, la baci e disse, Sono contento che sei qui.
Anch'io. Lo abbracci e lo tenne stretto, come un oggetto prezioso.
Rimasero in silenzio finch, qualche minuto , dopo, Butch torn con un bicchiere in una mano e
una tazza nell'altra. Voglio una lauta mancia. Mi sono ustionato il mignolo sui fornelli.
Vuoi che gli dia un'occhiata? fece Jane infilandosi le lenzuola sotto le ascelle e prendendo la
cioccolata.
Credo che sopravviver, ma grazie comunque, dottoressa Jane. Butch allung la vodka a V.
E tu cosa mi dici, grand'uomo? Sei a posto, adesso?
Proprio per niente. Non dopo quell'incubo. Non con Jane in procinto di andarsene. S.
Butch scosse la testa. Non le sai dire, le bugie.
Vai a farti fottere, fece V, ma non c'era traccia di animosit nelle sue parole. E nessuna
convinzione quando aggiunse, Sto alla grande.
Lo sbirro and alla porta. Oh, a proposito di duri, credo che Phury sia sceso per il Primo Pasto
pronto per uscire a combattere, stanotte. Z  passato una mezz'oretta fa, prima di andare in classe, per
ringraziarti, dottoressa Jane, per tutto quello che hai fatto. La faccia di Phury  a posto e il suo occhio
funziona bene.
Jane soffi sulla tazza. Sarei pi tranquilla se si facesse vedere da un optometrista, per
sicurezza.
Z ha detto che ha insistito per convincerlo, ma lui non gli ha dato retta. Anche Wrath ci ha
provato.
Sono contento che il nostro amico se la sia cavata senza conseguenze, fece V. E diceva sul
serio. H guaio era che l'unica scusa per trattenere Jane era appena sfumata.
S, anch'io. Adesso vi lascio da soli. A dopo.
La porta si chiuse; V rimase ad ascoltare Jane che soffiava sulla cioccolata bollente.
Ti porto a casa stanotte stessa, disse.
Lei smise di soffiare. Ci fu una lunga pausa, poi Jane bevve una lunga sorsata, sospirando. S.
E ora di tornare.
V si scol met della vodka nel bicchiere. Prima, per, mi piacerebbe portarti in un posto.
Dove?
Lui non sapeva bene come dirle cosa voleva che accadesse prima di lasciarla andare. Temeva
che scappasse e voleva evitarlo a qualunque costo, specie pensando a tutti gli anni che aveva davanti e
a tutto il sesso privo di sincerit e di passione che gli sarebbe toccato fare.
Fin la sua Goose. Una specie di rifugio segreto.
Jane beveva, accigliata. E cos vuoi proprio lasciarmi andare, eh?
Lui guard il suo profilo, rimpiangendo di non averla incontrata in circostanze diverse. Ma
come sarebbe mai potuto accadere?
S, disse piano. Proprio cos.
Fermo davanti al suo armadietto, tre ore dopo, John sperava tanto che Qhuinn chiudesse quella
stramaledetta boccaccia. Anche se nello spogliatoio c'era un gran baccano - sportelli di metallo che
sbattevano, ragazzi che si cambiavano rumorosamente sbatacchiando i vestiti di qua e di l e mollando
le scarpe per terra - gli sembrava che il suo amico avesse un megafono incorporato.
Sei spaventosamente grosso, J.M. Sul serio. Tipo... megasuperenorme.
Quella parola non esiste. John ficc lo zaino nell'armadietto, come al solito, poi d'un tratto si
rese conto di una cosa: nessuno dei vestiti che stava stropicciando gli sarebbe pi andato bene.
Col cavolo. Diglielo anche tu, Blay.
Blay annu infilandosi il ji. Gi, metti su qualche altro chilo e in pratica sarai, tipo, come un
fratello.
Supermegagigantesco.
Neanche questa parola esiste, scemo.
Okay, allora diciamo grosso, ma proprio, proprio, proprio tanto grosso. Cos va bene?
John scroll la testa, pos i libri per terra e and a buttare nel bidone pi vicino i vestiti che non
gli andavano pi. Tornando indietro squadr bene i suoi due amici e si accorse che li sovrastava
entrambi di dieci centimetri buoni. Cavolo, era alto come Z.
Lanci un'occhiata a Lash, in fondo al corridoio. Eh gi, era pi alto anche di Lash.
Quasi avvertendo su di s lo sguardo di John, il bastardo, che si stava levando la maglietta, si
volt. Subito flett deliberatamente le spalle, e sotto la pelle i muscoli si gonfiarono. Sull'addome aveva
un tatuaggio che due giorni prima non c'era, una parola nell'Antico Idioma che John non riconobbe.
John, vieni qui fuori un secondo.
Sullo spogliatoio scese il silenzio e John si guard intorno, frenetico. Zsadist era fermo sulla
soglia, serissimo.
Merda, mormor Qhuinn.
John mise via lo zaino, chiuse l'armadietto e si infil la maglietta nei calzoni. Raggiunse il
fratello pi in fretta che pot, girando intorno ai compagni che facevano finta di niente.
Z gli tenne aperta la porta mentre usciva in corridoio. Dopo averla chiusa, disse, Stanotte tu e
io ci vediamo prima dell'alba, come al solito. Salteremo solo la passeggiata. Raggiungimi in sala pesi.
Dobbiamo parlare.
Merda era proprio la parola giusta, pens John. Poi a gesti chiese, Solita ora?
Alle quattro. Quanto all'addestramento di stasera, in palestra puoi restare seduto, ma partecipa
all'esercitazione di tiro. Intesi?
John annu, poi, quando Z si volt per andarsene, lo trattenne per un braccio.  per ieri notte?
S.
Il fratello si allontan, aprendo con una spinta la porta della palestra. I due battenti si richiusero
con un rumore metallico.
Blaylock e Qhuinn raggiunsero l'amico.
Che succede? chiese Blay.
Mi faranno il culo per aver impallinato quei Lesser, rispose John a gesti.
Blay si pass una mano tra i capelli rossi. Avrei dovuto coprirti meglio.
Qhuinn scosse la testa. John, ci prendiamo noi la colpa. S, insomma,  stata mia l'idea di
andare al club.
E la pistola era mia.
John incroci le braccia sul petto. Si sistemer tutto.
O almeno lo sperava. Per come stavano le cose, era a un pelo dall'espulsione.
A proposito... disse Qhuinn, posandogli una mano sulla spalla. Non ho ancora avuto modo
di ringraziarti.
Blay annu. Neanch'io. Sei stato grande, ieri notte. Proprio grande. Ci hai salvato, cazzo.
Cavolo, non hai sbagliato una mossa, eri di una lucidit spaventosa.
John si accorse che stava arrossendo.
Ma che bel quadretto, li schern Lash. Ditemi una cosa, voi tre tirate a sorte per decidere chi
sta sotto oppure tocca sempre a John?
Qhuinn sorrise, scoprendo le zanne. Ti hanno mai spiegato la differenza tra mano leggera e
mano pesante? Perch mi piacerebbe un casino dartene una dimostrazione. Possiamo cominciare anche
subito.
John si piazz davanti all'amico, faccia a faccia con Lash. Senza dire nulla, si limit a
squadrarlo dall'alto in basso.
Lash sorrise. Devi dirmi qualcosa? No? Aspetta, sei sempre senza voce? Dio... che rottura di
palle.
John sentiva che Qhuinn fremeva per scattare in avanti, non stava pi nella pelle. Onde evitare
lo scontro, senza voltarsi, mise una mano sugli addominali dell'amico per tenerlo fermo.
Se qualcuno doveva dare una lezione a Lash, voleva essere lui.
Ridendo, Lash si annod la cintura del ji. Non far finta di avere le palle, caro il mio John, tanto
non m'incanti. La transizione non ti cambia dentro e non corregge i difetti fisici. Giusto, Qhuinn? Poi,
voltandosi, disse sottovoce, Coglione con gli occhi spaiati.
Prima che Qhuinn gli saltasse addosso, John si volt di scatto e lo afferr per la vita, proprio
mentre Blay lo tirava per un braccio. Ma, anche unendo le loro forze, era come trattenere un toro
infuriato.
Buono, grugn Blay. Rilassati.
Uno di questi giorni lo uccido, sibil Qhuinn. Giuro su Dio.
John lanci un'occhiata a Lash, che stava entrando in palestra con tutta calma. In quel momento
si ripromise di fargliela pagare, anche a costo di farsi espellere per sempre dal programma.
Se rompi le scatole ai miei amici avrai quello che ti meriti, punto e basta, quella era sempre
stata la sua idea.
E adesso era attrezzato per metterla in pratica.
Capitolo 28
Intorno a mezzanotte, Jane si ritrov sul sedile posteriore di una Mercedes nera, di ritorno a
casa. Sul sedile davanti, dall'altra parte del divisorio, l'autista in uniforme era quel maggiordomo
vecchio come Matusalemme e allegro come un mastino. Accanto a lei, V, tutto vestito di pelle nera, era
tetro e muto come una tomba.
Non aveva detto granch, ma la teneva per mano e non si decideva a mollarla.
Con i finestrini oscurati, sembrava di stare dentro una galleria; in cerca di un po' di luce, Jane
premette un pulsante sulla portiera accanto a lei. Appena il vetro si abbass, una ventata gelida
s'insinu all'interno dissipando tutto il calore, come un bullo che al parco giochi fa scappare i bravi
bambini.
Jane sporse la testa fuori, nella brezza, guardando i fasci di luce dei fari anteriori. H paesaggio
era indistinto, come una fotografia sfocata, ma dalla pendenza della strada intu che stavano scendendo
da una montagna. Solo non riusciva a capire dove fossero diretti n da dove arrivavano.
Per certi versi quel disorientamento era appropriato: quello era un interludio tra il mondo in cui
era entrata e quello a cui stava tornando, un "n qui n l" giustamente caliginoso.
Non riesco a vedere dove siamo, mormor rialzando il finestrino.
Si chiama Mhis, disse V. E una specie di illusione protettiva.
Uno dei vostri trucchi?
Gi. Ti spiace se fumo? Apro un filo, cos entra un po' d'aria.
Va bene. Tanto non sarebbero stati insieme ancora per molto.
Accidenti.
V le strinse forte la mano, poi abbass il finestrino di mezzo centimetro e subito il monotono
fischio del vento sovrast il sommesso ronzio del motore. V tir fuori una delle sue sigarette rollate a
mano e un accendino d'oro. La pietrina produsse un debole raschio, poi il lieve aroma di tabacco turco
le fece pizzicare il naso.
Questo odore mi far... Jane s'interruppe di colpo.
Cosa?
Stavo per dire, "tornare in mente te". Ma invece no, giusto?
Forse in sogno.
Lei pos la punta delle dita sul finestrino. Il vetro era freddo. Proprio come il centro del suo
petto.
Non sopportando il silenzio, disse, Questi vostri nemici, che cosa sono esattamente?
All'inizio sono umani. Poi si trasformano in qualcos'altro.
Aspir una boccata di fumo e Jane vide il suo volto rischiarato da una debole luce arancione.
Prima di uscire si era fatto la barba col rasoio che all'inizio voleva usare contro di lui. Il suo viso era
incredibilmente bello: arrogante, virile, forte come la sua volont. I tatuaggi alla tempia erano sempre
belli, ma adesso lei li odiava, sapendo com'erano stati fatti.
Si schiar la gola. Non mi racconti nient'altro?
La Lessening Society, il nostro nemico, seleziona i suoi membri con estrema cura cercando
sociopatici, assassini, tipi amorali alla Jeffrey Dahmer. Poi entra in gioco l'Omega...
L'Omega?
abbass gli occhi sulla punta della sigaretta. Credo che l'equivalente cristiano sia il diavolo; ad
ogni modo, l'Omega mette le grinfie, e non solo quelle, su quei tizi... e come per magia quelli si
trasformano in morti ambulanti. Sono fortissimi, praticamente indistruttibili, e muoiono solo se li
pugnali al petto con qualcosa di acciaio.
Perch sono i vostri nemici?
diede un altro tiro alla sigaretta, accigliandosi di nuovo. Ho il sospetto che c'entri mia madre.
Tua madre?
Il sorriso forzato che gli tir le labbra era pi che altro una linea curva. Sono figlio di quella
che molto probabilmente tu considereresti una divinit. Alz la mano guantata. Questa  un suo
regalino. Personalmente avrei preferito uno di quei sonaglini d'argento o anche un semplice
omogeneizzato, ma non si pu scegliere cosa ricevere dai propri genitori.
Jane guard il guanto nero che gli copriva la mano. Ges...
Non secondo il nostro vocabolario o la mia natura. Non sono il tipo del salvatore. Si infil la
sigaretta tra le labbra e si tolse il guanto. Nella penombra dell'auto la mano ardeva senza fiamma con la
dolce bellezza della luna che si riflette sulla neve fresca.
Dopo un ultimo tiro, V premette la punta incandescente della sigaretta al centro del palmo.
No, esclam Jane. Aspetta...
Il mozzicone si incener in un lampo luminoso e V soffi via ci che ne restava, un sottile
pulviscolo che si disperse nell'aria. Darei qualunque cosa per sbarazzarmi di questo schifo. Anche se
devo ammettere che  comodissima quando non ho un portacenere sottomano.
Jane si sentiva confusa per tutta una serie di ragioni, specie se pensava al futuro che lo
attendeva. Tua madre ti sta costringendo a sposarti?
Gi. Di sicuro non mi sognerei mai di farlo di mia iniziativa. V si volt a guardarla e per una
frazione di secondo Jane avrebbe giurato che stesse per dire che per lei avrebbe fatto un'eccezione. Ma
poi lui distolse lo sguardo.
Dio, il pensiero di V insieme a un'altra, anche se non avrebbe conservato alcun ricordo del loro
incontro, era come un calcio in pieno stomaco.
Quante? chiese con voce roca.
E meglio se non lo sai.
Dimmelo.
Non pensarci. Almeno  quello che cerco di fare io. La guard. Non significheranno niente
per me. Voglio che tu lo sappia. Anche se tu e io non possiamo... S, be', comunque, non
significheranno un accidente di niente.
Era orribile da parte sua, pens Jane, ma era lieta di sentirglielo dire.
si infil di nuovo il guanto e tutti e due rimasero in silenzio mentre la berlina procedeva
invisibile nella notte. Alla fine si fermarono. Ripartirono. Si fermarono. Ripartirono di nuovo.
Siamo arrivati in centro, eh? disse lei. Questa ha tutta l'aria di essere una fila di semafori.
Gi. V si sporse in avanti, premette un bottone e il divisorio si abbass, permettendole di
guardare fuori dal parabrezza.
Gi, il centro di Caldie. Era tornata.
Aveva le lacrime agli occhi; batt le palpebre per trattenerle, fissando le proprie mani.
Poco dopo, l'autista ferm la Mercedes davanti a quello che sembrava l'ingresso di servizio di
un edificio in mattoni. C'era una solida porta di metallo con sopra scritto PRIVATO in vernice bianca e
una rampa di cemento che saliva verso un'area di carico. Il posto era pulito come possono esserlo i
luoghi urbani ben tenuti. In altri termini era sporco, ma senza immondizia in vista.
apr la portiera. Aspetta a scendere.
Jane pos la mano sulla borsa da viaggio con dentro i suoi vestiti. Forse aveva deciso di
riportarla direttamente in ospedale? Ma non le risultava che al St. Francis ci fosse un ingresso come
quello.
Qualche attimo dopo, V le apr la portiera porgendole la mano senza guanto. Lascia qui le tue
cose. Fritz, noi torniamo tra un po'.
Aspetter con piacere, disse il vecchietto con un sorriso.
Jane scese dalla macchina e segu V fino a una scala di cemento vicino alla rampa. Per tutto il
tempo lui le rimase incollato come un francobollo, attaccato alla schiena per proteggerla. Chiss come,
apr la porta di metallo senza chiavi: pos semplicemente la mano sul maniglione antipanico e la
guard.
Stranamente, non si rilass neanche una volta dentro. In fretta la guid lungo un corridoio, fino
a un montacarichi, guardando in continuazione a destra e a sinistra. Solo quando sul muro di cemento
lesse un avviso dell'amministratore, Jane si rese conto che erano nel lussuoso Commodore Building.
Hai un appartamento qui? chiese, anche se ormai era evidente.
L'ultimo piano  mio. Be', met. Entrarono in un ascensore di servizio e rimasero fermi sul
linoleum consunto sotto i faretti incassati. Avrei preferito farti entrare dall'ingresso principale, ma 
troppo in vista.
L'ascensore part con un sobbalzo e Jane allung una mano verso la parete, ma V la precedette
afferrandola per un braccio, e non la lasci pi andare. Lei non voleva che lo facesse.
non si rilass neanche quando si fermarono con uno scossone e l'ascensore, si apr. E
pianerottolo spoglio non era niente di speciale: due sole porte, e una terza che dava sulle scale, ne
giustificavano l'esistenza. Il soffitto era alto, ma privo di decorazioni e per terra c'era la stessa moquette
multicolore a pelo raso che, Jane la riconobbe, si vedeva nelle sale d'aspetto dell'ospedale.
Io abito da questa parte.
Jane lo segu fino alla fine del corridoio e fu sorpresa nel vederlo tirare fuori una chiave d'oro
per aprire la porta.
Qualunque cosa ci fosse dall'altra parte era immersa nel buio pi fitto, ma Jane entr senza
timore. Che diamine, con lui al suo fianco sentiva di poter affrontare un plotone d'esecuzione e uscirne
illesa. In pi, quel posto aveva un buon odore, di limone, forse, come se fosse stato pulito di recente.
non accese nessuna luce. La prese per mano e la incoraggi ad avanzare, tirandola leggermente
per il braccio.
Non vedo niente.
Non preoccuparti. Non ci sono pericoli, e io conosco la strada.
Aggrappata al suo palmo e al suo polso, lei lo segu strascicando i piedi, finch V non si ferm.
Da come riecheggiavano i loro passi, Jane ebbe l'impressione di trovarsi in un spazio molto ampio, ma
non aveva idea di come fosse l'attico, in concreto.
la fece voltare verso destra, poi si stacc da lei.
Dove stai andando? chiese Jane, deglutendo a fatica.
Una candela si accese nell'angolo pi lontano, a una dozzina di metri di distanza. Non faceva
molta luce, per. Le pareti.... le pareti e il soffitto e... il pavimento... erano neri. Tutto nero. Come la
candela.
entr nella pozza di luce, nient'altro che un'ombra enorme, minacciosa.
Il cuore di Jane batteva all'impazzata.
Mi avevi chiesto delle cicatrici che ho tra le gambe, disse lui. Volevi sapere come me le
sono fatte.
S... sussurr lei. Ecco perch tutto quel buio, allora. Non voleva farsi vedere in faccia.
Si accese un'altra candela, questa volta all'altro capo di quello che, si rese conto Jane, era uno
stanzone enorme.
E stato mio padre a ordinare di farmele. Dopo che l'avevo quasi ammazzato.
Jane trattenne il respiro. Oh... Dio.
Vishous aveva gli occhi fissi su Jane, ma vedeva solo il passato e quanto era accaduto dopo che
aveva gettato a terra suo padre,
Portatemi il mio pugnale, ordin il Carnefice.
lott contro il soldato che lo tratteneva per le braccia, ma senza successo. Mentre ancora si
divincolava, sopraggiunsero altri due soldati. Poi altri due. E infine altri tre.
il Carnefice sput per terra mentre qualcuno gli metteva in mano un pugnale nero; V si
prepar a ricevere la pugnalata... ma il Carnefice si limit a incidere il proprio palmo con la lama, poi
si infil il pugnale nella cintola. Un le mani, le sfreg una contro l'altra e poi con la destra colp
Vishous in mezzo al petto.
abbass gli occhi sul segno rimasto sulla pelle. Espulsione. Non morte. Ma perch?
La voce del Carnefice era dura. Verrai messo al bando da questo campo, e chiunque ti aiuti
verr punito con la morte.
soldati fecero per lasciarlo andare.
Non ancora. Portatelo dentro. Il Carnefice si volt. E chiamate il fabbro ferraio. Abbiamo
il dovere di mettere in guardia tutti sulla natura malefica di questo individuo.
sgropp selvaggiamente mentre un altro soldato lo sollevava per le gambe trasportandolo
come una carcassa all'interno della grotta.
Dietro il paravento, ordin il Carnefice al fabbro. Davanti alla parete dipinta.
fabbro sbianc, ma port subito dietro al divisorio la sua rudimentale cassetta di legno con gli
attrezzi. Nel frattempo, V venne steso sulla schiena; quattro soldati lo tenevano per le gambe e per le
braccia e un altro lo teneva gi per i fianchi
Il Carnefice torreggiava sopra di lui, le mani gocciolavano sangue di un rosso vivo.
Marchialo.
Il fabbro lo guard. In che modo, capo?
Il Carnefice elenc i moniti nell'Antico Idioma e i soldati tennero fermo V mentre il fabbro
glieli tatuava sulla tempia, sull'inguine e sulle cosce. Per quanto V continuasse a lottare, l'inchiostro
gli penetr nella pelle marchiandolo con caratteri indelebili. Alla fine era allo stremo delle forze,
ancora pi debole di quando era uscito dalla transizione.
La mano. Marchialo anche sulla mano. Il fabbro scosse la testa. Fallo, altrimenti far
venire un altro fabbro qui al campo, perch tu sarai morto.
Il fabbro tremava tutto, ma fece attenzione a non toccare la pelle di Vishous e complet il
tatuaggio senza incidenti.
Alla fine il Carnefice guard fisso V C' un'altra operazione che si rende necessaria, ritengo.
Spalancategli le gambe. Render un favore alla razza assicurandomi che non possa mai procreare.
A occhi sbarrati, Vishous vide i soldati che gli divaricavano a forza caviglie e cosce. Suo padre
sfoder di nuovo il pugnale nero dalla cintola, ma all'ultimo momento si ferm. No, qui serve un'altra
cosa.
Ordin al fabbro di procedere con le tenaglie.
Vishous lanci un urlo quando la morsa di metallo si chiuse su quella carne tanto delicata.
Sent un dolore atroce, uno strattone e poi...
Oh, Signore, esclam Jane.
si riscosse, tornando al presente. Si chiese fino a che punto si fosse spinto col racconto; a
giudicare dall'espressione inorridita di Jane, doveva aver detto pi o meno tutto.
Guard la luce delle candele guizzare nei suoi occhi verde scuro. Non riuscirono a finire.
Non certo per piet, mormor Jane.
scosse la testa e alz la mano guantata. Anche se stavo per svenire, tutto il mio corpo divenne
incandescente. I soldati che mi tenevano fermo morirono sul colpo. E cos pure il fabbro - stava usando
un attrezzo di metallo, che funse da conduttore dell'energia.
Jane chiuse brevemente gli occhi. Poi cosa accadde?
Rotolai su un fianco, vomitai un'altra volta e mi trascinai fino all'uscita. L'intero campo mi
guard andare via in silenzio. Neanche mio padre si azzard a sbarrarmi la strada o a dire qualcosa.
Vishous si port le mani all'inguine al ricordo di quel dolore straziante. Il, ehm... il fondo della grotta
era coperto di un terriccio polveroso che conteneva svariati minerali... tra i quali doveva esserci anche
del sale. La ferita si rimargin e io non morii dissanguato, ma le cicatrici sono rimaste.
Mi... dispiace tantissimo, disse Jane; alz una mano quasi volesse toccarlo, ma poi lasci
ricadere il braccio. E un miracolo che tu sia ancora vivo.
Ce l'ho fatta per un pelo a superare quella prima notte. Faceva cos freddo. Alla fine, per
riuscire a camminare, mi aiutai con un ramo e andai avanti finch mi ressero le forze, senza una meta,
senza sapere dove stavo andando. A un certo punto stramazzai al suolo. La voglia di proseguire c'era,
ma il fisico non ce la faceva pi. Avevo perso molto sangue e il dolore era insopportabile.
Alcuni civili della mia razza mi trovarono appena prima dell'alba. Mi diedero riparo, ma solo
per un giorno. I moniti... cos dicendo si batt sulla tempia. I moniti che avevo sulla faccia e sul
corpo raggiunsero lo scopo voluto da mio padre trasformandomi in un mostro da temere. Al calar della
notte mi rimisi in cammino. Vagai da solo per anni, mantenendomi nell'ombra, tenendomi alla larga da
tutti. Per qualche tempo mi nutrii di sangue umano, ma non bastava a sostenermi a lungo. Un secolo
dopo approdai in Italia e lavorai come sicario al soldo di un mercante che trafficava con gli umani. A
Venezia c'erano prostitute della mia razza che ti lasciavano bere il loro sangue, cos le usai anch'io.
Solo, mormor Jane portandosi una mano alla gola. Devi esserti sentito tanto solo.
Niente affatto. Non volevo stare con nessuno. Lavorai per quel mercante grosso modo per un
decennio, poi una notte, a Roma, incappai in un Lesser che stava per uccidere una vampira. Lo feci
fuori, ma non perch mi importasse particolarmente di quella femmina. Fu per.;. Vedi, fu per via di suo
figlio. Osservava la scena nascosto nell'ombra della strada buia, accovacciato vicino a un carro.
Sembrava... merda, era decisamente in fase di pretransizione, e molto giovane. Fu lui che vidi per
primo, in realt, prima ancora di notare l'aggressione dall'altra parte della strada. Pensai a mia madre, o
almeno all'immagine che mi ero fatta di lei, e mi dissi che... diamine, no, quel ragazzino non poteva
veder morire colei che lo aveva messo al mondo.
La madre si salv?
V fece una smorfia. Era gi morta quando riuscii a raggiungerla. Dissanguata per la ferita alla
gola. Ma ti garantisco che quel Lesser ha fatto una brutta fine. Dopo, non sapevo cosa fare del
ragazzino. Alla fine tornai dal mercante per cui avevo lavorato e lui mi mise in contatto con certa gente
che accett di ospitarlo. V proruppe in una risata secca. Venne fuori che sua madre era una Eletta
caduta in disgrazia, e quel ragazzino? Be', fin col diventare il padre di mio fratello Murhder. Il mondo
 piccolo, eh?
Cos si sparse la voce che avevo salvato un pretrans dal sangue guerriero, mio fratello Darius
riusc a rintracciarmi e mi present a Wrath. D... D e io eravamo legati da una certa cosa, a quel punto
lui era probabilmente l'unico in grado di conquistare la mia attenzione. Quando conobbi Wrath, non
gliene fregava niente di fare il re e non voleva legarsi a nessuno, proprio come me. Cos tra noi scatt
qualcosa, simpatizzammo subito. In seguito venni affiliato alla confraternita. E questa... s, insomma,
questa  la mia storia.
Nel silenzio che segu, V poteva facilmente immaginare cosa passava per la testa a Jane; al
pensiero che lei potesse compatirlo, gli venne voglia di fare qualcosa che dimostrasse la sua forza.
Tipo sollevare di peso un'automobile.
Ma invece di sdilinquirsi innervosendolo ancora di pi, Jane si limit a guardarsi intorno, anche
se non vedeva niente tranne le due candele accese. E questo posto... questo posto cosa significa per
te?
Niente. Non significa niente di pi di qualunque altro posto.
Allora perch siamo qui?
La frequenza cardiaca di V ebbe un'impennata improvvisa.
Cazzo... Fermo l con lei, adesso, dopo aver vuotato il sacco, non era pi sicuro di riuscire a
portare a termine il suo piano.
Capitolo 29
Jane aspettava che V parlasse; aveva voglia di abbracciarlo. Aveva voglia di travolgerlo con
una valanga di parole sincere, per quanto, alla fin fine, inutili. Voleva sapere se suo padre era morto e
come. Sperava che quella carogna avesse fatto una brutta fine, soffrendo come un cane.
Visto che il silenzio si protraeva, disse, Non so se questo possa esserti d'aiuto... probabilmente
no, ma sento il bisogno di dire una cosa. Non digerisco il porridge. Ancora oggi mi fa venire da
vomitare. Sperava tanto di non dire la cosa sbagliata. E normale che tu stia ancora facendo i conti
con tutto quello che hai dovuto subire. Chiunque si sentirebbe cos. Il che non significa che sei un
debole. Sei stato ferocemente menomato da qualcuno che avrebbe dovuto proteggerti e prendersi cura
di te. Il fatto stesso che tu sia ancora vivo  un miracolo. Io ti rispetto per questo.
Le guance di V si tinsero di rosa. Io, ehm... non la vedo proprio cos.
Okay. Io s, per. Per dargli un attimo di tregua, Jane si schiar la gola e disse. Allora, ti va
di dirmi perch siamo qui?
Lui si stropicci la faccia come se cercasse di snebbiarsi il cervello. Merda, ho voglia di stare
con te. Qui.
Jane sospir, sollevata e triste insieme. Anche lei voleva dirgli addio. Un addio molto intimo e
privato, fuori dalla camera da letto in cui erano rimasti chiusi insieme. Anch'io ho voglia di stare con
te.
Un'altra candela prese vita vicino a dei tendaggi. Poi una quarta sopra un mobile bar e una
quinta vicino a un grosso letto coperto da lenzuola di raso nero.
Jane sorrise... finch non si accese la sesta candela. C'era qualcosa appeso al muro... qualcosa
che assomigliava a delle... catene?
Altre candele si accesero. Maschere. Fruste. Verghe. Bavagli.
Un tavolo nero con delle cinghie che arrivavano a terra.
Jane si strinse le braccia intorno al corpo, raggelata. E cos  qui che lo fai. S.
Oh, Ges... Non voleva un addio cos. Sforzandosi di mantenere la calma, disse, Sai, visto
quello che ti hanno fatto,  pi che logico... che ti piacciano queste cose. Merda, proprio non ce la
faceva. E cos... sono uomini o donne? O, tipo, un misto?
Ud un fruscio e si volt verso di lui. Si stava levando il giaccone, poi un paio di pistole che
prima non aveva notato. Seguite da due pugnali neri. Cristo, era armato fino ai denti.
Jane si strinse ancora pi forte le braccia intorno al corpo. Aveva voglia di stare con lui, ma non
legata e mascherata mentre lui rifaceva 9 settimane e mezzo sbattendola senza piet. Senti, V, non
credo che...
Lui si tolse la camicia, i muscoli della schiena si fletterono lungo la spina dorsale, i pettorali si
gonfiarono, poi si rilassarono. Scalci via gli stivali.
Porco... diavolo, pens Jane, intuendo all'improvviso cos'aveva in mente.
Calzini e pantaloni di pelle fecero la stessa fine del resto; non portava biancheria intima, per cui
non c'erano boxer di cui sbarazzarsi. Nel silenzio pi totale, V cammin scalzo sul lucido pavimento di
marmo e con agilit salt sopra il tavolo. Mentre si sdraiava era magnifico, il fisico gonfio di muscoli,
le movenze eleganti e virili insieme. Trasse un profondo respiro e la gabbia toracica si alz e si
abbass.
Leggerissimi fremiti gli increspavano la pelle... o forse era la luce delle candele?
Deglut sonoramente.
No, era la paura a farlo tremare.
Scegli una maschera per me, disse a bassa voce.
V... no.
Una maschera e un bavaglio. Volt la testa verso di lei. Fallo. Poi ammanettami. Vedendo
che Jane non si muoveva, accenn con la testa agli oggetti appesi al muro. Per favore.
Perch? fece lei, notando che V cominciava a sudare.
Lui chiuse gli occhi e, muovendo appena le labbra, disse, Tu mi hai dato tantissimo... non solo
un fine settimana della tua vita. Ho provato a pensare a cosa potevo darti in cambio... una specie di
scambio alla pari, sai, come quando mi hai detto che avevi vomitato il porridge per saperne di pi sulle
mie cicatrici. L'unica cosa che ho sono io e questo... cos dicendo batt le nocche sul legno del tavolo.
Non potrei essere pi esposto di cos, ed  questo che voglio darti. Non voglio farti male.
Lo so. V apr gli occhi. Ma voglio che tu mi possieda come nessun altro ha mai fatto o far
mai. Perci scegli una maschera.
Deglut, e Jane segu con gli occhi il pomo d'Adamo che andava su e gi lungo la robusta
colonna del collo. Non  questo il regalo che voglio. O l'addio che voglio.
Ci fu un lungo silenzio. Poi lui disse, Ricordi quando ti ho parlato del matrimonio
combinato? S.
Ormai  questione di giorni.
Oh, allora, a maggior ragione non voleva farlo. Pensare di fare sesso con l'uomo di un'altra...
Non l'ho mai vista. E lei non ha mai visto me, disse V. Poi la guard. E lei sar la prima di
quaranta, pi o meno.
Quaranta?
Il mio compito  ingravidarle tutte. Oh, Dio.
Il punto  proprio questo. D'ora in poi per me il sesso si ridurr unicamente a una funzione
biologica. Io... non mi sono mai veramente messo a nudo con nessuno, capisci? Voglio farlo con te
perch... Be', insomma, voglio farlo e basta.
Jane lo guard. Quanto gli costava esporsi cos era chiaro dai suoi occhi sbarrati e frenetici, dal
pallore sul suo viso e dal sudore che gli imperlava il petto. Dire di no sarebbe stato svilire il suo
coraggio.
Cosa... Cristo santo. Cosa vuoi che ti faccia, esattamente?
Dopo averle spiegato cosa voleva, V volt la testa e rimase a guardare il soffitto. La luce delle
candele giocava sulla vasta distesa nera facendola assomigliare a una pozza di petrolio. In attesa della
reazione di Jane, venne colto da vertigine: la stanza si era capovolta e lui, sospeso sopra il soffitto,
stava per cadere, stava per essere inghiottito da un lago di olio lubrificante, il migliore in commercio.
Jane non disse una parola.
Ges... non c' niente di peggio che offrirsi nudo e crudo a qualcuno ed essere respinto.
D'altronde, forse non le piaceva il sushi di vampiro.
Trasal nel sentire la mano di lei sul piede. Poi sent il rumore metallico di una fibbia che veniva
sollevata. Fece scorrere lo sguardo lungo il proprio corpo nudo e vide che Jane gli stava passando
intorno alla caviglia una cinghia di cuoio lunga una decina di centimetri. Alla vista di quelle mani
pallide che armeggiavano per legarlo, gli si drizz l'uccello.
Tutta concentrata, Jane infil la linguetta di cuoio nella fibbia e tir verso sinistra. Cos va
bene? Pi stretto.
Senza alzare gli occhi, lei tir con forza. Quando la cinghia gli scalf la pelle, V lasci ricadere
la testa all'indietro con un gemito.
Troppo? chiese Jane.
No... Tremava convulsamente mentre lei gli ancorava l'altra gamba, atterrito e al tempo
stesso arrapato. Sensazioni che si intensificarono quando Jane pass a legargli prima un polso e poi
l'altro.
Adesso il bavaglio e la maschera. Aveva la voce roca, il sangue insieme bollente e gelato, la
gola serrata come le cinghie che
tenevano prigioniero.
Jane lo guard. Sei sicuro?
S. Una delle maschere copre soltanto gli occhi, andr bene quella.
Jane torn, stringendo in una mano una specie di morso con al centro una pallina di gomma
rossa e la maschera nell'altra.
Prima il bavaglio, disse V, spalancando la bocca. Lei chiuse gli occhi per un attimo e V si
chiese se si sarebbe fermata, poi per si chin sopra di lui. La pallina sapeva di lattice, un gusto
pungente e amaro sulla lingua. Alz la testa per permetterle di legare
bavaglio e il fiato gli usc dal naso con un leggero fischio.
Jane scosse la testa. Non posso metterti la maschera. Ho bisogno di un contatto visivo. Non
posso... No, non lo far se non posso guardarti negli occhi. Okay?
Forse era una buona idea. Il bavaglio stava facendo il suo dovere, procurandogli un senso di
soffocamento... idem per le cinghie, che lo facevano sentire in trappola. Senza vederla, senza sapere
che era lei, rischiava di sclerare del tutto.
Quando annu, Jane lasci cadere la maschera per terra e si tolse il cappotto. Poi and a
prendere una delle candele nere.
I polmoni gli bruciavano quando lei si avvicin.
Sei sicuro? gli chiese ancora con un profondo sospiro.
Lui annu di nuovo, anche se gli tremavano le gambe e aveva gli occhi fuori dalle orbite. In
preda a un misto di terrore ed eccitazione, la guard tendere il braccio sopra il suo petto... e inclinare la
candela.
La cera nera gocciol sul suo capezzolo e lui morse la pallina di gomma, tendendo le cinghie
che lo legavano al tavolo fino a far cigolare il cuoio. L'uccello sobbalz contro il ventre, e dovette
trattenersi per non venire.
Jane fece esattamente quello che le aveva detto di fare, scese sempre pi gi, lungo il torace,
evit i genitali per riprendere con le ginocchia e risalire poi verso l'alto. Il dolore aveva un effetto
cumulativo, all'inizio non era peggio di una puntura d'ape, ma via via aumentava d'intensit. Rivoli di
sudore gli colavano gi dalle tempie e dalle costole, ansimava dal naso e alla fine si inarc con violenza
sopra il tavolo.
Venne una prima volta quando Jane mise via la candela, prese una lunga verga... e con la punta
sfior il glande. V grid, soffocato dal bavaglio, ed eiacul su tutta la cera nera raggrumata sopra
l'addome.
Jase rimase impietrita, quasi colta di sorpresa da quella reazione. Poi fece scorrere la verga sul
suo seme spandendolo su tutto il torace. L'attico era saturo dell'odore tipico dei vampiri in calore e
risuonava dei mugoli di sottomissione di V, mentre Jane gli strusciava la verga su e gi per il petto e
sopra i fianchi.
Venne una seconda volta quando lei gli infil la verga in mezzo alle gambe accarezzandogli
l'interno delle cosce. Paura, sesso e amore gli penetrarono sottopelle, sostituendosi ai muscoli e alle
ossa di cui era fatto; adesso non era nient'altro che emozione e desiderio, e lei lo manovrava, era la sua
guida.
Poi Jane, con un gesto deciso, cal la verga sulle sue cosce.
Jane non riusciva a crederci, considerato quello che stava facendo, ma stava andando su di giri.
Con V sdraiato alla sua merc, immobilizzato e in preda all'orgasmo, faticava a non saltargli addosso.
Lo frust senza troppa convinzione, sicuramente meno forte di quanto lui avrebbe voluto, ma
abbastanza da lasciargli dei segni sulle cosce, sul ventre e sul petto. Trovava incredibile che gli
piacesse tanto, visto quello che aveva passato, ma in effetti lui sembrava godere da pazzi. I suoi occhi,
fissi su di lei, brillavano come due lampadine, proiettando ombre bianche sulla luce giallognola delle
candele. Quando venne per l'ennesima volta, quell'effluvio speziato e penetrante che Jane ormai
associava a lui si diffuse di nuovo nella stanza.
Dio, si vergognava e insieme era affascinata dalla voglia che aveva di spingersi ancora pi in l
con i mezzi a sua disposizione... vedeva le pinze per capezzoli e le fruste appese al muro non pi come
un'aberrazione, ma come due tra i tanti strumenti del piacere erotico. Non che volesse fargli del male,
no, voleva solo procurargli altre sensazioni intense come quelle che stava provando adesso. La sfida era
portarlo fino al suo limite sessuale.
Alla fine era talmente eccitata che si tolse pantaloni e mutandine. Adesso ti scopo, gli disse.
Lui mugol disperatamente, dimenando i fianchi e spingendoli verso l'alto. L'erezione era
ancora dura come il marmo, malgrado tutte le volte che aveva eiaculato, e palpitava come se fosse
pronto a ricominciare.
Quando Jane sal sul tavolo allargando le cosce sopra il suo inguine, V espir dal naso con tale
impeto da allarmarla. Vedendo la forza con cui le sue narici si dilatavano e si stringevano, Jane fece per
sciogliere il bavaglio, ma lui tir indietro la testa scuotendola con forza.
Sei sicuro? chiese lei.
Quando V annu frenetico, Jane si abbass lentamente sopra il suo bacino reso scivoloso dallo
sperma, calando sopra il membro eretto; la vulva si schiuse sopra il pene, stringendolo in una morsa.
Quasi sull'orlo dello svenimento, V rovesci gli occhi nelle orbite battendo convulsamente le palpebre,
senza smettere di strusciarsi, per quanto poteva, contro di lei.
Cavalcandolo avanti e indietro, Jane si tolse la camicetta e spost di lato le coppe del reggiseno
in modo da spingere i seni ancora pi in alto e pi in fuori. Si ud un forte scricchiolio quando V
stratton con violenza le cinghie. Se fosse stato libero, ne era certa, l'avrebbe stesa sotto di s nello
spazio di un secondo.
Guardami mentre ti scopo, gli disse, facendosi scorrere una mano sul collo. Quando indugi
con le dita sui segni del morso che le aveva dato, V ritrasse le labbra dal bavaglio, ringhiando, e le
zanne si allungarono affondando nel lattice rosso della pallina.
Senza smettere di toccarsi nel punto in cui l'aveva morsa, Jane si sollev sulle ginocchia
restando sospesa sopra l'erezione. Poi si sedette con una spinta decisa; lui venne appena la penetr,
inondandola del suo seme. Quando smise di eiaculare, era ancora in piena erezione.
Jane non si era mai sentita tanto sexy in vita sua, mentre si dimenava sopra di lui. Le piaceva da
morire vederlo imbrattato di cera e dell'effetto dei suoi ripetuti orgasmi; le piaceva vedere la sua pelle
lucida di sudore e, in certi punti, rosso fuoco; le piaceva pensare di dover pulire tutto quel macello. Era
stata lei a fargli tutto questo e lui l'adorava per quanto era successo, ecco perch non c'era niente di
sbagliato.
Quando anche lei venne, al culmine del piacere lo guard negli occhi sbarrati, selvaggi.
Avrebbe tanto voluto non doverlo lasciare mai.
Capitolo 30
Mentre Fritz imboccava il corto vialetto d'ingresso di una villetta a schiera e parcheggiava la
Mercedes, V guard fuori dal parabrezza.
Bel posticino, disse a Jane.
Grazie.
Poi V rimase in silenzio, smarrendosi nel ricordo di quello che era successo nell'attico nelle
ultime due ore. Le cose che lei gli aveva fatto... Cristo, niente era mai stato tanto erotico. E tanto dolce,
dopo. Finito il rapporto, Jane lo aveva slegato e portato nella doccia. Sotto il getto d'acqua lo sperma
era scivolato via e la cera si era staccata, ma la vera purificazione era stata interiore.
Avrebbe tanto voluto che i segni rossi che Jane gli aveva lasciato sul corpo fossero indelebili. Li
voleva per sempre sulla sua pelle.
Dio, non ce la faceva a lasciarla andare.
Da quanto abiti qui? le chiese.
Da quando mi sono trasferita qui a Caldwell. Quindi, dieci anni.
E una zona comoda per te. A un passo dall'ospedale. Come sono i vicini? Ma che bella
conversazione da cocktail, bla, bla, bla. E nel frattempo la casa in cui si svolgeva la festa stava andando
a fuoco.
Met sono giovani professionisti e l'altra met anziani. Ci scherziamo su dicendo che se te ne
vai  perch ti sposi o perch finisci in casa di riposo. Annu in direzione della casa accanto alla sua,
sulla sinistra. Il signor Hancock se n' andato in un istituto due settimane fa. H nuovo vicino,
chiunque sia, sar quasi di sicuro come lui, perch le case su un piano solo tendono ad andare a gente in
l con gli anni. Ma sto divagando.
E lui stava tergiversando. Come ho gi detto, mi piace la tua voce, quindi parla pure quanto ti
pare.
Mi capita solo con te.
Allora sono fortunato, comment V, poi diede un'occhiata all'orologio. Merda, il tempo
volava, scorreva via come l'acqua dallo scarico della vasca da bagno, lasciando solo un gran freddo.
Allora, non mi fai vedere casa tua?
Ma certo.
Scese lui per primo dalla macchina e perlustr la zona con lo sguardo prima di farsi da parte per
far scendere anche lei. Disse a Fritz che poteva andare, perch lui si sarebbe smaterializzato; poi,
mentre il doggen usciva in retromarcia, segu Jane lungo il vialetto.
Lei apr la porta con una semplice chiave, gir la maniglia e basta. Niente impianto di sicurezza,
solo una serratura. E all'interno niente catenella o serratura di sicurezza. Anche se Jane non aveva i
nemici che aveva lui, non era abbastanza sicuro. Ci avrebbe pensato lui a...
No, invece, non avrebbe sistemato un bel niente. Perch nel giro di pochi minuti sarebbe
diventato un perfetto estraneo.
Nel tentativo di mantenere la calma, si guard intorno. I mobili erano incongrui. Contro le
pareti color avorio, tutto quel mogano e quei dipinti a olio davano la sensazione di stare in un museo.
Dei tempi di Eisenhower.
I mobili...
Erano dei miei genitori, spieg lei posando cappotto e sacca da viaggio, Dopo la loro morte,
ho portato qui dalla casa di Greenwich quello che poteva starci. E stato un errore... mi sembra di vivere
in un museo.
Uhm... capisco cosa intendi.
V fece il giro del soggiorno. Tipico arredamento da villa in stile coloniale di un medico che
abita in un lussuoso quartiere residenziale per miliardari alla Bruce Wayne. Quella roba appesantiva e
rimpiccioliva l'intero ambiente, soffocando locali che altrimenti sarebbero apparsi spaziosi.
Non so perch tengo tutta questa roba, in realt. Non mi piaceva neanche da piccola. Jane
fece una mezza giravolta, poi si ferm di colpo, interdetta.
Accidenti, neanche lui sapeva cosa dire.
In compens, sapeva cosa fare. Cos... la cucina  da quella parte, giusto?
Non  molto grande, disse lei precedendolo sulla destra.
Per era carina, pens V entrando. Come il resto della casa, anche la cucina era color bianco e
panna, ma l almeno non ti sembrava di dover fare una visita guidata: il tavolo e le sedie nell'angolo
colazione erano in legno di pino chiaro e delle dimensioni giuste per lo spazio disponibile. I piani di
lavoro di granito erano lisci e lustri. Gli elettrodomestici di acciaio inossidabile.
L'ho rifatta l'anno scorso.
Si scambiarono un altro po' di vuote chiacchiere da cocktail, fingendo di ignorare che sullo
schermo ormai lampeggiava la scritta GAME OVER. Fine dei giochi.
and alla cucina a gas, e tirando a indovinare, apr l'armadietto sulla sinistra. Tombola. Ecco
l'occorrente per la cioccolata in tazza.
Lo prese, lo pos sul bancone e and al frigorifero.
Cosa stai facendo? chiese Jane,
Hai una tazza? Un pentolino? Prese un cartone di latte dal frigo, lo apr e diede un'annusata al
contenuto.
Mentre tornava verso i fornelli, Jane gli disse a bassa voce dove trovare questo e quello, come
se all'improvviso faticasse a mantenere il controllo. V si vergognava ad ammetterlo, ma era contento
che fosse turbata. Lo faceva sentire meno patetico e solo nel bel mezzo di quell'addio infernale.
Dio, che stronzo.
Tir fuori un pentolino smaltato e un grosso tazzone in stile tavola calda, poi accese il fuoco
tenendo bassa la fiamma. Mentre il latte si scaldava, guard la roba ammucchiata sul bancone e sent
che il cervello si prendeva una piccola vacanza: sembrava di stare sul set di una pubblicit della Nestl,
il tipo di spot in cui una mamma di periferia sorveglia il fortino mentre i bambini giocano fuori nella
neve fino ad avere il naso tutto rosso e le mani gelate. Gli sembrava di vedere la scena: il gruppetto
infreddolito che entra vociante proprio mentre la mamma-terminator imbandisce tutta compiaciuta una
tavolata capace di mettere KO persino Norman Rockwell con una micidiale presa alla saccarina.
Mentre la voce fuori campo recitava lo slogan: Nestl, di meglio non ce n'.
Gi, be', niente bambini n mammina, l. E nemmeno un allegro focolare domestico, anche se la
villetta era molto graziosa. Quella era "cioccolata da vita reale". Il tipo che offri a una persona amata
perch non ti viene in mente niente di meglio da fare, e tutti e due state da cani. Era il tipo di cioccolata
che mescoli con un nodo allo stomaco, la bocca secca e pensando seriamente di scoppiare a piangere,
ma poi ti trattieni perch sei troppo maschio per cedere a una debolezza del genere.
H tipo di cioccolata che prepari con tutto l'amore che non hai manifestato e che forse non potrai
mai esprimere a parole, perch ti mancher la voce o l'occasione per farlo.
Non ricorder proprio niente? chiese brusca Jane.
aggiunse ancora un po' di preparato in polvere e mescol col cucchiaio, osservando il vortice
del cacao che veniva assorbito dal latte. Non poteva rispondere, non ce la faceva.
Niente di niente? lo incalz lei.
Per quanto ne so, ogni tanto potresti avere delle sensazioni innescate da un oggetto o da un
odore, ma non sarai in grado di contestualizzarle. Infil il dito nel pentolino per controllare la
temperatura, lo succhi per pulirlo e continu a mescolare. Ma pi probabilmente ti capiter di fare
dei sogni molto vaghi, perch hai una mente molto forte.
E il weekend che ho perduto?
Non ti accorgerai di averlo perso.
Com' possibile?
Perch io ti fornir un , weekend di rimpiazzo.
Lei non disse pi nulla; allora V si volt a guardarla da sopra la spalla. Era appoggiata contro il
frigorifero, le braccia strette intorno al corpo, gli occhi lucidi.
Cazzo. Okay, aveva cambiato idea. Non voleva che Jane soffrisse come lui. Avrebbe fatto
qualunque cosa pur di risparmiarle quello strazio.
Ed era in suo potere farlo, giusto?
Ricontroll la temperatura, adesso andava bene, quindi spense il gas. Riemp la tazza; il
sommesso gorgoglio in sottofondo prometteva il relax e la soddisfazione che voleva per la sua
femmina. Le port la cioccolata, e, quando lei non la prese, le allung un braccio a forza. Jane prese la
tazza bollente solo perch costretta, ma non bevve. La tenne stretta contro la clavicola, piegando il
polso in dentro, torcendo il braccio,
Non voglio che tu te ne vada, mormor in lacrime, con voce angosciata.
Lui pos la mano senza guanto sulla sua guancia e sent la morbidezza e il calore del suo viso.
Uscendo da quella casa avrebbe lasciato l con lei il suo stupidissimo cuore, lo sapeva. Certo, qualcosa
avrebbe continuato a battere dentro la gabbia toracica, continuando a pompare il sangue nelle vene, ma
d'ora in poi sarebbe stata solo una funzione meccanica.
Oh, un momento. Era cos anche prima. Era stata Jane a infondere vita e sostanza in quel coso,
seppure per un tempo brevissimo.
La prese tra le braccia appoggiando il mento in cima alla sua testa. Porca miseria, adsso la
cioccolata calda gli avrebbe ricordato sempre Jane; ogni volta, sentendone il profumo, non avrebbe
potuto fare a meno di pensare a lei, di struggersi per lei.
Chiuse gli occhi e un formicolio gli corse su per la spina dorsale, indugiando all'altezza della
nuca e colpendolo con forza all'attaccatura della mascella. Stava sorgendo il sole, e quello era il suo
corpo che lo avvertiva: era ora di andare, non poteva pi rimandare, ormai... doveva sbrigarsi.
Si scost leggermente da Jane e premette le labbra sulle sue. Ti amo. E continuer ad amarti
anche dopo che avrai dimenticato che esisto.
Lei batt le palpebre freneticamente, catturando le lacrime finch ce ne furono troppe per
riuscire a trattenerle. Lui gliele asciug via accarezzandole il viso coi pollici.
V... io...
Lui attese ancora un istante, ma lei non concluse la frase, cos le prese il mento nel palmo e la
guard negli occhi.
Oh, Dio, stai per farlo, esclam Jane. Stai per...
Capitolo 31
Jane batt le palpebre e abbass gli occhi sulla cioccolata calda che aveva in mano. Qualcosa ci
stava gocciolando dentro. Ges... Lacrime. Un fiume di lacrime le inondava il viso, colando dentro il
tazzone e sulla camicia button-down. Tremava tutta, si sentiva cedere le ginocchia e il petto urlava di
dolore. Per qualche folle motivo aveva voglia di buttarsi per terra a piangere.
Asciugandosi le guance, si guard intorno in cucina. Sul bancone c'era il latte, una confezione
di preparato per cioccolata in tazza e un cucchiaio. Dal pentolino sul fuoco saliva ancora un filo di
vapore. L'armadietto a sinistra non era chiuso bene. Non ricordava di aver tirato fuori quella roba n di
aver preparato quello che adesso aveva nella tazza, ma d'altronde poteva capitare con i gesti meccanici
e ripetitivi. Li facevi soprappensiero e poi te ne scordavi...
Ma cosa diavolo... ? Dalle finestre di fronte vide qualcuno fermo davanti a casa sua. Un uomo.
Un uomo enorme. Si teneva ai margini della pozza di luce di un lampione stradale, quindi non riusciva
a vederlo in faccia, ma sapeva che la stava fissando.
Per qualche misterioso motivo le lacrime cominciarono a sgorgare pi copiose e pi in fretta, e
quel pianto irrefrenabile aument quando lo sconosciuto si volt e si allontanano lungo la strada.
Jane in pratica gett la tazza sul bancone e si precipit fuori dalla cucina. Doveva raggiungerlo.
Doveva fermarlo.
Giunta sulla soglia, per, un terribile mal di testa la fece stramazzare al suolo, neanche qualcuno
le avesse fatto lo sgambetto. Cadde lunga distesa sulle gelide piastrelle bianche dell'ingresso, poi rotol
su un fianco, ansimante, premendosi le dita sulle tempie.
Rimase stesa cos per Dio solo sa quanto tempo, respirando e pregando che il dolore si placasse.
Quando finalmente pass, sollev il busto da terra e si appoggi con la schiena alla porta. Era stato un
ictus? Ma non c'erano stati n perdita di conoscenza n disturbi alla vista, solo un'emicrania fulminante
e spaventosa.
Dovevano essere i postumi dell'influenza che aveva avuto per tutto il weekend. Quel virus che
da settimane girava per l'ospedale l'aveva stroncata, avvizzita come un rosaio secco. Niente di
straordinario. Era un sacco di tempo che non si ammalava, prima o poi doveva aspettarselo.
Accidenti.... si era ricordata di spostare il colloquio alla Columbia? Non ne aveva la pi pallida
idea... il che significava che con ogni probabilit non l'aveva fatto. Diamine, non ricordava neanche di
essere uscita dall'ospedale, gioved sera.
Rimase l a fare da fermaporta chiss per quanto tempo, finch a un certo punto l'orologio sulla
mensola del camino batt le ore. Era quello che stava nello studio di suo padre, a Greenwich, un
vecchio Hamilton di robusto ottone che, sosteneva Jane, batteva le ore con accento inglese. Lo aveva
sempre odiato, ma funzionava benissimo.
Le sei del mattino. Ora di andare al lavoro.
Ottimo programma. Se non che, appena si alz in piedi cap che non sarebbe andata da nessuna
parte. Le girava la testa e si sentiva fiacca, esausta. Impossibile prestare assistenza medica in, quelle
condizioni: stava ancora da cani.
Dannazione... doveva telefonare. Dov'erano il cercapersone e il cellulare?
Si accigli. Il cappotto e il borsone che aveva preparato per il viaggio a Manhattan erano vicino
all'armadio dell'ingresso.
Niente telefonino, per. E niente cercapersone.
Si trascin a fatica su per le scale e controll vicino al letto, ma non erano neanche l. Tornata al
pianterreno batt a tappeto l cucina. Niente. E mancava anche la borsa a tracolla, quella che portava
sempre al lavoro. Possibile che l'avesse lasciata in macchina per tutto il weekend?
Apr la porta che dava sul garage e la luce si accese automaticamente.
Strano. La macchina era parcheggiata col muso in avanti. Di solito lei entrava in retromarcia.
A dimostrazione di quanto doveva essere stravolta.
Come previsto, la borsetta era sul sedile davanti. Rientr in casa digitando un numero al
cellulare e maledicendo se stessa. Come aveva fatto a non chiamare in ospedale per tutto quel tempo?
Anche se era coperta dai colleghi, non era mai irreperibile per pi d cinque ore.
La segreteria era piena di messaggi, ma per fortuna nessuno urgente. Quelli importanti relativi
ai pazienti erano stati dirottati verso chi era di reperibilit, tutto il resto poteva aspettare.
Stava per uscire dalla cucina per tornare dritta filata in camera da letto, quando le cadde l'occhio
sulla tazza di cioccolata. Non c'era bisogno di toccarla per sapere che ormai si era raffreddata, quindi
tanto valeva buttarla via. And a prenderla, ma davanti al lavello si ferm. Per qualche motivo non se
la sentiva di rovesciarla. La lasci dov'era, sul bancone, ma rimise il latte nel frigo.
Di sopra, in camera, si spogli mollando i vestiti per terra, si infil una T-shirt e si mise a letto.
Si stava infilando sotto le lenzuola quando si accorse di essere tutta rigida, specialmente
l'interno delle cosce e la parte bassa della schiena. In circostanze diverse avrebbe pensato di averci dato
dentro col sesso pi selvaggio... o quello, oppure aveva scalato una montagna. E invece era solo
l'influenza.
Merda. La Columbia. Il colloquio.
Avrebbe chiamato Ken Falcheck pi tardi, in mattinata, scusandosi per quella che sperava fosse
la seconda volta, e avrebbe fissato un altro appuntamento. Loro erano ansiosi di farla salire a bordo, ma
non presentarsi a un colloquio con il direttore del dipartimento era una bella mancanza di rispetto.
Anche se eri malato.
Spost la testa sui cuscini, ma non riusciva a mettersi comoda. Aveva il collo tutto rgido e
cominci a massaggiarlo, poi, d'un tratto, si accigli. C'era un punto che le faceva male, davanti, sulla
destra, proprio... Ma cosa diavolo...? C'era qualcosa in rilievo, forse la pelle era irritata.
Pazienza. Le eruzioni cutanee non erano insolite con l'influenza. O forse l'aveva punta un ragno.
Chiuse gli occhi. Aveva bisogno di un po' di riposo. Riposare le avrebbe fatto bene. Riposare
l'avrebbe aiutata a liberarsi pi in fretta di quel morbo. Riposare l'avrebbe riportata alla normalit,
ricaricandola fisicamente.
Stava per assopirsi quando fu visitata da un'immagine, l'immagine-di un uomo con il pizzetto e
due occhi di diamante. La guardava e intanto muoveva la bocca, formando le parole... ti amo.
Jane lott disperatamente per aggrapparsi a quella visione, ma stava scivolando in fretta tra le
oscure braccia di Morfeo. Lott per non lasciarsi sfuggire quell'immagine, ma perse la sua battaglia.
L'ultima cosa di cui fu cosciente erano le lacrime che bagnavano il guanciale mentre la tenebra la
inghiottiva.
Be', certo che era ben strano.
Seduto sulla panca piana, in sala pesi, John osservava Zsadist che allenava i bicipiti. Gli enormi
pesi di ferro producevano un leggero tintinnio quando andavano su e gi, ma quello era l'unico rumore
che si sentiva. Finora non avevano parlato; era come nelle
loro passeggiate, solo senza i boschi. Il discorsetto stava per arrivare, per, se lo sentiva.
Z appoggi i pesi sui materassini e si asciug la faccia. H torso nudo del fratello era lucido di
sudore, i piercing ai capezzoli si alzavano e si abbassavano al ritmo del suo respiro.
I suoi occhi gialli si posarono su di lui.
Ci siamo, pens John.
Allora, la tua transizione.
Okaaay... la stava prendendo larga, prima di arrivare alla faccenda dei Lesser. Cosa? chiese a
gesti.
Come ti senti?
Bene. Traballante. Diverso. John si strinse nelle spalle. Sai quando, tipo, ti tagli le unghie e per
un giorno i polpastrelli ti sembrano strani, ipersensibili? Mi sento un po' cos dappertutto.
Ehi, ma perch cavolo perdeva tempo a spiegare? Z ci era gi passato. Sapeva benissimo
com'era.
Zsadist lasci cadere l'asciugamano e riprese i pesi per la seconda serie di sollevamenti. Hai
qualche problema fisico?
Non che io sappia.
Con gli occhi fissi sui materassini, Z sollevava alternativamente il braccio sinistro e poi il
destro. Sinistro. Destro. Sinistro. Pareva strano che pesi cos grossi facessero un rumore cos lieve.
Senti, Layla ci ha raccontato com' andata.
Oh... cazzo.
Che cosa ha detto?
Ti prego... non la doccia...
Ha detto che voi due non avete fatto sesso. Anche se a un certo punto pareva che tu ne avessi
voglia.
Col cervello in panne, John continu a seguire soprappensiero gli esercizi di Z. Destro. Sinistro.
Destro. Sinistro. Chi  al corrente della cosa?
Wrath e io. E nessun altro. E non sono affari di nessun altro. Ma te ne parlo nel caso tu abbia
qualcosa, a livello fisico, che valga la pena di far vedere.
John si alz in piedi e si mise a camminare nel suo modo goffo, braccia e gambe scoordinate e il
senso dell'equilibrio di un ubriaco.
Perch ti sei bloccato, John?
John guard il fratello, pronto a liquidarlo con una risposta qualunque, ma si rese conto con
orrore che non poteva.
Gli occhi gialli di Z brillavano come se sapesse gi tutto.
Porco diavolo. E cos Havers aveva spifferato tutto. Quella seduta dalla psicologa, alla clinica,
quando John aveva parlato di quello che gli era successo su quella scala, era saltata fuori.
Lo sai, disse gesticolando furioso. Sai gi tutto, vero? S.
Quella psicologa del cazzo mi aveva detto che era confidenziale...
Ci hanno mandato una copia della tua cartella clinica, quando hai iniziato il corso. E la
procedura standard per tutti gli studenti, nel caso di incidenti in palestra o nell'eventualit che la
transizione vi becchi mentre vi trovate qui a scuola.
Chi ha letto il mio fascicolo?
Soltanto io. E non lo legger nessun altro, neanche Wrath. L'ho messo sottochiave, e sono
l'unico a sapere dov'.
John si accasci. Almeno in questo c'era un minimo di consolazione. Quando l'hai letto?
Una settimana fa, giorno pi giorno meno, quando ho capito che mancava poco alla
transizione.
Cosa... cosa c' scritto?
Praticamente tutto.
Cazzo.
E per questo che non vuoi andare da Havers, giusto? Z mise gi di nuovo i pesi. Sei
convinto che ti trasciner a forza a fare un'altra ora di terapia.
Non mi va di parlarne.
Non ti biasimo. E non ti sto chiedendo di farlo.
John abbozz un mezzo sorriso. Non comincerai a tormentarmi con stronzate della serie
"parlare ti far bene?"
Naa, neanch'io sono un gran chiacchierone, non posso chiedere agli altri di esserlo. Z poggi
i gomiti sulle ginocchia e si pieg in avanti. Ascoltami bene, John. Voglio che ti fidi. Quella roba
rester tra te e me, okay? Se qualcuno vuole vedere la tua cartella far in modo di impedirglielo, anche
a costo di bruciarla.
John deglut a fatica; tutt'a un tratto aveva un groppo in gola. Muovendo le mani a scatti disse,
Grazie.
Wrath mi ha chiesto di parlarti della faccenda di Layla perch era preoccupato che ci fosse
qualcosa di storto nel tuo impianto idraulico post-transizione. Gli dir che eri nervoso e che il motivo 
solo questo, ci stai?
John annu.
Ti sei gi masturbato?
John avvamp dalla testa ai piedi e consider l'ipotesi di svenire. Mentre valutava la distanza
che lo separava dal pavimento - almeno un centinaio di metri, a occhio e croce - pens che tutto
sommato non era un brutto posto per stramazzare al suolo. Era pieno di materassini imbottiti su cui
atterrare.
Allora?
Lentamente, John scosse la testa.
Fallo almeno una volta per essere sicuro che  tutto a posto. Z si alz, si asciug il torace e si
infil la maglietta. Do per scontato che lo farai entro le prossime ventiquattr'ore. Non ti chieder
com' andata. Se non dirai niente vorr dire che va tutto bene. Li caso contrario, vieni da me e
affronteremo la cosa insieme. Intesi?
Uhm, non proprio, E se non ci riusciva? Credo di s.
Un'ultima cosa. Cosa mi dici della pistola e dei tesseri
Cazzo, gli girava gi la testa e adesso doveva affrontare anche la storia di quella nove
millimetri? Alz le mani per scusarsi...
Non mi importa della pistola. In realt, voglio che tu sia armato, se vai allo ZeroSum.
John lo guard, esterrefatto. Ma  contro le regole.
Ti sembro il tipo che si preoccupa di certe cazzate?
John fece un mezzo sorriso. Non proprio.
Se ti capita un'altra volta di cadere nella rete di uno di quegli assassini, regolati esattamente
nello stesso modo. Da quanto ho capito sei stato fenomenale, e sono fiero di te per aver preso le difese
dei tuoi amici.
John arross, il cuore gonfio di felicit: nulla al mondo, tranne il ritorno di Tohrment sano e
salvo, avrebbe potuto renderlo pi felice.
Immagino che ormai saprai gi il compito che avevo appioppato a Blaylock... i documenti e il
fatto di andare solo allo ZeroSum, voglio dire.
John annu.
Voglio che continui a frequentare quel club, se vai in centro, almeno per un altro mesetto,
finch non sarai abbastanza forte. E, anche se sono pronto a farti i complimenti per come ti sei
comportato ieri notte, non voglio che tu vada a caccia di Lesser. Se sento che l'hai fatto, ti prendo a
sculacciate come un dodicenne. Hai ancora parecchio da imparare e non hai la minima idea di come
gestire il tuo nuovo fisico. Fatti ammazzare come un idiota e allora s che mi incazzer di brutto.
Voglio la tua parola, John. Subito. Niente caccia a quei bastardi finch non ti dico che sei pronto.
Siamo d'accordo?
Con un gran sospiro, John cerc di trovare le parole adatte a un giuramento solenne. Non gli
venne in mente niente di adeguato, quindi si limit a dire, Giuro che non andr a caccia di Lesser.
Bene. Okay, per oggi abbiamo finito. Vai a letto. Z si volt per andarsene, ma John fischi
per attirare la sua attenzione. H fratello lo guard da sopra la spalla. S?
John dovette farsi forza per comunicare quello che aveva in mente... perch forse non avrebbe
pi trovato il coraggio di farlo.
Ti ho deluso? Per quello che  successo anni fa... s, insomma, sai\ su quella scala? Sii sincero.
Z batt le palpebre una, due, tre volte. Poi, con una voce stranamente sottile, disse, Neanche
per sogno. Non  stata colpa tua, e non te lo meritavi. Mi hai sentito? Non  stata colpa tua.
John fece una smorfia; aveva le lacrime agli occhi e dovette distogliere lo sguardo,
abbassandolo sui materassini. Per qualche motivo, anche se adesso era grande e grosso, si sentiva pi
piccolo che mai.
John, lo incalz Z, hai sentito quello che ho detto? Non  stata colpa tua. Non te lo
meritavi.
John non sapeva cosa dire, quindi si strinse nelle spalle. Poi disse, Grazie ancora per non averlo
detto a nessuno. E per non avermi costretto a parlarne.
Quando Z non disse nulla, John alz gli occhi. E indietreggi di un passo.
La faccia di Zsadist era cambiata. Completamente. E non solo perch adesso gli occhi, da gialli,
erano diventati neri. Le ossa sembravano pi sporgenti, la pelle pi tesa, la cicatrice molto pi evidente.
Una ventata gelida si lev dal suo corpo, ghiacciando l'aria, trasformando lo spogliatoio in una cella
frigorifera.
Nessuno dovrebbe mai perdere la propria innocenza per uno stupro. Ma se succede, la vittima
ha tutto il diritto di scegliere come affrontare la cosa, perch sono affari suoi e di nessun altro. Se non ti
va di dire un'altra parola sull'argomento, io non aprir bocca.
Z usc a grandi passi e, quando la porta si chiuse alle sue spalle, a poco a poco la temperatura
torn normale.
John tir un profondo sospiro di sollievo. E cos, alla fine, Z era il fratello a cui si sentiva pi
vicino. Chi l'avrebbe mai detto? In fin dei conti loro due non avevano niente in comune.
Ma gli amici vanno presi dove capita, e adesso che ne aveva trovato uno se lo sarebbe tenuto
stretto.
Capitolo 32
Una paio d'ore dopo, Phury si mise comodo sul divano nello studio da fighetto di Wrath e
accavall le gambe. Era la prima riunione della confraternita da quando avevano sparato a V, e fino a
quel momento era stato tutto molto artificioso. D'altronde nella stanza c'era un enorme convitato di
pietra a cui non avevano ancora rivolto la parola.
Phury guard Vishous. Appoggiato contro la porta a due battenti, il fratello guardava dritto
davanti a s con la stessa vuota fissit che si pu cogliere sul volto di chi sta guardando un vecchio
western alla tele. Oppure il film della propria vita.
Quello sguardo da morto-vivente era facile da riconoscere perch aveva gi fatto la sua
comparsa in quella stanza. Rhage aveva la stessa faccia da cadavere ambulante quando credeva di aver
perduto per sempre Mary, e anche Z sembrava uno zombie quando si era deciso a lasciar andare Bella.
Gi... senza le loro femmine i vampiri innamorati erano come gusci vuoti, un mucchio di
muscoli e ossa tenuto insieme da un sottile strato di epidermide. Chiunque versasse in quello stato non
si poteva che compiangere, ma dato il fardello che V si era ritrovato sulle spalle per via della faccenda
del Primate, la perdita di Jane era particolarmente crudele. D'altra parte, come diavolo avrebbe potuto
funzionare, alla lunga, tra quei due? Un medico umano. Un vampiro guerriero. Impossibile trovare un
compromesso.
Nello studio risuon tonante la voce di Wrath. V? Ehil, Vishous?
V alz la testa di scatto. Cosa?
Oggi pomeriggio vai dalla Vergine Scriba, giusto?
S, fece V muovendo a stento le labbra.
Dovrai farti accompagnare da un rappresentante della confraternita. Butch, immagino,
giusto? lanci uno sguardo allo sbirro, seduto su un amorino celeste. Ti spiace?
No di certo, disse senza esitare Butch, chiaramente preoccupato per l'amico. Cosa devo
fare?
non disse niente e allora fu Wrath a rispondere al suo posto. L'equivalente umano  il
testimone di nozze dello sposo, suppongo. Oggi dovrai visionare l'Eletta prescelta mentre domani
presenzierai alla cerimonia.
Visionare? Come se quella donna fosse un quadro o roba del genere? Butch fece una smorfia.
Tutta questa storia delle Elette non mi piace per niente, se devo essere sincero.
Vecchie regole. Vecchie tradizioni. Wrath si stropicci gli occhi dietro gli occhiali da sole.
Molte andrebbero cambiate, ma quello  il campo della Vergine Scriba, non il mio. Okay... dunque. ..
veniamo alla rotazione. Phury, voglio che per stanotte tu stia fuori. S, lo so che scalpiti dopo quella
brutta ferita, ma ho notato che hai saltato gli ultimi due turni di riposo.
Quando Phury si limit ad annuire, Wrath abbozz un sorrisetto compiaciuto. Ti arrendi cos,
senza discutere? S.
In realt doveva fare una certa cosa, per cui gli andava benissimo cos.
Dall'Altra Parte, nella sacra sala delle abluzioni, Cormia avrebbe tanto voluto cambiare pelle.
Piuttosto paradossale, visto che proprio la sua pelle era stata preparata con tanta cura per il Primale.
Chiunque avrebbe pensato che volesse tenersela ben stretta, adesso che era tanto purificata. L'avevano
immersa in una dozzina di bagni rituali diversi... le avevano lavato e rilavato i capelli... le avevano
applicato sul viso maschere di unguenti al profumo di rose, poi altre alla lavanda e altre ancora alla
salvia e al giacinto. Le avevano frizionato il corpo con dell'olio per massaggi, bruciando incenso in
onore del Primale e recitando orazioni. Tutto ci l'aveva fatta sentire come un bel piatto in un
banchetto cerimoniale. Un pezzo di carne pronto per essere consumato.
Lui sar qui entro un'ora, annunci la Direttrice. Non perdiamo tempo.
Il cuore di Cormia si ferm, poi prese a battere all'impazzata. Il torpore indotto da tutto quel
vapore e dai bagni caldi svan, lasciandola con la dolorosa e orribile consapevolezza che la vita come
lei l'aveva conosciuta stava per finire.
Ehm,  arrivata la veste, disse elettrizzata una delle Elette.
Cormia si volt a guardare da sopra la spalla. In fondo alla sconfinata distesa di marmo della
sala, un paio di Elette varcarono le porte dorate reggendo una lunga tunica bianca con tanto di
cappuccio. L'abito, impreziosito con ricami in oro e diamanti, sfolgorava alla luce delle candele. Alle
loro spalle un'altra Eletta teneva tra le braccia una lunga pezza di tessuto traslucido.
Porta qui il velo, ordin la Direttrice. E mettiglielo.
Il velo trasparente venne drappeggiato sul capo di Cormia, ricadendo sotto il peso di mille pietre
preziose. Quando le scese davanti agli occhi, il mondo circostante si annebbi.
Alzati, le venne ordinato.
Cormia si alz in piedi e fu l l per perdere l'equilibrio, il cuore che martellava nel petto, le
mani sudate. Il suo panico aument quando le due Elette si avvicinarono con la pesante tunica,
infilandogliela da dietro. Pi che adattarsi alle sue forme, la veste cerimoniale la strinse come in una
morsa, come se un gigante fermo alle sue spalle la schiacciasse con le sue enormi zampacce.
Il cappuccio le cal sulla testa e tutto divenne nero.
La tunica venne abbottonata da cima a fondo, cappuccio compreso. Cormia cerc di non
pensare a quando e come quei bottoni sarebbero stati slacciati. Cerc di fare dei bei respiri lenti e
profondi. L'aria fresca penetrava da qualche apertura all'altezza del collo, ma non era sufficiente.
Proprio per niente.
Chiusa in quella sorta di bozzolo, ogni suono le giungeva ovattato e sarebbe stato difficile per
chiunque sentirla parlare. D'altra parte, lei non aveva nessun ruolo personale nella cerimonia di
presentazione o nel rituale di accoppiamento ormai imminenti. Era un simbolo, non una femmina,
quindi una sua reazione individuale non era richiesta n incoraggiata. Le tradizioni regnavano supreme.
Perfetta, comment una delle sorelle.
Splendida.
Degna di noi Elette.
Cormia apr la bocca e sussurr a se stessa. Sono io. Sono io. Sono io...
Le lacrime sgorgarono e caddero, ma lei non poteva toccarsi la faccia per asciugarle, quindi
rotolarono gi sulle guance e sul collo, smarrendosi nelle pieghe della veste.
All'improvviso il panico le prese la mano, una belva selvaggia finalmente libera. Cormia ruot
su se stessa, impedita dai pesanti panneggi, ma spinta da un desiderio di fuga impossibile da
imbrigliare. Scatt nella direzione dove immaginava ci fosse la porta, tirandosi dietro tutto quel
fardello. In sottofondo ud vagamente delle grida di sorpresa riecheggiare nella sala delle abluzioni,
insieme al fragore di bottiglie, ciotole e vasi che, urtati, cadevano andando in frantumi.
Agit le braccia in modo convulso nel tentativo di spogliarsi, cercando disperatamente un po' di
sollievo.
Cercando disperatamente di liberarsi del proprio destino.
Capitolo 33
Nel centro di Caldwell, nell'angolo nordest del complesso ospedaliero del St. Francis, il dottor
Manuel Manello, seduto alla sua scrivania, riattacc il ricevitore senza aver fatto nessun numero o
risposto a nessuna chiamata. Rimase con lo sguardo fisso sull'apparecchio telefonico, la console della
NEC, un coso tutto tasti, campanelli e segnali acustici che sembrava uscito dai sogni erotici di un
fanatico dell'elettronica.
Aveva voglia di scaraventarlo contro la parete di fronte.
Aveva voglia di farlo, ma non lo fece. Aveva smesso di scagliare racchette da tennis,
telecomandi, bisturi e libri quando aveva deciso di diventare il pi giovane primario di chirurgia nella
storia del St. Francis. Da quel momento i suoi lanci si erano limitati a bottiglie vuote e carte di snack
del distributore automatico tirate dentro cestini e bidoni della spazzatura. E questo solo per allenare la
mira.
Si appoggi contro lo schienale della poltroncina di cuoio e ruot su se stesso, guardando fuori
dalla finestra del suo ufficio. Era un gran bell'ufficio. Spazioso, chic da morire eccetera eccetera, tutto
pannelli di mogano e tappeti orientali. La Sala del Trono, come era stato battezzato, da cinquantanni
era l'approdo del primario di chirurgia. Da circa tre anni lui se la passava bene in quella stanza e, se mai
fosse riuscito a trovare un attimo di respiro nella frenesia del suo lavoro, voleva apportare qualche
cambiamento. Tutta quella lussuosa patina da Tempio del Potere gli dava l'orticaria.
Ripens a quel maledetto telefono e cap che stava per fare una chiamata che non avrebbe
dovuto fare. Era un'ammissione di debolezza, e sarebbe apparsa proprio per quello che era, malgrado
tutta la sua consueta arroganza da macho.
Ciononostante, avrebbe finito col formare quel numero.
Per rinviare l'inevitabile sprec un po' di tempo guardando fuori dalla finestra. Da quel punto di
osservazione privilegiato vedeva la facciata del St. Francis, verde e ben tenuta, e al di l di essa il resto
della citt. Era di gran lunga la vista migliore di tutto l'ospedale. In primavera ciliegi e tulipani
fiorivano nell'aiuola spartitraffico del viale d'accesso; d'estate, invece, su entrambi i lati delle due
carreggiate gli aceri si coprivano di foglie verde smeraldo, che in autunno trascoloravano passando al
giallo e al pesca.
Di solito non passava molto tempo a godersi il panorama, ma gli piaceva sapere che c'era. A
volte un uomo ha bisogno di una bella cornice per i propri pensieri.
Adesso era uno di quei momenti.
La sera prima aveva chiamato Jane al cellulare, pensando che fosse rientrata da quel dannato
colloquio. Nessuna risposta. L'aveva richiamata quella mattina. Nessuna risposta.
Benissimo. Se lei non aveva voglia di vuotare il sacco su quel cazzo di colloquio alla Columbia,
sarebbe andato direttamente alla fonte. Avrebbe chiamato personalmente il primario di chirurgia. Con
l'ego ipertrofico che si ritrovava, il suo ex mentore non avrebbe esitato a condividere qualche
particolare; per, cribbio, sondare il terreno in quel modo sarebbe stato tutt'altro che piacevole.
Manny si volt, digit un numero a dieci cifre e rest in attesa, tamburellando una stilografica
Montblanc sul tampone di carta assorbente.
Quando all'altro capo della linea sollevarono il ricevitore, non attese neanche di sentire
"pronto". Falcheck, stai facendo razzia tra i miei collaboratori, grandissimo testa di cazzo!
Ken Falcheck rise. Manello, che modo elegante di esprimersi! Essendo pi anziano di te sono
particolarmente scioccato.
Allora, vecchio mio, come va la vita nella corsia di destra?
Bene, bene. Ma dimmi un po', piccolino, ti lasciano mangiare cibi solidi o sei ancora agli
omogeneizzati?
Sono alla pappa d'avena. Il che significa che sar pronto a impiantarti una protesi all'anca
quando ti sarai stufato di quel tutore.
Tutte cazzate, naturalmente. A sessantadue anni, Ken Falcheck era in splendida forma, nonch
un rompipalle che viaggiava sulla stessa corsia di sorpasso di Manny. Quei due erano in ottimi rapporti
da quando, quindici anni prima, Manello aveva fatto il suo tirocinio proprio con Falcheck.
Senti, con tutto il rispetto dovuto ai pi anziani, scherz Manny, perch stai corteggiando la
mia chirurga traumatologa? E che impressione ti ha fatto?
Ci fa una pausa di qualche secondo. Ma cosa stai dicendo? Mi hanno lasciato un messaggio,
gioved; un tizio ha detto che la tua dottoressa era costretta a spostare l'appuntamento. Credevo che
avessi chiamato per questo. Per gongolare, visto che mi ha dato buca, e dirmi che te la saresti
tenuta.
Manello ebbe una brutta sensazione, come se qualcuno gli avesse sbattuto sulla nuca una
manata di fango gelato.
Tuttavia mantenne un tono neutro. Ma dai, pensi che sarei capace di fare una cosa del
genere?
Oh, s, altro che. Ti sei specializzato da me, non ricordi? Ti ho passato tutte le mie brutte
abitudini.
Solo in campo professionale. Ehi, il tizio che ha chiamato... per caso ha lasciato detto come si
chiama?
No. Ho pensato che fosse il suo assistente o roba del genere. Ovviamente non eri tu. Conosco
la tua voce, e oltretutto era molto educato.
Manny deglut a fatica. Okay, doveva chiudere subito quella telefonata. Cristo santo, dove
cavolo era finita Jane?
Allora, Manello, devo dedurne che la tua traumatologa resta l con te?
Guardiamo in faccia la realt, io ho un mucchio di cose da offrirle. E lui era uno di esse.
Tranne la direzione di un reparto.
Dio, al momento tutte quelle manovre da politicante ospedaliero lo lasciavano indifferente. Jane
era dispersa, per quanto ne sapeva lui, e doveva assolutamente trovarla.
Con tempismo perfetto, la sua assistente infil dentro la testa. Oh, scusi...
No, aspetta, fece Manello. Ehi, Falcheck, devo andare. Riattacc mentre Ken lo stava
ancora salutando e, immediatamente dopo, fece il numero di casa di Jane. Senti, devo fare una telef...
La dottoressa Whitcomb ha appena chiamato per avvertire che  malata.
Manny alz gli occhi dal telefono. Hai parlato con lei?  stata lei a chiamare?
La sua assistente lo guard con aria divertita. Ma certo. Ha passato tutto il fine settimana a
letto con l'influenza. Oggi la sostituir Goldberg, sia con i pazienti che allo "scivolo". Ehi, si sente
bene?
Manny mise gi il ricevitore e annu, anche se aveva un capogiro pazzesco. Merda, il pensiero
che fosse successo qualcosa a Jane gli cambiava il sangue in acqua.
E sicuro, dottor Manello?
S, sto bene. Grazie di avermi avvisato. Si alz in piedi; il pavimento ondeggiava solo un
pochino. Tra un'ora mi aspettano in sala operatoria, quindi adesso vado a mangiare un boccone. C'
altro per me?
La sua assistente gli accenn un altro paio di questioni prima di uscire.
Quando la porta si chiuse, Manny si lasci cadere pesantemente sulla poltroncina. Cavolo,
doveva riprendere le redini del suo cervello. Jane Whitcomb era sempre stata una distrazione, ma
quell'enorme sollievo nellapprendere che non le era successo niente di grave era una sorpresa anche
per lui.
Okay. Doveva andare a mangiare.
Con un metaforico calcio nel sedere a se stesso, si rialz in piedi e prese una pila di richieste di
assunzione per il posto di interno da leggere in sala medici. Nel sollevarle, qualcosa scivol gi dalla
scrivania. Manello si chin a raccoglierla, poi si accigli. Era la fotografia di un cuore... con sei cavit.
Qualcosa si agit in un angolo della sua mente, un'ombra, un abbozzo di pensiero, un ricordo
sul punto di cristallizzarsi. Bloccato sul nascere da una fitta lancinante alle tempie. Imprecando,
Manello si chiese da dove diavolo spuntasse quella foto. Controll la data e l'ora riportate in calce. Era
stata scattata l, all'ospedale, nella sua sala operatoria, e stampata l nel suo ufficio: per un difetto, la sua
stampante lasciava sempre una macchiolina d'inchiostro nell'angolo in basso a sinistra, ed eccolo l.
Si volt verso il computer e avvi una ricerca tra i suoi file. Non esisteva nessuna foto del
genere. Ma cosa cavolo...?
Controll l'orologio. Non aveva tempo di indagare oltre perch doveva mettere qualcosa sotto i
denti prima dell'intervento.
Uscendo dal suo ufficio da pezzo grosso decise che quella sera avrebbe indossato i panni del
medico vecchio stampo.
Quella sera avrebbe fatto una visita a domicilio, la prima della sua carriera professionale.
Vishous si infil un paio di pantaloni neri di seta comodi con sopra una cosa in tinta che
sembrava una giacca da camera degli anni Quaranta. Dopo essersi messo al collo quel maledetto
medaglione, usc dalla sua stanza accendendosi una sigaretta. Sent Butch bestemmiare come un turco,
in salotto, una furibonda litania a fior di labbra contrassegnata da una sfilza di parolacce e da
un'interessante variazione su un buco che avrebbe faticato a scordare.
Trov l'amico seduto sul divano che guardava truce il portatile di Marissa. Cosa c', sbirro?
Credo che l'hard drive abbia tirato le cuoia, rispose Butch alzando gli occhi. Cristo santo...
sembri Hugh Hefner.
Quanto sei spiritoso.
Butch fece una smorfia. Scusa. Cazzo... V, mi spia...
Chiudi il becco e fammi dare un'occhiata al PC. V prese il computer dalle ginocchia di Butch
e fece un rapido controllo generale. Morto, sentenzi.
Lo sapevo. Il Porto Sicuro deve avere una specie di malocchio
informatico, prima  partito il server e adesso anche questa. Ma- rissa  su in casa con Mary per
cercare di capire come assumere altro personale. Cavolo, questa proprio non ci voleva.
Ci sono quattro nuovi Dell nel ripostiglio fuori dallo studio di Wrath. Dille che pu prenderne
uno, okay? Glielo setterei anche subito, ma devo andare.
Grazie, socio. E, s, vado subito a prepararmi per venire con te...
Non devi venire per forza.
Butch si accigli. Ma cosa dici? Hai bisogno di me.
Pu sostituirti qualcun altro.
Non ho intenzione di abbandonarti...
Non sarebbe un abbandono. Vishous si avvicin al calciobalilla e fece rullare una delle
stecche. Quando la fila di omini fece un salto mortale all'indietro, sospir, E che... non so, se ci sei
anche tu diventa tutto troppo reale, maledizione.
Allora preferisci il sostegno morale di qualcun altro?
V fece rullare ancora la stecca e dal biliardino si lev una specie di frullo. Aveva scelto Butch
per una sorta di riflesso automatico, ma in effetti lo sbirro era una complicazione. Il loro legame, cos
stretto, gli avrebbe reso pi difficile il percorso attraverso la cerimonia di presentazione e il rituale di
accoppiamento.
S, disse guardando l'amico. Credo di s.
Nel breve silenzio che segu, Butch assunse l'espressione di chi sta reggendo un piatto troppo
caldo: incerta e imbarazzata. Be'... io comunque verrei volentieri, in ogni caso, basta che tu lo sappia.
So che posso sempre contare su di te. V and al telefono, valutando le possibili alternative.
Sei sicu...
S, tagli corto V facendo un numero. Quando Phury rispose, gli disse, Ti spiace venire con
me al posto di Butch? S. Uh-huh. Grazie, amico. Riattacc. Poteva sembrare una scelta strana, perch
lui e Phury non erano mai stati molto legati. D'altronde, il punto era proprio questo. Mi accompagna
Phury, nessun problema. Faccio un salto in camera sua. V...
Zitto, sbirro. Torno tra un paio d'ore.
Vorrei tanto che tu non fossi obbligato a...
Pazienza. Non cambier comunque le cose. Dopo tutto, Jane se n'era andata e lui avrebbe
continuato a essere un vampiro innamorato senza la sua compagna. Per cui, no, non era cambiato
niente, e niente aveva pi importanza, ormai.
Allora non vuoi che ti accompagni? Sei proprio sicuro?
Tu fatti trovare qui con la Goose, quanto torno. Avr bisogno di farmi un drink.
V lasci la Tana infilando il tunnel sotterraneo. Lungo il tragitto verso la grande casa, cerc di
mettere in prospettiva ci che lo attendeva.
L'Eletta con cui stava per unirsi era solo un corpo. Proprio come lui. Insieme avrebbero fatto ci
che andava fatto, quando necessario. Era solo un incontro di parti anatomiche maschili e femminili,
seguito da qualche spinta avanti e indietro finch il maschio eiaculava. E se non gli si drizzava per
totale e assoluta mancanza di eccitazione? Nessun problema. Le Elette erano provviste di unguenti che
garantivano l'erezione e di incenso che aiutava a venire. Quindi, anche se il sesso al momento era
l'ultimo dei suoi pensieri, il suo corpo avrebbe fatto ci per cui era nato e cresciuto: assicurare la
sopravvivenza delle migliori stirpi della specie.
Peccato che non si potesse ricorrere alla fecondazione in vitro, una bella provetta e via.
Purtroppo, gi in passato i vampiri avevano tentato l'inseminazione artificiale senza il minimo
successo. I piccoli andavano concepiti col buon vecchio metodo naturale.
Cribbio, non voleva pensare a quante femmine avrebbe dovuto scoparsi. Proprio non ce la
faceva. Al solo pensiero gli veniva voglia di...
Vishous si blocc nel bel mezzo del tunnel.
Apr la bocca,
E url fino a restare senza voce.
Capitolo 34
Quando Vishous e Phury passarono dall'Altra Parte, presero forma in un cortile bianco
circondato da un porticato bianco di colonne corinzie. Al centro c'era una fontana di marmo bianco che
zampillava acqua cristallina dentro una profonda vasca bianca. Nell'angolo pi lontano, sopra un albero
bianco carico di fiori bianchi, c'era uno stormo di uccelli canterini dai colori dell'arcobaleno;
sembravano quelle decorazioni variopinte spolverizzate su certi pasticcini. I dolci richiami dei
fringuelli e delle cince erano in perfetta armonia con il ciangottio della fontana, entrambi nella stessa
tonalit gioiosa.
Guerrieri. La voce della Vergine Scriba si lev alle spalle di V facendogli accapponare la
pelle. Inginocchiatevi, che possa salutarvi.
V ordin alle ginocchia di piegarsi, e un attimo dopo esse si fletterono come le gambe
arrugginite di un tavolino da gioco. Phury, per nulla irrigidito, si inginocchi senza problemi.
D'altronde, mica si stava prostrando davanti a una madre che disprezzava.
Phury, figlio di Ahgony, come stai?
Con voce perfettamente impostata, il fratello rispose nell'Antico Idioma, Bene, poich mi
trovo al vostro cospetto col cuore puro e una profonda devozione.
La Vergine Scriba ridacchi. Risposta esemplare espressa in modo esemplare. Gentile da parte
tua. Pi di quanto possa aspettarmi da mio figlio.
Phury volt la testa di scatto verso V. Scusa tanto, fratello, pens quest'ultimo. Devo aver
tralasciato questo piccolo particolare.
La Vergine Scriba si fece pi vicina, fluttuando leggera. Ah, e cos mio: figlio non ti ha detto
chi  sua madre? L'avr fatto per senso del decoro, mi chiedo? Preoccupato di non smentire il principio
universalmente accettato della mia natura virginale? S, il motivo  senz'altro questo, non  cos,
Vishous, figlio del Carnefice?
V alz gli occhi, pur non essendo stato invitato a farlo. O forse  solo perch mi rifiuto di
riconoscervi.
Era esattamente ci che lei si aspettava di sentirgli dire; V lo intu non perch glielo avesse letto
nel pensiero, ma perch a un certo livello loro due erano una sola, identica cosa, indivisibili a dispetto
dell'aria e dello spazio che li separava.
Evviva!
La tua reticenza ad ammettere che sono tua madre non cambia nulla, disse la Vergine Scriba
in tono duro. Un libro intonso non altera l'inchiostro sulle sue pagine. Quello che c', c' .
Senza permesso, V si alz in piedi e guard il volto incappucciato di sua madre, occhi negli
occhi, forza contro forza,
Phury di sicuro stava sbiancando come un fantasma, ma pazienza, cos si sarebbe intonato col
resto dell'ambiente. E poi, la Vergine Scriba non avrebbe certo tostato il suo futuro Primate o il suo
prezioso giocattolino. Impossibile. Per cui non gliene fregava un accidente.
Vediamo di levarci il pensiero, mamma. Voglio tornare alla mia vita vera...
In un batter d'occhio, V si ritrov lungo disteso sulla schiena, senza fiato. Sopra di lui non c'era
niente, nulla che lo schiacciasse, eppure gli sembrava di avere un pianoforte sul petto.
Strabuzzando gli occhi, cerc di inspirare un po' d'aria nei polmoni mentre la Vergine Scriba
fluttuava verso di lui. Il cappuccio si alz da solo e lei guard Vishous con un'espressione annoiata sul
volto spettrale e sfolgorante.
Voglio la tua parola che terrai una condotta rispettosa nei miei confronti, in presenza del
consesso delle Elette. Ammetto che tu possa avere certe libert per definizione, ma se le rivelerai in
pubblico non esiter a importi un futuro peggiore di quello che desideri abbandonare. Siamo
d'accordo?
D'accordo? D'accordo? S, come no, essere d'accordo presupponeva il libero arbitrio e, da
quanto aveva imparato nel corso nella sua vita, era chiaro che lui non ce l'aveva.
Accidenti a lei.
Vishous espir lentamente. Rilass i muscoli. E opt per il soffocamento.
Sostenendo lo sguardo della Vergine Scriba... si lasci morire a poco a poco,
Meno di un minuto dopo entr in azione il suo sistema nervoso autonomo e i polmoni
bussarono con prepotenza contro la gabbia toracica reclamando un po' di ossigeno. V strinse i molari,
chiuse le labbra con forza e serr la gola per neutralizzare il riflesso della respirazione.
Oh, Ges, esclam Phury con voce tremante.
sentiva i polmoni bruciare, una sensazione che si estese a tutto il torace mentre la vista
cominciava ad appannarsi e il corpo tremava con violenza nello scontro tra la volont e l'imperativo
biologico di respirare. Alla fine, quella guerra divenne meno un vaffanculo alla madre e pi una lotta
per conquistare ci che voleva: la pace. Senza pi Jane nella sua vita, in pratica gli restava solo la
morte.
Cominci a perdere i sensi.
All'improvviso il peso inesistente che lo opprimeva venne sollevato, l'aria gli invase le narici e i
polmoni, neanche fosse un solido che una mano invisibile gli spingeva dentro a forza.
Il corpo prese il sopravvento sbaragliando il suo autocontrollo. Suo malgrado, V risucchi
ossigeno come se fosse acqua, raggomitolandosi su un fianco e respirando a pieni polmoni; la vista a
poco a poco si schiar e lui riusc a mettere a fuoco l'orlo della ve ste di sua madre.
Quando alla fine sollev la faccia dal bianco pavimento di marmo e la guard, lei non era pi la
forma fulgida a cui era abituato. Si era offuscata, come se disponesse di uno di quegli interruttori in
grado di regolare la luminosit in base all'umore.
H suo volto era immutato, tuttavia. Trasparente, bello e duro come il diamante.
Vogliamo procedere con la presentazione? disse la Vergine Scriba. O preferisci ricevere la
tua compagna allungato sul mio pavimento di marmo?
si rizz a sedere; aveva il capogiro, ma se anche sveniva non gliene importava niente. Forse
avrebbe dovuto provare un qualche senso di trionfo per aver vinto la battaglia ingaggiata con sua
madre, ma non era cos.
Lanci un'occhiata a Phury. Era stralunato, gli occhi gialli sbarrati, la pelle di un pallore
giallastro, neanche fosse nel bel mezzo di una pozza piena di alligatori con due bistecche al posto delle
scarpe.
Cavolo, pens V, se suo fratello aveva reagito cos a quel piccolo bisticcio familiare, chiss
cosa avrebbero fatto le Elette di fronte all'aperto conflitto tra lui e la sua mamma-matrigna in stile Joan
Crawford. Non nutriva alcuna simpatia per quel gruppo di femmine, ma non per questo voleva
sconvolgerle.
Si alz in piedi, e Phury si mosse giusto in tempo: vedendolo sbandare di lato, lo afferr
prontamente sotto l'ascella per raddrizzarlo.
Ora seguitemi. La Vergine Scriba li precedette verso il colonnato, fluttuando sul marmo
senza fare rumore n movimenti particolari, una minuscola apparizione in forma solida.
Il trio procedette lungo il porticato fino a un portone d'oro che V non aveva mai varcato. Era
maestoso e recava un'iscrizione nella variante pi antica dell'Antico Idioma, che V riusc a decifrare
grazie alle analogie con la lingua ancora in uso:
Ecco il santuario delle Elette, sacro regno
del passato, presente e futuro della Razza.
I battenti si aprirono da soli rivelando uno splendido scenario bucolico che, in circostanze
diverse, forse avrebbe calmato persino V. Eccezion fatta per il candore di tutto il paesaggio, poteva
essere un qualsiasi campus di una delle pi antiche e prestigiose universit statunitensi, con gli eleganti
edifici in stile georgiano disseminati tra morbide distese erbose bianche come il latte, e filari di querce
e olmi albini.
V e Phury avanzarono sopra una passatoia di seta bianca, mentre la Vergine Scriba fluttuava
spettrale a una trentina di centimetri da terra. L'aria era di una temperatura ideale e assolutamente
immota, al punto che non la si sentiva neanche sulla pelle. Pur essendo ancorato al suolo dalla forza di
gravit, V si sentiva pi leggero, gli sembrava quasi di galleggiare... con un po' di slancio, forse
avrebbe potuto librarsi nell'aria scavalcando il prato d'un balzo, come nelle foto degli astronauti sulla
luna.
O forse no. Accidenti. Forse quella sensazione di passeggiata lunare era dovuta al fatto che gli
si stava friggendo il cervello.
Giunti in cima a una collina, ai loro piedi scorsero un anfiteatro. E le Elette.
Oh, Ges... Tutte e quaranta erano vestite di bianco, coi capelli raccolti in uno chignon e le
mani coperte da guanti. Ce n'erano di bionde, di brune e di rosse, ma sembravano tutte la stessa persona
perch erano identiche nella corporatura, alta e snella, e nell'abbigliamento. Suddivise in due gruppi,
erano allineate ai due lati dell'anfiteatro, voltate di tre quarti e col piede destro leggermente spostato
verso Festerno. Ricordavano le cariatidi dell'architettura greca, pens V, quelle sculture femminili che
sul loro capo regale sostenevano tetti o frontoni.
Gli venne da chiedersi se avessero un cuore che batteva e dei polmoni che pompavano. Perch
erano immote come l'aria.
Era questo il problema con l'Altra Parte, pens. L non si muoveva mai niente. C'era vita...
senza vita.
Venite avanti, ordin la Vergine Scriba. La presentazione ci aspetta.
Oh... Dio... Ecco di nuovo quel senso di soffocamento.
Phury gli pos una mano sulla spalla. Ti serve un minuto?
Altro che minuto, gli servivano secoli... per quanto, se anche avesse avuto tutto quel tempo a
disposizione, il risultato non sarebbe cambiato. Con un senso di predestinazione, rivide il civile che
aveva trovato in quel vicolo, quello in cui era incappato la notte che gli avevano sparato, quello che
aveva vendicato uccidendo quel Lesser.
Alla confraternita servivano pi guerrieri, pens, ricominciando a camminare. E non poteva
pensarci la cicogna.
Di fronte a lui c'era un solo seggio, una sorta di trono dorato vicino al bordo del palco
dell'anfiteatro. Dal punto in cui si trovava, si rese conto che quello che aveva scambiato per una parete
bianca e spoglia sullo sfondo, in realt era una vasta cortina di velluto bianco, perfettamente immobile
come un murale dipinto.
Tu. Siediti, gli ordin la Vergine Scriba, chiaramente esasperata.
Buffo, anche lui provava la stessa identica cosa per lei.
V pos le chiappe sul trono mentre Phury alle sue spalle metteva radici come un albero.
La Vergine Scriba fluttu verso destra, fermandosi a lato del palco come un regista
shakespeariano, motore di tutto il dramma.
Dio, pens V, cos'avrebbe dato per un aspide.
Procediamo, ordin la Vergine Scriba in tono secco.
La tenda si apr al centro, rivelando una femmina coperta dalla testa ai piedi da un bozzolo
incrostato di pietre preziose. Affiancata da due Elette, la sua promessa era in piedi, s, ma tutta sbilenca.
O forse non era in piedi. Ges, sembrava appoggiata a una tavola tenuta inclinata per esporla alla vista.
Come una di quelle farfalle da collezione, infilzate con degli spilloni sopra un panno di velluto.
Quando venne sospinta in avanti, apparve chiaro che in effetti era attaccata a qualcosa:
camuffate da gioielli in tinta con la veste, intorno alle braccia aveva delle cinghie che la sorreggevano.
Far tutto parte della cerimonia, si disse V, perch l'Eletta nascosta sotto a quella specie di
bozzolo non solo era preparata alla presentazione e al successivo rituale di accoppiamento, ma doveva
essere euforica all'idea di diventare la femmina numero uno: la prima Eletta del Primale godeva di
diritti speciali, e non era difficile immaginare che gran goduria fosse per lei.
Forse non era giusto, ma lui ce l'aveva a morte con la femmina che si nascondeva sotto tutto
quello splendore.
A un cenno della Vergine Scriba, le Elette alla destra e alla sinistra della sua promessa
cominciarono a sbottonare il bozzolo. Appena si misero all'opera, una ventata di energia scosse
l'immobilit dell'anfiteatro: dopo decenni di attesa, le Elette finalmente avrebbero assistito a un
recupero delle antiche usanze.
Con suprema indifferenza, V rimase a guardare mentre i ricchi panneggi svelavano una
femmina di stupefacente bellezza avvolta in un tessuto impalpabile, fine come una ragnatela. Il volto
della sua promessa era ancora coperto dal cappuccio come imponeva la tradizione, perch non era lei a
essergli donata, ma le Elette nel loro insieme,
E di tuo gradimento? chiese asciutta la Vergine Scriba, sapendo che la femmina era di una
perfezione assoluta.
Chi se ne frega.
Un mormorio di sconcerto agit le file delle Elette come una brezza gelida che soffia su un
canneto.
Forse desideri riformulare la tua risposta? sbott la Vergine Scriba.
Me la far andare bene.
Dopo una pausa imbarazzata, un'Eletta avanz reggendo un turibolo e una piuma bianca.
Intonando una sorta di litania, sparse l'incenso sulla prescelta, dal capo incappucciato fino ai piedi
scalzi, girandole intorno una volta per il passato, una per il presente e una per il futuro.
Via via che il rituale procedeva, V si pieg in avanti, accigliato. La veste della sua promessa era
bagnata, sul davanti.
Forse erano gli oli con cui l'avevano cosparsa per prepararla all'incontro con lui.
Si appoggi all'indietro sul trono. Merda, odiava le antiche usanze. Odiava tutta quella
fottutissima messinscena.
Sotto il cappuccio, Cormia era in preda a una profonda disperazione. L'aria era calda e
soffocante, peggio che non avere nulla da respirare, aveva le ginocchia molli, cedevoli come fili d'erba,
e i palmi delle mani umidicci. Non fosse stato per le cinghie, sarebbe crollata di schianto.
Dopo il suo tentativo di fuga l'avevano catturata e, per ordine della Direttrice, costretta a
ingurgitare un intruglio amarognolo che l'aveva calmata per un po'; adesso per l'effetto dell'elisir stava
svanendo e il panico montava di nuovo.
Cos come l'umiliazione. Nel sentire le mani che slacciavano uno dopo l'altro i bottoncini dorati,
aveva pianto per quella violazione della sua intimit pi segreta offerta allo sguardo di uno sconosciuto.
Poi le due met della pesante tunica si erano aperte e aveva sentito freddo, una sensazione che tuttavia
non aveva alleggerito in alcun modo il fardello che le gravava sulle spalle.
Adesso era sotto gli occhi del Primole. E di tuo gradimento? aveva chiesto la Vergine Scriba.
Cormia aveva atteso la risposta del fratello, sperando in un barlume di sensibilit.
Invece non ve n'era traccia. Chi se ne frega.
Forse desideri riformulare la tua risposta?
Me la far andare bene.
Nel sentire quelle parole, Cormia ebbe un tuffo al cuore, e la paura lasci il posto al terrore.
Vishous, figlio del Carnefice, aveva una voce gelida, che evocava inclinazioni addirittura peggiori di
quelle per cui era famoso suo padre.
Come poteva sopravvivere all'unione con lui? Come poteva rappresentare al meglio le
venerabili Elette nel corso dell'amplesso? Nella sala delle abluzioni, la Direttrice era stata brutale
nell'illustrare tutto ci che Cormia avrebbe disonorato se non avesse tenuto una condotta dignitosa, se
non avesse adempiuto al suo dovere, se non avesse rappresentato in modo consono l'insieme delle
Elette.
Come poteva reggere tutto ci?
La Vergine Scriba riprese la parola: Vishous, il tuo compagno non ha alzato lo sguardo. Phury,
figlio di Ahgony, in qualit di testimone del Primale devi visionare l'Eletta che gli viene offerta.
Cormia trem, impaurita: il suo corpo stava per essere sottoposto all'esame di altri due occhi
maschili e sconosciuti. Si sentiva sporca, malgrado l'avessero lavata con tanta cura; sudicia, anche se
non v'era traccia di impurit sulle sue membra. Sotto al cappuccio avrebbe tanto voluto essere piccola,
pi piccola di una capocchia di spillo.
Se fosse stata piccola gli occhi di quei due estranei non l'avrebbero trovata. Se fosse stata
minuscola avrebbe potuto nascondersi... sparire.
Phury teneva gli occhi incollati allo schienale del trono dorato e non voleva vedere nient'altro.
Era tutto sbagliato. Tutto.
Phury, figlio di Ahgony? La Vergine Scriba pronunci il nome di suo padre come se il peso
di tutta la sua stirpe dipendesse dal fatto che lui seguisse o meno il cerimoniale.
Alz gli occhi sulla femmina...
E tutti i suoi processi mentali si incepparono di colpo.
Fu il suo corpo a reagire. All'istante. Nei pantaloni di seta gli venne duro, il membro si drizz in
un batter d'occhio, per quanto lui morisse di vergogna. Come poteva essere tanto crudele? Abbass le
palpebre e incroci le braccia sul petto, cercando di immaginare come prendersi a calci da solo
restando immobile.
Come la trovi, guerriero?
Splendida. La parola gli usc di bocca all'improvviso, lasciandolo di stucco. Degna della
migliore tradizione delle Elette, si affrett ad aggiungere.
Oh, finalmente una risposta adeguata. L'accettazione c' stata; dichiaro questa femmina la
prescelta del Primale. Completate il bagno d'incenso.
Con la coda dell'occhio, Phury vide due Elette avanzare con lunghe aste che seminavano
bianche scie di fumo. Mentre loro cominciavano a cantare con voci alte e cristalline, lui inspir a
fondo, passando al setaccio un ricco bouquet di fragranze femminili come in un giardino nel pieno
della fioritura.
Quasi subito fiut quello della promessa. Doveva essere il suo, poich era l'unico a esprimere
terrore allo stato puro...
Fermate la cerimonia, ordin duro V.
La Vergine Scriba si volt di scatto verso di lui. Prima devono terminare.
Terminare un corno. Vishous balz su dal trono e sal sul palco a passo di carica,
evidentemente aveva colto anche lui quell'odore. Di fronte alla sua avanzata, le Elette proruppero in
strilli allarmati rompendo le righe e disperdendosi in un candido sventolio di panneggi. Nel vederle,
Phury pens a un pacco di tovagliolini di carta che, durante un picnic, svolazzano via nel vento,
depositandosi qua e l sull'erba del prato.
Salvo che quella non era una domenica al parco.
Vishous richiuse le falde della ricca veste della promessa e strapp via le cinghie. Lei si
accasci su se stessa, ma prontamente lui l'afferr per un braccio, sorreggendola. Phury, ci rivediamo
a casa.
D'un tratto si lev un vento impetuoso, un vento che proveniva dalla Vergine Scriba, ma V non
cedette di un millimetro, tenendo testa alla sua... be', a sua madre, a quanto pareva.
Sua madre. Cristo, chi se lo sarebbe mai immaginato,
V fissava la Vergine Scriba con gli occhi pieni d'odio, stringendo con forza quella poveretta.
Phury, vattene via subito.
Per natura Phury era sempre pronto a fare da paciere, ma intu subito che non era il caso di
intromettersi in quella controversia familiare. Al massimo poteva pregare che suo fratello non tornasse
indietro dentro un'urna cineraria.
Prima di tagliare la corda, lanci un ultimo sguardo alla femmina incappucciata. Adesso V la
stringeva con entrambe le mani perch doveva essere svenuta. Ges Cristo... Che pasticcio.
Phury si volt ripercorrendo a ritroso la passatoia di seta bianca, diretto al Cortile della Vergine
Scriba. Prima tappa: lo studio di Wrath. Il re andava informato dell'accaduto. Anche se chiaramente la
parte pi importante della storia era di l da venire.
Capitolo 35
Quando rinvenne, Cormia si ritrov stesa sulla schiena, con indosso ancora la tunica e il
cappuccio sulla testa. Per le sembrava di non essere pi legata a quella tavola. No... non era su...
D'un tratto le torn in mente tutto: il Primale che interrompeva la cerimonia e la liberava, un
vento impetuoso che spazzava l'anfiteatro, il fratello e la Vergine Scriba che cominciavano a litigare.
A quel punto Cormia era svenuta, perdendosi il seguito. Che ne era stato del Primale? Doveva
essere morto poich nessuno poteva sfidare la Vergine Scriba.
Vuoi levarti quella roba? chiese una dura voce maschile.
Un brivido di paura le corse su per la spina dorsale. Vergine misericordiosa, lui era l dentro.
Istintivamente, Cormia si raggomitol su se stessa per proteggersi.
Rilassati, non ti faccio niente.
L'asprezza del tono era tutt'altro che rassicurante, la collera affilava le sillabe tramutandole in
lame verbali; pur non vedendolo, Cormia avvertiva la spaventosa potenza di quel guerriero. Era proprio
il figlio del Carnefice.
Senti, adesso ti tolgo il cappuccio cos puoi respirare meglio, va bene?
Cormia cerc di scostarsi da lui, di strisciare via da dove l'avevano sdraiata, ma rimase
intrappolata nei panneggi aggrovigliati della veste.
Ferma, femmina. Sto solo cercando di darti un po' di tregua.
Quando sent le sue mani su di s, Cormia rimase impietrita ; di certo l'avrebbe picchiata.
Invece lui si limit a slacciarle i primi due bottoni della tunica e sollev il cappuccio.
Attraverso il velo leggerissimo che la copriva da capo a piedi, Cormia sent sul viso un soffio
d'aria limpida, un lusso, come il cibo per l'affamato, ma non riusc a respirare pi di tanto. Tutta
contratta, gli occhi serrati con forza, la bocca contorta in una smorfia, si prepar al peggio. Dio solo - o
meglio, la Vergine sola - sapeva cosa l'aspettava.
Ma non accadde nulla. Il Primale era sempre l con lei... Cormia sentiva il suo odore
terrificante... eppure non la tocc, non disse una sola parola.
Cormia sent una sorta di raschio e un respiro profondo. Poi un aroma penetrante e fumoso.
Simile a incenso.
Apri gli occhi. La voce del Primole era perentoria. Veniva da dietro di lei.
Cormia sollev le palpebre e le batt frenetica. Era sul palco dell'anfiteatro, rivolta verso
l'esterno: davanti c'erano un trono dorato vuoto e una passatoia di seta bianca stesa sulla collina.
Sent dei passi pesanti. Le giravano intorno.
Ed eccolo l. Torreggiava sopra di lei non aveva mai visto un essere tanto grosso - gli occhi
chiarissimi nel volto duro, talmente gelidi che Cormia si ritrasse spaventata,
Lui si port un cilindretto bianco e sottile alle labbra e aspir. Mentre parlava, dalla bocca gli
usciva un filo di fumo. Te l'ho detto. Non voglio farti del male. Come ti chiami?
Eletta, gracchi lei con voce strozzata.
Questo  quello che sei, sbott lui. Io voglio sapere il tuo nome. Voglio sapere il tuo nome.
Poteva chiederle una cosa del genere? Poteva... Ma dove aveva la testa? Lui poteva fare tutto
ci che voleva. Era il Primole. C-C-Cormia.
Cormia. Aspir di nuovo da quella cosa bianca e la punta si accese di un rosso vivo.
Ascoltami. Non avere paura, Cormia, d'accordo?
Sei... La voce le si incrin. Non era sicura di potergli rivolgere delle domande, ma doveva
sapere. Sei un dio?
Lui aggrott le sopracciglia nere sugli occhi trasparenti. Diamine, no.
Ma allora come...
Parla pi forte. Non ti sento.
Cormia cerc di alzare la voce. Ma allora come hai fatto a intercedere presso la Vergine
Scriba? Poi, di fronte al suo sguardo truce, si affrett a scusarsi. Ti prego, non intendevo
offenderti...
Non importa. Senti, Cormia, non ti va a genio questa unione con me, giusto? Di fronte al suo
silenzio, lui strinse le labbra, spazientito. Coraggio, parla.
Cormia apr la bocca. Ma non ne usc niente.
Oh, per l'amor del cielo, esclam lui passandosi una mano guantata tra i capelli scuri e
mettendosi a camminare avanti e indietro.
Doveva essere una divinit di qualche tipo. Aveva un aspetto cos feroce; se avesse ordinato al
cielo di fulminarla con una saetta non se ne sarebbe stupita.
Il Primale si ferm a guardarla, minaccioso. Te l'ho detto, non voglio farti del male. Ma cosa
credi che sia, maledizione, un mostro?
E la prima volta che vedo un maschio, disse di getto lei. Non so cosa sei.
Questo lo lasci di stucco.
Jane si svegli solo perch sent cigolare la porta di un garage; lo stridio lamentoso veniva dalla
villetta a sinistra della sua. Rotolando su un fianco, controll la sveglia. Le cinque del pomeriggio.
Aveva dormito quasi tutto il giorno.
Be', pi o meno dormito, Per quasi tutto il tempo era rimasta invischiata in un sogno bizzarro,
tormentata da immagini indistinte e incompiute. In qualche modo c'entrava un uomo, un uomo grande e
grosso che sembrava a un tempo parte di lei eppure totalmente alieno. Non era riuscita a vederlo in
faccia, ma conosceva il suo odore: forte e speziato, vicinissimo, nelle narici, intorno a lei, addosso a
lei...
Quell'atroce mal di testa scoppi di nuovo; subito abbandon quel pensiero, come un attizzatoio
incandescente impugnato dalla parte sbagliata. Per fortuna il dolore dietro gli occhi si plac.
Al rombo di un motore, alz la testa dal cuscino. Dalla finestra vicino al letto vide una
monovolume in fondo al vialetto di fianco al suo. Qualcuno aveva traslocato nella casa accanto; Dio,
sperava proprio che non fosse una famigliola. Le pareti non erano sottili come quelle di un normale
condominio, ma neanche robuste come quelle del caveau di una banca. E faceva volentieri a meno di
un branco di marmocchi urlanti.
Si rizz a sedere; era a dir poco distrutta, un vero schifo. H petto le faceva male da morire e non
le sembrava un dolore muscolare. Si spost sull'altro fianco; si era gi sentita cos un'altra volta, ma
non ricordava n quando n dove.
Fare la doccia fu un vero strazio. Gi riuscire ad arrivare in bagno fu un'impresa. La buona
notizia era che lavarsi l'aveva rinvigorita leggermente; lo stomaco sembrava propenso a digerire
qualcosa. Coi capelli ancora bagnati, scese da basso e prepar il caff. Il programma era rimettere in
moto la testa e rispondere a qualche telefonata. L'indomani sarebbe andata al lavoro a qualunque costo,
perci voleva rimettersi in sesto pi che poteva prima di tornare all'ospedale.
And a sedersi sul divano del soggiorno stringendo la tazza di caff tra le mani, nella speranza
che Capitan Caffeina giungesse in suo soccorso per aiutarla a sentirsi di nuovo umana. Guard i cuscini
di seta con una smorfia. Erano quelli che sua madre lisciava in modo ossessivo, quelli che erano serviti
da barometro per valutare se "andava tutto bene" oppure no. Quand'era stata l'ultima volta che si era
seduta su quel divano? Dio, forse mai. L'ultimo fondoschiena che si era posato l sopra, per quel che ne
sapeva, poteva essere benissimo quello di uno dei suoi genitori.
No, pi probabilmente quello di un ospite. I suoi si sedevano solo sulle sedie gemelle in
biblioteca, suo padre a destra, con pipa e giornale, e sua madre a sinistra, con in grembo un ricamo al
piccolo punto. Sembravano usciti dal museo delle cere di Madame Tussauds, parte di una scena
raffigurante coppie di coniugi facoltosi che non si rivolgevano mai la parola.
Jane ripens ai ricevimenti che avevano dato, tutti quegli invitati che giravano per la grande
villa in stile coloniale, con i camerieri in uniforme che offrivano crpe e cosi ripieni di crema ai funghi.
Sempre la stessa gente, le stesse conversazioni, gli stessi tubini neri e completi di Brooks Brothers.
L'unica differenza erano le stagioni, e l'unica interruzione c'era stata dopo la morte di Hannah. Per
ordine di suo padre, dopo il funerale le serate con ospiti erano state sospese per sei mesi circa, poi per
la sarabanda era ricominciata. Pronti o meno che fossero, le feste erano riprese come prima e, anche se
sembrava sempre sul punto di spezzarsi, sua madre si era truccata e infilata il solito tubino nero
piazzandosi sulla soglia di casa, tutta sorrisi artificiosi e filo di perle al collo.
Dio, quanto piacevano ad Hannah quelle feste.
Accigliandosi, Jane si port una mano al cuore; ecco quando aveva gi provato quel dolore al
petto. La perdita di Hannah le aveva procurato lo stesso doloroso senso di oppressione.
Strano svegliarsi cos, improvvisamente in lutto. E s che non aveva perso nessuno.
Bevve una sorsata di caff... una cioccolata calda sarebbe stata molto meglio...
Le torn in mente l'immagine sfocata di un uomo che le porgeva un tazzone. Dentro c'era della
cioccolata bollente; l'aveva preparata per lei perch la stava... la stava lasciando. Oh... Dio, lui la stava
la...
Una fitta improvvisa alla testa spazz via quella strana visione... proprio mentre suonava il
campanello. Jane si massaggi la radice del naso scoccando un'occhiataccia alla porta d'ingresso. Al
momento si sentiva tutto tranne che in vena di compagnia.
Il campanello suon un'altra volta.
Si costrinse ad alzarsi, trascinandosi fino alla porta. Fece scattare la serratura. Cribbio, pens, se
 un testimone di Geova adesso gli do io la comunione con...
Manello?
Il suo capo era fermo sul portico con la solita aria spavalda, come se il suo posto fosse l, sullo
zerbino di Jane, solo perch lo aveva deciso lui. Ancora in camice da chirurgo e crocs, sfoggiava anche
un bel giaccone scamosciato marrone scuro, come i suoi occhi. La sua Porsche occupava met del
vialetto d'accesso.
Sono venuto a vedere se eri morta.
Jane non pot fare a meno di sorridere. Ges, Manello, non essere cos romantico.
Hai un aspetto orribile.
E adesso anche i complimenti. Basta. Mi farai arrossire.
Mi fai entrare?
Ma certo, farfugli lei, facendosi da parte.
Lui si guard intorno togliendosi il giaccone. Sai, ogni volta che entro in questo posto penso
sempre che non ti assomiglia per niente.
Cosa ti aspettavi? Una casetta rosa tutta pizzi e gale? scherz lei chiudendo la porta. A
chiave.
No, la prima volta che sono entrato mi aspettavo di trovarlo vuoto. Come casa mia.
Manello abitava al Commodore, quel grattacielo di lusso, ma casa sua in realt, era un costoso
spogliatoio arredato a cura della Nike. C'era il suo equipaggiamento sportivo, un letto, una caffettiera e
basta.
Vero, concord Jane. Non sei esattamente il tipo da Casa- bella.
Allora, Whitcomb, dimmi un po' come stai. Manello la fissava; il suo volto non tradiva la
minima emozione, ma i suoi occhi ardevano, e Jane ripens alla loro ultima conversazione, quella in
cui le aveva confessato di provare qualcosa per lei. I particolari di quello che le aveva detto erano come
sfumati, aveva la vaga impressione che fosse successo nella stanza di un paziente in terapia intensiva...
La testa ricominci a farle male; nel vedere la sua smorfia di dolore, Manello disse, Siediti.
Subito.
Forse non era una cattiva idea, pens Jane, tornando a sedersi sul divano. Vuoi un caff?
In cucina, giusto?
Vado a...
Me lo verso da solo, grazie. Ho anni di allenamento alle spalle. Tu stai l tranquilla.
Jane si rimise a sedere sul sof, stringendosi nella vestaglia e massaggiandosi le tempie.
Accidenti, sarebbe mai pi tornata come prima?
Manello torn proprio mentre lei si piegava in avanti prendendosi la testa tra le mani. Il che,
naturalmente, mise subito in allarme il medico in lui. Pos la tazza sopra uno dei libri di architettura
della madre di Jane e si inginocchi sul tappeto orientale.
Dimmi tutto. Cos'hai?
. La testa, gemette Jane.
Fammi vedere gli occhi.
Lei cerc di rimettersi seduta diritta. Sta passando...
Zitta. Con delicatezza, Manello l'afferr per i polsi allontanandole le braccia dal viso.
Adesso do un'occhiata alle pupille. Tira indietro la testa.
Jane si arrese, si arrese del tutto e si rilass contro il divano. Erano anni che non mi sentivo
cos male.
Manny avvicin pollice e indice al suo occhio destro e con cautela sollev la palpebra mentre
con l'altra mano alzava una torcia a stilo. Era cos vicino che Jane vedeva le sue lunghe ciglia, l'ombra
di barba sulle guance e i minuscoli pori della pelle. Aveva un buon profumo. Acqua di colonia.
Chiss di che marca era, si chiese frastornata.
Meno male che sono arrivato attrezzato, scherz lui accendendo il sottile raggio di luce.
Gi, sei proprio un gran bravo boy scout... Ehi, attento con quel coso.
Jane fece per battere le palpebre mentre le puntava la torcia nell'occhio, ma lui glielo imped.
Cos ti fa pi male la testa? chiese Manello, spostandosi verso sinistra.
Oh, no. E fantastico. Non vedo l'ora che mi... Accidenti,  forte questa luce.
Manello spense la torcia, infilandola di nuovo nel taschino del camice. Pupille normoreagenti
allo stimolo luminoso.
Che sollievo. Se voglio leggere sotto un riflettore posso farlo senza problemi, allora, giusto?
Lui le prese il polso e alz il Rolex.
Devo pagare per questa visita? chiese lei. Shh.
Perch credo di essere a corto di contanti...
Shh.
Era strano essere trattata da paziente, e tenere la bocca chiusa peggiorava le cose. In fondo non
c'era niente di male a nascondere l'imbarazzo dietro un fiume di parole...
Una stanza buia. Un uomo in un letto. Lei che parlava... parlava del... funerale di Hannah.
Un'altra lancinante fitta di dolore le trapan la testa. Merda, esclam, inspirando con forza.
Manello lasci andare il polso posandole il palmo sulla fronte. Non scotti. Le mise le mani ai
due lati del collo, appena sotto la mascella.
Mentre la tastava, accigliato, Jane disse, Non ho mal di gola.
Be', non hai le ghiandole gonfie. Fece scivolare le dita gi, lungo il collo e, quando lei trasal,
le pieg la testa di lato. Accidenti... ma cosa cavolo...?
Cosa c'?
Qui c' un'escoriazione. O almeno cos pare. Porca miseria, ma questo  un morso.
Jane si port la mano al collo, Ah, s, non so da dove arriva. O quando me lo sono fatto.
Sembra che stia guarendo bene, disse Manello; poi le palp la base del collo, appena sopra le
clavicole. S, nessun gonfiore neanche qui. Jane, mi spiace dirtelo, ma non hai l'influenza.
S, invece.
No, invece.
Sei un ortopedico, non il guru degli infettivologi.
Qui non c' traccia di reazione immunitaria, Whitcomb.
Lei si tast la gola, In effetti non starnutiva e non aveva tosse n vomito. Ma allora che cosa
cavolo aveva?
Voglio farti una TAC alla testa.
Scommetto che lo dici a tutte le ragazze.
A quelle che presentano i tuoi sintomi? Assolutamente.
E io che credevo di essere speciale. Gli scocc un sorriso stentato e chiuse gli occhi. Vedrai
che star bene, Manello. Ho solo bisogno di tornare al lavoro.
Ci fu un lungo silenzio, durante il quale Jane si accorse che lui le aveva appoggiato le mani
sulle ginocchia. Ed era ancora vicinissimo, proteso verso di lei.
Alz le palpebre. Manuel Manello la stava guardando non come avrebbe fatto un medico, ma
come un uomo preoccupato per lei. Cavolo, era attraente, specialmente cos... solo che qualcosa non
andava. Non in lui... in lei.
Be\ che scoperta. Aveva il mal di testa.
Lui allung una mano con cautela e le accarezz i capelli all'indietro. Jane...
Cosa?
Mi permetti di prenotarti una TAC? Lei gi stava per dire di n, ma lui l'anticip.
Consideralo un favore personale. Se ci fosse qualcosa che non va e io non fossi andato fino in fondo,
non me lo perdonerei mai.
Merda. E va bene. S. Okay. Per non ne ho bisogn...
Grazie. Ci fu un istante di pausa. Poi lui si sporse in avanti e la baci sulla bocca.
Capitolo 36
Dall'Altra Parte, Vishous guard Cormia; aveva voglia di spararsi a un piede. Dopo la
tremebonda rivelazione dell'Eletta, si sentiva terribilmente in colpa. Non gli era mai passato per la testa
che non avesse mai visto un maschio in vita sua ma, a pensarci bene, se era nata subito dopo la morte
dell'ultimo Primate, come avrebbe potuto incontrare membri dell'altro sesso?
Per forza era terrorizzata da lui.
Oh, Signore, bofonchi, aspirando con forza dalla sigaretta e scuotendo via la cenere, che
cadde sul palco di marmo dell'anfiteatro: non gliene fregava un fico secco. Non immaginavo che per
te potesse essere tanto dura. Credevo...
Credeva che fosse euforica all'idea di trottare per lui o roba del genere. Invece stava male
quanto lui.
Gi, mi dispiace proprio tanto.
Lei sgran gli occhi verde giada, stupefatta.
In quello che sperava passasse per un tono pi gentile, V disse, Tu vuoi questo... e mosse
avanti e indietro tra loro due la mano con cui teneva la sigaretta. ... questo accoppiamento? Quando
Cormia rimase in silenzio, lui scosse la testa. Senti; te lo leggo negli occhi. Tu vuoi scappare via da
me, e non solo perch sei spaventata, vuoi scappare da quello che saremo costretti a fare, giusto?
Lei si copr il volto con le mani, le pesanti pieghe della tunica scivolarono lungo le braccia
sottili raccogliendosi nell'incavo del gomito. Non sopporterei di deludere le Elette, disse con un filo
di voce. Io... io far ci che devo per il bene del Tutto.
Be', quello era il leitmotiv per entrambi, no?
Anch'io, mormor V.
Nessuno dei due disse un'altra parola. V non sapeva che pesci pigliare. Gi non ci sapeva fare
con le femmine, ma adesso che stava da cani per la perdita di Jane, poi, era ancora peggio.
Volt la testa di scatto; si era accorto che non erano soli. Tu, dietro la colonna. Vieni fuori.
Subito.
Usc fuori un'Eletta, a capo chino, tutta rigida sotto la tradizionale veste candida. Padrone.
Che cosa ci fai qui?
L'Eletta fissava docile il pavimento di marmo. Signore, ti prego, salvami dalla sottomissione,
pens V. Buffo, nel sesso la pretendeva. Adesso, invece, quella remissivit lo mandava in bestia.
Spero che tu sia venuta per consolarla, ringhi. Se non  per questo, vattene subito.
Sono qui per recarle conforto, mormor l'Eletta. Sono in pensiero per lei.
Come ti chiami?
Eletta.
Ma per l'amor del cielo! Cormia e l'altra Eletta trasalirono. Dimmi il tuo nome, riprov V,
sforzandosi di stare calmo.
Amalya.
Okay, Amalya, prenditi cura di lei finch non torno. E un ordine. Mentre l'Eletta si
profondeva in inchini e rassicurazioni, V diede un ultimo tiro alla sigaretta, poi si lecc due dita e le
premette sulla punta per spegnerla, infine si infil il mozzicone nella tasca dei calzoni, chiedendosi
oziosamente perch diavolo dall'Altra Parte erano tutte in camicia da notte.
Ci vediamo tra due giorni, disse rivolto a Cormia.
Se ne and senza voltarsi indietro, camminando sull'erba bianca della collina invece che sulla
passatoia di seta immacolata stesa in suo onore. Giunto nel cortile della Vergine Scriba, si augur
vivamente di non incrociarla e ringrazi il cielo che non fosse nei paraggi. L'ultima cosa di cui aveva
bisogno era un ultimo match con quella specie di incrocio tra una madre e Godzilla.
Sotto lo sguardo vigile di quella moltitudine di uccelli canterini torn nel mondo reale, ma non
and al quartier generale della confraternita.
And proprio dove non doveva: riprese forma di fronte alla casa di Jane, dall'altra parte della
strada. Era una pessima idea - in una scala da uno a dieci, diciamo quindici - ma era mezzo morto di
dolore e non riusciva a ragionare in modo lucido, e poi non gliene fregava pi niente di niente, neanche
dei limiti che non andavano oltrepassati tra umani e vampiri.
Si gelava e lui aveva addosso solo gli abiti della cerimonia, ma cosa importava? Era talmente
confuso e angosciato che se anche fosse stato nudo nel bel mezzo di una bufera di neve non se ne
sarebbe accorto...
Ma cosa cavolo...?
C'era un'auto nel vialetto di Jane. Una Porsche Carrera 4S. La stessa di Z, solo che quella di Z
era grigio ferro mentre questa era color argento.
Inizialmente aveva pensato di tenersi a una certa distanza sul marciapiede di fronte, ma quel
piano and in fumo non appena ebbe fiutato l'odore di maschio proveniente dalla decappottabile. Era
quel medico, quello che si era messo a fare il dongiovanni con Jane nella stanza d'ospedale.
si materializz dietro l'acero del giardino anteriore e sbirci dalla finestra della cucina. La
caffettiera era sul fuoco, lo zucchero sul tavolo. Sul bancone c'erano due cucchiaini.
Oh, porca miseria, no. Porcaccia la miseriaccia, no.
Non riusciva a vedere granch del resto della casa, quindi svolt l'angolo; sulla neve ghiacciata
i piedi scalzi urlarono di dolore. Una vecchietta che abitava l accanto guard fuori dalla finestra; forse
lo aveva visto; V sparse intorno un po' di Mhis, cos, per precauzione... e perch gli conveniva fare
qualcosa per dimostrare che aveva un cervello.
Non poteva rischiare di finire in galera per stalking.
Appena ebbe dato un'occhiata in salotto dalle finestre sul retro, vide con estrema chiarezza la
morte di un altro essere vivente come se avesse commesso l'omicidio in tempo reale: Jane era seduta
sul divano e quell'umano, quel dottore, era in ginocchio e piegato in avanti, vicinissimo a lei. Con una
mano sul suo viso e l'altra sul collo, fissava intensamente la sua bocca.
perse subito la concentrazione, dimentic il Mhis e si mosse senza pensare. Senza riflettere.
Senza esitare. Spinto dal feroce istinto possessivo di ogni vampiro innamorato, si lanci verso la
portafinestra, pronto a uccidere...
Dal nulla spunt Butch, che gli si par davanti afferrandolo per la vita e trascinandolo via a
forza. Era una mossa pericolosa, anche tra amici carissimi. Se non eri un TIR ti conveniva non
intrometterti tra un vampiro innamorato e il bersaglio della sua aggressivit: d'impulso, V pass
all'attacco, scoprendo le zanne e colpendo alla testa il suo migliore amico.
L'irlandese lo moll subito, neanche fosse un alveare, tir indietro il braccio e gli sferr un
gancio che lo centr sotto il mento. Con i denti che cantavano come un coro di angioletti, V prese
fuoco come un campo di sterpaglie, accecato dall'ira.
Il Mhis, testa di cazzo, sibil rabbioso Butch. Prima che ci scanniamo pensa al Mhis.
V fece calare la cortina protettiva e subito dopo i due vampiri si affrontarono in un corpo a
corpo senza esclusione di colpi, col sangue che schizzava fuori dal naso e dalla bocca mentre se le
davano di santa ragione. A un certo punto V si rese conto che tutta quella rabbia non derivava solo
dall'aver perso Jane. H fatto era che si sentiva completamente solo. Anche con Butch accanto, non
sarebbe mai stata la stessa cosa senza di lei, quindi era come se non gli fosse rimasto pi niente.
Alla fine tutti e due si ritrovarono lunghi e distesi sulla schiena, fianco a fianco, ansimanti, col
sudore che, pi che asciugarsi, si congelava sulla pelle. Merda, mi sto gi gonfiando, pens V: le
nocche e la faccia sembravano gi quelle dell'omino Michelin.
Tossicchi. Ho bisogno di una sigaretta.
E io ho bisogno di una borsa del ghiaccio e di un po' di Cicatrene.
rotol su un fianco, sput un po' di sangue e poi croll di nuovo pesantemente sulla schiena.
Grazie, disse pulendosi la bocca col dorso della mano. Ne avevo proprio bisogno.
Preg... grugn Butch. Prego, non c' di che. Accidenti, dovevi proprio massacrarmi il fegato
in quel modo? Come se non avesse gi abbastanza problemi per via dello scotch.
Come facevi a sapere dov'ero?
Dove altro potevi essere? Phury  tornato per conto suo dicendo che era scoppiato un gran
casino, perci ho immaginato che alla fine saresti venuto qui. Butch si sgranch la spalla tirando
qualche moccolo. Lo sbirro che c' in me  come un radar per gli imbecilli, diciamolo. Senza offesa,
ma non vincerai nessun premio nella categoria "cervelloni".
Credo che avrei ammazzato quell'uomo.
Io sono sicuro che l'avresti fatto.
alz la testa. Non arrivando all'altezza delle finestre, si puntell sui gomiti per dare una
sbirciatina dentro la casa. Il divano era vuoto.
Si lasci cadere di nuovo per terra. Quei due stavano facendo l'amore nel letto al piano di
sopra? In quel preciso momento? Mentre lui era steso in condizioni pietose su quel prato della malora?
Cazzo. Non ce la faccio.
Mi dispiace, V. Davvero. Butch si schiar la gola. Senti... sarebbe meglio non venire pi
qui.
Disse il coglione che ha fatto la ronda intorno alla casa di Ma- rissa per... quanti mesi?
E pericoloso, V. Per lei.
scocc un'occhiataccia al suo migliore amico. Se adesso mi dici che devo essere ragionevole,
con me hai chiuso.
Butch fece un sorriso mezzo storto... per via del taglio al labbro superiore. Spiacente, bello, ma
anche volendo non ti libererai mai di me.
V batt le palpebre un paio di volte, inorridito da ci che stava per dire. Dio, ti faranno santo,
lo sai? Mi sei sempre stato vicino. Sempre. Anche quando...
Anche quando cosa?
Lo sai.
Cosa?
Oh, cazzo. Anche quando ero innamorato di te. O credevo di esserlo.
Butch si strinse le mani al cuore con gesto plateale.  "Ero"? Hai detto Ero? Ma come, non ti
interesso pi? Non posso crederci. Si copr gli occhi col braccio in stile Sarah Bernhardt. Hai
mandato in frantumi tutti i miei sogni sul nostro futuro...
Chiudi quella boccaccia, sbirro.
Butch lo guard da sotto il braccio. Mi prendi in giro? Il rea- lity che avevo in mente era
fantastico. Volevo lanciarlo sul canale VHl. Due morsi sono meglio di uno. Avremmo fatto i miliardi.
Oh, per l'amor del cielo.
Butch rotol su un fianco e torn serio. Ascoltami bene, V. Tu e io siamo legati, e non solo per
via della mia maledizione. Non so se credere nella provvidenza divina e roba del genere, ma se ci
siamo incontrati c' un motivo. Per quell'altra faccenda, poi, il fatto che eri innamorato di me, pi che
amore, era la prima volta che ti affezionavi a qualcuno, tutto qua.
Okay, adesso basta con questi discorsi o mi farai venire l'orticaria.
Lo sai che ho ragione.
Vaffanculo, psicologo dei miei stivali.
Bene, sono contento che siamo d'accordo. Butch si accigli. Ehi, visto che non sarai pi la
mia June Cleaver, forse potrei lanciare un talk show di psicologia, tipo quello col Dottor Phil, hai
presente? Potrei chiamarlo L'ora di O'Neal. Suona importante, non ti pare?
Prima di tutto la parte di June Cleaver sarebbe stata tua...
Col cavolo. Non sarei mai stato sotto di te, impossibile.
Sar. Secondo: non credo che ci sia un gran mercato per il tuo genere di psicologia.
Qui ti sbagli di grosso.
Butch, noi due ci siamo appena pestati a sangue.
Sei stato tu a cominciare. E poi, se proprio vuoi saperlo, sarebbe perfetto per Spike TV. Un
incrocio tra il campionato di arti marziali e lOprah Winfrey Show. Dio, sono un genio.
Se lo dici tu.
La risata di Butch venne interrotta da una raffica di vento che spazz il giardino. Okay, bello,
per quanto sia piacevole stare qui con te, non credo che la mia abbronzatura ne trarrebbe molto
beneficio, considerato che  buio pesto.
Tu non sei abbronzato.
Vedi? E quello che ho detto, stare qui non mi servir a niente. Cosa ne dici di tornare a casa?
Ci fu una lunga pausa. Merda... non ti va di venire via con me, eh?
Ormai mi  passata la voglia di accoppare qualcuno.
Ah, bene, vuoi dire che invece di fare la pelle a quel tizio forse ti limiterai ad azzopparlo?
Adesso s che sono pi tranquillo a lasciarti qui da solo. Butch si rizz a sedere con un'imprecazione.
Vedo se se n' andato, almeno, ti spiace?
Dio, non so se voglio saperlo.
Torno subito. Butch si alz con un gemito, tutto scricchiolante e rigido, come se fosse reduce
da un incidente. Cribbio, questo s che lascer il segno.
Adesso sei un vampiro. Tornerai in forma smagliante senza neanche accorgertene.
Non dicevo per quello. Marissa ci uccider quando sapr che ci siamo presi a botte.
fece una smorfia. Accidenti. Ci andr gi pesante, eh?
Puoi giurarci, disse Butch allontanandosi zoppicando. Ci
spaccher la testa.
diede un'occhiata al primo piano della casa di Jane: le luci erano tutte spente; chiss se era un
buon segno o un brutto segno? Chiuse gli occhi pregando che la Porsche fosse sparita dal vialetto...
anche se non aveva molte speranze. Cavolo, Butch aveva ragione, se restava l c'era il rischio che quel
posto si trasformasse in una scena del crimine. Quella doveva essere assolutamente l'ultima volta...
Se n' andato, annunci Butch.
soffi fuori l'aria come un pneumatico che si sgonfia, poi si rese conto che poteva tirare il fiato
solo per quella sera. Prima o poi Jane si sarebbe messa con qualcun altro.
Prima o poi, con ogni probabilit, si sarebbe messa con quell'altro dottore.
alz la testa, poi la lasci ricadere di nuovo sul prato ghiacciato. Non credo di farcela. Non
credo di poter vivere senza di lei.
Hai un'altra scelta?
No, pens V. Assolutamente nessuna possibilit di scelta.
Pensandoci bene, quella parola non si sarebbe dovuta usare con riferimento ai destini della
gente. Mai. La parola "scelta" avrebbe dovuto essere riservata solo alla TV e ai pasti: potevi scegliere
se guardare la NBC o la CBS o se mangiare una bistecca invece del pollo. Ma appena si estendeva il
concetto oltre i fornelli e il telecomando, quella parola non aveva pi senso.
Vai a casa, Butch. Non far stupidaggini. Stupidaggini peggiori di quelle che hai gi fatto,
vorrai dire.
Al diavolo la semantica, non serve a un cazzo.
Visto che parli sedici lingue, sai che non  vero, sospir Butch. Aspett ancora qualche
secondo, poi disse, Allora ci vediamo alla Tana.
S. V si alz in piedi. Torno tra un po'.
A letto, Jane rotol sulla schiena, svegliata dal suo istinto.
C'era qualcuno in camera sua. Si rizz a sedere col cuore che batteva all'impazzata, ma non vide
nulla. D'altronde, le ombre proiettate dalla luce in corridoio offrivano una quantit di nascondigli dietro
il com, la porta semiaperta e la poltrona imbottita vicino alla finestra,
C' qualcuno?
Nessuna risposta; per qualcuno c'era, decisamente.
Rimpianse di essersi infilata a letto nuda. Chi c'?
Niente. Solo il rumore del suo respiro.
Stringendo convulsamente il piumone, inspir a fondo. Dio... che buon odore c'era nell'aria...
intenso e sensuale, faceva pensare al sesso e al possesso. Inspir di nuovo e il suo cervello vacill,
riconoscendolo. Era l'odore di un uomo. Anzi no... era pi di un uomo.
Io ti conosco. Il suo corpo si accese all'istante, ardente di desiderio... ma subito dopo arriv il
crepacuore, un dolore cos grande da mozzare il fiato. Oh, Dio... tu...
Il mal di testa torn a schiacciarle il cranio in una morsa. Giuro che appena posso faccio quella
TAC, pens Jane. Con un gemito si prese la testa tra le mani preparandosi a quelle che, con ogni
probabilit, sarebbero state ore di agonia.
Invece quasi subito il dolore svan... e anche la sua lucidit. Una coltre di sonno scese sopra di
lei, avvolgendola e calmandola.
Subito dopo la mano di un uomo le sfior i capelli. Il viso. La bocca.
U suo calore e il suo amore guarirono il pozzo senza fondo al centro del petto di Jane: era come
se la sua vita fosse rimasta coinvolta in un gravissimo incidente stradale, ma adesso i suoi pezzi
venivano rimessi insieme, il motore aggiustato, il paraurti riattaccato, il parabrezza rotto sostituito.
Se non che, proprio allora quel tocco svan.
Nel sogno, Jane tese le braccia alla cieca. Resta con me. Ti prego, resta con me.
La mano dell'uomo si strinse intorno alla sua, ma la risposta era un no. Anche se lui non diceva
niente, Jane sapeva che non sarebbe rimasto.
Ti prego... ripet, in lacrime. Non andare.
Lui le lasci la mano e lei si protese in avanti gridando...
Le coperte si scostarono con un fruscio e nel letto, insieme all'aria fredda, s'insinu un
mastodontico corpo maschile. In preda alla disperazione, Jane si abbarbic a quel corpo caldo e
muscoloso affondando i viso contro un collo che aveva quell'odore speziato e penetrante. Due braccia
robuste l cinsero, stringendola forte.
Quando si rannicchi ancora di pi contro di lui, sent... un'erezione.
Nel sogno, Jane si mosse in fretta e con decisione, come se avesse tutto il diritto di fare quello
che stava facendo. Infil una mano in mezzo ai loro corpi e afferr quel membro lungo e turgido.
Il gigante trasal. Dammi quello che voglio, disse Jane.
E lui lo fece, eccome se lo fece.
Jane si ritrov sulla schiena, a gambe spalancatele una mano le cal pesantemente sulla vulva.
Venne immediatamente, torcendosi con violenza sul materasso, gridando. Prima che le sensazioni si
dileguassero, le lenzuola vennero strappate via dal letto e una bocca si pos sopra di lei, tra le sue
cosce. Affondando le mani in una massa di capelli lunghi e folti, si abbandon a quello che lui le
faceva.
Quando Jane raggiunse l'orgasmo per la seconda volta, lui si ritrasse. Ci fu un fruscio di vestiti e
poi...
Affond dentro di lei fin quasi a farle male; Jane imprec, ma le piaceva da morire quello che
stava succedendo... specie quando una bocca scese sulla sua e l'erezione dentro di lei cominci a
muoversi. Avvinghiata a una schiena che sgroppava, assecond il ritmo del sesso.
Nel bel mezzo del sogno le balen il pensiero che quello era il motivo del suo lutto. Quell'uomo
era la causa della sua angoscia.
O meglio, la perdita di quell'uomo.
Ci che stava facendo era sbagliato, Vishous lo sapeva. Fare sesso in quel modo equivaleva a
rubare, perch Jane non sapeva di preciso chi c'era nel suo letto. Eppure non riusciva a fermarsi.
La baci con trasporto, muovendosi ancora pi vigorosamente dentro di lei. L'orgasmo divamp
come un incendio, avvolgendolo in una vampata di calore e consumandolo in un fuoco che si plac
solo quando venne, inondandola del suo seme. In quel momento venne anche lei, spremendolo nella
morsa del suo sesso, prolungando il piacere finch, con un sussulto, V croll sopra di lei.
Vishous si scost guardando i suoi occhi chiusi e, con la forza del pensiero la fece scivolare in
un sonno ancora pi profondo. Al risveglio avrebbe pensato che era stato solo un sogno erotico, una
fantasia vivida e conturbante. Ma non lo avrebbe riconosciuto. Non poteva. La sua mente era forte e
rischiava di impazzire in quel tira e molla tra i ricordi che lui aveva cancellato e le sensazioni suscitate
dalla sua presenza.
Usc dal suo corpo e scese dal Ietto. Mentre rassettava le coperte e si infilava i calzoni, gli
sembrava che lo stessero scuoiando vivo.
Si chin a baciarla sulla fronte. Ti amo. Ti amer sempre.
Prima di uscire guard bene la camera da letto, poi si avventur in bagno. Era pi forte di lui.
Non sarebbe pi tornato l e aveva bisogno di imprimersi nella memoria gli spazi privati di Jane.
Il piano di sopra era pi nel suo stile. Tutto era semplice e poco appariscente, il mobilio
essenziale, le pareti libere da quadri troppo vistosi. Una cosa, per, era presente in sovrabbondanza, e
gli piaceva da matti perch si trovava anche nella sua stanza: i libri. C'erano libri dappertutto. In camera
da letto la libreria copriva tutta la parete, dal pavimento al soffitto, e ogni scaffale traboccava di volumi
di scienza, filosofia e matematica. In corridoio ce n'erano altri, accatastati dentro una vetrina alta quasi
tre metri: opere di Shelley e Keats, Dickens, Hemingway, Marchand, Fitzgerald. Persino nel gabinetto
ce n'era un piccolo assortimento, allineato contro la vasca, come se Jane volesse avere vicino alcune tra
le sue letture preferite quando faceva il bagno.
Le piaceva anche Shakespeare, evidentemente. E lui approvava senza riserve.
Ecco l'arredamento che faceva per lui. Una mente attiva non ha bisogno di distrazioni nel suo
ambiente. Ha solo bisogno di una raccolta di buoni libri e di una lampada. E, forse, anche di qualche
cracker e di un po' di formaggio.
Voltandosi per uscire dal bagno, gli cadde l'occhio sullo specchio sopra i due lavandini gemelli.
Si immagin Jane ferma l davanti, che si spazzolava i capelli. Si lavava i denti. Li puliva bene col filo
interdentale. Si tagliava le unghie.
Cose normalissime, che la gente faceva ogni giorno in tutto il mondo, vampiri e umani
indifferentemente: a dimostrazione che, in certe attivit pi prosaiche, le due specie tion erano poi cos
diverse.
Cosa non avrebbe dato per vedergliele fare almeno una volta.
Meglio ancora, voleva farle insieme a lei. Ciascuno davanti al proprio lavandino. Magari
avrebbero litigato perch lui aveva lasciato cadere il filo interdentale mezzo fuori dal cestino dei rifiuti,
invece d infilarlo bene dentro.
La vita. Insieme.
Allung il braccio e fece scorrere la punta del dito sullo specchio. Poi si impose si
smaterializzarsi senza tornare da Jane.
Stavolta sarebbe sparito per sempre. Se fosse stato il tipo che piange, adesso sarebbe scoppiato
in singhiozzi. Invece pens alla Grey Goose che lo aspettava alla Tana. Era seriamente intenzionato a
ubriacarsi e restare sbronzo per almeno due giorni.
Avrebbero dovuto infilarcelo a forza, in quei calzoni di seta alla Hugh Hefner, e poi tenerlo su
di peso a quella cazzo di cerimonia in onore del Primale.
Capitolo 37
A mezzanotte John, sdraiato a letto, fissava il soffitto sopra di
Era un soffitto di lusso, con un sacco di modanature e cornici, quindi c'era parecchio da
guardare. Gli faceva venire in mente una torta di compleanno, in effetti. No... una torta nuziale.
Specialmente perch al centro c'era un lampadario con intorno un sacco di ghirigori tipo quelli che
circondano le figurine dello sposo e della sposa.
Per qualche strano motivo gli piaceva il modo in cui si combinava il tutto. Non ne capiva
un'acca di architettura,, ma era affascinato da quell'opulenza, dalla sontuosa simmetria, dall'equilibrio
tra le parti decorate e quelle...
Okay, forse stava solo menando il can per l'aia.
Accidenti.
Una mezzora prima si era svegliato, era andato in bagno e poi si era infilato di nuovo sotto le
coperte. Quella sera non c'era lezione; prima di uscire avrebbe dovuto rimettersi in pari col programma,
ma di aprire i libri non se ne parlava.
Aveva una cosa da sistemare.
Che al momento giaceva granitica sopra la sua pancia.
Per tutto il tempo era rimasto l a chiedersi se ce l'avrebbe fatta. Come sarebbe stato? Gli
sarebbe piaciuto oppure no? E se gli si fosse ammosciato subito? Dio, la chiacchierata con Z non gli
dava pace. Tipo che se non... ci riusciva, forse aveva qualcosa che non andava.
Oh, per l'amor del cielo, doveva buttarsi e basta.
Si mise una mano sul petto; i polmoni si dilatavano e si contraevano e il cuore batteva forte.
Con una smorfia spost il palmo verso il basso, in direzione di quel palpito che sembrava volergli
parlare, nel vero senso della parola, tanto era assordante. Dannazione, il suo affare stava esplodendo,
aveva un disperato bisogno di sensazioni, di scaricarsi. E sotto? Le palle erano gonfie da matti,
sembravano sul punto di scoppiare, Doveva farlo. Assolutamente. E non solo per controllare che il suo
impianto idraulico fosse a posto. Il bisogno di trovare uno sfogo, superata la fase del fastidio, ormai era
un dolore fisico bello e buono.
Dal ventre spinse la mano verso il basso. La pelle, calda, liscia e glabra, si stendeva sopra una
muscolatura soda e un'ossatura robusta. Ancora non si capacitava di essere cresciuto tanto. Aveva uno
stomaco grande come un campo da football.
Appena prima di toccarsi si ferm. Poi, con un'imprecazione, afferr l'uccello e lo tir.
Un gemito gli sal dal petto quando l'erezione ebbe un fremito nella sua mano. Oh, cazzo, che
bella sensazione. Ripet il gesto al rallentatore, il torso coperto da un velo di sudore. Era come se
qualcuno lo avesse piazzato sotto una lampada a raggi infrarossi... no, era pi come se il suo corpo
irradiasse calore dall'interno.
Si inarc, senza smettere di accarezzarsi; si sentiva in colpa e in imbarazzo, ma anche
peccaminosamente erotico. Oh... che hello... Prese il ritmo, spinse via le coperte col piede e si guard.
Con orgoglio illecito ammir il proprio membro, compiacendosi delle sue dimensioni scandalose e
della forza con cui lo stringeva.
Oh... cazzo. Pi in fretta. Pi un fretta con quella mano. Si sentiva un lieve cic ciac, risultato del
lubrificante viscido e incolore che usciva dalla punta del pene impiastricciandogli il palmo. Quella roba
colava lungo la verga facendo luccicare l'erezione.
Oh... cazzo.
D'un tratto fu assalito dall'immagine di una femmina... Merda, era quella tipa tosta, la guardia
giurata dello ZeroSum. La vedeva ad alta definizione, con il suo taglio di capelli maschile, le spalle
muscolose, il volto intelligente e la sua straordinaria presenza fisica. In una sconcertante botta di
spudoratezza immagin di stare in sua compagnia, al club. Lei lo premeva contro il muro, la mano sulla
sua patta, baciandolo con passione, lingua in bocca.
Ges... Dio del cielo... John muoveva la mano a velocit supersonica, l'uccello duro come il
marmo, la mente occupata dal desiderio di affondare dentro quella femmina.
Il momento clou arriv quando, nella sua fantasia, lei smise di baciarlo e si pieg sulle
ginocchia. La vide nell'atto di abbassargli la lampo dei calzoni, tirargli fuori l'uccello e prenderlo in
bocca...
Cazzo!
John rotol di scatto su un fianco sollevando le ginocchia e facendo cadere per terra il cuscino.
Grid senza emettere alcun suono, schizzando un po' dappertutto, caldi getti di sperma atterrarono sul
suo petto, sulla sommit delle cosce e sulla mano. Continu a toccarsi strizzando le palpebre, le vene
del collo gonfie,  polmoni che bruciavano.
Quando dentro di lui non rest pi niente, deglut e, col fiato sospeso, apr gli occhi. Non ne era
sicuro, ma gli pareva di essere venuto due volte. Forse anche tre.
Accidenti, Le lenzuola. Che macello.
Cavolo, ne era valsa la pena, per. Era stato fantastico. Quella roba era... fantastica.
Solo, si sentiva terribilmente in colpa per quelle fantasie. Sarebbe morto se mai quella femmina
fosse venuta a saperlo...
Il cellulare lanci un trillo. Pulendosi la mano sulle lenzuola, John lo prese. Era un SMS di
Qhuinn; gli dava mezz'ora di tempo per trovarsi da Blay, cos potevano fare un salto allo ZeroSum
intanto che c'era ancora un po' di movimento.
John si eccit di nuovo al pensiero dell'addetta alla sicurezza.
Okay, questa cosa poteva rivelarsi un problema, pens guardando l'erezione. Specie se,
arrivando al club, vedeva quella femmina e... s, insomma, gli veniva duro.
Per, d'altra parte, poteva guardare il lato positivo della cosa: almeno le sue parti intime
funzionavano a meraviglia.
A quel pensiero si calm. S, era tutto a posto e gli era piaciuto un casino... almeno da solo. Ma
l'idea di farlo con qualcun altro lo lasciava ancora freddo.
Phury entr allo ZeroSum pi o meno all'una di notte, lieto di non essere in compagnia dei
fratelli. Quello che stava per fare richiedeva un po' di privacy.
Con ferma determinazione and nella sala VIP, si sedette al tavolo della confraternita e ordin
un martini, sperando ardentemente che nessuno dei fratelli decidesse di fare un salto al club. Avrebbe
preferito di gran lunga andare da qualche altra parte, ma lo ZeroSum era l'unico posto in citt a offrire
quello che, cercava. Per questo era li.
Il primo martini era buono, il secondo ancora meglio.
Mentre beveva, delle umane cominciarono a ronzare intorno al tavolo. La prima era una
brunetta, per cui la scart subito: troppo simile a Bella. La seconda era bionda, il che andava bene... ma
era quella coi capelli corti da cui Z si era nutrito una volta, per cui non gli sembrava giusto
approfittarne. Dopo arriv un'altra bionda - ma era strafatta, si sarebbe sentito in colpa - seguita da una
mora che sembrava Xena la Principessa Guerriera, e che lo spavent un pochino.
Poi per... davanti al tavolo si ferm una rossa.
Era un cosino non pi alto di un metro e sessantacinque, trampoli da spogliarellista compresi,
ma aveva ima splendida criniera.
In bustier rosa shocking e minigonna inguinale, sembrava un personaggio dei fumetti.
Vuoi spassartela un po', bello?
Phury si agit sulla sedia. Piantala di far tanto lo schizzinoso e levati il pensiero. E solo sesso,
per l'amor di Dio. Forse. Cosa mi costerebbe una prima fila in tribuna?
La rossa alz una mano e si sfior le labbra con due dita. Primo e secondo tempo.
Duecento bigliettoni per sbarazzarsi della sua verginit. Meno di un dollaro l'anno. Un affarone.
Phury si alz in piedi, mezzo morto. Mi sembra onesto.
Mentre seguiva la prostituta sul retro dell'area VIP, pens di sfuggita che, in un universo
parallelo, la sua prima volta sarebbe stata con qualcuno che amava. O che gli stava a cuore. O che,
quanto meno, conosceva. Non si sarebbe ridotto tutto a un paio di centoni in un gabinetto pubblico.
Purtroppo, per, lui era l dov'era.
La donna apr una porta laccata di nero e Phury la segu all'interno. Quando l'uscio si chiuse alle
loro spalle, la musica tecno giunse pi ovattata.
Coi nervi a fior di pelle, lui le allung i soldi.
Lei gli sorrise, intascandoli. Con te sar un vero piacere. Dio, che capelli. Sono extension?
Lui scosse la testa.
Quando la rossa allung le mani verso la sua cintura, Phury fece un balzo all'indietro andando a
sbattere contro quella porta della malora.
Scusa, disse.
Lei lo guard strano. Non c' problema.  la prima volta che lo fai con una come me?
E la prima volta in assoluto. Gi.
Be', lascia fare a me, ti tratter coi guanti. Gli and vicino premendogli i grossi seni contro il
ventre. Lui abbass gli occhi sulla sua testa. In cima si vedeva la ricrescita nera.
Sei grosso, mormor lei, infilandogli una mano nella cintura e tirandolo in avanti.
Lui avanz con la grazia di un robot, stordito e incapace di credere a quello che stava per fare.
Ma, onestamente, in che altro modo poteva succedere?
La rossa arretr contro il lavandino e, con un saltino esperto, si iss a sedere sul piano di
marmo. Quando allarg le gambe la gonna si alz; le autoreggenti nere avevano una fascia elastica di
pizzo. Era senza mutandine.
Niente baci, naturalmente, mormor, aprendogli la patta. Sulla bocca, voglio dire.
Lui sent l'aria fredda sulla pelle, poi la mano di lei che si infilava nei boxer. Quando gli afferr
l'uccello, Phury trasal.
Era andato l per questo, ramment a se stesso. Era questo che aveva comprato e pagato. Poteva
farcela.
Era tempo di guardare avanti, di lasciarsi alle spalle il passato. Bella. L'astinenza sessuale.
Rilassati, tesoro, sussurr la donna con voce sensuale. Tua moglie non lo sapr mai. Il mio
rossetto  indelebile, garantito, 18 ore senza sbavature, e non uso profumi. Quindi goditela e basta.
Phury deglut. Posso farcela.
John scese dalla BMW blu scuro; sfoggiava un paio di pantaloni neri nuovi di pacca, una
camicia di seta nera e un blazer scamosciato color panna. Non erano suoi. Come l'auto che lo aveva
portato in citt insieme a Qhuinn, erano di Blay.
Fate largo che arriviamo, disse Qhuinn mentre attraversavano il parcheggio.
John si volt verso il punto in cui aveva fatto fuori quei Lesser. Ricordava ancora il senso di
potenza che lo aveva pervaso, la convinzione di essere un lottatore, un guerriero... un fratello. Adesso
era tutto svanito, come se allora dentro di lui avesse agito qualcos'altro, come se fosse stato posseduto o
roba del genere. Adesso si sentiva uno qualunque, agghindato con i bei vestiti presi in prestito dal suo
amico, il corpo come un sacco pieno d'acqua che sciabordava a ogni passo.
Quando giunsero davanti allo ZeroSum fece per mettersi in coda, ma Qhuinn lo ferm.
Abbiamo la precedenza, te ne sei scordato?
Ce l'avevano eccome. Appena Qhuinn fece il nome di Xhex, l'armadio sulla soglia rizz le
antenne e parl nell'auricolare. Meno di un secondo dopo si fece da parte. Vi aspetta nel retro. Area
VDP. Conoscete la strada?
S, certo, rispose Qhuinn stringendogli la mano.
Il buttafuori si infil in tasca qualcosa. La prossima volta che tornate vi faccio passare subito.
Grazie, amico. Qhuinn gli diede una pacca sulla spalla e spar dentro il club con aria
baldanzosa.
John lo segu senza cercare di imitarlo. E meno male. Entrando inciamp nel gradino e,
annaspando per non perdere l'equilibrio, cadde all'indietro andando a sbattere contro uno dei clienti in
fila per entrare. L'uomo, che dava le spalle all'ingresso perch stava abbordando una tipa, si volt di
scatto, tutto incazzato.
Ma che ca... nel vedere John s'interruppe di colpo, con gli occhi fuori dalle orbite. Ah, s...
scusa tanto,  colpa mia.
Di fronte a quella reazione, John rimase interdetto, finch non sent la mano di Blay sulla nuca.
Dai, John. Andiamo.
Facendosi forza, John si lasci trascinare dentro, pronto a smarrirsi in quella calca pazzesca.
Buffo, per. Gli sembrava tutto meno opprimente, d'altronde adesso dominava la folla dai suoi quasi
due metri di altezza.
Qhuinn si guard intorno. Sul retro, ha detto quello. Dove cavolo  il retro?
Credevo che lo sapessi, disse Blay.
Naa. Non volevo fare la figura dell'idiota, tutto qua... Un momento, forse ci siamo, cos
dicendo annu in direzione di un'area delimitata da un cordone con davanti due pezzi di marcantonio.
Manca solo il cartello con su scritto VIP. Vogliamo andare, signori?
Qhuinn si avvi con l'aria di sapere il fatto suo, disse due parole al buttafuori e, neanche a dirlo,
il cordone venne abbassato e loro tre poterono fare il loro ingresso trionfale.
Oddio, Blay e Quinn entrarono trionfalmente, John cercava solo di non investire nessun altro.
Gli era gi andata anche troppo bene con quel cacasotto all'ingresso. La prossima volta, come minimo,
sarebbe incappato in uri killer. Armato.
L'area VIP aveva il suo bar e i suoi baristi, e le cameriere, vestite come spogliarelliste d'alto
bordo con la mercanzia in bella vista, giravano per i tavoli su tacchi da capogiro. Fra i clienti, gli
uomini indossavano tutti il completo, le donne sfoggiavano straccetti costosi e ridottissimi. Di fronte a
quella folla gaudente e vistosa, John si sent completamente fuori posto.
Ai due lati della sala c'erano dei divanetti, tre dei quali liberi; Qhuinn scelse quello pi lontano,
nell'angolo.
Questo  il migliore, sentenzi. Vicino all'uscita d'emergenza. In penombra.
Sul tavolo c'erano due bicchieri di martini, ma loro si sedettero lo stesso e una cameriera si
affrett a sparecchiare. Blay e Qhuinn ordinarono due birre, John invece pass la mano, pensando che
quella sera era meglio restare lucidi.
Dopo neanche cinque minuti - Blay e Qhuinn avevano a malapena assaggiato le loro Corona - si
sentirono apostrofare da una voce femminile. Ehi, belli.
Tutti e tre alzarono gli occhi sulla Wonder Woman bionda ferma davanti a loro. Era uno
schianto alla Pamela Anderson, pi tette che altro.
Ehi, bambola, fece Qhuinn con voce sexy. Come ti chiami?
Sweet Charity, rispose lei. Pos entrambe le mani sul tavolo e si pieg in avanti mettendo in
mostra il dcollet perfetto, l'abbronzatura da salone di bellezza e la dentatura immacolata. Vuoi
sapere perch?
Non chiedo di meglio.
La bionda si chin ancora di pi. Perch ho un buon sapore e sono molto generosa.
Qhuinn fece un sorriso tutto sesso. Allora vieni a sederti qui vicino a me...
Ragazzi, s'intromise una voce profonda.
Oh, Ges. Un bestione si era avvicinato al loro tavolo e non era una bella cosa. Col suo elegante
completo nero, due occhi duri color ametista e una cresta da moicano, era un incrocio tra un
delinquente e un gentiluomo.
Okay, era un vampiro, pens John. Non sapeva bene da dove gli derivasse quella certezza, ma
ne era certo, e non solo per via della mole. Quel tizio comunicava la stessa sensazione dei fratelli: una
forza micidiale tenuta a freno, ma pronta a esplodere da un momento all'altro.
Charity, vai a mungere qualcun altro, intesi? disse il gigante.
Con aria scocciata, la bionda si ritrasse da Qhuinn - che a sua volta fumava dalla rabbia - poi
per trotterell via e... be', rifece la stessa scena due spar pi in l.
Qhuinn ci rimase male. Gi, non cercava il piacere della tua compagnia, grand'uomo,
comment il vampiro con la cresta da moicano, chinandosi sopra il tavolo. Charity  una
professionista, come quasi tutte le donne che vedete girare in questa parte del locale. Per cui, a meno
che vogliate sganciare un bel po' di grana, tornate dall'altra parte, dove l'accesso  libero, rimorchiate
qualche tipa e poi portatela qui, mi sono spiegato? Il tizio sorrise, mettendo in mostra uno spaventoso
paio di zanne. A proposito, il locale  mio, quindi finch state qui siete sotto la mia responsabilit.
Vedete di comportarvi bene. Prima di voltarsi, guard John, Zsadist ha detto di salutarti.
Detto questo se ne and, controllando tutto e tutti lungo il tragitto verso una porta anonima in
fondo al locale. Chiss come faceva a conoscere Z, si chiese John; poco importava, qualunque fosse il
rapporto che lo legava al fratello, quel duro con la cresta da moicano era meglio avercelo come amico
che come nemico.
Altrimenti era meglio munirsi di un bel giubbotto antiproiettile.
O, meglio ancora, lasciare il Paese.
Be', questa s che  una dritta da tener presente, comment Qhuinn. Merda.
Uhm, gi. Blay si agit sulla sedia mentre un'altra bionda passava davanti al loro tavolo.
Allora... ehm, volete tornare sulla pista da ballo?
Blay, sfacciato che sei, scherz Qhuinn affrettandosi ad alzarsi. Certo che s. John...
Io resto qui, disse a gesti John. Cos tengo il posto, no?
Qhuinn gli diede una pacca sulla spalla. Benone. Ti portiamo qualcosa dal buffet.
John scosse freneticamente la testa, ma i suoi due amici si voltarono senza dargli retta. Oh, Dio.
Faceva meglio a rimanere a casa. Avrebbe fatto volentieri a meno di tutto questo.
Una brunetta si avvicin sculettando e lui si affrett ad abbassare gli occhi, ma lei non si ferm
al suo tavolo, e neppure le altre... era come se il proprietario avesse ordinato a tutte quante di lasciarli
stare. Il che fu un sollievo. Perch quella brunetta sembrava capacissima di mangiarsi vivo un uomo, e
non necessariamente in senso buono.
Incrociando le braccia sul petto, John si appoggi all'indietro sul divanetto di pelle, gli occhi
fissi sulle birre. Sentiva su di s lo sguardo degli altri clienti... di sicuro si stavano chiedendo cosa
diavolo ci facesse l. Pi che logico. Lui non era come Blay e Qhuinn, e non sapeva fingere di essere
come loro. Tutta quella musica, l'alcol e il sesso non lo caricavano di energia, anzi, gli facevano venire
voglia di sparire.
Stava pensando di tagliare la corda, quando all'improvviso fu investito da una vampata di
calore. Alz gli occhi al soffitto per vedere se per caso era seduto sotto un condotto dell'aria e avessero
appena acceso la caldaia.
No.
Si guard intorno...
Oh, merda. La responsabile della sicurezza stava oltrepassando il cordone di velluto dell'area
VIP.
Quando pass sotto la tenue luce dei faretti, John deglut a fatica. Era vestita come l'altra volta,
con una maglia attillata che metteva in risalto le braccia nerborute e un paio di calzoni di pelle che
aderivano ai fianchi e alle lunghe cosce. Aveva i capelli ancora pi corti e il taglio a spazzola brillava.
Appena i loro occhi si incrociarono, John distolse lo sguardo, rosso in faccia come un camion
dei pompieri. In preda al panico, si convinse che lei avrebbe capito cosa aveva combinato, qualche ora
prima, pensando a lei. Avrebbe intuito che... era venuto mentre pensava a lei.
Accidenti, quanto avrebbe voluto un drink con cui giocherellare. E una borsa del ghiaccio per le
guance.
Prese la birra di Blay e bevve una lunga sorsata; lei si stava avvicinando. Oddio, non sapeva
cos'era peggio: se si fermava al suo tavolo... o non si fermava.
Rieccoti qua, ma adesso sei diverso. La sua voce, molto bassa, come un fuoco che cova sotto
la cenere, lo fece arrossire ancora di pi. Congratulazioni.
John si schiar la gola. Che scemo, come se potesse parlare.
Sentendosi un perfetto idiota, mosse le labbra per dire, Grazie.
I tuoi amici sono andati a rimorchiare?
Lui annu e bevve un altro sorso di Corona.
Tu no, per. O ci pensano loro a portarti qualcosa? Quella voce incredibile era sesso allo
stato puro; lo faceva fremere tutto... e gli faceva drizzare l'uccello. Be', in caso non lo sapessi, quei
bagni laggi in fondo sono molto spaziosi e tranquilli, se cerchi un po' di privacy. Fece una risatina,
quasi sapesse che era eccitato. Divertiti con le squinzie, ma fai il bravo. Cos non dovrai avere a che
fare con me.
Detto questo si allontan; la folla si apriva al suo passaggio, uomini grossi come armadi si
scansavano in tutta fretta. John la segu con lo sguardo e d'un tratto sent tirare i calzoni. Guard in gi.
Il suo affare era duro come un pezzo di granito, grosso come il suo avambraccio. Si agit sul divanetto
mordendosi le labbra per la frizione.
Infil la mano sotto il tavolo con l'intenzione di darsi una sistemata per guadagnare un po' di
spazio dentro la patta... ma non appena entr in contatto con l'erezione, l'immagine dell'addetta alla
sicurezza riaffior nella sua mente rischiando di fargli perdere il controllo. Ritrasse il palmo cos in
fretta che and a sbattere contro il piano del tavolo.
Ruot i fianchi in cerca di sollievo, col solo risultato di peggiorare la situazione. Era nervoso,
frustrato, e pericolosamente irritato. Ripens alla sega che si era fatto a letto e decise che un'altra non
gli avrebbe fatto schifo. Tipo subito.
Tipo immediatamente, prima di venirsene nei calzoni.
Merda, forse poteva provvedere seduta stante. Accigliato, guard il corridoio che spariva in
fondo al locale, con delle porte su entrambi i lati.
Una delle quali, guarda caso, si apr proprio allora.
Una rossa minuta che aveva tutta l'aria di essere una professionista, usc gonfiandosi i capelli
con le dita e raddrizzandosi il top di un rosa brillante. Alle sue spalle c'era... Phury?
S, era proprio lui, e si stava infilando la camicia nei calzoni. I due non si scambiarono neanche
una parola. La donna gir a sinistra e attacc bottone con un gruppetto di uomini mentre il fratello
prosegu diritto, come se volesse uscire.
Quando guard in su, John lo fisso dritto negli occhi. Dopo un attimo di imbarazzo, il guerriero
alz la mano in segno di saluto, poi si diresse verso un'uscita laterale e spar all'esterno. John tracann
ancora un po' di birra, esterrefatto. Di sicuro quella donna non era entrata in bagno con Phury per fargli
un massaggio alla schiena. Dio, ma Phury non aveva fatto voto di cast...
E questo  John.
John volt la testa di scatto. Caspita. Blay e Qhuinn avevano fatto il colpaccio. Le tre ragazze
che fi accompagnavano erano tutte molto graziose e molto poco vestite.
Brianna, CiCi e Liz, le present Qhuinn, indicandole una dopo l'altra. Ragazze, lui  il
nostro amico John. Usa il linguaggio dei segni per comunicare, quindi tradurremo noi.
John fin di scolarsi la birra di Blay, sentendosi un cretino mentre la barriera comunicativa
rialzava la sua orrida testa. Stava ancora pensando a come articolare un discorsetto della serie "io me la
batto" quando una delle ragazze si sedette accanto a lui intrappolandolo sul divanetto.
Arriv una cameriera a prendere le ordinazioni; dopo che se ne fu andata cominciarono le
chiacchiere e le risatine, le note acute delle ragazze mescolate alla voce profonda di Qhuinn e alla risata
timida e soffocata di Blay. John teneva gli occhi bassi.
Dio, come sei carino, esclam una delle ragazze. Fai il modello?
La conversazione ebbe una brusca battuta d'arresto.
Qhuinn batt le nocche sul tavolo davanti a John. Ehi, J. Sta parlando con te.
John alz la testa, confuso, incontrando gli occhi spaiati dell'amico. Qhuinn annu con enfasi in
direzione della ragazza seduta vicino a John, poi sgran gli occhi come a dire, Allora, bello, ti svegli o
no?
John fece un bel respiro e guard alla sua sinistra. La ragazza lo stava fissando con... oh,
cavolo, con due occhioni adoranti, neanche lui fosse una stella del cinema.
Perch sei proprio bello, disse lei.
Cristo santo, e adesso?
Col sangue che gli affluiva alle guance e il corpo tutto contratto, John guard Qhuinn e
gesticolando in fretta disse, Dico a Fritz di passare a prendermi. Devo andare.
Poi schizz fuori dal spar, mezzo calpestando la ragazza seduta accanto a lui. Non vedeva
l'ora di arrivare a casa.
Capitolo 38
Quando, alle cinque del mattino, la sveglia suon, Jane dovette. schiacciare il pulsante che
metteva in pausa la suoneria. Due volte. Di solito era gi dal letto e dentro la doccia prima ancora di
accorgersi di essere in piedi: il bip-bip-bip non serviva tanto a svegliarla quanto piuttosto a farla
schizzare fuori dal letto come un toast dal tostapane. Ma quel giorno no. Quel giorno era rimasta
sdraiata a fissare il soffitto.
Dio, i sogni che aveva fatto quella notte... aveva sognato che quell'amante fantasma era andato
da lei e l'aveva montata come un toro. Se lo sentiva ancora addosso, sopra di s, dentro di s.
Adesso basta, per. Pi ci pensava, pi sentiva quel dolore al petto; con uno sforzo erculeo,
dirott la propria attenzione sul lavoro. Il che, naturalmente, serv solo a farla pensare a Manello. Non
riusciva ancora a credere che l'avesse baciata, eppure era cos... le aveva stampato un bel bacio sulla
bocca. E siccome lei, in un angolino della sua mente, si era sempre chiesta come sarebbe stato, non si
era scostata. Quindi lui l'aveva baciata di nuovo.
Era stato bravo, il che non era una sorpresa. La notizia era un'altra: le era parso di fare qualcosa
di sbagliato. Come se stesse tradendo qualcuno.
Quella maledetta sveglia suon di nuovo e, imprecando, Jane la mise a tacere con una manata.
Dio che stanchezza, e s che era convinta di essere andata a letto presto. O almeno cos credeva, anche
se di preciso non sapeva quando se n'era andato Manny. Ricordava che l'aveva aiutata a salire di sopra
e l'aveva messa a letto, ma lei aveva la testa cos confusa che non rammentava che ora fosse o quanto ci
avesse messo ad addormentarsi.
Pazienza.
Gett via le coperte, and in bagno e apr il rubinetto della doc- eia. Mentre il vapore saliva
annebbiando l'aria, chiuse la porta, si sfil la T-shirt e...
Si accigli nel sentire qualcosa di umido in mezzo alle gambe. Fece un rapido calcolo; forse il
ciclo era in anticipo...
Non era il ciclo. Aveva fatto sesso.
Un gelido senso di shock prese il posto del caldo dovuto al vapore. Oh, Dio... che cosa aveva
combinato. Che cosa aveva combinato?
Si volt di scatto, anche se non poteva scappare da nessuna parte... e si tapp la bocca con la
mano.
Sullo specchio, rivelate dal vapore, c'erano le parole Ti amo, Jane.
Incespic all'indietro finch non and a sbattere contro la porta.
Merda. Era andata a letto con Manny Manello. E non si ricordava niente di niente.
Phury si accomod nello studio di Wrath, questa volta sulla delicata poltrona azzurro pallido
accanto al camino. Aveva ancora i capelli bagnati per la doccia, e una tazza di caff in mano.
Aveva bisogno di uno spinello.
Mentre il resto della confraternita entrava, guard Wrath. Ti spiace se fumo?
Il re scosse la testa. Lo prendo come un servizio di pubblica utilit. Oggi abbiamo tutti bisogno
di rilassarci un po'.
Dio, quant'era vero. Erano tutti fuori fase. Zsadist, vicino alla libreria, era un fascio di nervi.
Butch era distratto dal computer che aveva sulle ginocchia. Wrath, dietro una montagna di scartoffie,
sembrava esausto. Rhage camminava avanti e indietro come un'anima in pena... chiaro indizio che
quella notte non era riuscito a sfogarsi combattendo.
E Vishous... V era quello messo peggio di tutti. In piedi accanto alla porta, aveva lo sguardo
perso nel vuoto. Se prima era gelido, adesso era glaciale, una specie di pozzo nero. Accidenti, era
ancora pi tetro della notte precedente.
Phury si accese la canna ripensando a Jane e V. Chiss com'era stato il sesso, tra loro, si chiese
oziosamente. Tra un amplesso violento e l'altro dovevano aver condiviso anche dei bei momenti di
romanticismo e di profonda comunione spirituale.
Gi, niente di paragonabile alle porcherie che aveva fatto lui in quel gabinetto. Con quella
prostituta.
Si pass la mano libera tra i capelli. Eri ancora vergine se avevi penetrato una femmina senza
venire? Non ne era sicuro. In ogni caso, non lo avrebbe chiesto a nessuno. Era tutto troppo schifoso.
Cazzo, sperava che fare sesso con qualcuno lo avrebbe aiutato a voltare pagina, a guardare
avanti, ma cos non era stato. Si era sentito ancora pi in trappola, specie perch la prima cosa che
aveva fatto non appena varcato il portone di casa, era stato pensare a Bella, sperando che non lo
sorprendesse con addosso l'odore di quella umana.
Per prendere le distanze serviva qualcos'altro, evidentemente.
A meno che... diamine, forse bastava solo la distanza in s, forse doveva lasciare quella casa e
andare a vivere da un'altra parte.
Forza, cominciamo, disse Wrath aprendo ufficialmente la riunione. In rapida successione
illustr alcune questioni relative alla Glymera) poi Rhage, Butch e Z fecero rapporto sugli eventi sul
campo. Poca roba. Ultimamente i Lesser se ne erano stati relativamente tranquilli, forse perch un paio
di settimane prima il ForeLesser era stato eliminato dallo sbirro. Tipico: ogni cambio al vertice della
Lessening Society si traduceva di solito in un periodo di fermo nella guerra, anche se non durava mai a
lungo.
Phury si accese la seconda canna e Wrath si schiar la gola. Allora... venendo alla cerimonia in
onore del Primule.
Phury diede un gran tiro allo spinello mentre V alzava gli occhi di diamante. Maledizione...
sembrava invecchiato di centocinquant'anni nell'ultima settimana, la pelle giallastra, la fronte
aggrottata, le labbra serrate. Gi non era mai stato un gran simpaticone, ma adesso sembrava uno
zombie.
Cosa c', disse V,
Io ci sar, disse Wrath. Poi guard Phury, Phury, anche tu. A mezzanotte, okay?
Phury annu, poi si prepar al peggio perch Vishous sembrava sul punto di dire qualcosa. V si
tese tutto, guardandosi intorno frenetico e muovendo la mascella... ma dalla bocca non usc niente.
Phury soffi fuori tutto il fumo schiacciando lo spinello in un portacenere di cristallo. Era
tremendo vedere patire cos tuo fratello, sapere che soffriva senza poter fare niente...
Poi rimase come folgorato, mentre una strana calma scendeva sopra di lui, una calma che non
aveva nulla a che fare con il fumo rosso.
Cristo santissimo, esclam Wrath, stropicciandosi gli occhi. Fuori di qui, tutti quanti.
Andate a rilassarvi. Siamo tutti esauriti...
Vishous, fece Phury. Se non fosse per la faccenda del Primate adesso saresti con Jane,
giusto?
volse su di lui gli occhi di diamante, socchiudendoli fino a ridurli due sottili fessure. Cosa
cazzo c'entra questo, adesso?
Saresti insieme a lei, ripet Phury; poi, guardando Wrath, aggiunse, E tu lo lasceresti,
giusto? Voglio dire, so che lei  un'umana, ma anche a Mary hai permesso di entrare...
lo interruppe bruscamente, la voce dura come i suoi occhi, quasi trovasse incredibile quella
mancanza di tatto da parte di Phury. Tanto non si pu fare, quindi vedi di darci un taglio.
Ma... invece si pu, obiett Phury.
Negli occhi di Vishous si accese un lampo di un bianco accecante. Senza offesa, ma mi stai
facendo innervosire. Non sarebbe un'idea malvagia se ti facessi gli affari tuoi. Subito.
Senza farsi notare, Rhage si avvicin a V, mentre Zsadist andava a piazzarsi alle spalle di
Phury.
Wrath si alz in piedi. Cosa ne dite di chiuderla qui?
No, statemi a sentire, insistette Phury alzandosi dalla poltrona. La Vergine Scriba vuole un
membro della confraternita, giusto? A scopo riproduttivo, giusto? Ma mica devi essere per forza tu.
E chi cazzo potrebbe essere? ringhi V, pronto a caricare.
Perch non... io?
Nel silenzio che segu, sarebbe potuta scoppiare una granata sotto la scrivania di Wrath e
nessuno se ne sarebbe accorto: i fratelli fissavano Phury come se gli fossero spuntate le corna.
Be', perch non potrei essere io? A lei serve solo il DNA, giusto? Quindi chiunque di noi
dovrebbe andare bene. La mia stirpe  forte. Il mio sangue  buono. Perch non potrei farlo io?
Ges... Cristo, esclam Zsadist con un filo di voce.
Nulla mi impedisce di diventare Primale.
V aveva la faccia di uno che aveva appena ricevuto una padellata in testa, tutta la sua
aggressivit era svanita. Perch dovresti farlo?
Sei mio fratello. Se posso evitare un'ingiustizia, perch non farlo? Io non voglio nessuna
femmina. Aveva un groppo in gola, dovette massaggiarsela per riuscire a continuare. Sei figlio della
Vergine Scriba, giusto? Quindi potresti suggerirle questo cambiamento. Chiunque altro andrebbe
incontro a morte sicura, ma non tu. Forse basta anche solo che glielo comunichi. Lasci ricadere la
mano. E potresti rassicurarla dicendole che io assolverei meglio a quel ruolo perch non sono
innamorato di nessuno.
Gli occhi di diamante di V rimasero fissi sul volto di Phury.  sbagliato.
Tutta quanta questa storia  sbagliata. Ma questo  irrilevante, no? Phury si volt verso il
delicato scrittoio francese, guardando negli occhi il suo re. Wrath, tu cosa ne dici?
Cazzo, fu la risposta.
Ottima scelta lessicale, mio signore, ma non  propriamente una risposta.
La voce di Wrath si fece bassa, bassissima. Non dirai sul serio...
Ho un paio di secoli di astinenza da recuperare, quale modo migliore per levarmi la
soddisfazione? Voleva essere una battuta, peccato che nessuno rise. Andiamo, chi altri potrebbe
farlo? Voi siete tutti impegnati. L'unico altro candidato possibile sarebbe John
Matthew, per via della discendenza da Darius, ma John non  un membro della confraternita, e
chiss se mai lo sar.
No. Zsadist scosse la testa. No... ne moriresti.
Se mi scopano fino alla morte, pu darsi, ma se escludiamo questa eventualit, star
benissimo.
Non avrai mai una vita tua, se lo fai.
Ma certo che l'avr. Phury sapeva perfettamente dove voleva andare a parare Z, quindi di
proposito torn a rivolgersi a Wrath. Permetterai a V di stare con Jane, vero? Se io faccio questa cosa,
li lascerai stare insieme.
Non era un'affermazione da poco, naturalmente. Perch non potevi dare un ordine al tuo re, era
contrario alla legge e alle tradizioni... e anche perch lui ti avrebbe preso a calci per tutto lo stato di
New York. Ma al momento a Phury non importava granch del protocollo.
Wrath spinse la mano sotto gli occhiali da sole e ricominci a stropicciarsi gli occhi. Poi fece un
gran sospiro. Se c' uno in grado di gestire i rischi per la sicurezza inerenti il rapporto con una umana,
questi  V. Per cui... s, che cavolo, per me andrebbe bene.
Dunque mi dai il permesso di prendere il suo posto. E lui pu andare dalla Vergine Scriba.
La pendola nell'angolo dello studio cominci a battere le ore, i rintocchi simili ai battiti di un
cuore. Quando smise di suonare, tutti guadarono Wrath.
Un istante dopo il re disse, Cos sia.
Zsadist imprec. Butch fece un lungo fischio soffocato. Rhage addent uno dei suoi Tootsie
Pop.
Okay, allora, disse Phury.
Cristo santo, che cosa ho fatto?
All'apparenza anche gli altri stavano pensando pi o meno la stessa cosa, perch nessuno si
mosse o disse una parola.
Fu Vishous a superare quel momento di stallo... attraversando lo studio di corsa. Phury non
sapeva cosa gli era preso. Un attimo prima stava per accendersi l'ennesimo spinello e un attimo dopo
era stretto tra le poderose braccia di V, rischiando di soffocare.
Grazie, mormor V, commosso. Grazie. Anche se la Vergine Scriba non te lo lascer fare,
grazie, fratello.
Capitolo 39
 Mi stai evitando, Jane.
Jane alz gli occhi dal computer. Manello era piantato solidamente di fronte alla sua scrivania,
mani sui fianchi e occhi socchiusi della serie "adesso non mi scappi". Cavolo, il suo ufficio era
piuttosto grande, ma lui lo faceva apparire minuscolo.
Non ti sto evitando. Sto solo cercando di rimettermi in pari dopo essere stata assente tutto il
weekend.
Palle, sbott lui incrociando le braccia sul petto. Sono le quattro del pomeriggio; di solito a
quest'ora avremmo mangiato insieme almeno un paio di volte. Cosa c'?
Jane si appoggi all'indietro sulla sedia. Non era mai stata brava a mentire, ma era una dote che
si riprometteva seriamente di sviluppare.
Mi sento ancora a pezzi, Manello, e sono oberata di lavoro. Okay, non erano bugie, nessuna
delle due, ma le aveva dette solo per camuffare l'omissione decisiva.
Ci fu una lunga pausa. E per ieri sera?
Con una smorfia, Jane fece un gran sospiro. Uhm, senti, a questo proposito, Manny... mi
spiace. Non possiamo pi farlo, non me la sento. Ti trovo fantastico, sul serio. Per... lasci la frase in
sospeso. Sentiva il bisogno impellente di dire qualcosa del tipo che era innamorata di un altro, ma era
assurdo. Non aveva nessuno.
E per via di quello che direbbero in reparto? chiese lui.
No, era che in un certo senso le sembrava una cosa sbagliata. Lo sai che non andrebbe bene,
anche se fossimo molto discreti.
E se te ne andassi? Allora sarebbe un s?
Jane scosse la testa. No. E che... non posso. Non avrei dovuto venire a letto con te, ieri sera.
Lui inarc le sopracciglia di scatto. Come, scusa? Penso che non...
Aspetta un attimo. Come diavolo ti salta in mente che noi due siamo andati a letto insieme?
Io... io credevo che l'avessimo fatto.
Ti ho baciata. E stato imbarazzante. Me ne sono andato. Niente sesso. Cosa ti fa credere il
contrario?
Ges Cristo.... Jane agit una mano tremante. Me lo sar sognato, allora. Solo che sembrava
vero. Uhm... adesso vuoi scusarmi?
Jane, cosa diavolo sta succedendo? disse lui girando intorno alla scrivania. Sembri
terrorizzata.
Lei lo guard, consapevole che nei suoi occhi c'era una paura disperata, ma non poteva
nasconderla. Credo... credo sia possibile che stia impazzendo. Dico sul serio, Manny. Parlo di episodi
di schizofrenia. Allucinazioni, visione distorta della realt e.,. vuoti di memoria.
Anche se il fatto che aveva fatto sesso, quella notte, non era frutto della sua immaginazione.
Merda... oppure s?
Manny le pos le mani sulle spalle. Troveremo qualcuno che ti visiti, disse a bassa voce.
Sistemeremo tutto.
Ho paura.
Manny la prese per le mani, la fece alzare e la strinse forte a s, Ci sono qua io.
Ricambiando l'abbraccio con altrettanto slancio, J^ne disse, Saresti proprio un uomo da amare,
Manello. Davvero.
Lo so.
La risatina strozzata di Jane si perse contro il collo di lui, Quanto sei arrogante.
Io direi "preciso".
Manello si scost leggermente e le pos una mano sulla guancia, gli occhi marrone erano gravi.
Mi dispiace da morire dirlo... ma non ti voglio in sala operatoria, Jane. Non in queste condizioni.
Il suo primo impulso fu di protestare, ma alla fine Jane si arrese con un sospiro. Cosa diciamo
agli altri?
Dipende da quanto durer. Per adesso hai l'influenza, disse Manello, infilandole una ciocca di
capelli dietro l'orecchio. Ecco il piano. Andrai a parlare con un mio amico psichiatra. Vive in
California, per cui nessuno verr a saperlo. Lo chiamo subito. Intanto ti prenoto anche una TAC. La
faremo fare alla Imaging Associates, dall'altra parte della citt, dopo l'orario di lavoro. Nessuno lo
sapr mai.
Quando Manello si volt per uscire aveva una gran pena negli occhi. Ripensando alla
situazione, Jane fu assalita da un ricordo stranissimo.
Tre o quattro anni prima, una sera d'inverno, era uscita molto tardi dall'ospedale, un po'
scombussolata. Qualcosa, una specie di sesto senso, le suggeriva di restare a dormire sul divano del suo
ufficio, ma lei lo aveva attribuito al brutto tempo. Dopo ore di gelo e pioggia battente Caldwell
assomigliava a una pista di pattinaggio. Nessuno si sarebbe mai sognato di uscire con un tempaccio
simile.
Quella fastidiosa sensazione, per, non aveva smesso di tormentarla. Per tutto il tragitto fino al
parcheggio aveva lottato contro quella vocina nella sua testa finch, infilando la chiave nell'accensione,
aveva avuto una visione. Talmente nitida che era come se tutto fosse gi successo e quello fosse solo
un ricordo: vide le sue mani che stringevano convulsamente il volante mentre un paio di fari la
accecavano attraverso il parabrezza. Sent il dolore tremendo dell'impatto, la terrificante piroetta
dell'auto che faceva testacoda, il bruciore ai polmoni mentre urlava.
Spaventata, ma decisa, era uscita lentamente dal parcheggio sotto la pioggia gelida. Altro che
prudenza alla guida: vedeva ogni altro veicolo come una potenziale causa di incidente e, potendo,
avrebbe guidato sui marciapiedi.
A met strada si era fermata a un semaforo, pregando che nessuno la tamponasse.
Come se tutto fosse scritto, tuttavia, un'auto le era arrivata alle spalle, aveva perso il controllo e
aveva cominciato a slittare. Aggrappata al volante, Jane aveva alzato gli occhi sullo specchietto
retrovisore... guardando i fari che le venivano addosso.
L'auto l'aveva mancata.
Dopo essersi assicurata che nessuno si era fatto male, Jane aveva riso tra s, fatto un bel respiro
ed era ripartita verso casa. Lungo la strada aveva riflettuto su come il cervello, a volte, estrapoli certi
elementi dal contesto saltando a conclusioni affrettate; su come certi pensieri e paure radicate possano
essere scambiati erroneamente per una sorta di preveggenza; su come i notiziari che parlano delle
pessime condizioni stradali possano condizionarti senza che tu te ne accorga portando a...
Il furgone dell'idraulico l'aveva presa in pieno, centrandola frontalmente a meno di cinque
chilometri da casa. Quando, svoltato l'angolo, si era ritrovata davanti quei fari nella sua stessa corsia, il
suo unico pensiero era stato: be', accidenti, alla fine avevo ragione io. Se l'era cavata con una frattura
alla clavicola e la macchina sfasciata. L'idraulico e il suo furgone non si erano fatti niente, grazie al
cielo, ma lei non aveva potuto operare per settimane.
Cos... mentre seguiva con gli occhi Manello che usciva dal suo ufficio, sapeva cosa sarebbe
accaduto con una chiarezza paragonabile a quella visione dell'incidente. Immutabile come il colore dei
suoi occhi. Innegabile come lo scorrere del tempo. Inarrestabile come il furgone dell'idraulico mentre
slittava su un'invisibile lastra di ghiaccio.
La mia carriera  finita, mormor con voce spenta. Sono spacciata.
Vishous si inginocchi accanto al letto, si mise al collo una collana di perle nere e chiuse gli
occhi. Proiettandosi con la mente verso l'Altra Parte, di proposito pens a Jane, Tanto valeva che la
Vergine Scriba sapesse sin dall'inizio qual era il problema.
Dovette attendere un po' prima di ottenere risposta da sua madre, ma poi si ritrov a viaggiare
attraverso l'antimateria fino alla dimensione intemporale, riprendendo forma nel cortile immacolato.
In piedi davanti all'albero pieno di uccellini, la Vergine Scriba ne aveva in mano uno, un cosino
color pesca che aveva l'aria di essere un cardellino. Il cappuccio della veste nera era abbassato, dunque
V pot vedere il suo volto spettrale e rimase attonito di fronte all'adorazione con cui guardava quella
creaturina nella sua mano incandescente. Quanto amore, pens.
Non avrebbe mai pensato che ne fosse capace.
Fu lei a parlare per prima. Certo che amo i miei uccellini. Sono la mia consolazione quando
sono turbata, la mia gioia pi grande quando sono lieta. Il loro dolce canto mi solleva come nient'altro
al mondo. Si volt a guardarlo da sopra la spalla. E quel chirurgo, vero? Quell'umana.
S, rispose Vishous, preparandosi al peggio.
Cazzo. Era cos tranquilla. Si era aspettato la sua collera. Si era preparato a dare battaglia. E
invece? Nient'altro che calma.
La quiete prima della tempesta?
La Vergine Scriba soffi sull'uccellino, che reag cinguettando piano e aprendo le ali deliziato.
Devo dedurne che se mi opporr alla sostituzione tu ti sottrarrai alla cerimonia?
Parlare era una tortura. Una vera tortura. Ho dato la mia parola. Quindi ci sar.
Veramente? Mi sorprendi.
La Vergine Scriba pos l'uccellino sull'albero rivolgendogli un fischio. Se fosse stato possibile
tradurre quel suono, pens Vishous, il significato sarebbe stato pi o meno Ti voglio bene. L'uccellino
ricambi sullo stesso registro.
Questi uccelli, disse sua madre con una voce strana, remota, sono davvero la mia unica
delizia. Sai perch?
No.
Non mi chiedono niente e mi danno moltissimo.
Si volt verso di lui, e nella sua voce profonda disse, Questo  il giorno del tuo compleanno,
Vishous, figlio del Carnefice. Hai un tempismo perfetto.
Uhm, non proprio. Oddio, si era scordato che giorno era. Io...
E visto che in questo stesso giorno, trecentotre anni fa, ti ho messo al mondo, sono dell'umore
adatto per concederti il favore che mi chiedi, oltre a quello che finora  rimasto inespresso, seppure
evidente come la luna in un cielo sgombro di nubi.
Gli occhi di V ebbero un guizzo. La speranza, emozione pericolosa anche nei tempi migliori, si
accese nel suo petto con una piccola scintilla di calore. In sottofondo, gli uccellini cinguettavano e
cantavano allegri, quasi pregustando la sua felicit.
Vishous, figlio del Carnefice, ti conceder le due cose che pi desideri. Acconsentir a farti
sostituire da tuo fratello Phury, nella cerimonia. Egli sar un ottimo Primale, gentile e premuroso con
le Elette, e arricchir la specie col suo illustre lignaggio.
chiuse gli occhi, vacillando, travolto da un'ondata di sollievo. Grazie... mormor, rivolto pi
al cambio di rotta del suo destino che a sua madre, anche se tutto dipendeva da lei.
La tua gratitudine  appropriata. La voce della Vergine Scriba era priva di emozione. E
anche inattesa, per quanto mi riguarda. Ma d'altronde i doni sono come la bellezza, non  cos? Sono
nell'occhio di chi li riceve, non nella mano di chi li offre. L'ho imparato proprio adesso.
la guard, sforzandosi di mantenere la calma. Lui vorr continuare a combattere. Mio
fratello... vorr continuare a combattere e a vivere sulla terra. Perch era escluso che Phury ce la
facesse a reggere, senza rivedere Bella.
E io glielo consentir. Almeno finch le file della confraternita non si arricchiranno di nuovi
guerrieri.
La Vergine Scriba alz le mani incandescenti verso il cappuccio e si copr il volto. Poi, senza
fare rumore, fluttu sopra il marmo fino a una porticina bianca che, per quanto ne sapeva Vishous,
immetteva nelle sue stanze private.
Col vostro permesso, grid lui, ... il secondo favore?
Lei si ferm sulla soglia e, senza guardarlo, disse, Ti ripudio come figlio. Sei libero da me e io
da te. Vivi bene, guerriero.
Ci detto, varc il piccolo portale, l'uscio si chiuse con decisione e venne sprangato. Subito gli
uccelli ammutolirono, quasi fosse la presenza della Vergine Scriba a indurli a cantare.
Fermo nel cortile, V rimase in ascolto del sommesso gorgoglio della fontana.
Aveva avuto una madre per sei giorni in totale.
Non poteva dire di sentirne la mancanza. O che le fosse grato per avergli restituito la vita. In fin
dei conti era stata lei a cercare di portargli via tutto.
Mentre si smaterializzava verso la grande casa della confraternita per fare rapporto, cap che,
anche se sua madre avesse detto di no, tra lei e Jane lui avrebbe comunque scelto Jane. A qualunque
costo.
E la Vergine Scriba l'aveva sempre saputo, giusto? Per questo aveva rinunciato a lui.
Vabb. L'unica cosa che gli importava veramente, adesso, era raggiungere Jane. Le cose si
stavano mettendo bene, ma non era ancora detta l'ultima parola. Dopo tutto, lei poteva sempre dirgli di
no. Poteva benissimo preferire la vita che conosceva a una pericolosa esistenza dimezzata con un
vampiro.
Accidenti, sperava tanto che scegliesse lui.
Stava riprendendo forma in camera da letto, pensando a come era andata con Jane, la notte
prima... quando all'improvviso si rese conto di aver fatto una cosa imperdonabile: era venuto dentro di
lei. Maledizione. Era cos preso da se stesso che si era scordato di aver lasciato dietro di s quelle
tracce della sua presenza. Chiss in che stato era Jane, doveva essere fuori di testa.
Che gran bastardo era. Un bastardo ottuso ed egoista.
Credeva davvero di avere qualcosa da offrirle?
Capitolo 40
Al calar /della sera, Phury si infil i pantaloni di seta bianca per la cerimonia del Primale. Non
li sentiva neanche, sulla pelle, e non per via del tessuto impalpabile con cui erano stati confezionati.
Erano due ore che si faceva una canna via l'altra, quindi era parecchio intontito.
Anche se non al punto di non sapere chi stava bussando alla porta della sua stanza.
Avanti, disse, senza voltarsi dallo specchio sopra il cassettone. Che cosa ci fai in piedi?
Bella si lasci sfuggire una risatina. O forse era un singhiozzo. Un'ora al giorno, ricordi? Mi
restano ancora cinquantadue minuti.
Phury prese il medaglione d'oro del Primale e se lo mise al collo. H pesante ciondolo and a
posizionarsi in mezzo al petto; la sensazione era che qualcuno avesse appoggiato il palmo tra i suoi
pettorali e spingesse. Con forza.
Sei sicuro di quello che fai? chiese piano Bella. S.
Z viene con te,, immagino.
Deve farmi da testimone. Phury spense lo spinello nel posacenere. Ne prese un altro.
L'accese.
Quando torni?
Lui scosse la testa, soffiando fuori il fumo. Il Primale vive dall'Altra Parte.
Vishous per si era rifiutato.
Accordo speciale. Io continuer a combattere, ma voglio restare di l.
Bella si lasci sfuggire un'esclamazione soffocata. Phury si guard nello specchio antico. Aveva
i capelli umidi e tutti aggrovigliati in punta, cos afferr la spazzola e cominci a passarsela tra le
ciocche, con gesti bruschi.
Phury, ma cosa stai... Non puoi presentarti calvo alla cerimonia... Fermati Dio, ti stai
strappando via tutti i capelli! Bella and alle sue spalle, gli tolse di mano la spazzola e indic la
dormeuse vicino alla finestra. Siediti l. Faccio io.
No, grazie. Posso...
Sei troppo duro con te stesso. Vai a sederti, cos dicendo, gli diede una spintarella verso
sinistra. Faccio io.
Senza un buon motivo - anche se in compenso ne aveva di pessimi - Phury and a sedersi,
incrociando le braccia sul petto e facendosi forza. Bella part dal fondo della folta chioma, sbrogliando i
nodi sulle punte per poi risalire verso l'alto, fino in cima, e quindi lentamente scendere di nuovo; con la
mano libera seguiva i colpi di spazzola, lisciandogli e sistemandogli i capelli. Il fruscio delle setole, la
spazzola che tirava le radici sulla fronte e l'odore di Bella nelle narici erano piaceri agrodolci che lo
lasciarono privo di difese.
Le lacrime gli inumidivano le ciglia. Che crudelt averla incontrata, trovare ci che desiderava e
che non avrebbe mai potuto avere. Anche se in fondo era tipico, no? Tutta la sua vita era costellata di
cose fuori della sua portata. Prima aveva passato decenni a cercare il suo gemello, sentiva che Zsadist
era vivo, da qualche parte nel mondo, ma non era stato capace di salvarlo. Poi, quando finalmente lo
aveva liberato, aveva scoperto che era tutta un'illusione. Il secolo che era seguito alla loro fuga dalla
Padrona di Z era stato un altro inferno, anche se di tipo diverso, con lui sempre ad aspettare che Z
perdesse il controllo, a intercedere quando effettivamente accadeva e a preoccuparsi di quando sarebbe
capitato di nuovo.
Poi era arrivata Bella, e tutti e due si erano innamorati di lei.
Bella incarnava sempre la stessa tortura, anche se in forma diversa. Perch il destino di Phury
era struggersi per ci che non poteva avere, stare fuori dalla finestra a guardare, vedere il fuoco senza
potersi avvicinare abbastanza per scaldarsi.
Non tornerai mai pi? chiese Bella.
Non lo so.
Bella smise di spazzolarlo. Forse lei ti piacer.
Forse. Non fermarti, per favore... non ancora.
Phury si stropicci gli occhi mentre lei ricominciava a spazzolarlo. Quel momento di quiete era
il loro addio, e Bella lo sapeva. Anche lei stava piangendo. Phury sentiva nell'aria l'odore penetrante
delle lacrime, simile a quello della pioggia.
Solo che Bella non piangeva per il suo stesso motivo. Piangeva perch lo compativa, lui e il suo
futuro, non perch lo amava, non perch le si spezzava il cuore al pensiero di non rivederlo mai pi.
Avrebbe sentito la sua mancanza, questo s, si sarebbe preoccupata
per lui, certo, ma non si sarebbe afflitta per lui. Non lo aveva mai fatto.
Questo avrebbe dovuto finalmente spezzare la catena che lo teneva legato a lei, spingendolo a
piantarla con quel comportamento patetico. Ma Phury non ci riusciva. Era sopraffatto dalla tristezza.
Naturalmente avrebbe visto Zsadist, dall'Altra Parte. Ma lei... non riusciva a immaginare che
Bella andasse a trovarlo. E in realt sarebbe stato inopportuno, poich lui a quel punto sarebbe stato il
Primale e non sarebbe parso giusto che si appartasse con una femmina del mondo esterno, anche se era
la Shellan del suo gemello. Il Primale s'impegnava a intrattenere un rapporto monogamico di nome e di
fatto con la sua Eletta.
Poi, d'uri, tratto, gli balen un altro pensiero. H bambino. Non avrebbe mai visto n lei n il
figlio di Z. Tranne che in fotografia, forse.
La spazzola s'infil sotto ai capelli e risal lungo la nuca. Chiudendo gli occhi, Phury si
abbandon a quel ritmico tira e molla.
Voglio che ti innamori, disse Bella.
Sono gi innamorato. Non preoccuparti.
Bella smise di spazzolarlo e and a piazzarsi di fronte a lui. Voglio che ami qualcuno per
davvero. Non come credi di amare me.
Lui si accigli. Senza offesa, ma non puoi sapere cosa io...
Phury, tu non ami veramente...
Lui si alz in piedi e la guard dritto negli occhi. Abbi un po' di rispetto, per favore, non
pretenderai di conoscere le mie emozioni meglio di me?
Non sei mai stato con una femmina.
L'ho fatto ieri sera.
Questo la zitt per un attimo. Non al club, disse dopo qualche istante. Ti prego, non al...
In un bagno sul retro. E stato bello, anche. D'altronde era una professionista. Okay, adesso
stava facendo lo stronzo.
Phury... no.
Posso riavere la mia spazzola? Credo che adesso i capelli siano a posto.
Phury...
La spazzola. Per piacere.
Dopo un attimo lungo un secolo, Bella gli allung la spazzola. Quando lui l'afferr, rimasero
uniti il tempo di un respiro grazie al manico di legno, poi Bella lasci ricadere la mano.
Tu meriti di meglio, mormor. Sei meglio di cos.
No, invece. Oh, cavolo, doveva scappare via da quella sua espressione addolorata. Non
permettere alla tua compassione di trasformarmi in un principe, Bella.
Tutto questo  autodistruttivo.
Non direi proprio. Phury and al com, riprese lo spinello e diede un tiro. Io voglio farlo.
Sul serio? Per questo  tutto il pomeriggio che ti accendi uno spinello dopo l'altro? Hai
appestato tutta la casa.
Fumo perch sono un tossico. Sono un drogato senza forza di volont, Bella, che ieri sera
stava con una puttana in un luogo pubblico. Dovresti condannarmi, non compatirmi.
Lei scosse la testa. Non cercare di apparire ignobile. Non funzioner. Sei un guerriero di
valore...
Per l'amor del cielo...
... che ha sacrificato molto per i suoi fratelli. Probabilmente troppo.
Bella, basta.
Un guerriero che s  privato di una gamba per salvare il suo gemello, che ha combattuto
valorosamente per la sua razza, che sta sacrificando il suo futuro per la felicit di suo fratello. 
difficile essere pi nobili di cos. Lo fissava con due occhi durissimi. Non dirmi chi sei. Io ti vedo
benissimo, meglio di quanto tu stesso riesca a fare.
Phury prese a camminare per la stanza finch non si ritrov di nuovo davanti al cassettone.
Sperava tanto che dall'Altra Parte non ci fossero specchi. Odiava il proprio riflesso. Da sempre.
Phury...
Vai via, mormor lui con voce incrinata. Vai via, per favore. Vedendo che Bella non
accennava ad andarsene, si volt. Per l'amor di Dio, non costringermi a crollare davanti a te. In questo
momento ho bisogno di aggrapparmi al mio orgoglio. E la sola cosa che mi tiene in piedi.
Bella si port una mano alla bocca battendo convulsamente le palpebre. Poi si fece forza e parl
nell'Antico Idioma. Ti auguro buona fortuna, Phury, figlio di Ahgony. Che i tuoi passi seguano un
cammino agevole e la notte scenda dolcemente sulle tue spalle.
Lui si inchin. Altrettanto auguro a te, Bella, adorata nalla del mio fratello di sangue, Zsadist.
Quando la porta si chiuse alle spalle di Bella, Phury si lasci cadere pesantemente sul letto
portandosi lo spinello alle labbra. Guardandosi intorno nella stanza che aveva occupato da quando la
confraternita aveva trasferito l il suo quartier generale, si rese conto che non l'aveva mai vista come
casa sua. Era solo una stanza per gli ospiti, una lussuosa, anonima stanza per gli ospiti: quattro mura
tappezzate di pregiati dipinti a olio, con una bella moquette e tendaggi sfarzosi come il vestito da ballo
di una femmina.
Sarebbe stato bello avere una casa.
Non ne aveva mai avuta una. Dopo che Zsadist era stato rapito ancora in fasce, la loro Mahmen
si era chiusa in se stessa tagliando i ponti col resto del mondo, e il loro padre era andato a caccia della
bambinaia che aveva preso Z. Crescendo, Phury aveva vissuto tra ombre che si muovevano e
respiravano. In casa tutti, persino i doggen, si erano limitati a compiere i gesti quotidiani della vita,
senza vivere veramente. Niente risate. Niente felicit. Niente calendario delle cerimonie.
Niente abbracci.
Phury aveva imparato a stare in silenzio e a non disturbare. In fin dei conti era il minimo che
potesse fare. Lui era la copia esatta di ci che era andato perduto, un memento dello strazio che
tormentava ciascuno di loro. Aveva preso l'abitudine di portare il cappello per nascondere la faccia e
camminava strascicando i piedi, curvo su s stesso per rimpicciolirsi, per non farsi notare.
Subito dopo la transizione era partito in cerca del suo gemello. Nessuno lo aveva salutato
agitando la mano, non c'erano stati addii. La scomparsa di Z aveva esaurito tutta la capacit dei suoi
familiari di reggere la mancanza di qualcuno, per Phury non restava pi nulla.
Ma era stato un bene, in realt. Aveva reso tutto pi facile.
Una decina di anni dopo aveva appreso da un lontano cugino che sua madre era morta nel
sonno. Era tornato a casa immediatamente, ma avevano gi celebrato i funerali senza di lui. Suo padre
era morto otto anni dopo, all'incirca. Questa volta Phury era riuscito ad arrivare in tempo per le esequie
e aveva trascorso la sua ultima notte nella dimora di famiglia. In seguito la propriet era stata venduta, i
doggen si erano dispersi, ed era stato come se i suoi genitori non fossero mai esistiti.
Il suo senso di sradicamento non era una novit. L'aveva provato sin dal primo istante di
consapevolezza, da bambino. Era sempre stato un giramondo e l'Altra Parte non gli avrebbe fornito una
base. Non poteva eleggerla a casa sua perch non poteva averne una senza il suo gemello. O i suoi
fratelli. O...
S'interruppe, scacciando il pensiero di Bella.
Si alz in piedi appoggiandosi sulla protesi: un nomade come lui senza una gamba, che
paradosso,
Spense lo spinello, se ne infil in tasca una bella scorta ed era quasi fuori dalla porta quando si
ferm. Quattro falcate e arriv davanti alla cabina armadio, tre scatti della serratura e uno sportello
metallico si apr, due mani si infilarono all'interno. Un pugnale nero venne estratto.
Phury strinse l'arma nel palmo; tutto, nella lama e nell'impugnatura, era stato calibrato alla
perfezione per adattarsi specificamente alle sue caratteristiche. Era stato Vishous a forgiarlo... diamine,
quanti anni erano passati? Settantacinque... s, in estate sarebbero stati settantacinque anni da quando
era entrato nella confraternita.
Esamin la lama alla luce. Settantacinque anni di scontri con i Lesser e neanche un graffio. Tir
fuori anche l'altro pugnale. Idem come sopra. V era proprio un maestro nell'arte di forgiare le armi.
Guardando i pugnali, soppesandoli nel palmo, rivide Vishous che, fermo sulla soglia della
stanza, qualche ora prima, lo informava che la Vergine Scriba aveva autorizzato la sostituzione del
Primale. I suoi occhi, solitamente gelidi, erano pieni di vita. Vita e speranza, insieme a una fulgida
determinazione.
Phury infil uno dei pugnali nella cintura di seta stretta in vita e ripose l'altro nella cassaforte.
Poi and alla porta a testa alta, diritto come un fuso.
L'amore  qualcosa per cui vale la pena sacrificarsi, pens uscendo dalla stanza. Anche se non 
il tuo.
In quel momento Vishous si materializz sul marciapiede di fronte alla casa di Jane. Era tutto
buio; fu tentato di entrare, ma rest fuori, nell'ombra.
Accidenti, che confusione aveva in testa. Si sentiva in colpa da matti per Phury. Spaventato da
morire per quello che Jane avrebbe potuto dire. Preoccupato per come gestire il futuro con una umana.
Cribbio, era in pensiero anche per quella poverina costretta a sacrificarsi per il resto delle Elette.
Controll l'orologio. Le otto. Jane sarebbe rincasata a momenti...
La porta del garage accanto a quello di Jane si alz con un cigolio lamentoso e una banalissima
monovolume usc in retromarcia. Ci fu un leggero stridore di freni alla fine dell'inversione, poi il
conducente ingran la prima.
V si accigli, l'istinto in allarme senza motivo apparente. Fiut l'aria, ma essendo controvento
non riusc a sentire nessun odore,
Fantastico, e cos adesso era anche paranoico... il che, insieme all'ansia cronica e al narcisismo
che aveva dimostrato di recente, significava che per quella sera aveva esaurito quasi tutti i disturbi
psichici illustrati nell'ultima versione della Bibbia della Psichiatria.
Controll di nuovo l'orologio cos, tanto per fare. Erano passati due minuti dall'ultima volta che
l'aveva fatto. Fantastico.
Quando il cellulare trill, rispose con un senso di sollievo perch aveva bisogno di ammazzare
il tempo. Mi fa piacere sentirti, sbirro.
Butch aveva una voce strana. Sei a casa di Jane?
S, ma lei non c'. Cosa vuoi?
Sta succedendo qualcosa ai tuoi computer.
Del tipo?
E scattato uno dei rilevatori che avevi inserito all'ospedale. Qualcuno ha aperto il file di
Michael Klosnick. Non  un problema.
E stato il primario di chirurgia. Manello.
Cribbio, quanto detestava sentire quel nome. E allora?
Oggi ha passato al setaccio il suo computer per trovare le foto del tuo cuore. Cercava il file che
Phury ha corrotto mentre noi ti portavamo fuori dall'ospedale.
Interessante. Chiss cosa aveva attirato l'attenzione del medico... qualche stampata delle foto
con data e ora, forse? Anche in assenza di note sull'identit del paziente, quel Manello dava l'idea di
essere abbastanza sveglio da risalire fino alla sala operatoria e capire chi c'era sul tavolo di Jane. Per
certi versi non era un problema, perch dalla cartella clinica risultava che Michael Klosnick, dopo
lintervento, aveva lasciato l'ospedale contro il parere medico, per... Sar meglio che vada a fare una
visitina al nostro caro dottore.
Uhm, gi. Stavo pensando che forse  il caso di passare la palla a qualcun altro. Perch non
lasci che me ne occupi io?
Perch tu non sai come cancellare i ricordi, o sbaglio?
Ci fu una pausa. 'Fanculo, non hai tutti i torti.
In questo momento  connesso?
S,  nel suo ufficio.
Bel casino affrontarlo in un luogo pubblico, anche dopo l'orario di lavoro, ma Dio solo sapeva
cos'altro poteva scoprire.
Merda, guarda cosa ho da offrire a Jane. Segreti. Bugie. Pericolo. Era un egoista, un gran
bastardo egoista e, quel che era peggio, stava rovinando la vita di Phury solo per poter rovinare anche
quella di Jane,
Un'auto svolt l'angolo; quando pass sotto un lampione vide che era l'Audi di Jane.
Cazzo, disse.
E tornata a casa, vero?
Penso io a Manello. Tra un po'.
Riattaccando, si chiese se fosse giusto fare questo a Jane. Non ne era affatto convinto. Se
sloggiava adesso, faceva ancora in tempo ad arrivare dall'Altra Parte prima che Phury prestasse
giuramento come Primale.
Merda.
Capitolo 41
Jane entr in garage in retromarcia, parcheggi l'Audi e rimase seduta al volante con il motore
acceso. Sul sedile del passeggero accanto a lei c'erano gli esiti della TAC che Manello e lei erano
riusciti a fare in gran segreto. Era tutto molto chiaro. Nessuna evidenza di tumore o aneurisma, niente
che non quadrasse.
Avrebbe dovuto sentirsi sollevata, ma la mancanza di spiegazioni la preoccupava perch i suoi
processi mentali restavano lenti e farraginosi. Un po' come se i suoi canali neuronali dovessero aggirare
qualche ostacolo, nella sua testa. E il petto le faceva ancora un male del diavolo...
Un uomo si piazz davanti ai fari anteriori accesi... un uomo enorme con i capelli scuri, il
pizzetto e i calzoni di pelle. Alle sue spalle il paesaggio era indistinto, come se l'uomo fosse emerso da
un banco di nebbia.
Jane scoppi subito in lacrime.
Quell'uomo... quell'apparizione.... era la sua ombra, quella cosa nella sua mente, la presenza
inquietante che le pareva di conoscere, ma che non riusciva ad afferrare, di cui piangeva la mancanza,
ma che non riusciva a contestualizzare. Adesso era tutto chiaro...
Un attimo dopo sent una fitta di dolore alle tempie, un peso terribile, opprimente.
Ma, invece di schiacciarla, il dolore svan, si dissolse senza lasciare traccia. Sulla sua scia, Jane
venne travolta da una valanga di immagini, immagini di lei che operava quell'uomo, che veniva rapita e
tenuta prigioniera in una stanza insieme a lui... di loro due insieme... di lei... che si innamorava... e poi
veniva abbandonata.
Il fiume dei ricordi si gonfiava, turbinoso, mentre la sua mente lottava per trovare un appiglio in
quella realt scivolosa. Non poteva essere vero. Non poteva essere tornato. Non stava tornando.
Era tutto un sogno.
Jane, disse l'apparizione del suo amante. Oh, Dio... La sua voce era la stessa di prima,
profonda e meravigliosa, scivolava dentro il suo orecchio come una musica dolcissima. Jane...
Armeggiando con la chiavetta d'accensione, lei spense i fari e scese dall'Audi.
L'aria era gelida sulle sue guance bagnate e il cuore galoppava nel petto. Sei vero? S.
Come faccio a esserne certa? disse con voce rotta, toccandosi le tempie. Non ci capisco pi
niente. Non... riesco pi a fare un ragionamento sensato.
Jane... mormor lui. Mi dispiace tanto...
La mia testa ha qualcosa che non va.
E colpa mia. E tutta colpa mia. La tensione e la sofferenza su quel volto fiero penetrarono
oltre la sua confusione, offrendole un terreno a cui aggrapparsi.
Inspir a fondo pensando a Russell Crowe, verso la fine di A Beautiful Mind. Facendosi
coraggio avanz verso ci che sembrava essere V, pos due dita sulla sua spalla e spinse.
Era solido come una roccia. E aveva addosso quell'odore... intenso e speziato. E i suoi occhi -
quegli occhi fulgidi come diamanti - brillavano come sempre.
Credevo che te ne fossi andato per sempre, mormor. Perch...
A quel punto sperava almeno di capire cosa stava succedendo e perch fosse tornato.
Non mi sposo pi.
Jane rimase senza fiato. Ah, no?
Lui scosse la testa. Non potevo. Non posso stare con nes- sun'altra che te. Non so se tu mi
vuoi...
Senza neanche rendersene conto, Jane gli salt al collo, non gliene fregava niente delle
circostanze e delle barriere tra le specie. Aveva bisogno di lui e basta. Il resto erano solo chiacchiere
che potevano aspettare.
Ma certo che ti voglio, gli bisbigli all'orecchio. Io ti amo.
Con un gemito gutturale, lui la strinse tra le braccia rischiando di soffocarla. Senza fiato, Jane
pens: s,  proprio lui. E stavolta non l'avrebbe pi lasciata.
Dio, ti ringrazio.
Mentre teneva Jane sollevata da terra, Vishous si sentiva pienamente felice. Completo, di una
completezza che non aveva nulla a che fare con l'essere tutto intero. Con un grido di trionfo la port
dentro casa, fermandosi solo il tempo necessario per abbassare la ribalta del garage.
Credevo di impazzire, disse Jane mentre lui la metteva a sedere sul bancone della cucina,
Davvero.
Da buon vampiro innamorato qual era, Vishous moriva dalla voglia di entrare dentro di lei, ma
tenne a bada i suoi istinti pi bassi. Doveva darle almeno il tempo di parlare un po'.
Dio, quanto la desiderava.
Mi dispiace... dannazione, Jane, mi dispiace di aver dovuto cancellare tutto quanto, sul serio.
Immagino quanto sarai rimasta disorientata. E spaventata, anche.
Lei gli prese il viso tra le mani, come se stesse ancora metabolizzando l'idea che lui era reale.
Come hai fatto a liberarti dei matrimoni?
Uno dei miei fratelli ha preso il mio posto. V chiuse gli occhi mentre lei gli passava le dita
sulle guance, sul naso, sul mento, sulle tempie.
Veramente?
Phury, quello a cui hai ricucito la faccia,  lui che mi ha sostituito. Non so proprio come far a
sdebitarmi. D'un tratto, il vampiro innamorato in lui mise al tappeto il lobo frontale, calpestando buon
senso e buone maniere. Senti, Jane, voglio che tu venga a vivere con me. Ti voglio con me.
Dalla voce di Jane traspariva la gioia che le illuminava il volto. Ti mander al manicomio.
Impossibile. V schiuse la bocca mentre lei gli faceva scorrere la punta dell'indice sul labbro
inferiore.
Be', si pu provare.
Lui la guard. Per se decidi di stare con me dovrai tagliare i ponti con il tuo mondo, dovrai
rinunciare al tuo lavoro, dovrai... Insomma,  un accordo della serie "o tutto o niente".
Oh... fece lei, accigliandosi. Io, ehm, non sono sicura...
Lo so. Non posso chiederti un sacrificio del genere, e la verit  che non voglio costringerti a
mandare all'aria la tua vita. Era la sacrosanta verit, malgrado tutto l'amore che provava per lei e
l'istinto possessivo tipico dei vampiri innamorati. Per cui vedremo di regolarci giorno per giorno.
Verr qui da te, oppure potremmo comprare un'altra casa, un posto isolato dove trascorrere insieme il
tempo libero. Troveremo il sistema. Si guard intorno, in cucina. In ogni caso, voglio installare dei
sistemi di sicurezza qui a casa tua. Renderla pi sicura. Monitorarla.
Va bene, disse Jane levandosi il cappotto. Fai quello che devi.
Mmm... A questo proposito... V fece scorrere lo sguardo sul suo completo da chirurgo. Ma la
vedeva nuda.
V, disse lei con un filo di voce. Cosa stai guardando?
La mia femmina.
Hai in mente qualcosa? fece Jane con una risatina.
Pu darsi.
Mi chiedo cosa potrebbe essere. La fragranza rugiadosa tipica dell'eccitazione che si
sprigion dal suo corpo innesc in V il bisogno di marchiarla, come se lei gli si offrisse nuda.
Le prese la mano e se la port in mezzo alle gambe. Indovina.
Oh... s... ancora quello.
Sempre.
V scopr le zanne soffiando come un gatto e addent il colletto della casacca di Jane,
strappandola a met. Il reggiseno di cotone bianco per fortuna si allacciava sul davanti. V lo apr senza
tanti complimenti, si attacc a uno dei capezzoli e la trascin gi dal bancone.
Il tragitto su per le scale fino alla camera da letto fu interessante, con un sacco di soste alla fine
delle quali, quando V la adagi sul materasso, Jane si ritrov nuda. Sbarazzarsi dei calzoni e della
camicia fu questione di un attimo; quando mont sopra di lei aveva le fauci spalancate, le zanne
allungate al massimo.
Jane gli sorrise. Hai sete? S.
Piegando il collo con eleganza, Jane gli diede accesso alla gola, e con un ringhio, lui la penetr
in due modi, in mezzo alle cosce e nel cllo. Mentre la possedeva con trasporto, lei gli graffi la
schiena con le unghie, cingendogli la vita con le gambe.
Trascorsero due ore abbondanti prima che ne avessero abbastanza. Sdraiato al buio accanto a
lei, sazio e in pace con se stesso, V pass in rassegna tutte le sue fortune, ridacchiando.
Cosa c'? fece lei.
Con tutta la mia preveggenza, non avrei mai predetto tutto questo.
No?
Sarebbe... sarebbe stato come sperare nell'impossibile. Le diede un bacio sulla tempia, chiuse
gli occhi e si concesse di scivolare nel sonno.
Ma non era destino. Un'ombra nera cal sopra di lui sulla via del riposo, facendo saltare i suoi
circuiti psichici, insinuandovi paura e panico. Aveva la tremarella perch quando per un pelo rischiavi
di perdere la possibilit di stare con la persona amata, poi ci voleva un po' di tempo prima di mettersi
tranquillo, si disse.
Ma era una spiegazione che non convinceva neanche lui. Il motivo era diverso, lo sapeva, c'era
sotto qualcos'altro... qualcosa di troppo terrificante da prendere in considerazione, una bomba nella
cassetta della posta.
Temeva che il destino non avesse ancora finito con lui.
Stai bene? chiese Jane. Stai tremando.
Sto bene. V si rannicchi ancor pi vicino a lei. Basta che tu stia con me.
Capitolo 42
Dall'Altra Parte Phury scese il pendio fino all'anfiteatro, affiancato da Z e Wrath. La Vergine
Scriba e la Direttrice attendevano al centro del palco, entrambe vestite di nero. Con gli occhi socchiusi,
le labbra serrate e le mani strette su un medaglione appeso al collo, la Direttrice sembrava tutt'altro che
felice. Impossibile, invece, interpretare l'umore della Vergine Scriba; il suo volto era nascosto sotto il
cappuccio, ma quand'anche fosse stato visibile, Phury dubitava di riuscire a capire cosa stesse
pensando.
Il fratello si ferm di fronte al trono dorato, ma non si sedette, anche se sedersi forse non
sarebbe stata una cattiva idea. Gli sembrava di galleggiare: invece di camminare fluttuava, la testa
persa chiss dove. Poteva essere tutto il fumo rosso che aveva aspirato. Oppure il fatto che stava per
sposare tre dozzine abbondanti di femmine.
Dio. Buono.
Wrath, figlio di Wrath, esordi la Vergine Scriba. Vieni a porgermi  tuoi saluti.
Il re avanz fino al bordo del palco e si inginocchi. Vostra Grazia.
Hai qualcosa da chiedermi. Fallo senza indugio, ma bada a come parli.
Col vostro permesso, chiedo che Phury possa beneficiare dello stesso accordo concluso con
Vishous in merito ai combattimenti. Abbiamo un disperato bisogno di guerrieri.
Sono propensa ad accordare questa deroga, per il momento. Egli potr continuare a vivere...
A quel punto Phury la interruppe con un deciso, No. Tutti si voltarono di scatto verso di lui.
Io rester qui, prosegu il fratello. Continuer a combattere, ma rester qui. Poi si pieg in un
rapido inchino per rimediare alla propria scortesia. Col vostro permesso.
Zsadist apr la bocca, sul volto sfregiato un'espressione della serie "ma che cazzo ti salta in
mente"... ma la breve risatina della Vergine Scriba lo mise a tacere. Cos sia. E una soluzione
preferibile sia per le Elette sia per me. Ora alzati, Wrath, figlio di Wrath, e procediamo.
Il re si erse in tutta la sua statura e la Vergine Scriba si abbass il cappuccio. Phury, figlio di
Ahgony, ti chiedo di accettare il ruolo di Primate. Acconsenti? S.
Sali sul podio e inginocchiati al mio cospetto.
Phury avanz e sal una breve rampa di scalini; non sentiva i piedi e, quando si genuflesse di
fronte alla Vergine Scriba, non sent il marmo sotto le ginocchia. Quando la mano della Vergine Scriba
si pos sul suo capo non trem, non pens, non batt ciglio. Gli sembrava di stare in macchina, sul
sedile del passeggero, in balia dei capricci del conducente quanto a destinazione e velocit. Arrendersi
gli sembrava la cosa pi opportuna.
Strano, perch la scelta era stata sua. Si era offerto volontario, no?
Gi, ma Dio solo sapeva dove lo avrebbe condotto tale decisione.
Le parole pronunciate dalla Vergine Scriba sopra la sua figura inginocchiata riecheggiavano
l'Antico Idioma, ma lui non riusc a seguire tutto ci che diceva.
In piedi, ora, e alza gli occhi, ordin alla fine la Vergine Scriba. Ecco le tue compagne.
Potrai esercitare il tuo imperio su di esse e disporre a tuo piacimento dei loro corpi, possedendoli e
insieme ponendoti al loro servizio.
Alzandosi, Phury vide che il sipario si era aperto mettendo in mostra le Elette, allineate; in
mezzo a tutto quel candore le loro vesti rosso sangue brillavano come rubini. Tutte si inchinarono
all'unisono.
Porca miseria... E cos adesso era fatta.
All'improvviso, Z balz sul palco afferrandolo per un braccio. Ma cosa dia... Ah, giusto. Si
stava inclinando di lato, rischiava di ribaltarsi e non sarebbe stato carino.
La voce della Vergine Scriba riecheggi, tonante e autorevole. Abbiamo concluso. Alzando
la mano spettrale indic un tempio in cima alla collina. Ora vai in camera e prendi la prima tra tutte,
come si conviene a un maschio.
Zsadist gli affond le dita nel braccio. Cristo... fratello...
Finiscila, sibil Phury. Andr tutto bene.
Liberatosi dalla stretta del suo gemello, prese congedo con un inchino dalla Vergine Scriba e da
Wrath, poi scese con passo malfermo i gradini avviandosi su per la collina. L'erba era soffice sotto i
suoi piedi e il suo corpo era avvolto dalla strana luce soffusa dell'Altra Parte; non trov conforto in
nessuna delle due, tuttavia. Sentiva sulla schiena gli occhi delle Elette e, malgrado il torpore indotto
dalla droga, rimase raggelato dalla loro bramosia.
Il tempio in cima alla collina era in stile romanico, con colonne bianche e una galleria sulla
sommit. Sul maestoso portone a due battenti c'erano due pomelli d'oro a forma di nodo. Phury gir
quello a destra, spinse ed entr.
Appena entrato, fu colpito dal profumo che aleggiava nell'aria, una miscela dolce e penetrante
di incenso e gelsomino, che lo inebri, e lo predispose al sesso, secondo le intenzioni delle Elette. Dalla
tenda bianca sul fondo filtrava una luce tremolante che doveva provenire da centinaia di ceri accesi.
Phury la apr. E si ritrasse, parzialmente spoetizzato.
L'Eletta con cui doveva accoppiarsi era stesa sopra una piattaforma di marmo, la testa posata
sopra un cuscino, il viso nascosto da una tenda che scendeva dal soffitto raccogliendosi intorno alla sua
gola. Gambe e braccia erano spalancate e legate con nastri di raso bianco. Il suo corpo nudo era avvolto
in una veste leggerissima, impalpabile come una ragnatela.
Il significato di base del rituale era lampante. Lei era il calice sacrificale, un'anonima
rappresentante dell'insieme delle Elette, mentre lui era il detentore del vino che avrebbe colmato il suo
corpo. Pur essendo assolutamente imperdonabile da parte sua, per un attimo Phury non riusc a pensare
ad altro che a possederla.
Mia, pens. Per legge e per tradizione lei era sua, proprio come i suoi pugnali o i capelli che
aveva in testa. E voleva entrare dentro di lei. Voleva venire dentro di lei.
Ma cos non fu. La parte pi nobile di lui ebbe la meglio sui bassi istinti, soffocandoli: quella
poverina era atterrita e piangeva in silenzio, mordendosi il labbro per cercare di nasconderlo; era tutta
tremante, le membra ridotte a orribili metronomi della paura.
Stai tranquilla, la rassicur dolcemente Phury.
Lei trasal. Poi riprese a tremare peggio di prima.
D'un tratto, Phury mont su tutte le furie. Era spaventoso che quella poveretta gli venisse offerta
alla stregua di un animale; lui stesso era sottoposto a un trattamento analogo, ma subirlo era stata una
sua libera scelta. Aveva seri dubbi che ci valesse anche per lei, dato il modo in cui l'avevano legata in
entrambe le occasioni.
Allung un braccio, afferr la tenda che le nascondeva il viso e la strapp via...
Misericordia divina. Non stava soffocando i singhiozzi mordendosi le labbra: l'avevano
imbavagliata e legata al letto con un laccio sulla fronte. Le lacrime inondavano il suo viso
congestionato e i muscoli del collo erano tesi allo spasimo... stava urlando, impossibilitata a emettere
alcun suono, gli occhi sbarrati dal terrore.
Phury sleg il bavaglio e glielo tolse. Calmati...
Lei ansim, all'apparenza incapace di parlare; in base alla teoria che i gesti sono pi eloquenti
delle parole, Phury le sciolse il legaccio sulla fronte districandolo dai lunghi capelli biondi.
Appena le liber le braccia sottili, lei si copr i seni e il triangolo tra le cosce; d'impulso, Phury
prese la tenda che aveva strappato via e la us per coprirla, prima di slegarle i piedi. Poi si stacc da lei
e indietreggi fino in fondo al tempio, appoggiandosi contro il muro. In questo modo forse si sarebbe
sentita pi al sicuro.
Con lo sguardo a terra vedeva solo l'Eletta: pallida e bionda, con gli occhi verde giada. I bei
lineamenti del volto gli ricordavano le bambole di porcellana e il suo profumo era molto simile al
gelsomino. Dio, era troppo delicata per essere torturata in quel modo, troppo preziosa per subire le
smanie di un estraneo in calore.
Cristo. Che pasticcio.
Phury rimase in silenzio nella speranza che l'Eletta si abituasse alla sua presenza mentre lui
cercava di farsi venire in mente cosa fare.
Non certo il sesso, poco ma sicuro.
Jane non andava pazza per Tutti insieme appassionatamente, ma, sdraiata a letto mentre
guardava V che cercava di recuperare i vestiti, si sentiva n pi n meno come Julie Andrews. Cavolo,
essere innamorati ti faceva proprio venir voglia di spalancare le braccia e girare su te stessa in pieno
sole con un gran sorrisone idiota sulla faccia. Anche la pettinatura era quella giusta: capelli corti e
biondi. Ma i calzoncini scamosciati con le bretelle non li avrebbe messi, a tutto c'era un limite.
C'era solo un piccolo problema.
Dimmi che non gli farai del male, disse mentre V finiva di infilarsi i calzoni. Dimmi che il
mio capo non si ritrover con un paio di gambe rotte.
Non preoccuparti. V si infil una maglietta nera aderente che mise in risalto i pettorali
scolpiti. Voglio solo ripulirgli per bene la memoria e far sparire la foto del mio cuore.
Mi farai sapere com' andata?
Lui la guard di sott'in su, un sorrisetto maligno sulla faccia. Non ti fidi di me?
Neanche un po'.
Ragazza intelligente. V and a sedersi sul bordo del letto, gli occhi di diamante ancora
sfolgoranti per il sesso. Il tuo spasimante far meglio a stare molto attento.
Jane gli prese la mano - quella senza guanto, sapeva che V non voleva che si avvicinasse
all'altra. Manny sa che con me non c' speranza.
Ah s?
Gliel'ho detto. Subito dopo il weekend. Anche se non mi ricordavo pi niente di te, mi
sembrava... sbagliato.
le diede un bacio. Torno appena ho sistemato le cose, okay? Cos potrai guardarmi negli occhi
ed essere sicura che  vivo e vegeto. E, senti, parlando seriamente, voglio chiedere a Fritz di passare di
qui domani pomeriggio, con tutto l'occorrente per installare il sistema di sicurezza. Hai un altro
telecomando del garage?
S, in cucina. Nel cassetto sotto il telefono.
Bene. Lo prendo io. Le fece scorrere un dito lungo il collo, girando intorno al morso pi
recente. Ogni sera, quando tornerai a casa, io sar qui. Ogni mattina presto, prima di tornare al
quartier generale, io sar qui. Di notte, ogni volta che sar libero, sar qui. Ruberemo il tempo quando
e dove potremo, e quando non saremo insieme ci terremo in contatto via telefono.
Proprio come un qualsiasi normale rapporto sentimentale, pens Jane; le piaceva l'idea che ci
fosse quel lato prosaico. Li liberava 1 entrambi da tutta la sovrastruttura del paranormale, sbattendoli
sul terreno della realt: erano due persone che si erano assunte un impegno reciproco, decise a far
funzionare il loro rapporto. Che era pi o meno quanto si pu chiedere alla persona di cui si 
innamorati.
Qual  il tuo vero nome? mormor Jane. Mi sono appena resa conto che ti conosco solo
come V.
Vishous.
Jane gli strinse la mano con forza. Come, scusa?
Vishous. S, lo so che suona strano...
Aspetta, aspetta, aspetta... come si scrive?
V-i-s-h-o-u-s.
Dio... santo.
Cosa c'?
Jane si schiar la gola. Ehm, tanto, tantissimo tempo fa... una vita fa... ero nella mia cameretta
insieme a mia sorella. Stavamo giocando con una di quelle tavolette spiritiche, sai, facevano delle
domande. Lo guard. Tu eri la mia risposta.
A quale domanda?
Chi... Ges, chi avrei sposato. 
fece un bel sorriso radioso, il genere di sorriso che un uomo fa quando si sente
straordinariamente soddisfatto di se stesso. Allora vuoi sposarmi?
Jane scoppi a ridere. S, certo. Infilami un bell'abito bianco e andiamo all'altare...
Lui assunse un'espressione grave. Sono serissimo. Oh... Dio.
Non mi pare un "s", o sbaglio?
Jane raddrizz la schiena. Io... io non ho mai pensato di sposarmi.
Lui fece una smorfia. S, okay, non era esattamente la risposta che speravo...
No... voglio dire, sono solo sorpresa di come... sembra facile.
Facile?
L'idea di essere tua moglie.
Lui abbozz un sorriso, ma torn subito serio. Possiamo celebrare la cerimonia secondo le mie
tradizioni, ma non sar ufficiale.
Perch non sono una di voi?
Perch la Vergine Scriba mi odia, quindi la presentazione al suo cospetto  esclusa. Per
possiamo sempre fare tutto il resto, disse sogghignando. Specialmente l'incisione.
L'incisione?
Il tuo nome verr inciso sulla mia schiena. Non vedo l'ora, cazzo.
Jane fischi sottovoce. Posso farlo io?
scoppi a ridere. No!
E dai. Sono un chirurgo. Ci so fare con le lame.
Lo faranno i miei fratelli... be', in realt credo che anche tu possa incidere una lettera, se
proprio ci tieni. Mmm, il solo pensiero mi eccita. La baci. Cavolo, sei proprio la ragazza che fa per
me.
Devono affettare anche me?
Che diamine, no! E una cosa che si fa ai maschi, cos tutti sanno a chi apparteniamo.
A chi appartenete?
Gi. Io sar ai tuoi ordini. Potrai comandarmi a bacchetta, farmi fare tutto quello che vuoi.
Pensi di farcela?
L'ho gi fatto, ricordi?
socchiuse gli occhi con un ringhio. S, ogni minuto, cazzo. Quando possiamo tornare al mio
attico?
Dimmi tu quando e io ci sar. E la prossima volta, forse, si sarebbe messa qualcosa di cuoio.
Ehi, ho diritto a un anello?
Se vuoi. Ti compro un diamante grosso come la tua testa.
Ah, bene. Ci manca solo che mi metta a fare la vamp. Ma come faranno gli altri a sapere che
sono sposata?
Lui si pieg in avanti e le strofin il naso sul collo. Senti il mio odore?
Dio... s. Mi piace da matti.
le sfreg le labbra sulla mascella. Ce l'hai addosso. Dappertutto. Anche dentro di te.  cos che
la mia gente sapr chi  il tuo compagno. E anche un avvertimento.
Un avvertimento? sussurr languida lei.
Agli altri maschi. Cos sapranno chi dar loro la caccia armato di pugnale se si azzardano a
toccarti.
Okay, pens Jane, non avrebbe dovuto trovarlo erotico da morire. Ma cos era. La prendi
seriamente questa storia del compagno, eh?
I vampiri accoppiati sono pericolosi. La sua voce era un ron- ron sensuale all'orecchio di lei.
Noi uccidiamo per proteggere le nostre femmine. E cos che funziona. Spinse via le coperte, abbass
la lampo dei calzoni e le apr le cosce. Abbiamo anche l'abitudine di marchiare quello che ci
appartiene. E visto che non ti vedr per una dozzina di ore, penso che te ne lascer addosso ancora un
po'.
Si spinse in avanti col bacino e Jane mugol. Lo aveva preso dentro di s tante di quelle volte,
ma le sue dimensioni erano sempre uno shock. Vishous le tir indietro la testa afferrandola per i capelli
e le infil la lingua in bocca mentre si dimenava sopra di lei.
A un tratto si ferm. Ci sposeremo stanotte. Wrath officer la cerimonia. Butch e Marissa
faranno da testimoni. Vuoi farlo anche in chiesa?
Jane non pot fare a meno di ridere. Certo che erano tutti e due dei gran maniaci del controllo.
Per fortuna in quel caso non aveva nulla da obiettare. Mi va bene anche senza funzione religiosa. In
realt non credo in Dio.
Dovresti.
Lei gli affond le unghie nei fianchi, inarcandosi. Ti pare il momento per un dibattito
teologico?
Dovresti credere, Jane.
Il mondo non ha nessun bisogno di un'altra fanatica religiosa.
Vishous le accarezz i capelli all'indietro. Mentre la sua erezione fremeva dentro di lei, disse,
Non c' bisogno di essere religiosi per credere.
E si pu vivere benissimo anche da atei. Fidati, ribatt lei facendo scorrere le mani sotto la
sua maglietta, sulla schiena poderosa. Credi che mia sorella sia in cielo a mangiare i suoi adorati
mottarelli appollaiata sopra una nuvola? No. Il suo corpo  stato sepolto tanti anni fa e adesso di lei 
rimasto ben poco. Io ho visto la morte, so cosa succede dopo che ce ne siamo andati. E nessun Dio ci
salver, Vishous. Non so chi o che cosa sia la tua Vergine Scriba, ma sono pi che certa che non 
Lui.
Un pallidissimo sorriso gli incresp le labbra. Sar un immenso piacere dimostrarti che hai
torto.
E come pensi di riuscirci? Presentandomi al mio Creatore?
Ti amer cos tanto e cos a lungo da convincerti che nessuna entit terrena avrebbe mai potuto
farci incontrare.
Jane gli accarezz il viso, immaginando il futuro, e imprec. Io invecchier.
Anch'io.
Non allo stesso ritmo. Oh, Ges, V, io...
Lui la baci. Non pensarci. E poi, c' un modo per rallentare il processo di invecchiamento.
Per non sono sicuro che ti piaccia.
Oh, cavolo, fammi pensare. Uhm... s, mi piace.
Non sai neanche cos'.
Non m'importa. Se serve a prolungare la mia vita insieme a te, sono pronta a tutto.
Vishous si muoveva avanti e indietro dentro di lei.  contro le leggi della mia razza.
E una cosa perversa? fece Jane inarcandosi ancora contro di lui.
Per la tua specie? S.
Jane cap tutto ancor prima che V si portasse il polso alla bocca. Quando si blocc, gli disse,
Fallo.
Lui si diede un morso e poi avvicin alle sue labbra i due fo- rellini identici. Jane chiuse gli
occhi, apr la bocca e...
Porca miseria.
Sapeva di porto, ma era fortissimo, come un concentrato di dieci bottiglie. Gi al primo sorso le
girava la testa. Ma non si ferm. Bevve come se quel sangue fosse il collante che li avrebbe tenuti
insieme, vagamente consapevole, malgrado l'uragano che imperversava dentro il suo corpo, che V
continuava a pompare dentro di lei ringhiando selvaggiamente.
Adesso era dentro di lei in tutti i modi possibili: nel suo cervello con le sue parole, nel suo
corpo con il suo corpo, nella sua bocca con il suo sangue e nel suo naso con il suo odore. Era
completamente in suo potere.
E aveva ragione lui. Era divino.
Capitolo 43
Con la tenda bianca stretta convulsamente sui seni, Cormia guardava in fondo al tempio del
Primale, allibita. Chiunque fosse quel maschio, non era Vishous, figlio del Carnefice.
Per era decisamente un guerriero. Era enorme contro la parete di marmo, un vero gigante, con
due spalle larghe come il letto su cui stava lei. La sua mole la terrorizzava,., finch non gli guard le
mani. Aveva due mani eleganti, con le dita lunghe e il dorso largo, forti e aggraziate insieme.
Quelle mani l'avevano liberata. E non le avevano fatto nient'altro.
Ciononostante, attese che la rimproverasse aspramente. Poi attese che dicesse qualcosa. Infine
attese che la guardasse.
Aveva dei bei capelli, pens nel silenzio del tempio. Lunghi fino alle spalle, ondulati e di tanti
colori diversi, biondo dorato, rosso fuoco e marrone scuro. Di che colore aveva gli occhi?
Ancora silenzio.
Non sapeva quanto tempo era gi trascorso. Sapeva solo che il tempo scorreva inesorabilmente,
perch era cos anche l, dall'Altra Parte. Ma per quanto tempo erano rimasti fermi cos? Beata Vergine;
sperava tanto che lui dicesse qualcosa, ma forse il punto era proprio questo. Forse aspettava che fosse
lei a parlare.
Non sei quello che... Quando lui alz gli occhi le manc la voce.
Aveva gli occhi gialli, di un bel giallo caldo e splendente che le ricordava le sue gemme
preferite, i citrini. Sotto il suo sguardo fu pervasa da un senso di calore.
Non sono quello che aspettavi? Oh... la sua voce. Armoniosa, pacata e... dolce. Non te
l'hanno detto?
Lei scosse la testa, tutt'a un tratto senza parole. E non perch fosse spaventata.
Le cose sono cambiate e io ho preso il posto di mio fratello, spieg lui posando una mano
sull'ampio petto. Mi chiamo Phury.
Phury. Un nome da guerriero. S.
Ne hai le fattezze.
Lui tese le mani verso di lei. Ma non voglio farti del male. Non ti far mai alcun male,
Lei inclin la testa di lato. No, non l'avrebbe mai fatto, gli credeva, Era un perfetto sconosciuto
grande tre volte lei, eppure era certa che non le avrebbe fatto male.
Si sarebbe accoppiato con lei, tuttavia. Era quello lo scopo di quel momento di intimit, e
appena era entrato lei aveva avvertito la sua eccitazione. Anche se... adesso non era pi eccitato.
Si tocc il viso. Forse adesso che l'aveva vista in faccia non voleva arrivare fino in fondo? La
trovava brutta?
Beata Vergine, ma di cosa si stava preoccupando? Lei non voleva accoppiarsi con lui. Non
voleva accoppiarsi con nessuno. Era doloroso, la Direttrice l'aveva avvertita. E per quanto quel fratello
fosse attraente, lei non lo conosceva affatto.
Non preoccuparti, si affrett a dire lui, quasi le avesse letto nel pensiero. Noi non...
Lei si strinse ancor pi nella tenda. No?
No.
Cormia abbass il mento. Ma allora tutte sapranno che io ti ho deluso.
Deluso.... Ges, tu non hai deluso nessuno. Si pass una mano tra i capelli e le folte ciocche,
catturando la luce, brillarono. E solo che io non... S, insomma, non mi sembra giusto.
Ma  questa la mia missione. Accoppiarmi con te siglando il tuo legame con le Elette, obiett
Cormia battendo convulsamente le palpebre. Se non lo facciamo, la cerimonia sar incompleta.
E allora?
Io... non capisco.
Cosa importa se anche le cerimonia per oggi sar incompleta? C' tempo. Si guard intorno,
accigliato. Ehi... ti va di uscire di qui?
Lei inarc le sopracciglia di scatto. Per andare dove?
Non lo so. A fare una passeggiata. O roba del genere.
Mi hanno detto che non posso uscire se prima non abbiamo...
Ascoltami bene, io sono il Primate, giusto? Quindi conta quello che dico io, cos dicendo, la
guard serio. Insomma, tu dovresti saperlo meglio di me. Sbaglio?
No, tu qui sei il padrone assoluto. Solo la Vergine Scriba  pi in alto di te.
Phury si raddrizz, staccandosi dal muro. Allora andiamo a fare due passi. Il minimo che
possiamo fare  cominciare a conoscerci, vista la situazione in cui ci troviamo.
Io... non ho la tunica.
Usa la tenda. Mentre ti sistemi, io mi volto dall'altra parte.
Le diede le spalle e, un attimo dopo, Cormia si alz in piedi e si avvolse nelle pieghe della
tenda. Chi se lo sarebbe mai immaginato, pens, quella sostituzione, la gentilezza del nuovo Primale e
la sua... bellezza. Poich in verit lo trovava bellissimo. Sono... sono pronta.
Phury si avvi verso il portone e lei lo segu. Da vicino era ancora pi grosso... ma aveva un
buon profumo. Speziato e penetrante, che le faceva prudere il naso.
Phury spalanc i battenti; di fronte a quel paesaggio immacolato, Cormia esit.
Cosa c'?
La sua vergogna era difficile da esprimere a parole. Si sentiva egoista per il sollievo che
provava e preoccupata che le sue mancanze ricadessero sull'insieme delle Elette.
Con una stretta allo stomaco disse, Non ho assolto al mio dovere.
Non hai fallito. Abbiamo solo rimandato la se... ehm, la nostra unione. Prima o poi succeder.
Lei per non riusciva a scacciare le voci nella sua testa. O le paure che la assillavano. Forse
dovresti solo farlo e basta.
Phury si accigli. Dio... sei proprio spaventata all'idea di deluderle.
Loro sono tutto ci che ho. Tutto ci che conosco. E la Direttrice aveva minacciato di
espellerla, se non rispettava la tradizione. Senza di loro sono sola.
Lui la fsso per un lungo istante. Come ti chiami?
Cormia.
Be'... Cormia, adesso non sei pi sola, senza di loro. Adesso hai me. E sai una cosa? Lasciamo
perdere la passeggiata. Mi  venuta un'altra idea.
Introdursi di straforo dappertutto era una delle specialit di V. Era un mago con le casseforti, le
automobili, le serrature, le case... gli uffici. E altrettanto in gamba con abitazioni, esercizi commerciali
eccetera. Nessun problema.
Dunque scassinare la porta del lussuoso complesso di uffici del Reparto Chirurgia del St.
Francis Medicai Center era stato un gioco da ragazzi.
Sgattaiol all'interno e, grazie al Mhis, offusc le telecamere di sicurezza nascondendosi alla
vista delle poche persone ancora presenti nella sezione amministrativa del complesso ospedaliero.
Cavolo... quello s che era un posto chic. Un'ampia area adibita all'accettazione, tutta roba
raffinata, rivestimento in legno alle pareti, tappeti orientali eccetera, su cui si aprivano un paio di uffici
contrassegnati da..,
L'ufficio di Jane era proprio l accanto.
si avvicin alla porta e pos il dito sulla targa in ottone. In rilievo sulla superficie lucida c'era
scritto:
DOTT. JANE WHIT- COMB, RESPONSABILE DEL REPARTO DI TRAUMATOLOGIA.
Infil dentro la testa. L'odore di Jane aleggiava ancora nell'aria e piegato sopra un tavolo per
conferenze c'era uno dei suoi camici bianchi. La scrivania era sepolta sotto pile di carte, fascicoli e
post- it, la sedia spinta all'indietro come se Jane fosse uscita di corsa per qualche emergenza. Alla
parete erano appesi numerosi diplomi e certificati, a riprova della sua instancabile ricerca
dell'eccellenza.
si massaggi lo sterno.
Diamine, come poteva funzionare tra loro? Lei non aveva orari e lui doveva limitarsi alle visite
notturne. E se non fosse bastato?
Be', doveva bastare per forza. Non poteva certo chiederle di rinunciare per lui a una vita di
lavoro, disciplina e successi. Sarebbe stato come se Jane gli avesse imposto di mollare la confraternita.
Sent un borbottio e si volt verso il lato opposto dell'area accettazione, dove c'era una luce
accesa.
Era giunto il momento di occuparsi del dottor Manello.
Non ucciderlo, si disse avviandosi verso una porta socchiusa. Sarebbe un vero disastro dover
chiamare Jane per dirle che il suo capo  ridotto a concime.
Si ferm sulla porta per sbirciare dentro l'enorme ufficio oltre la soglia. L'umano seduto dietro
una scrivania degna di un presidente sfogliava scartoffie, anche se erano le due del mattino,
A un tratto si accigli e alz lo sguardo, Chi c'?
Non ucciderlo. Altrimenti Jane si sarebbe incavolata di brutto.
Ah, che voglia di farlo, per. Continuava a vederlo in ginocchio che allungava le mani verso il
viso di Jane, e quell'immagine non contribuiva certo a metterlo di buon umore. Quando qualcuno
ronzava intorno alle loro femmine, i vampiri preferivano chiudere subito la faccenda. Come si chiude il
coperchio su una bara.
Vishous spalanc la porta, si insinu nella mente del dottore e lo congel come un quarto di
manzo lanciandogli un suggerimento silenzioso. Hai delle foto del mio cuore, dottore, devi darmele.
Dove sono?
Il tizio batt le palpebre. Qui... sulla mia scrivania. Chi... sei?
La domanda fu una sorpresa. Il pi delle volte gli umani erano incapaci di ragionare in modo
autonomo, quando venivano neutralizzati.
V avanz verso la scrivania e guard quel mare di carte. Dove?
Gli occhi dell'umano si spostarono verso l'angolo a sinistra. L. Nella cartelletta. Chi... sei?
Il fottutissimo compagno di Jane, bello, avrebbe voluto rispondere Vishous.
Cavolo, aveva voglia di tatuarglielo in fronte, cos Manello non si sarebbe mai pi scordato che
lei era di un altro.
Trov la cartelletta e la apr. I file al computer. Dove sono?
Cancellati. Chi... se...
Lascia perdere chi sono. Accidenti, quel figlio di puttana era tenace. D'altronde non diventi
primario di chirurgia se sei un pantofolaio sempre svaccato sul divano. Chi sa di questa foto, a parte
te?
Jane.
Sentire il nome di lei sulla bocca di quel bastardo non lo riemp di gioia, ma decise di glissare.
E poi?
Nessun altro, che io sappia. Ho provato... a mandarle alla Columbia. Non... ci... sono riuscito.
Chi sei...
L'uomo nero. V perlustr a fondo il cervello del chirurgo, per sicurezza. Non c'era niente. Era
ora di levare le tende.
Ma aveva bisogno di sapere un'altra cosa.
Dimmi una cosa, dottore. Ci proveresti mai con una donna sposata?
Il capo di Jane aggrott la fronte, poi lentamente scosse la testa. No.
Be', senti senti. Risposta esatta.
Vishous si avvi verso la porta. Era tentato di disseminare il cervello del dottore di inneschi
come un campo minato, alterare i canali neuronali in modo che, se quel bastardo si fosse abbandonato a
fantasie erotiche su Jane, sarebbe stato assalito dalla paura o dalla nausea, o magari sarebbe scoppiato
in lacrime come una femminuccia. Il condizionamento mediante stimoli negativi era una benedizione,
se volevi riprogrammare qualcuno. Ma lui non era un Symphath-, quindi sarebbe stata un'impresa
riuscirci in cos poco tempo, e poi quella roba rischiava di mandarti al manicomio. Specie se avevi una
mente forte come quella di Manello.
Lanci un'ultima occhiata al suo rivale. H chirurgo lo fissava confuso, ma non impaurito, gli
occhi castano scuro aggressivi e intelligenti. Era dura ammetterlo ma, in assenza di V, probabilmente
sarebbe stato un ottimo compagno per Jane.
H bastardo.
Un istante prima di voltarsi ebbe una visione estremamente chiara e nitida, come gli accadeva in
passato, prima che le sue premonizioni svanissero del tutto.
In realt non era proprio una visione. Era una parola. Che non aveva alcun senso.
Fratello.
Che strano.
Ripul a fondo la mente del dottore e si smaterializz.
Manny Manello poggi i gomiti sulla scrivania massaggiandosi le tempie con un gemito. Il
dolore alla testa sembrava dotato di un suo battito cardiaco amplificato dal cranio, che fungeva da cassa
di risonanza. Come se non bastasse, il sintonizzatore del suo cervello girava all'impazzata. Pensieri a
casaccio rimbalzavano da tutte le parti, un guazzabuglio di cose insignificanti: doveva portare la
macchina dal meccanico, doveva finire di esaminare quelle domande di assunzione, era rimasto senza
birre, la sua partita di pallacanestro del luned sera era stata spostata a mercoled.
Buffo, se cercava di guardare oltre quella valanga di sciocchezze aveva la sensazione che tutta
quella frenesia cerebrale servisse in realt a... nascondere qualcosa.
Chiss perch gli venne in mente la coperta all'uncinetto color malva sullo schienale del divano
color malva nel salotto color malva di sua madre. Quella dannata coperta non era mai servita a
scaldarsi, e che Dio ti aiutasse se ti azzardavi a tirarla via. Il suo unico scopo era nascondere ima
macchia che suo padre aveva fatto rovesciando un piatto di spaghetti franco-americani. Dopo tutto,
neanche i migliori smacchiatori spray facevano miracoli e quello schifo di roba in scatola era imbottito
di colorante rosso. Che non era proprio il massimo, su un tessuto color malva.
Proprio come la coperta della mamma, quei pensieri alla rinfusa servivano a mascherare una
qualche macchia nel suo cervello, ma dio solo sapeva cosa fosse.
Si stropicci gli occhi e diede un'occhiata al suo Breitling. Le due passate.
Era ora di andare a casa.
Mentre raccoglieva le sue cose, ebbe l'impressione di aver trascurato qualcosa di importante, e
continuava a buttare l'occhio sulla scrivania. In basso a sinistra c'era un angolo libero, dove il legno
emergeva da sotto la bianca distesa di scartoffie.
Uno spazio vuoto grande come una cartelletta.
Da l era stato tolto qualcosa. Ne era certo. Solo che non riusciva a capire cosa potesse essere, e
pi si sforzava di ricordare pi gli faceva male la testa.
And alla porta.
Passando davanti al suo bagno privato fece un salto dentro, trov il fido flacone da cinquecento
compresse di Motrin e ne prese due.
Aveva proprio bisogno di una vacanza.
Capitolo 44
Forse non era stata un'idea brillante, pens Phury, fermo sulla soglia della camera accanto alla
sua nella grande casa della confraternita. Per fortuna non aveva incrociato nessuno perch erano tutti
impegnati. Per, cribbio, le cose non lasciavano ben sperare.
Accidenti
Di fronte a lui, Cormia era seduta sul bordo del letto, la tenda stretta al petto, gli occhi come due
biglie in un grosso vaso di vetro. Era cosi sconvolta che era tentato di riportarla subito dall'Altra Parte,
ma ci che l'attendeva l non era molto meglio. Non voleva farle affrontare il plotone d'esecuzione
della Direttrice.
Non intendeva tollerare un simile sopruso.
Se ti occorre qualcosa, io sono nella stanza qui accanto. Cos dicendo, si sporse verso il
corridoio indicando a sinistra. Puoi fermarti qui un paio di giorni a riposare. Prenditi un po' di tempo
per te stssa. Cosa ne dici?
Lei annu; i capelli biondi le ricaddero sulla spalla.
Senza motivo, Phury not che era un bel colore, specialmente alla fioca luce dell'abat-jour sul
comodino. Un bel giallo intenso e brillante che gli ricordava il legno di pino incerato.
Vuoi qualcosa da mangiare? chiese. Quando lei scosse la testa, Phury and al telefono e vi
poggi sopra la mano. Se ti viene fame digita asterisco-quattro e ti risponderanno dalla cucina. Chiedi
quello che vuoi e loro te lo porteranno.
Lei spost gli occhi sul telefono, poi li riport su di lui.
Qui sei al sicuro, Cormia. Non pu succederti niente di male...
Phury? Sei tornato? Dalla soglia la voce di Bella era un misto di sorpresa e sollievo.
Phury ebbe un tuffo al cuore. Beccato. E dalla persona a cui pi temeva di dover dare
spiegazioni. Peggio che a Wrath, per l'amor del cielo.
Prima di guardarla, cerc di darsi un contegno. S, sono tornato per qualche giorno.
Credevo che fossi... Oh, salve. Bella gli lanci uno sguardo fugace prima di sorridere a
Cormia. Ehm, io sono Bella. E tu sei...?
Quando non giunse risposta, Phury disse, Lei  Cormia. E l'Eletta con cui... mi sono unito.
Cormia, ti presento Bella.
Cormia si alz in piedi e fece un profondo inchino, i capelli quasi sfiorarono il pavimento.
Vostra grazia.
Bella si port la mano al basso ventre. Piacere di conoscerti, Cormia. E, per favore, chiamami
per nome.
Cormia si raddrizz e annu.
Segu un silenzio lungo come l'anno della fame.
Phury si schiar la gola. Be', se non era imbarazzante questo...
A Cormia bast guardare l'altra femmina per capire tutto senza bisogno di una sola parola di
spiegazione. Ecco perch il Primule non voleva accoppiarsi. Era quella la femmina che lui voleva: lo si
capiva da come la guardava, dal tono pi profondo della sua voce, da come il suo corpo si scaldava.
E lei era incinta.
Cormia spost lo sguardo sul Primule. Incinta, ma non di lui. L'espressione con cui lui la
guardava era di desiderio struggente, non di possesso.
Eh, s. Ecco perch si era offerto al posto del figlio del Carnefice. Voleva separarsi da quella
femmina perch la desiderava, ma non poteva averla.
Senza smettere di guardarla, Phury spost il peso da un piede all'altro. Poi abbozz un sorriso.
Quanti minuti ti restano?
La femmina... Bella... ricambi il sorriso. Undici.
 un bel viaggetto fino in fondo alla galleria delle statue. Ti conviene avviarti.
Non mi ci vuole poi tanto.
Restarono cos, occhi negli occhi. Affetto e tristezza illuminavano quelli di lei, mentre il
leggero rossore sulle guance di lui lasciava intendere che trovava incantevole oltre ogni dire ci che
stava guardando.
Cormia si tir la tenda pi vicino al mento, coprendosi il collo.
Cosa ne dici se ti accompagno in camera tua? sugger Phury avvicinandosi a Bella e
offrendole il braccio. Volevo vedere Z, in ogni caso.
La femmina alz gli occhi al cielo. E solo una scusa per portarmi a letto.
Cormia trasal mentre il Primale rideva, mormorando, Hai indovinato. Dici che funziona?
Con una risatina, lei lo prese sottobraccio. Funziona benissimo, mormor sensuale. Come
sempre, con te... funziona benissimo. Sono felice che tu sia qui per... tutto il tempo che resterai.
H rossore sulle guance di lui si fece ancora pi acceso. Faccio un salto ad accompagnarla,
disse guardando Cormia, poi mi trovi in camera mia, se hai bisogno di qualcosa, va bene?
Cormia annu e guard la porta chiudersi alle loro spalle.
Rimasta sola si sedette di nuovo sul letto.
Beata Vergine... Si sentiva cos piccola, minuscola, su quel letto enorme. Minuscola, in quella
stanza cos grande. Minuscola, dopo l'impatto scioccante con tutti quei colori e quegli oggetti; quante
sensazioni visive e tattili.
Ma non era quello che voleva? Durante la cerimonia di presentazione era esattamente ci che si
era augurata.
Essere invisibile, per, non era il conforto che aveva sperato.
Guardandosi intorno nella stanza era incapace di orientarsi e sentiva gi la mancanza dell'Altra
Parte, col suo limitato spazio bianco tanto simile a un grembo materno.
Dopo aver lasciato l'Aldil, lei e il Primale avevano preso forma nella camera l accanto. Il suo
primo pensiero era stato che le piaceva l'odore di quella stanza, un odore come di fumo, con
quell'aroma intenso e speziato che aveva subito notato nel Primale. Subito dopo, per, aveva pensato
che quel guazzabuglio di colori, oggetti e forme era troppo per lei.
E questo prima che lui la facesse uscire in corridoio, dove si era sentita completamente
sopraffatta. In verit, quello era un palazzo, l'atrio da solo era grande come i templi pi maestosi
dell'Altra Parte. Il soffitto era alto come il cielo, le raffigurazioni dei guerrieri in battaglia brillanti
come le gemme che i suoi occhi avevano contemplato con tanta ammirazione. Quando aveva posato le
mani sulla balaustra della balconata e aveva guardato di sotto, il salto fino al pavimento a mosaico le
era parso vertiginoso, elettrizzante.
Mentre Phury la guidava verso la stanza in cui si trovava ora era rimasta di stucco.
Adesso non era pi cos intimorita. Adesso era sotto shock per quel sovraccarico sensoriale.
L'aria era strana, da quest'altra parte, satura di fragranze sconosciute, e sembrava secca. Si muoveva,
anche, in continuazione. C'erano correnti che le accarezzavano il volto, i capelli e la tenda che si era
drappeggiata intorno al corpo.
Guard la porta. C'erano anche dei rumori strani. La casa intorno a lei scricchiolava, e ogni
tanto si sentivano delle voci.
Si raggomitol su se stessa, infil i piedi sotto il sedere e guard il lussuoso tavolo a destra del
letto. Non aveva fame, ma in caso contrario non avrebbe saputo cosa chiedere da mangiare. E non
sapeva neanche come usare quell'oggetto che lui aveva chiamato telefono.
Fuori dalle finestre ud un ruggito e volt la testa di scatto in quella direzione. C'erano draghi,
da quest'altra parte? Ne aveva letto nei libri e, pur fidandosi delle rassicurazioni di Phury, era in ansia
per i pericoli insiti in ci che non poteva vedere.
Forse era solo il vento. Aveva letto anche di quello, ma non poteva esserne certa.
Afferr un cuscino di raso con delle nappine ai quattro angoli e se lo strinse al petto
accarezzando una di quelle code di seta, facendola scivolare senza sosta tra le dita nel tentativo di
calmarsi.
Quella era la sua punizione, pens, sentendosi come oppressa dalla stanza, sopraffatta dalla
vista di tante cose nuove. Era il risultato del suo desiderio di lasciare l'Altra Parte per trovare la sua
strada in modo indipendente.
Adesso era dove aveva pregato di essere.
E l'unica cosa che voleva era tornare a casa.
Capitolo 45
Jane era seduta nel suo angolo cucina con davanti un tazzone freddo. Dall'altra parte della
strada il sole stava sorgendo, i raggi scintillavano tra i rami degli alberi. Vishous se n'era andato da una
ventina di minuti e, prima di uscire, le aveva preparato la cioccolata che lei aveva appena finito.
Sentiva la sua mancanza con uno struggimento incomprensibile, visto tutto il tempo che
avevano trascorso insieme durante la notte. Dopo aver parlato con Manny, V era tornato e l'aveva
rassicurata dicendole che il suo capo era ancora vivo e tutto intero. Poi l'aveva abbracciata stretta... e
aveva fatto l'amore con lei. Due volte.
Se n'era appena andato e prima di poterlo rivedere il sole doveva tuffarsi dietro l'orizzonte.
C'erano i telefoni, le e-mail e gli SMS, certo, e si sarebbero rivisti quella sera stessa. Ma non le
sembrava abbastanza. Lei voleva dormire accanto a lui, e non solo per qualche ora, prima che fosse
costretto ad andare a combattere o a rincasare.
A proposito di logistica... come doveva regolarsi col lavoro alla Columbia? Trasferirsi voleva
dire allontanarsi da Vishous, ma aveva qualche importanza? Lui poteva raggiungerla ovunque in un
batter d'occhio. Essere troppo lontani, per, sembrava una pessima idea. Dopo tutto, gli avevano gi
sparato una volta. E se avesse avuto bisogno di lei? Lei non poteva materializzarsi in un baleno al suo
fianco.
Ma allora che fine avrebbe fatto la sua aspirazione a dirigere un reparto? Il bisogno di
comandare faceva parte del suo DNA e accettare l'incarico alla Columbia restava la sua migliore
opportunit di fare carriera, anche se prima di ottenere il primariato potevano passare altri cinque anni.
Sempre ammesso che voLessero ancora fissarle un colloquio. Sempre ammesso che le
offrissero quel lavoro.
Jane guard le striature di cioccolata all'interno della tazza ormai fredda.
L'idea che le venne in mente era pazzesca. Assolutamente pazzesca. E lei la scacci come la
prova evidente che la sua testa non era ancora a posto.
Alzandosi da tavola mise la tazza nella lavastoviglie prima di farsi una doccia e cambiarsi. Una
mezz'ora dopo era gi in macchina. Uscendo dal garage incroci una monovolume che svoltava nel
vialetto accanto al suo.
Una famigliola. Fantastico.
Per fortuna il viaggio in centro fil liscio. Su Trade Street c'era poco traffico e becc un'infilata
di semafori verdi fino a quello di fronte agli uffici del Caldwell Courier Journal.
Appena si ferm part la suoneria del cellulare. Di sicuro la cercavano dall'ospedale.
Whitcomb.
Salve, dottoressa. Sono il tuo uomo.
Lei sorrise. Un gran sorrisone compiaciuto. Ciao.
Ciao. In sottofondo sent un sommesso fruscio di coperte, come se V si stesse girando nel
letto. Dove sei?
Per strada. Sto andando al lavoro. E tu, dove sei?
A letto, sdraiato sulla schiena.
Oh, Ges, non era difficile immaginare quant'era bello tra le lenzuola nere.
Senti... Jane? S?
Lui abbass la voce. Come sei vestita?
Pantaloni e casacca da chirurgo.
Mmm. Sexy.
Lei rise.  appena un po' meglio di un sacco.
Non addosso a te.
E tu cos'hai addosso?
Niente... e indovina un po' dove ho la mano, dottoressa.
Scatt il verde e Jane dovette fare mente locale per ricordarsi come si guidava. Dove? chiese
con un filo di voce.
In mezzo alle gambe. E sai sopra che cosa?
Oh...misericordia... divina. No, dimmelo tu, disse premendo sull'acceleratore.
Lui glielo disse e lei quasi tampon un'auto parcheggiata. Vishous...
Dimmi cosa fare, dottoressa. Dimmi cosa dovrei fare con la mia mano.
Jane deglut a fatica, accost al marciapiede... e gli diede istruzioni dettagliate.
Phury si roll una canna, lecc la cartina e la chiuse bene. La accese e si adagi all'indietro
contro i cuscini. Prima di appoggiare la protesi al comodino si era infilato una vestaglia di seta blu reale
e rosso sangue. La sua preferita.
Riconciliarsi con Bella lo aveva calmato. Essere tornato l a casa
aveva calmato. Fumarsi qualche altra canna lo aveva calmato.
Litigare con la Direttrice, no.
Quella femmina era comparsa una mezz'oretta dopo che lui e Cormia avevano lasciato l'Altra
Parte e aveva dato in escandescenze per l'assenza di una delle sue Elette. Phury l'aveva accompagnata
in biblioteca e, di fronte a Wrath, aveva spiegato che era tutto a posto: aveva solo cambiato idea e
voleva tornare l per un pochino.
La Direttrice non si era lasciata incantare. In un tono altezzoso che non aveva giocato a suo
favore lo aveva informato che, in qualit di rappresentante delle Elette, pretendeva di interrogare
Cormia su quanto era accaduto al tempio.,, allo scopo di appurare se la cerimonia fosse giunta o meno
alla sua naturale conclusione.
A quel punto Phury aveva deciso che quella femmina non gli piaceva per niente. Il suo sguardo
perspicace lasciava intendere che aveva gi capito tutto, sapeva che lui e Cormia non avevano fatto
sesso e Phury ebbe la netta sensazione che volesse  dettagli solo perch era ansiosa di infierire su
Cormia.
Scordatelo, bella. Col sorriso sulle labbra aveva sganciato la bomba-P, rammentando a quella
strega che, in quanto Primale, lui non doveva renderle conto di niente e che sarebbe tornato dall'Altra
Parte insieme a Cormia quando gli fosse piaciuto. E non un minuto prima.
La reazione della Direttrice fu a dir poco stizzita, ma Phury aveva
coltello dalla parte del manico, e lei lo sapeva. Con gli occhi che sputavano veleno, si era
smaterializzata con un inchino.
Che andasse al diavolo, questo aveva pensato Phury, ed era seriamente intenzionato a farla
cacciare. Non sapeva bene come riuscirci, ma non voleva tra i piedi una come lei. Era cattiva.
Aspir, trattenendo il fumo nei polmoni. Era in dubbio su quanto ancora tenere l Cormia.
Cristo, per quel che ne sapeva, lei voleva gi tornare indietro. Ma doveva essere una sua libera scelta,
non un'imposizione da parte di quelle svitate delle Elette.
E lui? Be'... una parte di lui desiderava ancora lasciare la casa della confraternita, ma Cormia
era una specie di respingente. E poi, comunque, a un certo punto sarebbero tornati dall'Altra Parte per
restarci.
Soffi fuori il fumo e, soprappensiero, si massaggi la gamba destra nel punto in cui era stata
amputata, sotto il ginocchio. Gli faceva male, ma era quasi sempre cos, alla fine della nottata.
Rimase sorpreso nel sentir bussare alla porta. Avanti?
Indovin chi era dal modo in cui l'uscio si apr: lentamente e appena appena.
Cormia? Sei tu? Si rizz a sedere sul letto, tirandosi il piumone sopra le gambe,
La testa bionda di Cormia fece capolino, mentre il resto del corpo rest fuori dalla porta.
Stai bene? chiese Phury.
Lei scosse la testa e nell'Antico Idioma disse, Chiedo umilmente scusa, vostra grazia, mi
concedete di entrare nelle vostre stanze?
Ma certo. E non essere cos formale, non ce n' bisogno.
Cormia s'infil dentro e chiuse la porta. Aveva un'aria cos fragile, avvolta in quel pezzo di
stoffa bianca, sembrava una bambina pi che una adulta che aveva superato la transizione
Cosa c'?
Invece di rispondere, lei rimase in silenzio, teneva gli occhi bassi e le braccia strette intorno al
corpo.
Parla, Cormia. Dimmi che cos'hai.
Lei si pieg in un profondo inchino e parl da quella posizione. Vostra grazia, io...
Niente formalit. Per favore. Phury fece per scendere dal letto, ma poi si accorse di non avere
la protesi. Si rimise a sedere, non sapendo come l'avrebbe presa, Cormia, nello scoprire che era
menomato. Dimmi tutto. Cosa ti serve?
Lei si schiar la gola. Sono la tua compagna, giusto?
Uhm... s.
Quindi non dovrei stare qui con te in camera tua?
Lui inarc le sopracciglia di scatto. Credevo preferissi avere una stanza tutta per te. Oh.
Phury si accigli. Di certo Cormia non aveva nessuna voglia di stare con lui.
Quando il silenzio si protrasse, tuttavia, pens che evidentemente si era sbagliato.
In grande imbarazzo disse, Se vuoi, penso che... s, puoi stare qui. Voglio dire, possiamo far
portare dentro un altro letto.
Cosa c' che non va in questo?
Lei voleva dormire con lui? Ma... Ah, giusto.
Cormia, non devi preoccuparti che la Direttrice o le altre Elette pensino che non stai facendo il
tuo dovere. Nessuno sapr mai quello che fai qui dentro.
O che non faceva, come nel caso specifico.
Non  questo. Il vento... o almeno credo che sia il vento... soffia forte contro la casa, giusto?
Be', s, adesso c' aria di tempesta. Ma siamo protetti da solide mura di pietra.
Attese che Cormia continuasse, ma lei non lo fece. Allora cap. Cavolo, che stupido. L'aveva
trascinata via dall'unico ambiente che conosceva, catapultandola in un mondo completamente nuovo.
Era turbata da cose che a lui sembravano normalissime. Come poteva sentirsi al sicuro quando non
sapeva quali rumori erano indizio di pericolo e quali no?
Ascolta, se vuoi stare qui, per me va bene. Si guard intorno, cercando di capire dove poteva
sistemare una brandina pieghevole. C' un sacco di posto per una branda.
Il letto andr bene.
S, dormir io sulla branda.
Perch?
Perch preferirei non dormire per terra. C'era uno spazio libero in mezzo a due finestre.
Poteva chiedere a Fritz di...
Ma il letto  grande abbastanza per tutti e due.
Phury volt lentamente la testa verso di lei. Poi batt le palpebre. Ah... s.
Possiamo dividerlo, disse Cormia. Teneva ancora gli occhi bassi, ma c'era una intrigante nota
di determinazione nella sua voce. Cos almeno potr dire che siamo andati a letto insieme.
Oh, allora era per questo. Va bene.
Cormia annu e fece il giro del letto. Dopo essersi infilata sotto le lenzuola si raggomitol e lo
guard. Il che fu una sorpresa. Cos come il fatto che non avesse chiuso gli occhi fingendo di dormire.
Phury spense lo spinello, pensando che avrebbe fatto un favore a entrambi se avesse dormito
sopra le coperte. Prima, per, doveva fare un salto al gabinetto.
Accidenti.
Be', tanto prima o poi Cormia doveva venire a sapere della gamba.
Spost il piumone, si mise la protesi e si alz in piedi. Nel sentire l'esclamazione soffocata di
Cormia e il suo sguardo insistente, pens, Dio, dev'essere inorridita. In quanto Eletta, era abituata alla
perfezione.
Mi manca un pezzo di gamba. Ma va? Per non  un problema.
Sempre che la protesi fosse agganciata correttamente e funzionasse a dovere.
Torno subito. Fu un sollievo chiudere la porta del bagno; si trattenne pi del solito a lavarsi i
denti, passare il filo interdentale e usare i sanitari. Quando cominci a sistemare i cotton-fioc e
l'aspirina nell'armadietto dei medicinali, cap che era ora di tornare in camera.
Apr la porta.
Cormia era esattamente dove l'aveva lasciata, proprio sull'orlo del letto, a occhi spalancati.
Phury attravers la stanza; avrebbe tanto voluto che la smettesse di guardarlo. Specialmente
quando si tolse la gamba artificiale e si sdrai sopra le coperte. Si copr con un angolo del piumone
cercando di mettersi comodo.
No, non poteva funzionare. Aveva freddo, cos, mezzo scoperto.
Con una rapida occhiata valut quanto spazio li separava. Una porzione di materasso grande
come un campo di calcio. In pratica era come se Cormia fosse in un'altra stanza.
Adesso spengo la luce.
Lei alz e abbass la testa sul cuscino; Phury spense l'abat-jour... e scivol sotto le coperte.
Al buio, rimase sdraiato rigido accanto a lei. Ges... Non aveva mai dormito con nessuno. S,
be', c'era stata quella volta, quando Bella era andata in calore, che aveva dormito con V e Butch, ma
solo perch erano tutti svenuti. E poi loro erano maschi mentre invece... be', Cormia decisamente non
lo era.
Inspir a fondo. Gi, bastava quel suo profumo di gelsomino a tradire il suo sesso.
Chiuse gli occhi; era pronto a scommettere che anche lei era contratta e a disagio quanto lui.
Cribbio, sarebbe stata una giornata lunga. Aveva fatto male a non insistere con l'idea della branda.
Capitolo 46
Vishous, la pianti di sogghignare cos? Cominci a innervosirmi.
V sfoder il dito medio guardando Butch, seduto di fronte a lui al tavolo della cucina della
grande casa, poi torn al suo caff. Presto sarebbe scesa la notte, il che voleva dire che tra... ventotto
minuti... sarebbe stato libero.
Appena fuori si sarebbe fiondato da Jane inventandosi qualcosa di romantico. Non sapeva
ancora cosa; fiori, forse, una cosa cos. Be', s, fiori e in pi un bel sistema di sicurezza installato da lui
in persona. Perch niente dice "ti amo" quanto una vagonata di rilevatori di movimento.
Dio, era proprio cotto. Senza scherzi.
Jane aveva detto che sarebbe rincasata verso le nove, cos lui aveva pensato di sistemare la sua
camera da letto per poi trattenersi fino a mezzanotte.
Cos, per, gli restavano solo cinque ore per andare a caccia.
Butch sfogli rumorosamente le pagine sportive del giornale, si chin a baciare Marissa sulla
spalla, poi torn a concentrarsi sul Caldwell Courier journal. Dal canto suo, lei alz gli occhi dalle
scartoffie del Porto Sicuro, gli accarezz il braccio e torn a quello che stava facendo. Aveva un morso
fresco sul collo e la faccia radiosa di una femmina molto soddisfatta.
Con una smorfia, V abbass gli occhi sul caff, accarezzandosi il pizzetto. Lui e Jane non
avrebbero mai avuto tutto questo, pens, perch non avrebbero mai vissuto insieme. Anche quando non
doveva uscire a caccia di Lesser, lui non poteva comunque dormire a casa di Jane, durante il giorno,
per via del sole, e lei non poteva trasferirsi l da loro per tutta una serie di motivi: era gi abbastanza
rischioso che sapesse dell'esistenza della razza, moltiplicare i contatti, i dettagli e il tempo passato con
la confraternita non era saggio n sicuro.
Stringendo la tazza tra le mani, si appoggi all'indietro sulla sedia; era preoccupato per il futuro.
Lui e Jane stavano bene insieme, ma alla lunga le separazioni forzate pesavano. Sentiva gi lo stress di
doverla lasciare, quella sera.
Lui la voleva vicina ventiquattr'ore su ventiquattro, sette giorni su sette, come una seconda
pelle. La sua voce al telefono, anche se era meglio di niente, non bastava a soddisfarlo veramente. Ma
che alternative avevano?
Butch volt pagina con un grande fruscio di carta. Cristo, che modi aveva! Quando leggeva il
giornale, lo stropicciava tutto e poi lo piegava male, senza nessun riguardo. Idem con le riviste. Pi che
leggerle, le spiegazzava fino a distruggerle.
Mentre si accaniva contro un articolo sull'allenamento primaverile, lanci un'altra occhiata a
Marissa, e V cap che presto quei due se la sarebbero svignata... e non perch avevano finito il caff.
Buffo, sapeva ci che sarebbe accaduto per deduzione, non per le sue doti di preveggenza o
perch gli avesse letto nel pensiero: Butch emanava l'odore tipico dei vampiri in calore e Marissa
adorava stare con il suo compagno. Non aveva avuto nessuna visione di loro due chiusi a chiave nella
dispensa oppure a letto, nella Tana.
Riusciva a leggere solo nel pensiero di Jane, e non sempre.
Si massaggi lo sterno ripensando a quanto aveva detto la Vergine Scriba... che visioni e
premonizioni erano momentaneamente oscurate da una svolta cruciale nella sua vita, e che, superata
quella, sarebbero tornate. Ma adesso che aveva Jane quella svolta non c'era gi stata?
Aveva trovato la sua femmina e stava con lei. Fine della storia.
Bevve un altro sorso di caff continuando a massaggiarsi il petto.
L'incubo era tornato di nuovo, quel mattino.
Non potendo pi attribuire quella maledetta scena dello sparo a un disturbo post-traumatico da
stress, decise che si trattava di un'allegoria: il suo subconscio stava metabolizzando la sensazione di
non avere ancora il controllo sulla propria vita. Perch innamorarsi faceva quell'effetto.
Doveva essere cos. Per forza.
Dieci minuti, bisbigli Butch all'orecchio di Marissa. Mi concedi dieci minuti prima di
andare? Per favore, piccola...
alz gli occhi al cielo, ma prov un senso di sollievo per il fastidio che gli procuravano tutte
quelle svenevolezze da piccioncini. H testosterone che aveva in corpo non si era prosciugato, allora.
Piccola... per favore?
bevve una sorsata di caff. Marissa, getta un osso a quel poveraccio, ti scongiuro. Tutte queste
smancerie mi danno sui nervi.
Be', allora non possiamo proprio esimerci, giusto? Marissa raccolse le sue carte ridendo e
scocc un'occhiata a Butch. Dieci minuti. E vedi di sfruttarli al meglio.
Butch balz su dalla sedia, neanche stesse andando a fuoco. Non  quello che faccio sempre?
Mmm... s.
I due colombi si baciarono e V sbuff sonoramente. Divertitevi, piccini. Da qualche altra
parte.
Erano appena usciti, quando Zsadist entr tutto trafelato. Cazzo. Cazzo... cazzo...
Cosa c', fratello?
Ho lezione e sono in ritardo. Zsadist afferr una manciata di ciambelline, prese una coscia di
tacchino dal frigo e dal freezer una vaschetta di gelato al cioccolato con le noci. Cazzo.
Quella sarebbe la tua colazione?
Sta' zitto. In pratica  un panino al tacchino.
Il gelato al posto della maionese non vale, fratello.
Pazienza, fece Zsadist schizzando verso la porta. Oh, a proposito, Phury  tornato, e ha
portato anche quell'Eletta. Te lo dico nel caso vedessi un'estranea che si aggira per casa.
Ma pensa.  Come se la sta cavando?
Zsadist si ferm. Non saprei. E nervosetto. E non parla molto, il bastardo.
S, perch tu invece saresti perfetto per un talk show, eh?
Mai quanto te, cocco.
Touch. V scosse la testa. Cavolo, sono in debito con lui.
Eh, s. Tutti noi lo siamo.
Fermati un attimo, Z. V gli lanci il cucchiaino con cui aveva zuccherato il caff. Questo
potrebbe servirti.
Z lo afferr al volo. Ah, giusto. Grazie. Cavolo, ho sempre in mente Bella, non so se mi
spiego.
E la porta si chiuse.
Nel silnzio della cucina, V bevve un'altra sorsata di caff. Ormai era diventato tiepido. Altri
quindici minuti e sarebbe stato ghiacciato.
Imbevibile.
Gi... era dura pensare tutto il tempo alla propria femmina.
Lo sapeva per esperienza.
Cormia sent il letto che si muoveva quando il Primale rotol su un fianco. Un'altra volta.
Andava avanti cos da ore. Non aveva chiuso occhio ed era certa che lo stesso valesse anche per
lui. A meno che non fosse il tipo che si gira e si rigira nel sonno.
Farfugliando qualcosa, Phury si volt di scatto, agitando le braccia. Sembrava che non riuscisse
a mettersi comodo, e lei era preoccupata di disturbarlo in qualche modo... anche se non capiva come.
Non si era mossa da quando si era infilata a letto.
Per era strano. Malgrado tanta irrequietezza si sentiva confortata dalla sua presenza. C'era
qualcosa di rassicurante nel sapere che nell'altra met del letto c'era lui. Pur non conoscendolo, con lui
si sentiva al sicuro.
Il Primale si gir di nuovo con un gemito e...
Cormia sobbalz quando la sua mano le atterr sul braccio.
E lui fece altrettanto. Con un mezzo grugnito interrogativo. Poi fece scorrere il palmo su e gi,
quasi cercasse di capire cosa c'era nel letto insieme a lui.
Cormia si aspettava che si ritraesse.
Invece lui l'agguant.
Cormia schiuse le labbra scioccata mentre, con un verso gutturale, lui guadava le lenzuola
spostando la mano dal suo braccio alla vita. Quasi Cormia avesse superato una specie di test, rotol
contro di lei premendo una coscia contro le sue e qualcosa di duro contro il suo fianco. Poi cominci a
muovere la mano sulla tenda in cui si era avvolta e, senza neanche accorgersene, Cormia si ritrov
nuda.
Con un grugnito pi deciso, Phury l'attir contro di s; adesso quel coso lungo e duro era posato
sopra le sue cosce. Cormia ansim ma, prima di poter reagire o anche solo pensare, senti sulla gola le
labbra di lui. Quando il Primale inizi a succhiarle la pelle, venne pervasa da una vampata di calore.
Poi lui cominci a dimenare i fianchi e quel ritmico avanti e indietro ridest qualcosa tra le sue gambe,
nel suo ventre, una smania oscura.
All'improvviso lui la strinse tra le braccia facendola rotolare sulla schiena; i suoi lunghi capelli
ricaddero sul viso. Aprendosi un varco con la coscia tra quelle di lei, le mont sopra, strofinandole
contro quello che, Cormia l'aveva capito, era il suo membro. Era enorme, cos, sopra di lei, ma Cormia
non si sentiva in trappola o spaventata. Qualunque cosa stesse accadendo tra loro, lei lo voleva. Lo...
bramava.
Con cautela pos le mani sulla sua schiena. I muscoli lungo la spina dorsale erano poderosi e si
muovevano sotto il raso della vestaglia, in armonia con i suoi movimenti. Quando lo tocc, lui gemette
di nuovo, come se gli piacesse sentire le sue mani su di s e, proprio mentre Cormia si chiedeva come
poteva essere la sua pelle nuda, lui si sollev e si spogli.
Poi si sdrai su un fianco, di fronte a lei, le prese una mano e la mise sopra di s.
A quel contatto, entrambi si lasciarono sfuggire un ansito, e lei ebbe un attimo di incredulit nel
sentire quant'era caldo, duro e grosso il suo pene... e com'era morbida la sua pelle... e quanta potenza
sembrava esserci in quella parte del suo corpo. Di riflesso lo strinse, mentre un fuoco divampava tra le
sue cosce, lasciandola scioccata.
Ma poi lui gemette spingendo in avanti il pube e quello che lei stringeva nella mano cominci a
fremere con violenza. Da qualche parte sprizzarono degli zampilli caldi che le bagnarono il ventre.
Oh, beata Vergine, gli aveva fatto male?
Phury si svegli sopra Cormia, con la mano di lei sull'uccello, nel pieno di un orgasmo. Tent
di fermarsi, cerc disperatamente di frenare le correnti erotiche scatenatesi dentro di lui, ma non ci
riusc, pur sapendo che stava venendole addosso.
Subito dopo si ritrasse di scatto. Poi, tutto and di male in peggio- . .
Mi dispiace tanto, disse Cormia, guardandolo inorridita.
Per cosa? Merda, la voce era andata. E avrebbe dovuto essere lui a scusarsi.
Ti ho fatto male... ti ho fatto sanguinare.
Oh, Signore. Ehm... non  sangue.
Phury spinse via le coperte per potersi alzare, si accorse di essere nudo come un verme e
dovette cercare a tentoni per tutto il letto prima di trovare la vestaglia. Se la infil con gesti bruschi, si
attacc la protesi e and in bagno in cerca di un asciugamano.
Poi torn in camera da lei; chiss che fretta aveva di togliersi di dosso quello schifo. Aveva
combinato un gran macello.
Aspetta che ti... d'un tratto vide la tenda sul pavimento. Ah, grandioso, era nuda anche lei.
fantastico. Forse dovresti pulirti.
Cos dicendo le porse l'asciugamano e si volt dall'altra parte. Prendi questo. Usalo.
Con la coda dell'occhio la guard mentre goffamente se lo passava addosso, da sotto le coperte,
e venne sopraffatto da un senso di disgusto verso se stesso. Cristo santo... era un degenerato.
Approfittare cos di quella poveretta.
Quando Cormia gli restitu l'asciugamano, le disse, Non puoi stare con me. Non  giusto.
Finch vivremo qui, dovrai dormire nell'altra stanza.
Ci fu una breve pausa. Poi lei disse, S, vostra grazia.
Capitolo 47
Al calar della sera, John si trovava nella palestra sotterranea, in fila con i compagni, un pugnale
nella mano destra, i piedi ben piantati per terra in posizione di guardia. Al fischio di Zsadist tutti
cominciarono a eseguire l'esercizio: vibrare un fendente angolato e, dopo un passo in avanti, affondare
l'arma dal basso verso l'alto sotto la gabbia toracica.
John, concentrati!
Merda, stava incasinando tutto. Di nuovo. Con la sensazione di essere cieco e per lo pi inutile,
John cerc di trovare il ritmo giusto, ma il suo senso dell'equilibrio era andato a farsi benedire e braccia
e gambe non volevano saperne di fare il loro dovere.
John... fermati. Zsadist and a piazzarsi alle sue spalle e gli spost le braccia. Di nuovo. Da
capo in posizione di guardia, ragazzi.
John si mise in posizione, attese il fischio... e incasin tutto. Di nuovo.
Stavolta, quando Zsadist si avvicin, John non riusc a guardarlo in faccia.
Proviamo una cosa, disse Z spostandogli il pugnale nella mano sinistra.
John scosse la testa. Lui usava sempre la destra.
Dai, prova. Ragazzi? Forza, da capo.
Altra posizione'di guardia. Altro fischio. Altro incasinam... Ehi, stavolta no. Miracolosamente
John esegu tutte le mosse in modo corretto, come un piano accordato alla perfezione. Tutto era in
sincronia, gambe e braccia andavano dove dovevano andare, il pugnale era ben stretto nel palmo e 
muscoli lavoravano insieme a meraviglia.
Alla fine dell'esercizio, sorrise soddisfatto. Finch non incroci gli occhi di Z. Il fratello lo
fissava in modo strano, poi per parve riscuotersi. Cos va meglio, John. Molto meglio.
John abbass lo sguardo sul pugnale che aveva in mano. In un flash doloroso ricord quando
aveva accompagnato Sarelle alla macchina, un paio di giorni prima che venisse assassinata. Fermo al
suo fianco, aveva sentito la mancanza di un pugnale, senza di esso il palmo gli era parso troppo
leggero. E quella era la sua mano destra. Come si spiegava quel cambiamento, dopo la transizione?
Da capo, ragazzi! grid Z.
Ripeterono la sequenza altre ventitr volte. Poi passarono a un altro esercizio in cui dovevano
piegarsi su un ginocchio prima di scattare in avanti. Z li controllava a uno a uno, correggendo le
posizioni e abbaiando ordini.
Non fu pi costretto a riprendere John. Neanche una volta. Tutto filava via liscio come l'olio, il
filone era stato scoperto, l'oro estratto.
Alla fine della lezione John si avvi verso gli spogliatoi, ma Z lo chiam indietro e lo condusse
nel deposito attrezzi, davanti all'armadio chiuso a chiave che custodiva i pugnali utilizzati negli
allenamenti.
D'ora in avanti userai questo, gli disse allungandogli un pugnale col manico azzurro. E
calibrato per la sinistra.
John do prov e si sent ancora pi forte. Stava per ringraziare il fratello quando si accigli. Z lo
stava guardando con la stessa strana espressione di poco prima, in palestra.
John si infil l'arma nella cintura del ji e a gesti chiese, Cosa c'? Ho sbagliato posizione?
Z si pass una mano sul cranio rasato. Chiedimi quanti guerrieri sono mancini.
John trattenne il respiro, pervaso da una strana sensazione. Quanti?
Io ne ho conosciuto solo uno. Chiedimi chi era.
Chi era?
Darius. D era mancino.
John si guard la mano sinistra. Suo padre.
E ti muovi come lui, mormor Z. E un filo inquietante, a essere onesti. Mi sembra di vedere
lui.
Davvero?
S, D era molto agile. Proprio come te. Comunque sia. Chiss. Z gli diede una pacca sulla
spalla. Mancino. Va' un po' a sapere.
John segu con lo sguardo il fratello che si allontanava, poi si guard di nuovo la mano.
Chiss com'era suo padre. Non era la prima volta che se lo chiedeva. Chiss che aspetto aveva.
Che voce aveva. Come si muoveva. Dio, cosa non avrebbe dato per qualche informazione su di lui.
Forse un giorno l'avrebbe chiesto a Zsadist, anche se aveva paura di farsi prendere
dall'emozione.
Un maschio non dovrebbe mai perdere la lucidit. Specialmente davanti a un fratello.
Jane entr in garage in retromarcia e spense il motore maledicendo l'ora. Le undici e
trentaquattro. Era in ritardo di due ore e mezzo per l'appuntamento con V.
Era stato un caso esemplare di partenza ritardata. Si era gi infilata il cappotto e aveva la borsa
in mano, ma nel tragitto verso l'uscita continuavano a fermarla con domande di ogni tipo. Poi un
paziente, una donna, era peggiorata improvvisamente e Jane aveva dovuto visitarla e poi parlare con i
suoi familiari.
Aveva inviato un messaggino a Vishous dicendogli che era rimasta bloccata. Poi di nuovo un
altro quando aveva dovuto trattenersi ancora pi a lungo. Lui le aveva risposto che non c'era problema.
Ma quando sulla strada di casa era rimasta imbottigliata in una deviazione e lo aveva chiamato, era
scattata la segreteria telefonica.
Scese dalla macchina mentre la porta del garage si abbassava lentamente. Era euforica all'idea
di vedere Vishous, ma anche stanca morta. La sera prima avevano fatto di tutto tranne che dormire e la
giornata era stata pesante.
Scusa il ritardo, grid entrando dalla cucina.
Non fa niente, disse lui dal salotto.
Jane svolt l'angolo... e si blocc di colpo. Vishous era seduto al buio, a gambe incrociate. Il
giaccone di cuoio era vicino a lui, sul divano, insieme a un mazzo di calle ancora confezionato. Era
immobile come un lago ghiacciato.
Merda.
Ciao, disse Jane buttando borsa e cappotto sul tavolo del tinello dei suoi genitori.
Ehil, fece lui distendendo le gambe e piantando i gomiti sulle ginocchia. Tutto bene
all'ospedale?
S. Solo un mucchio di lavoro, rispose lei sedendosi vicino ai fiori. Sono molto belli.
Li ho presi per te.
Mi dispiace tantissimo...
Lui la zitt con una mano. Non devi. Posso immaginare com'.
Scrutandolo con attenzione, Jane cap che non stava cercando di colpevolizzarla o roba del
genere; era solo deluso. H che, per certi versi, la faceva sentire ancora peggio. Se fosse stato
irragionevole avrebbe potuto capirlo, ma quella quieta rassegnazione da parte di un guerriero come lui
era dura da mandare gi.
Hai l'aria stanca, disse V. Adesso ti metto a letto, mi pare il minimo.
Jane si appoggi all'indietro, accarezzando delicatamente uno dei
fiori con l'indice. Le piaceva che non avesse scelto le solite rose e neanche le calle bianche.
Quelle erano di un rosa carico. Insolite. Bellissime. Oggi ti ho pensato. Molto.
Davvero? Anche se non lo stava guardando, percep il sorriso nella sua voce. E cosa hai
pensato?
A tutto e a niente. A quanto mi piacerebbe dormire ogni notte vicino a te.
Non gli disse che aveva rinunciato alla Columbia. Lasciar perdere sembrava una follia, ma
d'altra parte candidarsi per un posto a New York dove avrebbe avuto ancora maggiori responsabilit
non sembrava una gran furbata se l'obiettivo era trascorrere pi, e non meno, tempo con V. Aspirava
ancora a occupare una posizione di prestigio, ma per ottenere ci che si vuole bisogna sacrificare
qualcosa, nella vita. L'idea che si pu avere tutto  falsa.
Uno sbadiglio le spalanc la bocca. Accidenti, era stravolta.
V si alz e tese la mano. Forza, andiamo. Puoi dormire vicino a me per un po.
Lei si lascio guidare su per le scale, si lasci spogliare e spingere sotto la doccia. Attese che V
la raggiungesse, ma lui scosse la testa. ;
Se comincio, poi ti tengo sveglia per altre due ore. Gli occhi gli caddero sui suoi seni e subito
si accesero di desiderio. Oh... Cristo... io... Cazzo,  meglio che ti aspetti fuori.
Jane sorrise mentre lui chiudeva il box doccia e la sua grossa sagoma nera si avviava a grandi
passi verso la camera da letto. Dieci minuti dopo venne fuori lavata, strigliata, spazzolata e in camicia
da notte.
Vishous aveva lisciato il piumone, sistemato i cuscini e piegato all'indietro le lenzuola.
Dentro, ordin.
Detesto prendere ordini, mormor Jane.
Per da me dovrai accettarlo. Di tanto in tanto. Le diede una leggera pacca sul fondoschiena
mentre lei s'infilava sotto le coperte. Mettiti comoda.
Jane si sistem mentre lui faceva il giro del letto e si sdraiava sopra le coperte. Quando le infil
un braccio sotto la testa rannicchiandosi vicino a lei, Jane pens, Dio, che buon odore. E quella mano
che con gesto rassicurante le accarezzava la vita su e gi era divina.
Dopo qualche minuto al buio, Jane disse. Sai, oggi abbiamo perso una paziente.
Cavolo, mi spiace.
Gi... non siamo riusciti a salvarla. A volte lo sai e basta, e nel suo caso io lo sapevo. Abbiamo
fatto comunque tutto il possibile, ma sin dall'inizio... s, sin dall'inizio sapevo che non ce l'avremmo
fatta a salvarla.
Dev'essere dura.
Terribile. Sono stata io a dire alla famiglia che se ne stava andando, ma almeno erano li
quando  mancata. Che  sempre un bene. Ma mia sorella Hannah, invece,  morta da sola. Mi fa una
rabbia. Jane ripens alla giovane donna il cui cuore aveva ceduto. La morte  strana. La maggior
parte della gente crede che sia una cosa tipo acceso/spento, ma pi spesso  un processo, in realt,
come quando si chiude un negozio alla fine della giornata. Il pi delle volte le cose smettono di
funzionare in modo prevedibile, finch anche l'ultima luce si spegne e la porta viene chiusa a chiave. In
quanto medico, io posso intervenire per interrompere la progressione ricucendo ferite, facendo
trasfusioni di sangue o costringendo l'organismo a regolare le proprie funzioni grazie a dei farmaci. Ma
a volte... a volte il negoziante se ne va e basta, e non puoi fermarlo, qualunque cosa tu faccia. Rise,
imbarazzata. Scusa, non volevo essere morbosa.
Lui le accarezz il viso. Non lo sei. Sei incredibile.
Non sei obiettivo, ribatt Jane, prima di sbadigliare fin quasi a slogarsi la mascella.
Per ho ragione, disse V baciandola sulla fronte. Adesso dormi.
Jane doveva averlo preso in parola perch qualche tempo dopo sent che si staccava da lei.
Non andare.
Devo. Sono di pattuglia in centro.
Si alz in piedi, un gigante d'uomo... ehm, di vampiro, i capelli scuri illuminati dalla fioca luce
dei lampioni sul marciapiede di fronte.
Travolta da un'ondata di tristezza, Jane chiuse gli occhi.
Ehi, fece V sedendosi vicino a lei. Non fare cos. Noi non siamo tristi. Tu e io? Non siamo
tristi. La parola "triste" non esiste nel nostro vocabolario.
Jane fece una risatina strozzata. Come hai fatto a indovinare? Ho un'aria cos patetica?
Lui si batt l'indice sul naso. Lo sento dall'odore. La tristezza ha lo stesso odore della pioggia
in primavera.
Detesto queste nostre separazioni.
Anch'io, disse V chinandosi a strofinarle le labbra sulla fronte. Ecco. Si tolse la camicia a
maniche lunghe, l'appallottol e gliela infil sotto la guancia. Fai finta che sia io.
Lei inspir a fondo, sent l'odore di desiderio che la impregnava e si calm leggermente. V si
raddrizz. Sembrava cos forte, con addosso solo la maglietta attillata, invincibile come un supereroe.
Eppure era vulnerabile come tutti.
Per favore... stai attento.
Sempre. Si chin a baciarla di nuovo. Ti amo.
Quando fece per scostarsi, Jane lo afferr per un braccio. Non trov le parole, ma il silenzio era
abbastanza eloquente.
Anch'io detesto dover andare via, disse brusco lui. Ma torner. Promesso.
La baci di nuovo e si avvi verso la porta. Mentre lo sentiva scendere da basso per recuperare
il giaccone, Jane si strinse la sua camicia contro il viso e chiuse gli occhi.
Con un tempismo schifosamente perfetto, la porta del garage accanto cominci ad alzarsi
sferragliando. A met si blocc e 3 motorino protest con un ronzio lamentoso che fece vibrare la
testata del letto.
Jane diede un pugno al guanciale e rotol sull'altro fianco, pronta a mettersi a urlare.
Vishous si agganci il fodero con i pugnali, tutt'altro che felice. Era distratto, vagamente
incavolato, depresso e con un gran bisogno di fumare e darsi una calmata prima di andare in centro. Si
sentiva come sbilanciato, neanche avesse un borsone pesante appeso a una spalla.
Vishous! Aspetta! grid Jane dal piano di sopra, proprio mentre stava per smaterializzarsi.
Aspettami!
La sent correre gi per le scale e la vide svoltare l'angolo di volata; la camicia che le aveva dato
le arrivava fin quasi alle ginocchia, facendola apparire minuscola.
Cosa...
Ho un'idea. E pazzesca. Ma anche geniale. Con le guance in fiamme e gli occhi accesi dalla
determinazione, era la cosa pi bella che lui avesse mai visto. E se venissi a stare da te?
V scosse la testa. Mi piacerebbe tanto, ma...
E lavorassi in esclusiva per la confraternita?
Porco... Giuda... Che cosa?
Dovreste avere un chirurgo sul posto, davvero. Hai detto che ci sono complicazioni con quel
tizio, quell'Havers. Be', io potrei risolverle. Potrei trovare un'infermiera che mi assista, potenziare le
strutture e dirigere la baracca. Hai detto che ci sono almeno tre o quattro ferimenti alla settimana, tra i
fratelli, giusto? In pi, Bella  incinta e con ogni probabilit in futuro ci saranno altre gravidanze.
Ges... ma cos dovresti lasciare l'ospedale.
S, per in cambio otterrei qualcosa.
Lui avvamp. Me?
Jane rise. Be', s. Certo. Ma anche qualcos'altro.
Che cosa?
La possibilit di studiare sistematicamente la tua razza. L'altra mia grande passione  la
genetica. Se passer i prossimi vent'anni a rattoppare voi ragazzi e a catalogare le differenze tra umani
e vampiri, direi che la mia vita potr dirsi ben spesa. Voglio sapere da dove venite, come funziona il
vostro organismo e perch non vi ammalate di cancro. Ci sono importanti scoperte da fare, Vishous,
scoperte che potrebbero rivelarsi utili per entrambe le razze. Non dico che voglio usarvi come cavie...
Be', forse s, in effetti. Ma non in modo crudele. Non col distacco che pensavo prima. Io ti amo e voglio
imparare da te.
la fissava, senza fiato.
Jane fece una smorfia e disse, Per favore, d di s...
Lui la strinse con forza al petto. S. S... se Wrath  d'accordo e per te va bene... s
Lei gli cinse la vita con le braccia e strinse pi che poteva.
Porca miseria, gli sembrava di volare. Si sentiva alla grande, intero, completo, nella testa, nel
cuore e nel corpo, con tutte le parti al posto giusto, un Cubo di Rubik perfetto, nuovo fiammante.
Stava per sdilinquirsi, quando squill il cellulare. Imprecando, lo stacc dalla cintura e sbrait,
S? Da Jane. Vuoi che ci vediamo qui? Subito? S. Cazzo. Okay, Hollywood, ci vediamo tra due
minuti. Chiuse il Razr. Era Rhage.
Pensi che si possa organizzare un trasloco per me?
Ma certo. Francamente, Wrath sarebbe molto pi tranquillo sapendoti nel nostro mondo. V
fece scorrere le nocche sulle sue guance. E anch'io. Solo non pensavo che avresti rinunciato alla tua
vita.
Non ci sto rinunciando. La vivr in modo un po' diverso, ma non ci sto rinunciando. S,
insomma... non ho molti amici, in realt. A parte Manello. E non ho legami particolari... ero gi
pronta a lasciare Caldwell per Manhattan, comunque. E poi... con te sar pi felice.
Lui la scrut intensamente; adorava i suoi lineamenti marcati, i capelli corti e i penetranti occhi
verde scuro. Non avrei mai osato chiedertelo, sai... di mandare all'aria tutto quello che hai qui per
me.
Questo  solo uno dei motivi per cui ti amo.
Gli altri me li dici pi tardi?
Pu darsi. Cos dicendo, gli infil la mano tra le gambe lasciandolo di stucco. Potrei anche
mostrarteli.
Lui le copr la mano con la sua infilandole la lingua in bocca e facendola arretrare contro il
muro. Al diavolo Rhage, poteva anche aspettare per altri...
Il telefonino si mise a trillare. E non accenn a smettere.
alz la testa e guard fuori dalla finestra accanto alla porta d'ingresso. Fermo l davanti, sul
prato, Rhage lo fissava a sua volta col cellulare all'orecchio. Con gesto plateale controll l'orologio, poi
guard V sfoderando il dito medio.
Vishous batt il pugno contro il muro e si stacc da Jane. Torno prima dell'alba. Fatti trovare
nuda.
Non preferiresti spogliarmi?
No, perch farei a brandelli quella camicia, mentre invece voglio che tu ci dorma ogni notte
finch non sarai nel mio letto, insieme a me. Fatti. Trovare. Nuda.
Vedremo.
V fu percorso da un fremito di piacere a quella insubordinazione. E lei lo sapeva, il suo sguardo
era fermo e sensuale.
Dio, quanto ti amo, disse lui.
Lo so. Adesso corri ad ammazzare qualche Lesser. Io ti aspetto qui.
Lui le sorrise. Non potrei amarti pi di cos, neanche volendo.
Idem.
Dopo averla baciata, V si smaterializz e riprese forma al fianco di Rhage, assicurandosi che ci
fosse almeno un po' di Mhis. Oh, fantastico. Piveva. Cavolo, avrebbe preferito di gran lunga starsene
al calduccio a farsi coccolare da Jane piuttosto che fuori al freddo cori Hollywood; non pot fare a
meno di scoccargli un'occhiataccia.
Morivi se aspettavi altri cinque minuti?
Ma fammi il piacere. Se ti lasciavo imboccare quella strada con la tua femmina, poi mi toccava
aspettarti fino all'estate prossima.
Sei...?
Accigliandosi, V guard la villetta accanto a quella di Jane. La porta del garage era bloccata a
met e si vedevano gli stop di un'auto accesi. Una portiera sbatt, poi la brezza port con s un sottile
profumo dolciastro, quasi impercettibile, come se qualcuno avesse spolverato nel vento gelido dello
zucchero a velo.
Oh... Dio, no.
Proprio in quel momento, Jane spalanc la porta d'ingresso e usc di corsa con in mano il
giaccone di V, la camicia che svolazzava alle sue spalle. Hai dimenticato questo!
Fu una rivelazione terribile, come fare buca in un colpo solo, a golf, ma perdere la partita:
l'incubo si era realizzato, tutti i frammenti che aveva visto in sogno stavano per ricomporsi.
No! grid Vishous.
La scena si svolse in una sequenza di pochi secondi lunghi come secoli: Rhage che lo guardava
come se fosse impazzito. Jane che correva sull'erba del prato. Lui che cercava di infittire il Mhis,
sopraffatto dal terrore.
Un Lesser che faceva capolino dalla porta del garage con la pistola in pugno.
Lo sparo non fece alcun rumore per via del silenziatore. V si lanci verso Jane tentando di farle
scudo col proprio corpo, ma non ci riusc. La pallottola la colp alla schiena trapassandola da parte a
parte, uscendo dallo sterno e penetrando nel braccio di V. Lui la sorresse mentre cadeva, il petto
squassato da un dolore atroce.
Mentre stramazzava al suolo insieme a Jane, vide Rhage scattare all'inseguimento del Lesser,
ma non vi fece molto caso. Vedeva solo il suo incubo: sangue sulla sua camicia. Il cuore che urlava per
lo strazio. La morte che arrivava... ma non per lui. Per Jane.
Due minuti, disse lei tra un ansito e l'altro abbandonando la mano sul petto. Abbiamo meno
di due... minuti.
Doveva essere stata colpita a un'arteria e lo sapeva. Adesso ti por...
Jane scosse la testa, aggrappandosi al suo braccio. Resta. Merda... non... posso... fa...
Farcela.... Era questa la parola che cercava di dire. Non dirlo neanche per scherzo, cazzo!
Vishous... Jane aveva gli occhi lucidi e stava impallidendo a vista d'occhio. Tienimi per
mano. Non lasciarmi. Non puoi.,. Non lasciarmi andare da sola.
Andr tutto bene! Fece per prenderla in braccio. Adesso ti porto da Havers.
Vishous. Non si pu fare niente. Tienimi la mano. Me ne sto andando... oh, cazzo...
Cominci a piangere, ansimando. Ti amo. No!
Ti am...
No!
Capitolo 48
La Vergine Scriba alz gli occhi dall'uccellino posato sulla sua
mano, colta da terrore improvviso.
Oh... sventurata coincidenza. Oh, orrido destino.
Era accaduto. L'evento temuto che aveva previsto tanto tempo prima, il crollo strutturale della
sua realt si era materializzato. La sua punizione era manifesta.
L'umana... l'umana amata da suo figlio stava morendo in quel preciso istante. Tra le sue braccia,
sanguinante, stava morendo.
Con mano tremante, la Vergine Scriba mise la cincia sull'albero dalla chioma immacolata e
barcoll fino alla fontana. Si sedette sul bordo di marmo oppressa da un grave fardello, come se invece
della veste leggerissima fosse avvolta in pesanti catene.
La perdita toccata a suo figlio era colpa sua. Era stata lei a determinare la sua rovina, in verit:
lei aveva infranto le regole. Trecento anni prima aveva infranto le regole.
In principio le era stato concesso un atto di creazione; pertanto, raggiunta la maturit, lei aveva
compiuto un atto di creazione. Poi, per, lo aveva ripetuto. Aveva dato vita a ci cui non avrebbe
dovuto darla e, nel farlo, aveva condannato il frutto del suo ventre. Il destino di suo figlio - dall'inizio
alla fine, dalle angherie subite sotto suo padre alla natura gelida e insensibile che aveva maturato
crescendo, fino allo strazio mortale di quel giorno - era in realt il castigo destinato a lei. Poich per
ogni dolore di suo figlio, lei soffriva mille volte di pi.
Avrebbe voluto invocare suo Padre, ma sapeva di non poterlo fare. Le scelte che lei aveva
compiuto non lo riguardavano, lei sola doveva sopportarne le conseguenze.
Protendendosi oltre la dimensione spazio-temporali per vedere cosa stava accadendo a suo
figlio, visse in prima persona l'angoscia di Vishous, sent il torpore raggelante del suo choc, il fuoco
della sua ribellione, il supplizio del suo orrore. Sent anche la morte della sua amata, il gelo che a poco
a poco si impossessava dell'umana via via che il sangue si raccoglieva nella sua cavit toracica e il
cuore rallentava. E poi, s, poi sent anche le parole d'amore farfugliate da suo figlio e i fetidi miasmi
della paura sprigionati dal suo corpo.
Non c'era nulla che lei potesse fare. Malgrado il suo potere incommensurabile, in quel momento
era impotente poich il fato e la conseguenza del libero arbitrio erano dominio esclusivo di suo Padre.
Lui solo era a conoscenza della mappa assoluta dell'eternit, il compendio di tutte le scelte compiute e
mancate, dei sentieri battuti e no. Lui era il Libro e la Pagina e l'inchiostro indelebile.
Non lei.
Per questo motivo Lui adesso non sarebbe andato da lei. Quello era il suo destino: soffrire
perch un innocente nato da un corpo che lei non avrebbe mai dovuto assumere era condannato a
un'eterna agonia; suo figlio avrebbe vagato per il mondo come un morto vivente a causa delle scelte
che lei aveva compiuto.
Con un gemito dolente, la Vergine Scriba abbandon la sua forma scivolando fuori dalla veste
che indossava; i neri panneggi si raccolsero sul pavimento di marmo. Entr nell'acqua della fontana
come un'onda luminosa, confondendosi con le molecole di idrogeno e di ossigeno; la sua angoscia le
rinvigor, portandole all'ebollizione e poi all'evaporazione. Nel corso di quel trasferimento di energia, il
liquido si sollev in forma di nuvola, addensandosi sopra il cortile e ricadendo in una pioggia di
lacrime, le lacrime che la Vergine Scriba era incapace di versare.
In cima all'albero bianco gli uccellini allungarono il collo verso le goccioline che cadevano,
stupiti da quella novit. Poi, per la prima volta, lasciarono i rami su cui erano appollaiati e volarono in
stormo fino alla fontana. Allineati lungo il bordo, si volsero verso l'esterno, dando le spalle all'acqua
fulgida e ribollente dov'era immersa la Vergine Scriba.
In quella maniera vegliarono su di lei, consumata dal dolore e dai rimpianti, vegliarono su di lei
come se ciascuno di essi fosse maestoso come un'aquila e altrettanto rapace.
Furono, come sempre, gli unici amici a recarle conforto.
Jane era consapevole di essere morta.
Lo sapeva perch era avvolta dalla nebbia e davanti a lei vedeva qualcuno che assomigliava alla
sua defunta sorella.
Quindi era pi che certa di aver tirato le cuoia. Se non che... non avrebbe dovuto sentirsi turbata
o roba del genere? Non avrebbe dovuto essere in pensiero per Vishous? Non avrebbe dovuto essere
euforica all'idea di ricongiungersi con la sua sorellina?
Hannah? chiam, perch voleva sapere con certezza cosa stava guardando. Sei tu?
Una specie. L'immagine di sua sorella fece spallucce e i bei capelli rossi accompagnarono il
movimento delle spalle.
In realt sono solo una messaggera.
Be', sei uguale a lei.
Per forza. Ci che vedi adesso  quello che c' nella tua mente quando pensi a lei.
Okay...  una specie di Ai confini della realt. Oppure no, aspetta,  tutto un sogno? Sarebbe
stata una notizia fantastica visto quello che credeva le fosse appena capitato.
No, sei trapassata. Solo che adesso sei ancora a met strada.
A met strada di cosa?
Sei in mezzo. N di l n di qua.
Non potresti essere un po' pi precisa?
Temo di no. La visione di Hannah fece quel suo sorriso meraviglioso, qul sorriso angelico
che aveva conquistato persino Richard, il perfido cuoco. Ecco il mio messaggio. Devi rassegnarti a
lasciarlo andare, Jane. Se vuoi trovare la pace, devi lasciarlo andare.
Se si stava riferendo a Vishous, non se lo sognava nemmeno. Non posso.
Devi farlo per forza, altrimenti ti perderai. Non puoi restare cos all'infinito, n di l n di qua.
C' un limite di tempo.
Perch poi cosa succede?
Ti perderai per sempre. La visione di Hannah si fece seria. Lascialo andare, Jane.
Come?
Lo sai come. E se lo farai potrai vedere la vera me stessa dall'altra parte. Lascialo andare. La
messaggera, o qualunque cosa fosse, si dilegu.
Rimasta sola, Jane si guard intorno. La nebbia era fittissima, densa come una nuvola gonfia di
pioggia e infinita come l'orizzonte.
La paura si insinu a poco a poco dentro di lei. Non era giusto. Lei non voleva stare l, in realt.
D'un tratto fu colta da un senso di urgenza, come se il tempo stesse per scadere, anche se non
sapeva da dove le derivasse quella consapevolezza. Per poi pens a Vishous. Se lasciarlo andare
significava rinunciare all'amore che provava per lui, allora non poteva proprio farlo.
Capitolo 49
Al volante dell'Audi di Jane, Vishous guidava come un pazzo sotto la pioggia quando, a met
strada dalla clinica di Havers, si rese conto che Jane non era pi in macchina con lui.
Ormai c'era solo il suo cadavere.
Il suo panico era l'unica energia rimasta in quello spazio angusto, il suo cuore era l'unico che
ancora batteva, i suoi occhi gli unici in grado di aprirsi e chiudersi.
L'innamorato che era dentro di lui conferm ci che il suo cervello finora si era rifiutato di
ammettere: il sangue gli diceva che lei se n'era andata.
Alz il piede dall'acceleratore e l'Audi avanz per un altro tratto di strada prima di rallentare
fino a fermarsi. La Statale 22 era deserta, probabilmente a causa di quel temporale d'inizio primavera
scoppiato all'improvviso, ma lui sarebbe rimasto l, in mezzo alla strada, anche col traffico dell'ora di
punta.
Jane era sul sedile del passeggero. Legata diritta, con la cintura di sicurezza che le teneva
premuta contro la ferita la maglietta che V si era tolto, usandola a mo' di tampone.
Vishous non volt la testa.
Non ce la faceva a guardarla.
Guardava, dritto davanti a s, la doppia linea gialla sulla strada. Sul parabrezza i tergicristalli
andavano avanti e indietro con un rumore ritmico simile al ticchettio di un vecchio orologio, tic... tac...
tic... tac...
Lo scorrere del tempo non aveva pi alcuna importanza. E neanche la sua fretta indiavolata.
Tic... tac... tic...
Si stup di non essere morto anche lui, dato il dolore al petto. Come faceva a essere ancora vivo,
con quel male insopportabile? Proprio non capiva.
Tac... tic...
Un po' pi avanti c'era una curva, i boschi arrivavano fino al ciglio della strada. Per qualche
motivo not che gli alberi in quel punto erano fittissimi, i rami spogli si intrecciavano creando
l'impressione di un pizzo nero.
Tac...
La visione arriv piano piano, all'inizio V non cap nemmeno che quanto aveva davanti agli
occhi era cambiato. Poi per vide un muro, un muro solidissimo... illuminato da una luce fortissima,
accecante. Proprio mentre si chiedeva da dove arrivasse tanta luce...
Si rese conto che erano i fari di un'automobile.
Si riscosse allo strombazzare di un clacson; pigi sull'acceleratore sterzando bruscamente a
destra. L'altro veicolo slitt sull'asfalto sdrucciolevole, poi si raddrizz e spar all'orizzonte.
V torn a concentrarsi sui boschi e, in rapida successione, capt il resto della visione, come in
un film. Con inebetita indifferenza vide se stesso compiere azioni all'apparenza illogiche, assistendo al
dispiegarsi del futuro, prendendo mentalmente appunti. Alla fine della rivelazione ripart con una
risolutezza disperata, uscendo da Caldwell al doppio della velocit consentita.
Il cellulare si mise a trillare, lui allung il braccio verso il sedile posteriore, dove aveva buttato
il giaccone, e lo tir fuori. Lo spense, poi accost al ciglio della strada e apr il Razr, staccando la parte
posteriore. Tir fuori il chip del GPS, lo mise sul cruscotto dell'Audi e lo frantum con un pugno.
Dove cazzo ?
Phury si tenne a distanza mentre Wrath camminava infuriato per lo studio, e anche gli altri
fratelli si tennero alla larga. Quando il re si trasformava in ima specie di bulldozer, come in quel
momento, o ti levavi dalla sua traiettoria oppure venivi travolto e spiaccicato sulla moquette.
Peccato che, a quanto pareva, Wrath si aspettasse una risposta. Sto parlando al muro? Dove
diavolo  finito V?
Phury si schiar la gola. Non lo sappiamo. Il GPS  morto dieci minuti fa.
Morto?
Non d segni di vita. Di solito sfarfalla quando V ha il cellulare con s, ma... s, insomma,
adesso non fa pi neanche quello.
Ah, grandioso. Fantastico, cazzo. Wrath alz gli occhiali avvolgenti e si stropicci gli occhi
con una smorfia. Ultimamente aveva spesso il mal di testa, forse per lo sforzo di leggere troppo, ed era
evidente che la defezione di uno dei fratelli non migliorava le cose.
All'altro capo della stanza, Rhage riattacc il telefono imprecando. Da Havers non si  visto.
Sentite, magari  andato da qualche parte a seppellirla. Il terreno  ghiacciato, ma con la sua mano non
sarebbe un problema.
Pensi davvero che sia morta? bofonchi Wrath.
Da quello che ho visto, il Lesser l'ha presa in pieno, al petto. Quando sono tornato indietro
dopo averlo fatto fuori, loro due non c'erano gi pi, ed era sparita anche la macchina di Jane. Per...
no, non credo che lei ce l'abbia fatta.
Wrath guard Butch, che da quando era entrato non aveva ancora aperto bocca. Sai come
trovare qualcuna delle femmine che usava per fare sesso e per nutrirsi?
Lo sbirro scosse la testa. No, neanche una. Era molto riservato su quella parte della sua vita.
Quindi non possiamo rintracciarlo neanche cos. Di bene in meglio. Potrebbe essere andato in
quel suo attico, magari?
Sono passato di l tornando a casa, disse Butch. Non c'era, e in tutta onest non credo che
farebbe tappa l, visto e considerato per cosa lo usava.
E mancano solo due ore all'alba. Wrath si sedette dietro lo scrittoio Luigi XVI, ma si tenne
aggrappato ai sottili braccioli della sedia come se da un momento all'altro dovesse balzare in piedi.
Il telefonino di Butch si mise a suonare e lui si precipit a rispondere. V? Oh... ehi, piccola.
No... ancora niente. S, te lo prometto. Ti amo.
Quando lo sbirro riattacc, Wrath si volt verso il fuoco del camino e rimase in silenzio per
qualche minuto, senza dubbio esaminando, come tutti gli altri, le alternative a loro disposizione. Che
erano... zero. A quel punto Vishous poteva essere ovunque; i fratelli potevano sparpagliarsi ai quattro
angoli della Terra, ma sarebbe stato come cercare il proverbiale ago nel pagliaio. Inoltre, era piuttosto
evidente che era stato V a distruggere il chip del GPS. Non voleva essere trovato.
La bomba a mano  innescata, signori, disse alla fine Wrath. Adesso si tratta solo di vedere
chi o che cosa salter per aria.
Vishous scelse con cura il luogo dell'incidente. Voleva essere vicino alla loro meta, ma non
troppo, per discrezione. Appena giunto in zona, una curva della strada si offr alla bisogna. Perfetta. V
si allacci la cintura di sicurezza e affond il piede sull'acceleratore preparandosi all'impatto. Il motore
lanci un ruggito assordante e le ruote girarono sempre pi veloci sull'asfalto viscido di pioggia. Quasi
subito l'Audi smise di essere un'auto per trasformarsi in una scarica di energia cinetica.
Invece di sterzare a sinistra, seguendo la curva a gomito, V punt dritto contro il muro di alberi
a ridosso della Statale 22, Come un bambino beneducato ma sprovvisto dell'istinto di sopravvivenza,
l'auto vol sopra il bordo della strada e per una frazione di secondo rimase sospesa a mezz'aria.
Quando atterr, V rimbalz verso l'alto sbattendo la testa contro il tettuccio apribile, e poi venne
sbalzato in avanti. Gli air bag sul volante, il cruscotto e le portiere esplosero mentre la berlina s'infilava
a tutta velocit tra i cespugli del sottobosco, gli alberelli e...
La quercia era immensa. Grossa come una casa. E altrettanto robusta.
Quando il muso dell'auto si accartocci come una fisarmonica di lamiere  motore, l'unica cosa
che salv V dal morire sul colpo furono le barre indeformabili che rafforzavano l'abitacolo dell'Audi.
Nell'impatto V sub un contraccolpo violentissimo al collo, sbattendo di nuovo la faccia contro l'air
bag, mentre un ramo sfondava il parabrezza.
Con le orecchie che fischiavano, neanche fossero dotate di allarmi antincendio incorporati,
procedette meccanicamente a un autoesame in cerca di ossa rotte e contusioni. Stordito e sanguinante
per i tagli procurati dal ramo, slacci la cintura di sicurezza, apr a fatica la portiera e scese
incespicando dalla macchina. Inspir a fondo pi e pi volte, mentre in sottofondo risuonava il sibilo
del motore e il ronzio degli air bag che si sgonfiavano. La pioggia cadeva con sovrana indifferenza,
fitta e piena di grazia, gocciolando gi dagli alberi e raccogliendosi in pozze sul terreno.
Appena fu in grado di farlo, V gir intorno all'auto per andare da Jane. L'impatto l'aveva
catapultata in avanti e adesso il suo sangue macchiava il parabrezza, il cruscotto e il sedile. Proprio ci
che lui voleva. S'infil dentro e le slacci la cintura di sicurezza, poi la prese in braccio con estrema
cautela, come se fosse ancora viva, cercando di farla stare comoda. Prima di incamminarsi nel bosco,
afferr il giaccone di pelle e glielo mise addosso per proteggerla dal freddo.
Cominci a camminare come si fa sempre: mettendo un piede davanti all'altro. E cos di
seguito, ancora e ancora.
Avanzava con passo pesante attraverso il bosco, sempre pi fradicio,, finch, come gli alberi,
divenne solo l'ennesimo oggetto stillante di pioggia. Invece di puntare dritto verso la sua destinazione,
scelse vie traverse finch, sotto il peso di Jane, braccia e schiena non cominciarono a fargli male.
Alla fine giunse all'ingresso di una grotta. Non si prese la briga di controllare se qualcuno
l'aveva seguito. Sapeva di essere solo.
Scese in quel pozzo e, pi s'inoltrava sul fondo in terra battuta, pi il rumore della pioggia
giungeva ovattato. A memoria individuo il fermo nella parete rocciosa e azion il meccanismo. Una
lastra di granito alta quasi tre metri si spost e V s'infil nel corridoio venuto allo scoperto, avanzando
fino a una cancellata di ferro. Fece scattare la serratura con la forza del pensiero e la barriera si apr
senza fare rumore, mentre la roccia alle sue spalle tornava al suo posto.
In quel luogo sotterraneo la tenebra era fittissima e l'aria pi pesante che all'esterno, come se
fosse compressa. Con la forza della mente V accese alcune delle torce alle pareti, poi cominci a
scendere verso la sezione della Tomba riservata al culto e ai rituali. Ai due lati del salone, sopra a
scaffalature alte pi di sei metri, c'erano migliaia di vasi di ceramica contenenti i cuori dei Lesser uccisi
dai membri della confraternita. V non si sofferm a guardarli, come faceva di solito. Con lo sguardo
fisso davanti a s, continu a camminare con l'amata tra le braccia, lasciando una scia di orme bagnate
sul lucido pavimento di marmo nero.
Non molto tempo dopo giunse nel ventre della Tomba; la vasta caverna sotterranea si apr
davanti a lui come un enorme buco scavato nel sottosuolo. A un suo comando si accesero alcuni grossi
ceri neri, illuminando le stalattiti che pendevano dal soffitto simili a pugnali, oltre alle imponenti lastre
di marmo nero che formavano la parete alle spalle dell'altare.
Erano quelle lastre che Vishous aveva visto nella sua visione. Quando aveva guardato il muro di
alberi in fondo alla Statale 22, gli era apparsa quella lapide commemorativa: al pari dei rami intrecciati
degli alberi, le iscrizioni sul marmo - tutti i nomi di guerrieri che avevano servito la confraternita per
generazioni - formavano un disegno delicato ed elegante, che da lontano poteva confondersi con un
merletto.
Davanti al muro, l'altare era rustico ma impressionante: un enorme blocco di pietra sorretto da
due grossi pilastri. Al centro spiccava il teschio antichissimo del primo membro della Confraternita del
Pugnale Nero, la reliquia pi sacra in suo possesso.
V lo spinse via e depose Jane sull'altare. Ormai era cerea. Nel vedere la sua mano, bianca e
inerte, ricadere di lato, V rabbrivid da capo a piedi, poi con delicatezza la sollev, posandogliela sul
petto.
Vishous indietreggi finch non and a sbattere con la schiena contro la lapide coperta di
iscrizioni. Al lume di candela, e con il suo giaccone posato sul petto, poteva quasi immaginare che Jane
dormisse.
Quasi.
In quell'ambiente sotterraneo ripens alla grotta del campo militare. Poi rivide se stesso nell'atto
di usare la mano sul pretrans che lo aveva minacciato, e poi anche su suo padre.
Si slacci il guanto facendolo scivolare via dal palmo incandescente.
Ci che voleva tentare era contrario alle leggi della natura e della sua specie.
La rianimazione dei defunti era un atto riprovevole e proibito in qualunque circostanza. E non
solo perch era di pertinenza esclusiva dell'Omega. Le Cronache della razza, quella serie di tomi ricchi
di storia, ne citavano solo due esempi, entrambi sfociati in tragedia.
Ma lui era diverso. Questo era diverso. Jane era diversa. Lui lo faceva per amore, mentre gli
esempi di cui aveva letto erano scaturiti dall'odio: un assassino riportato in vita da qualcuno che voleva
usarlo alla stregua di un'arma e una femmina resuscitata per vendetta.
E c'era anche un altro elemento a suo favore: lui aveva guarito Butch liberandolo dal male ogni
volta che lo sbirro eliminava un Lesser. Poteva fare lo stesso con Jane. Senza ombra di dubbio.
Con ferrea determinazione scacci dalla mente le conseguenze di quelle altre incursioni nel
regno dell'Omega, il regno della magia nera, e si concentr sull'amore per la sua femmina.
E fatto che Jane fosse umana non era un problema, poich la rianimazione consisteva nel
riportare in vita ci che era morto, e la linea di confine tra la vita e la morte era la stessa, a prescindere
dalla specie. Inoltre aveva tutto l'occorrente. H rituale richiedeva tre cose: qualcosa dell'Omega, un po'
di sangue fresco e una fonte di energia elettrica, per esempio un fulmine.
Oppure, come nel suo caso, la sua maledetta mano.
Tornato nella sala dei vasi, non perse tempo a scegliere: ne prese uno a caso dagli scaffali; la
ceramica era percorsa da sottili incrinature e il colore, un marrone molto scuro, indicava che era uno
dei pi antichi.
Sbatt il vaso contro l'altare di pietra mandandolo in frantumi e rivelandone il contenuto. Il
cuore all'interno era coperto da una patina nera e oleosa, preservato da ci che scorreva nelle vene
dell'Omega. L'esatta natura dell'affiliazione alla Lessening Society era ignota, tuttavia era chiaro che il
"sangue" dell'Omega veniva trasfuso nel cuore del nuovo adepto prima che il cuore stesso venisse
asportato.
Ecco dunque il primo ingrediente necessario al rituale: qualcosa del loro nemico,
Guard il teschio del primo fratello e non ebbe remore a utilizzare la sacra reliquia per quello
che era uno scopo illecito. Sfoder uno dei pugnali, si incise il polso e lasci gocciolare il sangue
dentro la coppa d'argento sterling montata sulla sommit del teschio. Infine afferr il cuore del Lesser e
lo strinse nel pugno.
Gocce nere di Male distillato caddero nella coppa, mescolandosi al rosso del suo sangue. Quel
peccato liquido era dotato di un potere magico, il tipo di potere che contrasta le regole dei giusti e dei
probi, che trasforma la tortura in diletto e in godimento il dolore inflitto a un innocente.., ma custodiva
anche il segreto dell'eternit.
E proprio questo gli occorreva per Jane. No!
si volt di scatto.
Alle sue spalle era comparsa la Vergine Scriba, senza cappuccio, il volto trasparente una
maschera d'orrore. Non devi farlo.
si volt, avvicinando il teschio alla testa di Jane. Di sfuggita not un parallelo tanto strano
quanto rassicurante: Jane aveva visto l'interno del suo torace proprio come adesso lui avrebbe visto il
suo.
Non c' equilibrio in questo! Nessuna contropartita!
tolse il giaccone dalla sua femmina. La macchia di sangue sotto di esso, sulla camicia che le
aveva dato, era come il centro di un bersaglio in mezzo al petto, tra i seni.
Lei torner non come la conosci, sibil sua madre. Torner malvagia, ecco cosa otterrai.
Io la amo. Posso prendermi cura di lei come ho fatto con Butch.
Il tuo amore non cambier l'esito finale, n potr farlo la disinvoltura con cui hai usato i resti
dell'Omega. Questa  una pratica proibita!
Vishous si volt di scatto verso sua madre, pieno di odio contro di lei e contro tutte le sue
cazzate sul Bene il Male. E l'equilibrio che volete? Uno scambio alla pari? Volete farmela pagare
ancor prima che proceda? Benissimo! Cosa mi coster? Con Rhage siete stata spietata, gli avete
appioppato quella maledizione per il resto della vita, come volete regolarvi con me?
La parit non  la mia legge!
Allora di chi sarebbe? E quanto cazzo vi devo!
La Vergine Scriba parve prendersi un attimo per ricomporsi. Questo va al di l di ci che
posso o non posso concedere. Lei  trapassata. Non c' possibilit di ritorno una volta che un corpo 
rimasto a lungo inerte, come in questo caso.
Palle! Vishous si chin di nuovo sopra Jane, pronto a squarciarle il petto.
Cos la condannerai in eterno. Potr trovare rifugio solo dall'Omega, e tu dovrai lasciarla
andare. Diventer malvagia e tu sarai costretto a eliminarla.
Lui guard il volto senza vita di Jane. Ricord il suo sorriso. Cerc di ritrovarlo in quel colorito
esangue.
Non ci riusc.
Equilibrio... mormor.
Le sfior la guancia gelida con la mano buona, pensando a ci che poteva offrire in cambio, a
ci che poteva barattare.
Non  solo questione di equilibrio, disse la Vergine Scriba. Certe cose sono proibite.
La soluzione a un tratto gli apparve chiara e non sent pi nulla di ci che diceva sua madre.
Alz la sua preziosa mano normale, quella con cui poteva toccare le persone, e le cose, quella
che era come doveva essere, non un maledetto fardello di distruzione.
La sua mano buona.
La pos sull'altare, allargando bene le dita e appiattendo il polso. Poi prese il pugnale e lo punt
sulla pelle. Vi si appoggi sopra con tutto il peso e la lama affilata affond di netto nella carne, fino
all'osso.
No! grid la Vergine Scriba.
Capitolo 50
Jane non aveva pi tempo. Lo sapeva, proprio come sapeva
quando un paziente stava peggiorando in modo irreparabile.
L'allarme del suo orologio interno si mise a suonare.
Non voglio lasciarlo andare, disse, anche se non c'era nessuno.
La sua voce era flebile; si accorse che la nebbia adesso sembrava pi fitta... talmente fitta che
non vedeva pi neanche i suoi piedi. Poi, all'improvviso, cap: i piedi non erano coperti dalla nebbia.
Raggelata dalla paura, cap che se non avesse fatto qualcosa si sarebbe dissolta occupando il suo posto
all'interno del muro di nulla circostante. Sarebbe stata per sempre sola e abbandonata, a struggersi per
l'amore di un tempo.
Sarebbe stata uno spettro triste e desolato.
Allora fu finalmente scossa dell'emozione, un'emozione che le fece salire le lacrime agli occhi.
L'unico modo per salvare se stessa era liberarsi dello struggente desiderio per Vishous; era quella la
chiave. Ma cos le sembrava di abbandonarlo, di lasciarlo da solo ad affrontare un futuro freddo e
crudele. Sarebbe stato cos anche per lei se a morire fosse stato Vishous.
D'un tratto la nebbia si infitt ancora di pi e la temperatura croll. Jane guard in gi. Le
gambe stavano sparendo a poco a poco... prima fino alle caviglie, adesso fino ai polpacci. Si stava
sciogliendo nel nulla, si stava disperdendo.
Scoppi a piangere; aveva preso una decisione e piangeva per l'egoismo del gesto che era
costretta a compiere.
Ma come faceva a lasciarlo andare?
La nebbia le arrivava gi alle cosce e lei cadde nel panico. Non sapeva come fare ci che
doveva...
La risposta, quando arriv, fu semplice e dolorosa insieme.
Oh... Dio... Lasciarlo andare significava accettare ci che non si poteva cambiare. Non
aggrapparsi pi alla speranza per forzare un cambiamento di fortuna... non ribellarsi alle forze superiori
del destino cercando di piegarle al proprio volere... non implorare la salvezza, presumendo di saperne
una pi del diavolo. Lasciarlo andare significava guardare ci che ti stava di fronte con sguardo lucido,
riconoscendo che la libera scelta  l'eccezione che conferma la regola, e la regola  la fatalit,
Niente contrattazioni. Niente tentativi di assumere il controllo. Gettavi la spugna e ti rassegnavi
al fatto che il tuo amato non era il tuo futuro e non potevi farci niente.
Le lacrime cadevano nella foschia fluttuante mentre Jane, abbandonando ogni pretesa di forza,
rinunciava alla lotta per mantenere in vita il suo legame con Vishous. Nel farlo, non era sorretta n
dalla fede n dall'ottimismo, era vuota come la nebbia che la avvolgeva: atea in vita, si scopr uguale
nella morte. Non credendo in niente, adesso lei stessa era niente.
Fu allora che accadde il miracolo.
Dal cielo scese una luce, offrendole riparo, riscaldandola, infondendole qualcosa di
paragonabile all'amore che aveva provato per Vishous: una benedizione.
Mentre veniva attirata verso l'alto, come una margherita colta da terra da una mano delicata, si
accorse di poter ancora amare il suo amato, pur non essendo pi al suo fianco. Le loro strade si
dividevano, s, ma non per questo i suoi sentimenti erano meno forti. Le sue emozioni si velavano di
uno struggimento dolceamaro, ma ci che lei aveva nel cuore non cambiava. Poteva amare Vishous e
aspettarlo nell'Aldil, Perch l'amore, alla fin fine,  eterno e non  soggetto ai capricci della morte.
Finalmente libera, Jane pot volare verso l'alto.
Phury stava per sclerare.
Ma se voleva dare i numeri doveva mettersi in fila perch tutti i fratelli erano sull'orlo d una
crisi di nervi. Specialmente Butch, che camminava avanti e indietro per lo studio come un prigioniero
in isolamento.
Nessuna traccia di Vishous. Niente telefonate. Niente di niente. E l'alba si stava avvicinando a
grandi passi.
Dove fareste i funerali per una Shellan? chiese Butch, fermandosi di colpo.
Wrath si accigli. Alla Tomba.
Pensate che possa averla portata l?
V non ha mai avuto una gran passione per i rituali, e con sua madre che lo ha abbandonato..,
Wrath scosse la testa. No, non credo. E poi non pu non sapere che  uno dei posti in cui andremmo a
cercarlo, e lui  cos dannatamente riservato. Ammesso che voglia seppellirla, non vorrebbe mai dei
testimoni.
Gi.
Butch riprese a camminare su e gi proprio quando la pendola batt le ore: le quattro e mezzo
del mattino.
Sapete una cosa? disse lo sbirro. Io vado lo stesso a dare un'occhiata, se per voi va bene.
Non riesco a stare qui un secondo di pi.
Wrath si strinse nelle spalle. Ma s, perch no. Non abbiamo in mano nient'altro.
Phury si alz in piedi, incapace a sua volta di reggere l'attesa. Vengo con te. Ti serve qualcuno
che ti indichi l'entrata.
Dal momento che Butch non era in grado di smaterializzarsi, presero la Escalade; Phury guid il
SUV sopra il prato e poi dentro i boschi. Con l'alba ormai alle porte non si preoccup di prendere vie
traverse, ma punt dritto verso la Tomba.
Rimasero tutti e due in perfetto silenzio finch Phury parcheggi davanti all'ingresso della
grotta.
Sento odore di sangue, disse Butch appena sceso dall'auto. Credo che li abbiamo trovati!
S, nell'aria c'era una debolissima traccia di sangue umano... senza dubbio V aveva portato
dentro Jane.
Merda. Si precipitarono in fondo alla grotta, s'infilarono dentro il passaggio segreto e scesero
fino al cancello di ferro. Un battente era aperto e c'era una pista di orme bagnate al centro della sala dei
vasi.
E qui! esclam Butch trattenendo il respiro, rianimato da un senso di sollievo.
Gi, ma perch mai V, che odiava sua madre, avrebbe dovuto seppellire la sua amata secondo le
tradizioni della Vergine Scriba?
Non l'avrebbe mai fatto.
Mentre attraversavano la sala, Phury fu assalito da un brutto presentimento. Specie quando,
giunti in fondo, not uno spazio vuoto su uno scaffale, dove mancava il vaso di un Lesser. Oh, no...
Oh... Dio, no. Avrebbero dovuto portare con s pi armi. Se V aveva fatto ci che Phury temeva,
dovevano essere armati fino ai denti.
Aspetta! disse strappando una torcia dalla parete e passandola a Butch. Dopo averne presa
un'altra per s, afferr Butch per il braccio. Stai pronto a combattere.
Perch? V forse se la prender perch siamo venuti, ma non diventer violento.
E da Jane che dovrai guardarti.
Ma cosa cazzo dic...
Credo che V abbia provato a riportarla in vita...
Poco pi avanti esplose un lampo accecante che illumin tutto a giorno.
Cazzo! esclam lo sbirro. Non dirmi che ha tentato una cosa
del genere? Se Marissa morisse e tu ne avessi la possibilit, non lo faresti?
Insieme si misero a correre irrompendo nella grotta. Ma sulla soglia si fermarono, impietriti.
Che cos' quello? chiese Butch in un sussurro.
Non... non ne ho idea.
Lentamente, in punta di piedi, si avvicinarono all'altare, paralizzati da ci che avevano davanti.
Al centro della grande lastra di pietra c'era una scultura, un busto... raffigurante la testa e le spalle di
Jane. La statua era grigio scuro, di pietra, cos somigliante all'originale che sembrava una fotografia. O
forse un ologramma. La luce tremolante delle candele, guizzando sui suoi lineamenti, proiettava ombre
che sembravano animarla.
In fondo all'altare, sulla destra, c'era un vaso di ceramica in frantumi, il sacro teschio della
confraternita e quello che sembrava un cuore maciullato e coperto d'olio.
Dall'altro lato dell'altare c'era V, appoggiato contro la lapide con i nomi, gli occhi chiusi, le
mani strette in grembo. Uno dei polsi era legato stretto con una striscia di tessuto nero e uno dei pugnali
mancava. C'era odore di fumo, ma nell'aria non se ne vedeva traccia.
V? Butch si avvicin all'amico, inginocchiandosi accanto a lui.
Phury lasci che lo sbirro si occupasse di V e and all'altare. La scultura era una copia perfetta
di Jane, talmente fedele che avrebbe potuto essere lei in carne e ossa. Allung una mano, incapace di
trattenersi, ma al primo contatto col suo indice il busto si sgretol. Accidenti. Non era di pietra, ma di
cenere, e adesso era solo una montagnola informe di ci che all'apparenza erano gli ultimi i resti di
Jane.
Phury guard Butch. Dimmi, che V  vivo.
Be', quanto meno respira.
Portiamolo a casa. Phury guard le ceneri sparse sull'altare. Portiamoli a casa tutti e due.
Gli serviva qualcosa per portare via Jane e di sicuro non voleva usare il vaso di un Lesser. Si
guard intorno. Non c'era nulla.
Si tolse la camicia di seta e la stese sull'altare. Era il meglio che potesse fare e ormai non c'era
pi tempo.
Il sole stava per sorgere. Impossibile ritardare il suo arrivo.
Capitolo 51
Due giorni dopo Phury decise di tornare dall'Altra Parte. La Direttrice insisteva per un incontro
e lui non voleva pi rimandare. E poi doveva uscire da quella casa.
La morte di Jane aveva steso una cappa di dolore sul quartier generale della confraternita, un
dolore che toccava nel profondo tutti i fratelli accoppiati. La perdita di una Shellan, cosa che Jane era
stata malgrado lei e V non fossero uniti formalmente, era sempre la paura pi grande, ma sapere che era
stata uccisa dal nemico la rendeva quasi intollerabile. Peggio ancora, subire quel lutto a meno di un
anno di distanza dall'analogo assassinio di Wellsie ricordava spietatamente a tutti loro ci che gi
sapevano per certo: le loro compagne dovevano affrontare una minaccia tutta particolare da parte dei
Lesser,.
Tohrment lo aveva vissuto sulla propria pelle. E adesso anche Vishous.
Dio, veniva da chiedersi se V sarebbe rimasto l con loro. Tohr si era dileguato dopo che un
Lesser aveva ucciso Wellsie, e da allora nessuno l'aveva pi visto n sentito. Wrath sosteneva che era
ancora vivo, che se lo sentiva, ma tutti loro avevano praticamente abbandonato ogni speranza di
vederlo ricomparire nel giro di dieci o vent'anni. Forse in un lontano futuro sarebbe tornato. O forse
sarebbe morto da solo, in qualche angolo della terra, ma di certo non lo avrebbero rivisto a breve e,
diamine, forse lo avrebbero rivisto solo nel Fado.
Merda... Povero Vishous.
Adesso era nella sua stanza, alla Tana, sdraiato vicino all'urna di ottone in cui alla fine Phury
aveva messo le ceneri di Jane. A sentire Butch, V non aveva detto una parola e non aveva mangiato
niente, anche se all'apparenza aveva gli occhi aperti.
Era chiaro che non aveva intenzione di spiegare quanto era accaduto alla Tomba. A Jane. O al
suo polso.
Con un'imprecazione, Phury si inginocchi accanto al letto mettendosi al collo il medaglione
del Primale. Chiuse gli occhi e and direttamente al santuario delle Elette. Durante il viaggio pens a
Cormia. Anche lei era nella sua stanza, mangiava poco e parlava ancora meno. Lui passava spesso a
vedere come stava, pur non sapendo cosa fare per lei... a parte portarle dei libri, che lei sembrava
gradire; Aveva una passione in particolare per Jane Austen, anche se non le era ben chiaro cosa fosse
una finzione narrativa o, per dirla con le sue parole, una menzogna costruita.
Phury prese forma nell'anfiteatro perch, non conoscendo ancora bene la pianta del luogo,
pensava che quello fosse un buon punto di partenza. Era bizzarro trovarsi l, in mezzo a tutto quel
bianco, e ancor pi bizzarro girare dietro al palco per dare un'occhiata agli altri templi immacolati.
Accidenti, quel posto era un'ottima pubblicit per candeggina e sbiancanti. Nessun colore da nessuna
parte. Ed era cos silenzioso. Anche troppo.
Scelse una direzione e s'incammin. Sperava di non essere assediato da un branco di Elette e
non era propriamente ansioso di ritrovarsi faccia a faccia con la Direttrice. Per prendere tempo decise
di curiosare dentro uno dei templi. Ne scelse uno a caso e sal i pochi gradini di marmo dell'ingresso,
ma scopr che il portone era sbarrato.
Accigliandosi, si inginocchi per esaminare la grossa serratura dalla strana forma. D'impulso si
tolse il medaglione del Primale e lo infil nella toppa.
Be', chi l'avrebbe mai detto? Quel coso era una chiave.
Il portone si apr senza il minimo rumore e Phury rimase sorpreso da ci che vide. Ai due lati
dell'edificio, in file da sei o da otto, c'erano ceste su ceste di pietre preziose. Phury cammin in mezzo a
quelle ricchezze, fermandosi di tanto in tanto per infilare le mani tra quelle gemme scintillanti.
Ma non era tutto. In fondo al tempio c'era una serie di teche di vetro, come quelle che si vedono
nei musei. Phury si avvicin per guardare meglio. Naturalmente non c'era un granello di polvere e non
perch fossero state spolverate, ne era certo: era inimmaginabile che l'aria di quei luoghi contenesse
anche la pi microscopica sostanza inquinante.
Gli oggetti all'interno delle teche erano affascinanti e chiaramente provenivano dal mondo reale.
C'era un vecchio paio di occhiali, una ciotola di porcellana di origine orientale, una bottiglia di whisky
con un'etichetta degli anni Trenta del Novecento, un bocchino d'ebano, un ventaglio da signora di
piume bianche.
Chiss come erano arrivati fin l. Alcuni erano piuttosto antichi, pur essendo in ottimo stato e,
naturalmente, era tutto lustro come uno specchio.
Phury si ferm davanti a quello che sembrava un vecchio libro. Figlio... di puttana.
La copertina di cuoio era malridotta, ma le lettere in rilievo erano ancora leggibili: DARIUS,
FIGLIO DI MARKLON.
Phury si protese in avanti, esterrefatto. Era il libro di D... un diario, probabilmente.
Apr la teca, accigliandosi nel sentire l'odore all'interno. Polvere da sparo?
Guard i vari reperti che vi erano raccolti. Nell'angolo pi lontano c'era una vecchia pistola,
riconobbe marca e modello per averli visti nel manuale sulle armi da fuoco utilizzato al corso di
addestramento. Era un revolver a sei colpi Colt Navy del 1890, calibro 36. Ed era stato usato di recente.
Lo tir fuori, apr la camera di scoppio ed estrasse una delle pallottole. Erano sferiche... e
irregolari, come se fossero fatte a mano.
Aveva gi visto quella forma. Cancellando i referti medici di V dal computer del St. Francis
aveva guardato la radiografia al torace che gli avevano fatto... e nel suo polmone aveva visto un
pezzetto di metallo sferico lievemente irregolare.
Siete qui per vedere me?
Phury si volt a guardare la Direttrice da sopra la spalla. Era ferma sulla soglia e indossava la
tunica bianca comune a tutte le Elette. Intorno al collo, appeso a una catena, aveva un medaglione
uguale al suo.
Bella collezione di manufatti, disse Phury in tono strascicato, dandole di nuovo le spalle.
La Direttrice socchiuse gli occhi. Credevo che foste pi interessato alle gemme.
Non proprio., Phury scrut con attenzione la Direttrice, alzando il libro che aveva in mano.
Questo sembra il diario di mio fratello.
Quando lei scroll leggermente le spalle, gli venne voglia di ucciderla. S,  il diario di
Darius.
Phury batt la mano sulla copertina, poi con un ampio gesto del braccio indic tutte quelle
pietre preziose. Dimmi una cosa... questo posto  sempre chiuso a chiave?
S. Da quando abbiamo subito l'attacco.
Tu e io siamo i soli ad avere la chiave, giusto? Non vorrei mai che accadesse qualcosa ai tesori
custoditi qui dentro.
S. Solo noi due. Nessuno pu entrare qui dentro senza il mio permesso o in mia assenza.
Nessuno.
 necessario mantenere l'ordine, disse la Direttrice con un lampo di fastidio negli occhi. Ho
passato anni a insegnare alle Elette una condotta consona al loro ruolo.
Gi... quindi un Primale che arriva cos, all'improvviso, dev'essere una vera seccatura per te.
Perch adesso comando io, giusto?
E pi che giusto che siate voi a comandare, qui dentro, disse la Direttrice a voce bassissima.
Scusa, potresti ripeterlo? Non ho sentito bene.
Per una frazione di secondo, lei lo fulmin con un'occhiata al vetriolo... il che gli conferm i
suoi sospetti: la Direttrice aveva sparato a Vishous. Con la rivoltella nella teca. Il movente era chiaro:
voleva continuare a comandare e sapeva perfettamente che, con l'arrivo di un Primale, nella migliore
delle ipotesi sarebbe stata comandante in seconda agli ordini di un maschio; nella peggiore delle ipotesi
poteva perdere tutto il suo potere solo perch al Primate non piaceva il colore dei suoi occhi.
Quando aveva fallito nel suo piano di uccidere V, si era fatta da parte.,. ma alla prima occasione
ci avrebbe riprovato di nuovo. Di certo era abbastanza scaltra e malvagia da difendere il proprio
territorio fino a esaurimento dei fratelli o finch il ruolo di Primale fosse parso colpito da una
maledizione.
Stavi per dire qualcosa, vero? la incalz Phury.
La Direttrice pass la mano sul medaglione che aveva al collo. Voi siete il Primale. Siete voi il
capo, qui dentro.
Bene. Lieto che ci troviamo d'accordo su questo punto. Phury batt di nuovo la mano sul
diario di Darius. Porto via questo.
Non dovevamo parlare?
Phury le and vicino; se fosse stata un maschio le avrebbe spezzato il collo.
Non adesso, no. Prima devo sistemare una cosa con la Vergine Scriba. Poi, avvicinandole la
bocca all'orecchio, bisbigli, Ma torner qui per te.
Capitolo 52
Vishous non aveva mai pianto, prima di allora. Non aveva mai pianto neanche una volta in tutta
la sua vita. Dopo tutto quello che aveva passato, era giunto alla conclusione di essere nato senza dotti
lacrimali.
Gli ultimi eventi non avevano cambiato le cose. Quando aveva stretto tra le braccia il cadavere
di Jane non aveva pianto. Quando alla Tomba aveva tentato di amputarsi una mano a mo' di sacrificio,
il dolore era stato atroce, ma non aveva versato una sola lacrima. Quando la sua odiata madre lo aveva
salvato dal gesto che stava per compiere, le sue guance erano rimaste asciutte.
Anche quando la Vergine Scriba aveva posato la mano sul cadavere di Jane e lui, in stato
confusionale, l'aveva guardata ridurre in cenere la sua amata, non aveva pianto.
Adesso piangeva.
Per la prima volta da quando era nato le lacrime gli inondavano la faccia inzuppando il
guanciale.
Erano cominciate quando era stato visitato da una visione di Butch e Marissa sul divano, nel
soggiorno della Tana. Vivida... incredibilmente vivida. Non solo era in grado di leggere nel pensiero di
entrambi, ma sapeva che Butch stava immaginando Marissa sul loro letto, in reggiseno nero e blue
jeans, mentre le infilava la testa tra le cosce.
Sapeva che tra sei minuti Butch avrebbe preso il succo d'arancia che Marissa aveva in mano e lo
avrebbe posato sul tavolino. Ne avrebbe rovesciato un po', perch il bicchiere sarebbe atterrato su un
angolo di Sports lllustrated e qualche goccia sarebbe finita sui jeans di Marissa. Lo sbirro l'avrebbe
usato come pretesto per portarla in fondo al corridoio e spogliarla nuda.
Solo che, lungo il tragitto, si sarebbero fermati davanti alla stanza di V e avrebbero perso la
voglia di fare l'amore. Con occhi tristi si sarebbero sdraiati sul letto matrimoniale tenendosi stretti, in
silenzio.
si copr il volto con un braccio. E pianse come una fontana.
Le visioni erano tornate, aveva di nuovo la sua maledetta preveggenza.
La svolta della sua vita si era compiuta.
E che significava che d'ora in avanti la sua esistenza era quella: sarebbe stato per sempre un
guscio vuoto che giaceva accanto alle ceneri della sua amata.
Come previsto, nel bel mezzo di quel pianto ud Butch e Ma- rissa avvicinarsi lungo il
corridoio, sostare davanti alla sua stanza e infine chiudere la porta della loro. Poi pi niente: niente
rumori di sesso smorzati .dalla parete tra le due camere, niente colpi della testiera del letto contro il
muro, niente gemiti gutturali.
Proprio come nella sua visione. Nel silenzio che segu si asciug le guance, poi si guard le
mani. La sinistra pulsava ancora leggermente per i danni riportati, la destra ardeva come sempre senza
fiamma... e le sue lacrime risaltavano sullo sfondo del palmo illuminato dall'interno, bianche come le
sue iridi.
Con un profondo sospiro guard la sveglia.
L'unica cosa che lo teneva ancora in vita era il calar della sera. A quel punto si sarebbe gi
suicidato - avrebbe preso la Glock e se la sarebbe infilata in bocca facendosi saltare il cervello - se non
fosse stato per la notte.
Sradicare la Lessening Society era diventata la sua missione personale. Lo avrebbe impegnato
per il resto della vita, ma a lui andava benissimo, cazzo, perch l fuori non c'era pi niente per lui. Per
portarla a termine avrebbe preferito lasciare la confraternita, ma senza di lui Butch sarebbe morto,
quindi era costretto a restare.
D'un tratto si accigli e guard la porta.
Un istante dopo si asciug le guance di nuovo e disse, Mi sorprende che non siate ancora
entrata.
La porta si. apr senza che una mano l'avesse spinta. Ferma in corridoio c'era la Vergine Scriba,
coperta da capo a piedi dai panneggi neri.
Non sapevo come mi avresti accolto, mormor fluttuando dentro la stanza.
non alz neanche la testa dal cuscino. Non gli importava onorarla in alcun modo. Lo sapete
benissimo.
Hai ragione. Dunque verr subito allo scopo della mia visita. Ho un regalo per te.
Non lo voglio.
S, invece.
Vaffanculo. Sotto la tunica lei parve chinare il capo, affranta.
Non che a lui fregasse qualcosa di aver urtato la sua sensibilit. Andatevene.
Vorrai...
Lui si rizz di scatto. Voi vi siete presa quello che volevo...
Dalla porta entr una forma, una forma spettrale. V...?
E ora te lo restituisco, disse la Vergine Scriba. In un certo qual modo.
Vishous non sent una parola di quello che stava dicendo sua madre perch non capiva bene
cosa stava guardando. Era Jane... pi o meno. Era il viso di Jane e il corpo di Jane, ma lei era...
un'apparizione trasparente.
Jane?
Prima di smaterializzarsi, la Vergine Scriba disse, Non occorre che mi ringrazi. Sappi solo che
la tua maledizione  il modo in cui potrai toccarla. Addio.
Okay, come incontro romantico era alquanto bizzarro e imbarazzante, pens Jane.
E non solo perch lei poteva essere classificata come fantasma, o almeno cos supponeva.
Vishous sembrava sul punto di svenire. Il che la addolorava non poco. Era possibilissimo che
lei non gli piacesse cos com'era, e allora cosa ne sarebbe stato di lei? Quando la Vergine Scriba era
andata a trovarla, in cielo, o qualunque cosa fosse quel posto, le aveva offerto la possibilit di tornare.
Jane non ci aveva pensato due volte. Ma adesso, di fronte a quel guerriero in stato di shock, non era pi
cos sicura di aver fatto la scelta giusta. Forse aveva soprav...
V si alz dal letto, attravers la stanza e con gesto esitante le pos sul viso la mano
incandescente. Con un sospiro, lei premette la guancia contro il suo palmo caldo.
Sei proprio tu? gracchi lui,
Jane annu, allungando le mani verso le sue guance leggermente arrossate. Hai pianto.
Lui le prese la mano. Ti sento.
Anch'io.
Vishous le tocc il collo, la spalla, lo sterno. Le tir il braccio e lo guard... be', pi che altro
guard attraverso di esso.
Uhm... sai, posso sedermi, disse lei senza un motivo particolare. S, insomma... mentre
aspettavo, l fuori, mi sono seduta sul divano. Ho anche spostato un quadro sul muro, ho rimesso un
centesimo nel piattino delle monete, ho preso una rivista. E un po' strano, ma basta che mi concentri.
Cavolo. Ma cosa stava dicendo? La, ehm... la Vergine Scriba ha detto che volendo posso mangiare,
ma posso anche farne a meno. Ha detto anche... che posso bere. Non so bene come funziona, ma lei
sembra sicura del fatto suo. S... be'... comunque sia, credo che mi ci vorr un po' per capire il trucco,
ma...
Vishous le infil la mano tra i capelli e risent ci che provava prima, quand'era viva. Il corpo
inesistente di Jane gli rimandava le stesse sensazioni di prima.
Si accigli, poi parve decisamente infuriato. Lei ha detto che serviva un sacrificio. Per
riportare indietro qualcuno. Che cosa le hai dato? Che cosa le hai offerto in cambio?
Cosa vuoi dire?
Lei non d mai niente per niente. Che cosa ti ha preso?
Niente. Non mi ha mai chiesto niente.
V scosse la testa e parve sul punto di dire qualcosa. Poi, invece, la cinse tra le braccia e la tenne
stretta contro il proprio corpo tremante e infocato. A differenza delle altre volte, quando Jane doveva
concentrarsi per trovare solidit e consistenza, con V accadde e basta. Stretta contro di lui, non doveva
fare il minimo sforzo per essere corporea.
Cap che V stava piangendo da come respirava e da come si appoggiava a lei, ma sapeva che se
vi avesse fatto cenno o avesse tentato di consolarlo a parole, lui si sarebbe subito fermato. Quindi lo
abbracci e basta, lasciandolo sfogare.
D'altronde era gi abbastanza presa a non sciogliersi lei stessa in lacrime.
Credevo che non avrei mai pi potuto abbracciarti, disse V con voce rotta.
Jane chiuse gli occhi e lo strinse con tutta la forza che aveva, ripensando a quel momento, nella
nebbia, in cui lo aveva lasciato andare. Se non l'avesse fatto adesso non sarebbero stati l, giusto?
Al diavolo il libero arbitrio, pens. Avrebbe confidato nel destino, anche se a breve termine
significava soffrire da matti. Perch l'amore, nelle sue tante manifestazioni, durava per sempre. Era
l'infinito. L'eterno. La forza di andare avanti. Non aveva idea di chi o cosa fosse la Vergine Scriba. Non
aveva idea di dove lei stessa era stata o come era tornata indietro. Ma di una cosa era certa.
Avevi ragione tu, disse contro il petto di V.
A che proposito?
Credo in Dio.
Capitolo 53
La sera seguente John non aveva lezione, quindi si sedette a tavola con i fratelli e le loro
compagne per il Primo Pasto. L'atmosfera in casa era notevolmente pi leggera, rispetto a qualche
settimana prima. Lui per di certo non condivideva quella leggerezza.
Comunque, stava dicendo Phury, sono andato dalla Vergine Scriba e le ho detto della
pallottola.
Cristo santo. La Direttrice! Vishous si sporse in avanti senza lasciare la mano di Jane. Io ero
convinto che il colpevole fosse un tesser.
Teneva per mano la dottoressa da quando si erano seduti a tavola insieme, quasi temesse di
vederla sparire. Il che era pi che comprensibile. John si sforzava di non guardarla, ma era difficile.
Jane indossava una delle magliette di V e un paio di blue jeans e li riempiva come una persona
normale. Ma dentro a quei vestiti c'era... be', un fantasma, supponeva.
 naturale, disse Phury voltandosi verso Bella per porgerle il piattino del burro. Era quello
che credevamo tutti. Ma quella femmina aveva un movente fortissimo: voleva continuare a detenere lo
scettro del comando e, be', con l'entrata in scena di un Primate non era pi possibile. Un classico
scenario da prova di forza.
John guard la bionda silenziosa seduta accanto a Phury. Cavolo, se era bella quella Eletta...
bella come lo sono gli angeli, di una bellezza eterea, soffusa di una luce ultraterrena. Ma non era felice.
Piluccava il cibo a occhi bassi.
Be', tranne quando guardava Phury. Il che, di solito, accadeva quando lui parlava con Bella
oppure la guardava.
La Direttrice deve morire. La voce di Wrath, a capotavola, suon dura.
Phury si schiar la gola e riprese il piattino del burro dalle mani di Bella. Consideralo... gi
fatto, mio signore.
Porca miseria. Phury aveva...
Bene. Wrath annu, quasi avesse capito perfettamente e approvasse senza riserve. Chi la
rimpiazzer?
La Vergine Scriba mi ha chiesto chi volevo in quel ruolo, ma io non conosco...
Amalya, s'intromise l'Eletta bionda.
Tutte le teste si voltarono nella sua direzione.
Come, scusa? fece Phury. Che cosa hai detto?
La voce dell'Eletta era bella, dolce e melodiosa come le campanelle cinesi che tintinnano al
vento. Col vostro permesso, posso suggerire l'Eletta Amalya?  affabile e gentile, e ha la giusta
esperienza.
Phury pos gli occhi gialli sulla bionda, ma il suo viso restava imperscrutabile, quasi non
sapesse bene cosa dire o fare, con lei. Allora  proprio ci che voglio. Grazie.
L'Eletta alz per un attimo gli occhi su di lui e un leggero rossore le soffuse le guance. Poi per
Phury distolse lo sguardo e altrettanto fece lei.
Prendiamoci tutti una notte di riposo, disse di punto in bianco Wrath. Abbiamo bisogno di
stare un po' insieme.
All'altro capo del tavolo, Rhage sbuff. Non vorrai mica farci giocare ancora a Monopoli, eh?
S. Dalla tavolata si lev un gemito collettivo, che Wrath ignor. Subito dopo cena.
Io devo fare una cosa, disse V. Torno appena posso.
Va bene, per allora noti puoi prendere la scarpa o il cane, loro partono sempre per primi.
Me ne far una ragione.
Fritz entr con un'enorme omElette surprise, un dessert a base di gelato, meringa e pan di
spagna servito caldo Qualcuno gradisce il dolce? chiese il doggen con un sorriso.
Mentre nella stanza risuonava un S, grazie generale, John pieg il tovagliolo e chiese il
permesso di alzarsi da tavola. Beth annu e lui si dilegu, infilandosi nel tunnel ai piedi dello scalone.
Non ci mise molto ad arrivare al centro di addestramento, specie perch adesso camminava pi spedito
e aveva preso confidenza col suo nuovo fisico.
Quando sbuc nell'ufficio di Tohr si guard intorno, facendosi coraggio. La stanza non era
cambiata, dopo la scomparsa del fratello; eccezion fatta per l'orrenda poltrona verde, che adesso si
trovava nello studio di Wrath, era tutto pi o meno come prima.
John and a sedersi dietro la scrivania. Era sepolta sotto a una montagna di carte e fascicoli,
alcuni contrassegnati con dei post-it su cui Z aveva annotato qualcosa nella sua calligrafia stentata.
John pos le mani sui braccioli della poltroncina, facendole scorrere avanti e indietro.
Detestava il suo stato d'animo di quel momento.
Detestava il rancore che provava perch V aveva ritrovato Jane, mentre Tohr aveva perso
Wellsie per sempre. Non era giusto, per. E non solo per Tohr. Anche a lui sarebbe piaciuto avere un
fantasma di Wellsie, gli sarebbe piaciuto avere accanto l'unica madre che avesse mai conosciuto.
Invece quel colpo di fortuna era toccato a Vishous.
E anche a Rhage. Con Mary.
Cosa cazzo li rendeva tanto speciali?
Pos la testa sulle mani, sentendosi un mostro. Invidiare la felicit e la fortuna di qualcun altro
era orribile, specie se gli volevi bene. Solo che era proprio dura. Tohr gli mancava da morire e non
aveva ancora smesso di piangere la scomparsa di Wellsie e... Ehi.
John alz la testa. Nell'ufficio c'era Z, anche se Dio solo sapeva come aveva fatto a uscire
dall'armadio senza fare rumore.
Cosa stai rimuginando, John?
Niente.
Prova con un'altra risposta.
John scosse la testa e abbass gli occhi. Di sfuggita not la cartelletta di Lash in cima a una pila
di carte e pens al suo compagno di classe. Lui e Lash erano in rotta di collisione, cavolo. L'unica
incognita era quando sarebbe avvenuto lo scontro.
Sai, disse Z. Un tempo mi chiedevo perch io e non Phury.
John lo guard, perplesso.
Gi, mi chiedevo perch avevano rapito me facendomi fare la fine che ho fatto. E non ero
l'unico. Phury si sta ancora tormentando perch hanno rapito me e non lui. Z incroci le braccia sul
petto. H guaio  che chiedersi perch qualcosa succede a qualcuno e non a qualcun altro non porta da
nessuna parte.
Voglio che Wellsie tomi.
Lo sapevo che te n'eri andato per questo. Il fratello si pass una mano sul cranio rasato. Il
fatto  questo. Io credo che ci sia una mano che ci guida. Solo che non  sempre delicata. E a volte, sul
momento, sembra ingiusta. Per, non so, adesso cerco di fidarmi di questa mano. Quando sclero, cerco
di... oh, cazzo, s, insomma, cerco di fidarmi, o almeno credo. Perch alla fine della giornata cos'altro
puoi fare? La libert di scelta ha i suoi limiti, e cos pure la logica e la pianificazione. Il resto... dipende
da qualcun altro. Che fine facciamo, chi conosciamo, cosa succede alle persone che amiamo... non
abbiamo molto controllo su nessuna di queste cose.
Mi manca Tohr.
Manca a tutti noi.
Gi, lu non era l'unico a soffrire, pens John. Doveva tenerlo a mente.
Senti, ho una cosa per te. Z and a un armadietto e lo apr. Me l'ha dato Phury ieri.
Volevamo aspettare fino al tuo compleanno ma, al diavolo, ne hai bisogno stasera.
Z torn alla scrivania con un vecchio libro malconcio rilegato in cuoio. Lo pos in cima alle
pile di scartoffie, il grosso palmo sulla copertina.
Buon compleanno, John.
Alz il braccio e John guard in gi.
All'improvviso il suo cuore smise di battere.
Allungando una mano tremante fece scorrere le dita sulle logore lettere in rilievo:
DARIUS, FIGLIO DI MARKLON.
Con delicatezza apr la copertina... In una bella calligrafia elegante e fiorita c'erano file su file di
parole e simboli, le riflessioni di una vita vissuta tanto tempo prima. Le memorie di suo padre
nell'Antico Idioma.
John ritrasse la mano di scatto, tappandosi la bocca, terrorizzato all'idea di scoppiare in
singhiozzi.
Ma quando alz gli occhi, in preda alla vergogna, scopr di essere solo.
Col tatto che gli era consueto, Z non aveva voluto ferire il suo orgoglio.
E adesso... regalandogli il diario di suo padre... gli aveva donato anche un po' di gioia.
Subito dopo il Primo Pasto, Vishous si materializz nel cortile della Vergine Scriba, lievemente
sorpreso di aver ottenuto il permesso, visto come stavano le cose, ma felice.
Dopo aver ripreso forma fece scorrere uno sguardo accigliato sulla fontana di marmo bianco,
sul colonnato e sul portale d'accesso al santuario delle Elette. C'era qualcosa di diverso, non sapeva
cosa, ma c'era.
Salute, padrone.
Vishous si volt. Ferma accanto a quella che lui supponeva fosse la porta d'ingresso agli
appartamenti privati della Vergine Scriba, c'era un'Eletta con indosso la consueta veste bianca e i
capelli raccolti in uno chignon. La riconobbe: era l'Eletta che, dopo la cerimonia di presentazione, era
passata a vedere come stava Cormia.
Amalya, disse.
Lei parve sorpresa che ricordasse il suo nome. Vostra grazia.
E cos era lei che Cormia aveva raccomandato per il ruolo di Direttrice. Pi che logico.
Sembrava davvero gentile.
Sono qui per vedere la Vergine Scriba, disse, anche se immaginava che lei lo sapesse.
Con tutto il dovuto rispetto, padrone, la Vergine Scriba oggi non riceve visite.
Non riceve me o nessuno in generale?
Nessuno. Devo riferire qualche messaggio?
Torner domani.
L'Eletta si pieg in un profondo inchino.  Con tutto il dovuto rispetto, padrone, credo che
domani sar ancora indisposta.
Perch?
Io non chiedo mai il perch. Il suo tono adesso era di leggera disapprovazione. Come se
neanche lui dovesse porsi certe domande.
Be') che cavolo. Che cosa voleva lasciar detto, di preciso?
Dille... che Vishous  venuto a dirle...
Non trovava le parole; gli occhi dell'Eletta erano due pozzi colmi di compassione. Perdonate
l'audacia, forse potrei riferirle che suo figlio  venuto a ringraziarla per la generosit del suo dono e per
il sacrificio da lei compiuto per la sua felicit.
Suo figlio.
No, non poteva spingersi a tanto. Anche adesso che aveva ritrovato Jane, quell'etichetta suonava
falsa. Vishous. Dille che Vishous  venuto a ringraziarla.
L'Eletta si inchin di nuovo, rattristata. Come desiderate.
Vishous la segu con lo sguardo finch non la vide sparire dietro la piccola porta decorata.
Un momento. Aveva detto sacrificio,? Quale sacrificio?
Si guard ancora intorno, concentrandosi sulla fontana. D'un tratto il gorgoglio dell'acqua gli
parve strano. L'ultima volta che era venuto.
Lentamente volt la testa.
L'albero bianco carico di fiori bianchi era vuoto. Tutti gli uccelli canterini erano scomparsi.
Ecco cosa mancava. Gli uccelli della Vergine Scriba non c'erano pi, i rami dell'albero erano
orfani del loro colore, nell'aria immota non si udiva pi il loro allegro cinguettare.
In quel relativo silenzio rimase colpito dalla solitudine di quel luogo, lo zampillare dell'acqua
amplificava ulteriormente il senso di vuoto.
Oh) Dio. Era quello il sacrificio, allora.
La Vergine Scriba aveva rinunciato all'oggetto del proprio amore per salvare quello di Vishous.
Nei suoi appartamenti privati la Vergine Scriba seppe subito quando V se ne and. Sent la sua
forma tornare nel mondo esterno.
L'Eletta Amalya si avvicin in punta di piedi. Col vostro permesso, dovrei parlare.
Non  necessario. So quello che ha detto. Ora lasciami e torna al santuario.
S, Vostra Santit.
Grazie.
La Vergine Scriba attese che l'Eletta si fosse ritirata prima di voltarsi a guardare la bianca
distesa della sua dimora. Le stanze non servivano praticamente a niente, salvo che a camminare avanti
e indietro. La Vergine Scriba non dormiva e non mangiava, dunque camera da letto e sala da pranzo
erano solo spazi aperti da attraversare.
Adesso era tutto cos silenzioso.
Fluttu di stanza in stanza, agitata. Aveva deluso suo figlio in cos tanti modi che non poteva
certo biasimarlo se si rifiutava di definirsi tale. Tuttavia, ci era motivo di sofferenza.
E non era il solo.
Intimorita, si volse verso l'angolo pi lontano dei suoi appartamenti, quello in cui non andava
mai. O almeno in cui non era mai andata negli ultimi due secoli.
Aveva deluso anche un'altra persona.
Col cuore in affanno si avvicin e, con la forza del pensiero, apr la porta sbarrata. Con un sibilo
il sigillo si ruppe , liberando una leggera foschia dovuta al diverso grado di umidit. Era passato
davvero tanto tempo?
La Vergine Scriba entr e guard la figura immersa nell'ombra, immobile, sospesa sopra il
pavimento.
Sua figlia. La sorella gemella di Vishous. Payne.
Per lungo tempo la Vergine Scriba aveva condiviso l'idea che per sua figlia fosse meglio e pi
sicuro stare chiusa l dentro. Adesso, per, non ne era pi tanto convinta. Le scelte che aveva provato a
compiere per suo figlio si erano rivelate fallimentari. Forse lo stesso valeva per la sua discendente
dell'altro sesso.
La Vergine Scriba scrut in volto sua figlia, fin dalla nascita, Payne non era come le altre
femmine. Aveva l'istinto guerriero e la smania di combattere di suo padre e non le piaceva gingillarsi
con le Elette, proprio come un leone non sopporta di stare in gabbia con dei-topi.
Forse era tempo di liberarla, cos come aveva liberato suo figlio. Sembrava la cosa pi giusta da
fare. L'istinto protettivo si era dimostrato una virt di dubbio valore.
Ciononostante, non sopportava l'idea di lasciarla andare. Specie perch non aveva motivo di
ritenere che sua figlia l'avrebbe amata pi di suo figlio. Dunque li avrebbe persi entrambi.
Oppressa dal fardello dei suoi pensieri, d'istinto avrebbe voluto uscire in cortile per lasciarsi
placare dai suoi uccellini. Ma l fuori non c'era pi nessuna consolazione ad attenderla, nessun allegro
cinguettio a rasserenarla.
Per questo la Vergine Scriba rimase confinata nei suoi appartamenti, fluttuando nell'aria immota
e silente in un andirivieni senza fine tra quelle stanze vuote. Col passare del tempo, l'infinita natura
della sua inesistenza cal su di lei come un manto di aghi, un migliaio di piccole trafitture di dolore e
tristezza.
Per lei non c'era in vista nessuna via di scampo e nessun sollievo, nessuna pace, dolcezza, o
conforto. Era com'era sempre stata: sola al centro del mondo che aveva creato.
Capitolo 54
Jane era stata nell'appartamento di Manny Manello una o due volte. Non spesso, comunque. Di
solito si vedevano all'ospedale.
Cavolo, certo che era un posto da maschi. Proprio un posto da maschi. Qualche altro attrezzo in
giro per casa e avrebbe potuto confondersi tranquillamente con un negozio di articoli sportivi.
Per certi versi le ricordava la Tana.
Fece un giro in soggiorno dando un'occhiata ai DVD, ai CD e alle riviste. S, Manny sarebbe
andato d'accordo alla grande con Butch e V, a quanto pareva aveva un abbonamento a vita a Sports
Illustrateti, proprio come quei due. E conservava i numeri arretrati, proprio come quei due. E gli
piaceva farsi un goccetto ogni tanto, anche se lui era un patito del Jack Daniels, non della Grey Goose o
del Lagavulin.
Focalizz tutta la sua energia nello sforzo di raccogliere l'ultimo numero di Sports Illustrateci e
si rese conto che era un fantasma da un giorno esatto. Ventiquattr'ore prima era apparsa nella stanza di
V, insieme alla Vergine Scriba.
Le cose andavano bene. Il sesso, come membro dei non morti, era bello come quand'era viva. In
effetti a fine serata aveva appuntamento con V, al suo attico. Voleva essere "spremuto", cos si era
espresso, con gli occhi che gi brillavano al pensiero... e lei era pi che lieta di soddisfarlo.
Assolutamente, cazzo.
Lasci andare la rivista e fece un altro giretto, poi si mise ad aspettare vicino a una finestra.
Sarebbe stata dura. Dire addio era sempre diffcile.
Lei e V avevano parlato di come gestire la sua dipartita dal mondo umano. L'incidente stradale
che lui aveva inscenato avrebbe fornito una spiegazione della sua scomparsa. Certo, il suo cadavere
non sarebbe mai stato rinvenuto, ma l'Audi era stata abbandonata in un'area boschiva e montagnosa.
Con un po' di fortuna la polizia avrebbe archiviato il caso dopo qualche ricerca, ma non ci sarebbero
state conseguenze materiali. Lei non sarebbe tornata mai pi, quindi non aveva importanza.
Quanto alla sua roba, l'unica cosa di valore a casa sua era una foto di lei e Hannah. V era andato
a prenderla. Il resto sarebbe stato messo in vendita dopo qualche tempo dall'avvocato che lei aveva
nominato come esecutore testamentario, due anni prima. Il ricavato sarebbe andato al St. Francis.
Le spiaceva da morire per i suoi libri, ma V aveva detto che glieli avrebbe ricomprati e, anche
se non era proprio lo stesso, confidava, col tempo, di affezionarsi anche a quelli nuovi.
Manny era l'unica questione ancora in sospeso...
Sent un tintinnio di chiavi nella serratura, poi la porta si apr.
Jane si nascose nell'ombra mentre Manny entrava, mollava per terra una borsa nera della Nike e
andava in cucina.
Sembrava esausto. E molto solo.
Il suo primo impulso fu di andargli vicino, ma sapeva che la cosa migliore era aspettare che
andasse a dormire... ecco perch era andata l cos tardi, sperava di trovarlo gi a letto. Invece,
chiaramente, lui andava avanti a lavorare finch non si reggeva pi in piedi.
Manny usc dalla cucina con in mano un bicchiere d'acqua. Si ferm, guard nella sua direzione
aggrottando la fronte... ma poi prosegu verso la camera da letto.
Jane ud l'acqua della doccia. Dei passi. Poi una imprecazione sommessa; forse si stava
stendendo sul letto, ma era tutto rigido.
Attese a lungo... poi finalmente and in fondo al corridoio.
Sdraiato a letto con un asciugamano intorno ai fianchi, Manny aveva gli occhi fissi al soffitto.
Non si sarebbe addormentato tanto presto.
Jane entr nel cerchio di luce proiettato dalla lampada sul com. Ehi.
Lui volt la testa di scatto, poi si rizz a sedere. Ma cosa...
Stai sognando. Ah s?
S. Insomma, i fantasmi non esistono.
Lui si stropicci la faccia. Questo per sembra molto reale.
Per forza. Succede sempre cos, coi sogni, fece Jane stringendosi le braccia intorno al corpo.
Volevo farti sapere che sto bene. Davvero. Sto bene e sono felice dove sono ora.
Non c'era motivo di accennare al fatto che era ancora a Caldwell.
Jane... cominci lui, ma gli si incrin la voce.
Lo so. Sarebbe lo stesso anche per me se tu... non ci fossi pi.
Non riesco a credere che tu sia morta. Non riesco a credere che tu... cominci a battere
freneticamente le palpebre.
Ascolta, va tutto bene. Te lo garantisco. La vita... be', finisce bene, davvero. Voglio dire, ho
visto mia sorella. I miei genitori. Alcuni dei pazienti che abbiamo perso. Sono ancora tutti qui, solo che
noi non possiamo... cio, tu non puoi vederli. Ma va bene, Manny. Non dovresti avere paura della
morte. E solo una transizione, davvero.
Gi, ma tu non ci sei pi. Devo vivere senza di te.
Jane prov una fitta di dolore al tono della sua voce. Non poter fare nulla per alleviare la sua
sofferenza era un'altra cosa che l faceva stare male. E poi anche per lei quella era una perdita dolorosa.
Sentir la tua mancanza, davvero, disse.
Anch'io. Manny si stropicci ancora gli occhi. Voglio dire... mi manchi di gi. E ci sto male.
Per certi versi... diamine, credevo che alla fine ci saremmo messi insieme, tu e io. Mi sembrava
scontato. Cribbio, eri la sola donna di mia conoscenza capace di tenermi testa, l'unica forte come me. E
invece, mah... si vede che non era destino. Non era scritto nelle stelle e stronzate del genere.
L fuori c' sicuramente qualcuno migliore di me.
Ah, s? Dammi il suo numero prima di tornartene in Paradiso, allora.
Jane abbozz un sorriso, poi torn seria. Non farai stupidaggini, vero?
Tipo ammazzarmi? Naa. Non posso prometterti che nei prossimi due mesi non mi prender
delle sbronze colossali, per.
Basta che lo fai in privato. Hai una reputazione da figlio di puttana da difendere.
Lui ridacchi. Cosa penserebbero in reparto.
Esattamente. Ci fu un lungo silenzio. E meglio che vada.
Manny la guard. Dio, sembra proprio che tu sia qui.
Invece non  cos. E tutto un sogno. Cominci a svanire mentre le lacrime le rigavano le
guance. Ciao, Manny, caro amico mio.
Lui alz la mano; aveva un groppo in gola, ma riusc a dire, Torna a trovarmi, qualche volta.
Forse.
Per favore.
Vedremo.
Buffo, per, mentre spariva, Jane ebbe la strana sensazione che lo avrebbe rivisto.
S, proprio strano. Proprio come quella visione dell'incidente stradale e la sensazione che non
sarebbe pi tornata al St. Francis; era certa che le loro strade, la sua e quella di Manny Manello, si
sarebbero incrociate di nuovo.
Quel pensiero la riemp di sollievo. Detestava l'idea di lasciarlo per sempre. Davvero.
Epilogo
Una settimana dopo...
Vishous tolse la cioccolata bollente dal fuoco e spense il gas. Mentre la versava nella tazza sent
un gridolino seguito da un: Oddio!
All'altro capo della cucina della grande casa della confraternita vide Rhage per met dentro
Jane, come se lei fosse una pozza che stava guadando. I due si staccarono con un balzo, proprio mentre
Vishous scopriva le zanne ringhiando contro il fratello.
Rhage alz subito le mani. Non l'avevo vista! Giuro!
Jane rise. Non  colpa sua. Ero distratta e cos sono sbiadita...
V la interruppe, brusco. In futuro Rhage star pi attento, vero, fratello?
H sottinteso era che o stava pi attento o sarebbe finito in trazione.
S, assolutamente. Accidenti.
Lieto che la vediamo allo stesso modo. Vishous port la tazza a Jane. Mentre lei soffiava
sulla cioccolata, lui la baci sul collo. Poi ci strofin il naso contro.
Per lui Jane era come era sempre stata, ma per gli altri era una cosa diversa. Si vestiva in modo
normale, ma se non stava attenta perdeva consistenza e se qualcuno le finiva contro, in pratica entrava
dentro di lei perch gli abiti si comprimevano come se non contenessero niente.
Era un filino strano. Se poi quel qualcuno era uno dei fratelli, l'istinto possessivo di V scattava
immediatamente, spingendolo a difendere il suo territorio. Comunque quella era la nuova realt, quindi
tutti dovevano farci il callo. Anche loro due si stavano abituando alla nuova condizione di Jane, e non
sempre era facile.
Ma che importava? Erano di nuovo insieme.
Allora oggi vai al Porto Sicuro? le chiese V.
S, il primo giorno del mio nuovo lavoro. Non vedo l'ora! Le brillavano gli occhi. Poi torno
qui a preparare l'elenco delle cose che servono per la mia clinica. Ho deciso di prendere due doggen e
di formarle come infermiere. Penso sia la cosa migliore per garantire la sicurezza...
Sentendola parlare dei suoi progetti per la clinica della confraternita e di quello che avrebbe
fatto al Porto Sicuro, V sorrise.
Cosa c'? fece Jane, perplessa. Si guard, si spazzol con la mano il camice bianco e si
guard alle spalle.
Vieni qui, femmina, disse lui, attirandola a s e chinando la testa. Ultimamente ti ho detto
quanto  sexy il tuo cervello?
Oggi pomeriggio eri preso da tutt'altro, quindi no.
Nel vedere il sorrisetto sornione di Jane, V rise. Ero un filo assorto nei miei pensieri, eh?
Mmm, s.
Pi tardi faccio un salto al Porto Sicuro, okay?
Bene. Credo che Marissa voglia parlarti di un problema con la rete informatica.
Senza neanche rendersene conto, lui l'abbracci e la tenne stretta. Era proprio questo che
voleva, questo intreccio di vite, questa vicinanza, questo progetto comune. Loro due, insieme.
Stai bene? chiese piano Jane per non farsi sentire da nessun altro.
S. S, sto bene. Poi all'orecchio le sussurr, E che... non ci sono abituato.
Abituato a cosa?
A pensare che... merda, non lo so neanch'io. Vishous si ritrasse; scoprirsi tanto melenso lo
scombussolava. Non importa...
Non riesci ad abituarti all'idea che vada tutto bene?
Lui annu, perch non si fidava della sua voce.
Jane gli accarezz il viso. Ti ci abituerai. Proprio come me.
Padrone? Chiedo scusa?
V guard Fritz. Ehi, vecchio mio, cosa c'?
Ho quello che mi aveva chiesto, disse il doggen con un inchino. L'ho lasciato nell'atrio.
Ottimo, Grazie. V baci Jane. Allora ci vediamo dopo?
Assolutamente.
Sent su di s lo sguardo di Jane, quando usc, e gli piacque. Gli piaceva tutto. Gli...
Be', cavolo. Era felice come una pasqua, no?
Nell'atrio trov quello che Fritz gli aveva lasciato sul tavolo, ai piedi del sontuoso scalone.
All'inizio non sapeva neanche bene come maneggiarlo... non voleva fargli male. Alla fine lo prese in
mano con delicatezza e and in biblioteca. Chiuse la porta a due battenti con la forza del pensiero e
invi una richiesta all'Altra Parte.
S, in effetti non era vestito nel modo pi adatto, ma era un po' in pensiero per quello che aveva
in mano.
Appena ottenuto il permesso, si smaterializz verso il cortile della Vergine Scriba e venne
accolto dalla stessa Eletta dell'ultima volta. Amalya fece per inchinarsi, ma poi alz la testa nel sentire
il cinguettio proveniente dai palmi che V con cautela teneva uniti a coppa.
Che cosa avete portato? sussurr.
Un pensierino. Niente di che, rispose Vishous, avvicinandosi all'albero bianco carico di fiori
bianchi e aprendo le mani. Il par- rocchetto si lev in volo posandosi su un ramo, quasi sapesse che
adesso quella era casa sua.
L'uccellino di un giallo brillante zampettava su e gi per il ramo candido dell'albero,
afferrandolo e lasciandolo con i minuscoli artigli. Becchett un fiore, lanci un trillo... alz una
zampetta e pedal col collo.
Con le mani sui fianchi, V calcol quanto spazio c'era, tra tutti i fiori di tutti i rami. Avrebbe
dovuto portare un bel po' di uccelli.
Se ne era privata per voi, disse l'Eletta con voce traboccante di emozione.
S. E adesso io gliene porter degli altri.
Ma il sacrificio...
E stato compiuto. Ci che andr a posarsi su questo albero  uri regalo, ribatt V,
guardandola da sopra la spalla. Lo riempir tutto, che le piaccia o no. Poi star a lei decidere cosa
farne.
Gli occhi dell'Eletta brillavano di gratitudine. Li terr con s. E loro alleneranno la sua
solitudine.
V fece un gran sospiro. S. Bene. Perch...
Lasci la frase in sospeso e l'Eletta disse dolcemente, Non occorre che diciate niente.
Lui si schiar la gola. Allora le dirai che vengono da parte mia?
Non sar necessario. Chi, se non suo figlio, farebbe mai un gesto tanto gentile?
Vishous guard il solitario parrocchetto giallo in mezzo a tutte quelle fronde bianche e si
immagin i rami di nuovo pieni di uccelli.
Giusto, disse.
Senza un'altra parola si smaterializz per tornare alla vita che gli era stata data, la vita che stava
conducendo... la vita che adesso, e per la prima volta, era grato di avere ricevuto.
...
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...
FINE.
...
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...
Glossario dei nomi comuni e dei nomi propri.
...
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...
Ahvenge. Vendicare con esito letale. In genere  il vampiro maschio a cercare vendetta per
l'amata o comunque per una persona cara.
Attendhente. Eletta al servizio della Vergine Scriba appartenente alla cerchia pi ristretta delle
sue ancelle.
Cohntehst. Conflitto tra due vampiri in competizione per aggiudicarsi il diritto di diventare il
compagno di una femmina.
Confraternita del Pugnale Nero. Vampiri guerrieri altamente qualificati incaricati di
proteggere la loro specie dagli attacchi della Lessening Society. In seguito a una riproduzione selettiva
all'interno della razza, i membri della confraternita sono dotati di una forza fisica e mentale eccezionali
e della capacit di guarire rapidamente. In genere non sono imparentati tra loro e vengono arruolati
nella confraternita tramite nomina da parte degli altri fratelli. Aggressivi, orgogliosi, indipendenti e
riservati per natura, conducono esistenze separate dai vampiri civili e hanno pochissimi contatti con i
membri delle altre classi, eccetto quando devono nutrirsi del loro sangue. Sono protagonisti di leggende
e oggetto di venerazione all'interno del mondo dei vampiri. Possono morire solo in seguito alle ferite
pi gravi, per esempio una pugnalata o un colpo di arma da fuoco al cuore.
A parte Darius, i nomi dei vampiri membri della Confraternita del Pugnale Nero richiamano la
caratteristica peculiare della loro natura: Wrath, "ira", in inglese; Tohrment, che rimanda all'inglese
tormenta "tormento"; Vishous, variante di vicious, ovvero "vizioso"; Rhage, variante dell'inglese rage ,
"rabbia"; Phury, che rimanda a un'idea di purezza e infine Zsadist, ispirato all'inglese sadistic, "sadico"
(N.d.T.).
Dhunhd. Inferno.
Doggen. Nel mondo dei vampiri questo termine designa un membro della classe dei servitori.
Nel servire i loro padroni, i doggen sono fedeli ad antiche tradizioni conservatrici, osservano un rigido
codice di comportamento e regole molto formali in fatto di vestiario. Possono uscire durante il giorno,
ma invecchiano relativamente in fretta. La loro aspettativa di vita si aggira intorno ai cinquecento anni.
Ehros. Eletta esperta nelle arti amatorie.
Elette. Vampire femmine allevate allo scopo di servire la Vergine Scriba. Sono considerate
membri dell'aristocrazia, anche se la loro esistenza  focalizzata pi su questioni spirituali che
mondane. Hanno pochissimi o nessun contatto con i maschi, ma per volere della Vergine Scriba
possono accoppiarsi con i guerrieri per propagare la loro classe. Sono dotate della capacit di predire il
futuro. In passato i membri della confraternita privi di una compagna potevano servirsi di loro per
soddisfare il periodico bisogno di bere sangue, pratica ripristinata di recente.
Fado. Regno intemporale dove i defunti si riuniscono per l'eternit con i loro cari.
Ghardiaii. Custode, tutore. Esistono svariati tipi di ghardian, il pi importante dei quali  quello
che si occupa di una femmina sottoposta a Sehclusion.
Glymera. lite aristocratica, grosso modo equivalente all'alta societ inglese del periodo della
Reggenza (1811-20),
Hellren. Vampiro maschio sposato con una femmina. I maschi possono avere pi di una
compagna.
Leahdyre. Persona potente e influente.
Leelan. Termine affettuoso liberamente traducibile con "mia diletta", "mia adorata".
Lessening Society. Societ dei minori. Ordine di assassini fondato dall'Omega allo scopo di
annientare la specie dei vampiri.
Lesser. Essere tornano privato dell'anima che, in quanto membro della Lessening Society, ha
come obiettivo lo sterminio dei vampiri. Per uccidere un Lesser, o "minore", bisogna pugnalarlo al
petto, altrimenti non invecchia e vive in eterno. I non mangiano, non bevono e sono sessualmente
impotenti. Col tempo perdono la pigmentazione originaria di capelli, pelle e iridi fino a diventare di un
biondo slavato, molto pallidi e con gli occhi chiarissimi. Profumano di talco per neonati. Una volta
ammessi all'interno della Lessening Society da parte dell'Omega, essi conservano un vaso di ceramica
in cui viene custodito il loro cuore, dopo che  stato rimosso.
Lewlhen. Regalo, dono.
Lheage. Espressione di rispetto con cui una femmina sessualmente sottomessa si rivolge al suo
dominatore.
Mahmen. Madre, mamma. Usato sia come nome comune sia come appellativo affettuoso.
Mhis. Mascheramento di un determinato ambiente fisico; creazione di un campo illusorio.
Nalla. Appellativo affettuoso traducibile con "mia diletta", "cara", "amore",
Nallum. Appellativo affettuoso traducibile con "mio diletto", "caro", "amore".
Newling. Vergine.
Omega. Figura mistica e malvagia che ha come obiettivo l'estinzione dei vampiri a causa del
risentimento che cova nei confronti della Vergine Scriba. Esiste in una dimensione intemporale ed 
dotato di ampi poteri, ma non della facolt di procreare.
Periodo del bisogno. Periodo di fertilit di un vampiro femmina. In genere dura due giorni ed 
accompagnato da un forte desiderio sessuale. Si verifica grosso modo cinque anni dopo la transizione e,
in seguito, si ripresenta una volta ogni dieci anni. Tutti i vampiri maschi reagiscono in qualche misura
quando si trovano nelle vicinanze di una femmina che attraversa questa fase.
Si tratta di un periodo potenzialmente pericoloso, caratterizzato da lotte e conflitti tra maschi in
competizione, in particolare se la femmina non ha un compagno.
Phearsom. Aggettivo che si riferisce alla potenza degli organi sessuali maschili. Traducibile
letteralmente con qualcosa come: "degno di penetrare una femmina".
Prima Famiglia. Il re e la regina dei vampiri e tutti i figli da essi generati.
Princeps. Supremo rango dell'aristocrazia dei vampiri, secondo soltanto ai membri della Prima
Famiglia e alle Elette della Vergine Scriba. E un titolo nobiliare che si eredita alla nascita e che non
pu essere conferito in seguito.
Pyrocant, Termine che si riferisce a una debolezza cruciale di un individuo. Si pu trattare d
una debolezza interna, come per esempio una dipendenza, oppure esterna, come un amante.
Rahlman. Salvatore.
Rytho. Maniera rituale di fare ammenda. Viene offerto da chi ha ferito nell'onore un altro
vampiro. Se lo accetta, la vittima ha il diritto di colpire con un'arma a sua scelta il responsabile
dell'offesa, il quale deve presentarsi privo di difese.
Schiavo di sangue. Vampiro, maschio o femmina, soggiogato da un altro vampiro allo scopo di
soddisfare il suo bisogno di bere sangue. La pratica di tenere degli schiavi di sangue  largamente in
disuso, pur non essendo stata dichiarata illegale.
Sehclusion. Condizione imposta dal re a una femmina dell'aristocrazia in seguito a una
petizione presentata dai familiari della femmina stessa. Pone la femmina sotto la custodia esclusiva di
un ghardian, in genere il maschio pi anziano della famiglia. Il ghardian acquisisce di conseguenza il
diritto legale di controllare sotto ogni aspetto la vita della femmina, limitandone a suo piacimento i
contatti con il mondo esterno.
Shellan. Vampira sposata. Le Shellan, in genere, hanno un solo compagno a causa della natura
spiccatamente territoriale dei vampiri maschi sentimentalmente legati.
Symphath. All'interno della razza dei vampiri questa  una specie caratterizzata, tra le altre
cose, dalla capacit e dal desiderio di manipolare le emozioni altrui allo scopo di realizzare uno
scambio di energia. Storicamente i Symphath sono stati oggetto di discriminazione e in determinate
epoche sono stati perseguitati e cacciati dai vampiri. Attualmente sono in via di estinzione.
Tahlly. Appellativo affettuoso liberamente traducibile con "caro", "tesoro".
Tomba. Cripta sacra della Confraternita del Pugnale Nero, utilizzata come luogo cerimoniale
nonch come magazzino dove vengono custoditi i vasi contenenti i cuori dei Lesser. Tra le cerimonie
ivi celebrate figurano affiliazioni alla confraternita, funerali e azioni disciplinari nei confronti dei
fratelli. Nessuno vi  ammesso eccetto i membri della confraternita, la Vergine Scriba o i candidati
all'affiliazione.
Trahyner. Termine utilizzato tra vampiri maschi per esprimere rispetto e affetto reciproco.
Liberamente traducibile con "amico caro".
Transizione. Momento critico nella vita di un vampiro, maschio o femmina, che segna il suo
passaggio all'et adulta. In genere si verifica intorno ai venticinque anni di et. Dopo la transizione i
vampiri sono costretti, per sopravvivere, a bere il sangue di un vampiro dell'altro sesso e non
sopportano pi la luce del sole. Alcuni vampiri, in particolare i maschi, non sopravvivono a questo
cambiamento. Prima della transizione i vampiri sono fisicamente deboli, non attivi sessualmente o
comunque indifferenti e incapaci di smaterializzarsi.
Vampiro. Membro di una specie distinta da quella dell'Homo sapiens. Per sopravvivere, i
vampiri devono bere il sangue di un vampiro del sesso opposto. Il sangue umano li mantiene in vita,
anche se la forza fisica che ne ricavano non dura a lungo. Dopo la transizione, che in genere si verifica
intorno ai venticinque anni, i vampiri non possono pi uscire alla luce del sole e sono costretti a bere
con regolarit sangue fresco. I vampiri non sono in grado di "convertire" gli umani, trasformandoli a
loro volta in vampiri, tramite un morso o una trasfusione di sangue, anche se in rari casi possono
riprodursi accoppiandosi con la specie umana. I vampiri riescono a smaterializzarsi a piacimento, anche
se per farlo devono riuscire a calmarsi e a concentrarsi e non possono portare con s nulla di pesante.
Sono anche in grado di cancellare i ricordi degli umani, a patto che si tratti di ricordi a breve termine.
Alcuni vampiri sono inoltre dotati della facolt di leggere nel pensiero. La loro aspettativa di vita 
pari, e in alcuni casi anche superiore, al migliaio di anni.
Vergine Scriba. Forza mistica consigliera del re nonch custode degli archivi dei vampiri e
dispensatrice di privilegi. Esiste in una dimensione atemporale ed e dotata ai ampi poteri. Capace di un
unico atto creativo, lo ha utilizzato per dare vita ai vampiri.
Wahlker. Individuo che, dopo la morte e l'ingresso nel Fado, torna in vita. I wahlker sono
molto rispettati e riveriti per il loro travaglio.
Whard. Equivalente di padrino o madrina.
...
Note
1) Giocatore di baseball statunitense, capitano dei New York Yankees (N.d.T.). 
...
.
...
FINE.